Al voto con due governi
Eugenio Scalfari , di EUGENIO SCALFARIL’alleanza tra Lega e 5 Stelle, a volte amici e a volte nemici, è indispensabile per tenere in vita l’esecutivo. Più volte nella storia moderna del nostro Paese si è vista una situazione simile. È il fattore Centro
In Italia oggi votiamo per le elezioni europee. Coi tempi che corrono le elezioni europee non sono un granché: ogni partito di ogni nazione partecipante all’Unione vota ed elegge deputati che entreranno a far parte del Parlamento di Bruxelles (e di Strasburgo). Naturalmente faranno parte di un partito che somiglia assai poco al partito italiano dal quale provengono. Questo almeno era vero fino a alcuni anni fa ma oggi non lo è quasi più: per mantenere la propria identità politica italiana abbondano, in Europa e anche altrove, i cosiddetti “sovranisti”. La parola ormai è ampiamente abusata e sovranisti sono quasi tutti quanti; il significato lo dice la parola stessa: i sovranisti non si confondono con altri alleati e con interessi diversi dal proprio partito: sono se stessi coi propri pregi e i propri difetti; i primi li vedono e anzi li ingrandiscono, i secondi di solito li ignorano.
Per capir bene il significato degli schieramenti…
Per capir bene il significato degli schieramenti…
In Italia oggi votiamo per le elezioni europee. Coi tempi che corrono le elezioni europee non sono un granché: ogni partito di ogni nazione partecipante all’Unione vota ed elegge deputati che entreranno a far parte del Parlamento di Bruxelles (e di Strasburgo). Naturalmente faranno parte di un partito che somiglia assai poco al partito italiano dal quale provengono. Questo almeno era vero fino a alcuni anni fa ma oggi non lo è quasi più: per mantenere la propria identità politica italiana abbondano, in Europa e anche altrove, i cosiddetti “sovranisti”. La parola ormai è ampiamente abusata e sovranisti sono quasi tutti quanti; il significato lo dice la parola stessa: i sovranisti non si confondono con altri alleati e con interessi diversi dal proprio partito: sono se stessi coi propri pregi e i propri difetti; i primi li vedono e anzi li ingrandiscono, i secondi di solito li ignorano.
Per capir bene il significato degli schieramenti attuali credo sia opportuno rifarsi alla nostra storia del Novecento. Credo che capiremo meglio quello che accade in Italia, in Europa e nel mondo che ci circonda.
In Italia la situazione è molto evidente e quindi facile da comprendere: c’è un’alleanza di governo composta da due partiti: la Lega di Salvini, più forte, e i Cinque Stelle di Di Maio. Due alleati a prova di bomba poiché è proprio la loro alleanza a garantire l’esistenza di un governo da essi stessi composto.
Naturalmente ci sono anche degli alleati di minor levatura: Forza Italia di Berlusconi, Fratelli d’Italia della Meloni, tuttavia le colonne portanti di questo schieramento che governa il Paese sono (lo ripeto) la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio. A volte si avvicinano di più e a volte si allontanano ma resta sempre il fatto che per partecipare a un governo e rappresentarne le due maggiori forze, l’alleanza è indispensabile. Talvolta sembrano quasi nemici tra loro ed è anche vero nei contenuti politici e legislativi e finanziari e sociali che ciascuno di loro sostiene, ma sempre alleati, altrimenti ciascuno dei due e Di Maio in particolare, cesserebbero di governare e chissà che cosa accadrebbe nel nostro paese e anche nell’Europa di cui nel bene e nel male partecipiamo.
Si è mai visto qualche cosa dello stesso genere nella storia italiana moderna? Sì, si è visto eccome. Ritengo che sia utile ricordarne le caratteristiche a cominciare da quanto avvenne dagli anni ’40 del Novecento fino all’ultima grande crisi economica mondiale che arrivò in Europa e in Italia nel 2008 provenendo dagli Usa.
Negli anni ’40 nacque la Democrazia cristiana. Partiti di sostanza cattolica c’erano già da tempo, a cominciare da quelli che si chiamarono Partito popolare, ma la Democrazia cristiana (detta Dc) ebbe un carattere diverso: c’era sì lo sfondo religioso ma non c’era un contatto istituzionalmente riconosciuto con la Chiesa di Roma. Alcune delle personalità democristiane erano abbastanza intime con il Vaticano, ma non erano molti. De Gasperi per esempio, che fu nei primi anni il capo assoluto della Dc, con il Vaticano non aveva alcun contatto. Come segretario del partito conosceva tutt’al più la Chiesa di Roma città ma non incontrò mai i papi che si succedettero durante i suoi governi.
