La Germania e le lacrime di coccodrillo
di FABIO BOGO
Pentirsi è sempre meglio che perseverare nell'errore. Se però Jean Claude Juncker avesse avuto questo lodevole impulso prima di lasciare la carica di presidente della Commissione Europea, cosa ormai imminente, sarebbe stato meglio. Non tanto per quello che la storia ricorderà della sua persona (crediamo poco), quanto per i danni che un suo gesto d'orgoglio avrebbe potuto evitare alla costruzione europea, mai così fragile come in questo momento. Dunque, vicino alla fine del suo mandato Juncker ha sputato due rospi. Il primo sulla Brexit. "Ho dato retta a David Cameron e non mi sono impegnato contro la la scelta di un referendum che sta portando Londra fuori dalla Ue", ha detto il politico lussemburghese.
Se avesse contrastato Cameron, oggi da lui definito "uno dei grandi distruttori dell'era moderna", forse il populismo antieuropeo degli altri Paesi avrebbe avuto in poppa meno vento del Nord . Ora piangere sul latte versato n…
Se avesse contrastato Cameron, oggi da lui definito "uno dei grandi distruttori dell'era moderna", forse il populismo antieuropeo degli altri Paesi avrebbe avuto in poppa meno vento del Nord . Ora piangere sul latte versato n…
Pentirsi è sempre meglio che perseverare nell'errore. Se però Jean Claude Juncker avesse avuto questo lodevole impulso prima di lasciare la carica di presidente della Commissione Europea, cosa ormai imminente, sarebbe stato meglio. Non tanto per quello che la storia ricorderà della sua persona (crediamo poco), quanto per i danni che un suo gesto d'orgoglio avrebbe potuto evitare alla costruzione europea, mai così fragile come in questo momento. Dunque, vicino alla fine del suo mandato Juncker ha sputato due rospi. Il primo sulla Brexit. "Ho dato retta a David Cameron e non mi sono impegnato contro la la scelta di un referendum che sta portando Londra fuori dalla Ue", ha detto il politico lussemburghese.
Se avesse contrastato Cameron, oggi da lui definito "uno dei grandi distruttori dell'era moderna", forse il populismo antieuropeo degli altri Paesi avrebbe avuto in poppa meno vento del Nord . Ora piangere sul latte versato non serve a nulla. Come anche è poco utile criticare adesso la Germania. "I tedeschi amano lamentarsi degli italiani - la sentenza scolpita dalle parole del presidente della Commissione Ue in un'intervista all'Handelsblatt- ma si dimenticano che hanno violato il patto di stabilità per 18 volte". Mai però da Bruxelles sono arrivate parole particolarmente severe nei confronti di queste violazioni, e il perenne sforamento del surplus commerciale da parte di Berlino è sempre stato bonariamente tollerato. Il che ha permesso alla Germania di vestire di fronte agli altri Paesi la giacca di arbitro morale indiscusso, anche quando i suoi peccati erano tanti ed evidenti.
In questo numero del settimanale l'inchiesta di Tonia Mastrobuoni sulla fusione tra Bayer e Monsanto dimostra la fragilità della scelta industriale tedesca, che si aggiunge alla furbizia nella gestione delle crisi bancarie, al fallimento della fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank, alle crepe negli accordi tra Thyssen e gli indiani di Tata. Non c'è perfezione sotto il cielo di Berlino. Anche in questo caso le parole di Juncker risuonano tardive. Ma in realtà sono lo specchio del peccato più grave che ha commesso l'Unione: quello di essere un luogo di compromessi al ribasso, di veti incrociati, di favori al più potente. E Juncker, che pur ha qualche merito - tra cui quello di essersi opposto assieme a Francia e Italia all'espulsione della Grecia dal consesso europeo- è con le sue recriminazioni la testimonianza vivente della rassegnazione della più alta carica dell'Unione di fronte agli interessi particolari.
La settimana scorsa in Germania Lufthansa ha deciso di vestire le livree dei propri aerei con la scritta "Say Yes to Europe"; le ferrovie hanno tinto di blu le stazioni; gli industriali hanno scritto ai dipendenti, invitandoli ad andare a votare per partiti europeisti. La paura di una svolta oscurantista è forte. Ma se agli slogan non seguiranno i comportamenti, sarà uno sforzo inutile. E la Germania deve dare l'esempio, e capire che Europa è anche dare, e non solo prendere
Se avesse contrastato Cameron, oggi da lui definito "uno dei grandi distruttori dell'era moderna", forse il populismo antieuropeo degli altri Paesi avrebbe avuto in poppa meno vento del Nord . Ora piangere sul latte versato non serve a nulla. Come anche è poco utile criticare adesso la Germania. "I tedeschi amano lamentarsi degli italiani - la sentenza scolpita dalle parole del presidente della Commissione Ue in un'intervista all'Handelsblatt- ma si dimenticano che hanno violato il patto di stabilità per 18 volte". Mai però da Bruxelles sono arrivate parole particolarmente severe nei confronti di queste violazioni, e il perenne sforamento del surplus commerciale da parte di Berlino è sempre stato bonariamente tollerato. Il che ha permesso alla Germania di vestire di fronte agli altri Paesi la giacca di arbitro morale indiscusso, anche quando i suoi peccati erano tanti ed evidenti.
In questo numero del settimanale l'inchiesta di Tonia Mastrobuoni sulla fusione tra Bayer e Monsanto dimostra la fragilità della scelta industriale tedesca, che si aggiunge alla furbizia nella gestione delle crisi bancarie, al fallimento della fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank, alle crepe negli accordi tra Thyssen e gli indiani di Tata. Non c'è perfezione sotto il cielo di Berlino. Anche in questo caso le parole di Juncker risuonano tardive. Ma in realtà sono lo specchio del peccato più grave che ha commesso l'Unione: quello di essere un luogo di compromessi al ribasso, di veti incrociati, di favori al più potente. E Juncker, che pur ha qualche merito - tra cui quello di essersi opposto assieme a Francia e Italia all'espulsione della Grecia dal consesso europeo- è con le sue recriminazioni la testimonianza vivente della rassegnazione della più alta carica dell'Unione di fronte agli interessi particolari.
La settimana scorsa in Germania Lufthansa ha deciso di vestire le livree dei propri aerei con la scritta "Say Yes to Europe"; le ferrovie hanno tinto di blu le stazioni; gli industriali hanno scritto ai dipendenti, invitandoli ad andare a votare per partiti europeisti. La paura di una svolta oscurantista è forte. Ma se agli slogan non seguiranno i comportamenti, sarà uno sforzo inutile. E la Germania deve dare l'esempio, e capire che Europa è anche dare, e non solo prendere