La lezione di Strasburgo sul copyright
Fabio Bogo , di FABIO BOGO
L'approvazione la scorsa settimana da parte del Parlamento Europeo della normativa che fissa delle regole stringenti sul copyright, proteggendo il diritto d'autore nel campo della cultura, della musica e dell'informazione, non rappresenta soltanto la vittoria di un principio economico o culturale. L'accordo che impone ai colossi multimediali americani di riconoscere il giusto compenso ai produttori dei contenuti che divulgano è sicuramente un risultato importante per le finanze e la creatività dell'industria europea, e fa giustizia di una prassi scorretta che ha provocato danni non indifferenti a molte aziende, specialmente a quelle attive in campo editoriale.
Ma il voto di Strasburgo, grazie ad una maggioranza che ha avuto la meglio sulle resistenze dei movimenti sovranisti e antieuropeisti (Lega e 5Stelle hanno votato contro) ha dimostrato come, unendo le forze e respingendo gli assalti delle lobby, l'Europa possa mettere a segno colpi importan…
Ma il voto di Strasburgo, grazie ad una maggioranza che ha avuto la meglio sulle resistenze dei movimenti sovranisti e antieuropeisti (Lega e 5Stelle hanno votato contro) ha dimostrato come, unendo le forze e respingendo gli assalti delle lobby, l'Europa possa mettere a segno colpi importan…
L'approvazione la scorsa settimana da parte del Parlamento Europeo della normativa che fissa delle regole stringenti sul copyright, proteggendo il diritto d'autore nel campo della cultura, della musica e dell'informazione, non rappresenta soltanto la vittoria di un principio economico o culturale. L'accordo che impone ai colossi multimediali americani di riconoscere il giusto compenso ai produttori dei contenuti che divulgano è sicuramente un risultato importante per le finanze e la creatività dell'industria europea, e fa giustizia di una prassi scorretta che ha provocato danni non indifferenti a molte aziende, specialmente a quelle attive in campo editoriale.
Ma il voto di Strasburgo, grazie ad una maggioranza che ha avuto la meglio sulle resistenze dei movimenti sovranisti e antieuropeisti (Lega e 5Stelle hanno votato contro) ha dimostrato come, unendo le forze e respingendo gli assalti delle lobby, l'Europa possa mettere a segno colpi importanti per difendere il suo territorio e le sue prerogative. Cosa che non è avvenuta, ad esempio, nella partita che vede il fisco inseguire Big Tech.
Lì il muoversi in ordine sparso ha portato a risultati modesti. Al netto dell'Italia, che ha messo alle corde Google e Amazon con la sapiente opera dell'Agenzia delle Entrate e della procura di Milano, e li ha costretti a pagare salate multe per aver evaso l'obbligo di pagare le tasse dove il reddito viene prodotto, i giganti Usa la stanno facendo franca: il Regno Unito è stato clemente nelle sue richieste, la Francia è distratta, mentre l'Irlanda furbescamente continua ad ospitare le sedi legali dei colossi che in cambio di centinaia di posti di lavoro sono praticamente esentati dal carico fiscale.
L'unione fa la forza, quindi. Un insegnamento quello delle norme sul copyright, che calzerebbe a pennello come morale anche per la vicenda che ha visto contrapporsi l'Italia e il resto d'Europa sui rapporti commerciali con la Cina. Roma ha aperto le porte, unico membro del G7, alla Via della Seta offerta da Pechino come strada per aumentare l'interscambio commerciale. Dopo settimane di polemiche e moniti da parte degli alleati europei e occidentali, l'intesa si è ristretta ad una serie di impegni abbastanza generici sulle infrastrutture, e allo sblocco di alcune fornuture di prodotti. Un risultato più simbolico che utile dal punto di vista dell'export, che rimane fortemente sbilancianto a favore di Pechino e della sua immensa forza commerciale. E mentre l'Italia accoglieva Xi a Roma e magnificava i risultati ottenuti, in Francia il presidente Macron, assieme al presidente della commissione Ue Juncker e al cancelliere tedesco Merkel aprivano un confronto serrato su dazi e diritti umani, mostrando un po' di muscoli europei. L'Italia da sola ha sbloccato il seme bovino e qualche tonnellata di arance. L'Europa ha venduto 300
Airbus a Pechino. Provate a indovinare chi ha vinto...
Ma il voto di Strasburgo, grazie ad una maggioranza che ha avuto la meglio sulle resistenze dei movimenti sovranisti e antieuropeisti (Lega e 5Stelle hanno votato contro) ha dimostrato come, unendo le forze e respingendo gli assalti delle lobby, l'Europa possa mettere a segno colpi importanti per difendere il suo territorio e le sue prerogative. Cosa che non è avvenuta, ad esempio, nella partita che vede il fisco inseguire Big Tech.
Lì il muoversi in ordine sparso ha portato a risultati modesti. Al netto dell'Italia, che ha messo alle corde Google e Amazon con la sapiente opera dell'Agenzia delle Entrate e della procura di Milano, e li ha costretti a pagare salate multe per aver evaso l'obbligo di pagare le tasse dove il reddito viene prodotto, i giganti Usa la stanno facendo franca: il Regno Unito è stato clemente nelle sue richieste, la Francia è distratta, mentre l'Irlanda furbescamente continua ad ospitare le sedi legali dei colossi che in cambio di centinaia di posti di lavoro sono praticamente esentati dal carico fiscale.
L'unione fa la forza, quindi. Un insegnamento quello delle norme sul copyright, che calzerebbe a pennello come morale anche per la vicenda che ha visto contrapporsi l'Italia e il resto d'Europa sui rapporti commerciali con la Cina. Roma ha aperto le porte, unico membro del G7, alla Via della Seta offerta da Pechino come strada per aumentare l'interscambio commerciale. Dopo settimane di polemiche e moniti da parte degli alleati europei e occidentali, l'intesa si è ristretta ad una serie di impegni abbastanza generici sulle infrastrutture, e allo sblocco di alcune fornuture di prodotti. Un risultato più simbolico che utile dal punto di vista dell'export, che rimane fortemente sbilancianto a favore di Pechino e della sua immensa forza commerciale. E mentre l'Italia accoglieva Xi a Roma e magnificava i risultati ottenuti, in Francia il presidente Macron, assieme al presidente della commissione Ue Juncker e al cancelliere tedesco Merkel aprivano un confronto serrato su dazi e diritti umani, mostrando un po' di muscoli europei. L'Italia da sola ha sbloccato il seme bovino e qualche tonnellata di arance. L'Europa ha venduto 300
Airbus a Pechino. Provate a indovinare chi ha vinto...