Il sovranismo del favore locale
Fabio Bogo , di FABIO BOGO
Se il sovranismo italiano non riesce a scaldare completamente l'interesse degli altri leader europei di analoga inclinazione, come dimostrano le defezioni all'appuntamento organizzato a Milano da Matteo Salvini, allora è bene riproporlo in salsa italiana. Perché un "sovranismo regionale", nel quale ogni entità locale abbia un vantaggio a scapito dell'intera collettività soddisfa un elettorato da sempre molto attento ai suoi confini e poco interessato all'equilibrio del sistema nazionale in cui vive. Un principio che le forze di governo stanno applicando in modo scientifico e crescente, in vista del prossimo appuntamento elettorale di maggio.
Accade così per i rimborsi che il governo deve spalmare sulla platea di risparmiatori truffati dalla banche. Preme la Lega, che vuole una corsia preferenziale per il vasto collegio elettorale costituito da tutti coloro che sono caduti nella rete di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Contr…
Accade così per i rimborsi che il governo deve spalmare sulla platea di risparmiatori truffati dalla banche. Preme la Lega, che vuole una corsia preferenziale per il vasto collegio elettorale costituito da tutti coloro che sono caduti nella rete di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Contr…
Se il sovranismo italiano non riesce a scaldare completamente l'interesse degli altri leader europei di analoga inclinazione, come dimostrano le defezioni all'appuntamento organizzato a Milano da Matteo Salvini, allora è bene riproporlo in salsa italiana. Perché un "sovranismo regionale", nel quale ogni entità locale abbia un vantaggio a scapito dell'intera collettività soddisfa un elettorato da sempre molto attento ai suoi confini e poco interessato all'equilibrio del sistema nazionale in cui vive. Un principio che le forze di governo stanno applicando in modo scientifico e crescente, in vista del prossimo appuntamento elettorale di maggio.
Accade così per i rimborsi che il governo deve spalmare sulla platea di risparmiatori truffati dalla banche. Preme la Lega, che vuole una corsia preferenziale per il vasto collegio elettorale costituito da tutti coloro che sono caduti nella rete di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Controbatte il Movimento 5Stelle: rimborsi a tutti e subito, senza arbitrati. Non sia mai che la manovra premi Salvini e penalizzi Di Maio. Così il miliardo e mezzo di euro stanziato si volatilizza in mille rivoli che soddisfano i supporter, col rischio di schiantarsi contro le norme europee (rimborsi solo a fronte della prova della truffa) e aggravano le finanze pubbliche. I contribuenti pagheranno anche per quegli azionisti che hanno sì perso il capitale, ma dopo aver magari incassato per anni lauti dividendi.
Ma lasciare che il conto lo paghi la collettività, ente nebbioso e indistinto, è stata la scelta che ha fatto anche il comune di Roma. Il debito accumulato negli anni e gestito in regime commissariale, al prezzo di un'aliquota comunale record in Italia a carico dei residenti, è stato trasferito allo Stato. Gioiscono i romani, che pagheranno meno tasse locali, e soprattutto gioisce la sindaca Virginia Raggi, che può appuntarsi al petto una medaglia con cui tentare di occultare lo stato disastroso del trasporto pubblico di superficie, della manutenzione della metropolitana, della raccolta rifiuti e dell'abbandono delle strade, che ha provocato 4500 cause civili per danni patiti dagli automobilisti nel 2018.
Cancellare il debito privato e aumentare (e nascondere sotto il tappeto) quello pubblico vale per tutti. Ci si sta provando di nuovo anche per Alitalia, che continua a sopravvivere in attesa del partner industriale promesso, e che Ferrovie non riesce ancora a trovare. Nel decreto crescita è prevista la possibilità che sia il Tesoro ad entrare nel capitale, convertendo in azioni una parte del prestito da 900 milioni concesso dallo Stato per evitare la liquidazione della società. Si spera che sia una soluzione-ponte, altrimenti si assisterà ad un film già visto. I dipendenti "devono stare tranquilli", ha detto il ministro Toninelli. Alitalia ne ha più di 11mila, la maggior parte di base a Roma. Tranquilli. Finché si vota c'è speranza.
Accade così per i rimborsi che il governo deve spalmare sulla platea di risparmiatori truffati dalla banche. Preme la Lega, che vuole una corsia preferenziale per il vasto collegio elettorale costituito da tutti coloro che sono caduti nella rete di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Controbatte il Movimento 5Stelle: rimborsi a tutti e subito, senza arbitrati. Non sia mai che la manovra premi Salvini e penalizzi Di Maio. Così il miliardo e mezzo di euro stanziato si volatilizza in mille rivoli che soddisfano i supporter, col rischio di schiantarsi contro le norme europee (rimborsi solo a fronte della prova della truffa) e aggravano le finanze pubbliche. I contribuenti pagheranno anche per quegli azionisti che hanno sì perso il capitale, ma dopo aver magari incassato per anni lauti dividendi.
Ma lasciare che il conto lo paghi la collettività, ente nebbioso e indistinto, è stata la scelta che ha fatto anche il comune di Roma. Il debito accumulato negli anni e gestito in regime commissariale, al prezzo di un'aliquota comunale record in Italia a carico dei residenti, è stato trasferito allo Stato. Gioiscono i romani, che pagheranno meno tasse locali, e soprattutto gioisce la sindaca Virginia Raggi, che può appuntarsi al petto una medaglia con cui tentare di occultare lo stato disastroso del trasporto pubblico di superficie, della manutenzione della metropolitana, della raccolta rifiuti e dell'abbandono delle strade, che ha provocato 4500 cause civili per danni patiti dagli automobilisti nel 2018.
Cancellare il debito privato e aumentare (e nascondere sotto il tappeto) quello pubblico vale per tutti. Ci si sta provando di nuovo anche per Alitalia, che continua a sopravvivere in attesa del partner industriale promesso, e che Ferrovie non riesce ancora a trovare. Nel decreto crescita è prevista la possibilità che sia il Tesoro ad entrare nel capitale, convertendo in azioni una parte del prestito da 900 milioni concesso dallo Stato per evitare la liquidazione della società. Si spera che sia una soluzione-ponte, altrimenti si assisterà ad un film già visto. I dipendenti "devono stare tranquilli", ha detto il ministro Toninelli. Alitalia ne ha più di 11mila, la maggior parte di base a Roma. Tranquilli. Finché si vota c'è speranza.