La Dc degasperiana per un periodo relativamente breve non ebbe alleanze politiche. L’Italia a quell’epoca era politicamente governata dai Comitati di Liberazione che erano la quint’essenza della storia partigiana. Erano loro a influenzare la politica; i partiti esistenti ne facevano quasi tutti parte: c’era una sinistra (comunisti, socialisti e Partito d’Azione), c’erano vari partiti di centro variamente denominati ma di modesta statura e la Dc che nacque come partito di centro-destra e tale più o meno restò per un bel pezzo.
Avvennero tuttavia notevoli mutamenti perché i Comitati di Liberazione si sciolsero e i partiti che convivevano in essi riacquistarono piena libertà d’azione. La Dc cercò di aumentare il suo peso di centro-destra e non di destra assoluta. Il peso del centro si accrebbe rapidamente e notevolmente e il maggior partito, numericamente parlando, fu appunto il centro-destra con ispirazione cattolica che era più un colore che non una sostanza.
Passarono alcuni anni e il centro-destra democristiano accrebbe il suo peso centrale; i suoi maggiori esponenti dicevano infatti che la Dc era un partito di centro-destra che guardava incessantemente a sinistra. Questa era una realtà.
Dopo il governo Badoglio che era stato nominato dal Re Vittorio Emanuele III nei momenti della guerra sul territorio italiano, il governo come tale si rafforzò presieduto da Ivanoe Bonomi e poi dalla Dc alleata con i liberali (partito laico di centro-destra). Dc e liberali avevano un equilibrio politico notevole e durarono abbastanza ma poi i liberali ebbero una scissione: era nata una sinistra liberale che faceva capo al direttore del giornale Risorgimento liberale: Mario Pannunzio. Ad un certo punto quella sinistra decise di uscire dal partito e di fondare un nuovo giornale che fu chiamato Il Mondo che Pannunzio diresse valendosi anche della collaborazione di Ernesto Rossi, uomo esperto in economia ma politicamente di sinistra. Questo fu Il Mondo: polemizzava con i comunisti ma li considerava molto importanti, mentre sottovalutava fortemente i socialisti.
La Democrazia cristiana continuò molto gradualmente a spostarsi più verso il centro-sinistra che verso il centro-destra. De Gasperi, invecchiato e ammalato, si ritirò e fu sostituito all’inizio da Amintore Fanfani che adottò una politica chiaramente di centro-sinistra e non più di centrodestra. La Dc rimase a lungo in quella posizione e che accrebbe quando alla testa del partito arrivò Aldo Moro. Nei congressi che si fecero in quel periodo il quadro della politica italiana era il seguente: la Dc alleata con i socialdemocratici e poi addirittura con i socialisti di Pietro Nenni; i comunisti guidati da Togliatti, che erano un partito di sinistra costituzionale in Italia ma tuttora aderente al Cominform dove si riunivano i partiti comunisti di tutto il mondo, naturalmente guidati dai comunisti russi. Questo era lo schieramento: Dc, socialdemocratici (Saragat) e socialisti (Nenni e De Martino); alla loro sinistra c’era il Pc di Togliatti che con un piede era un comunista costituzionale italiano e con l’altro era il rappresentante di un partito comunista sovietico.
Ho ricordato queste vicende ben note perché somigliano nelle strutture politiche a quanto avviene adesso in Italia. L’Italia è guidata da due partiti molto diversi uno dall’altro: la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio. Salvini è il più forte dei due ma senza l’alleanza con Di Maio non avrebbe i numeri sufficienti a governare. Quindi i due stanno insieme per tenere in piedi un governo al quale entrambi partecipano con i relativi benefici che ne derivano ma con una marcata differenza tra l’uno e l’altro. A parte poi c’è quanto avanza del Pd che adesso sta attraversando un periodo di rilancio che tuttavia ancora non si è verificato e ne vedremo i primi risultati con le elezioni di oggi. Chi governa sono due e un’opposizione ancora non è verace. Sessant’anni fa chi governava era la Dc con i socialdemocratici e i socialisti. Comunisti a parte. Come è evidente questi due schieramenti si somigliano: c’è un governo composto da forze eterogenee che però stanno insieme per mantenere il potere e c’è un’opposizione che allo stato dei fatti conta poco. Così era ai tempi di De Gasperi e a quelli che li seguirono subito dopo e così è oggi. Vedremo quello che accadrà domani.
Le elezioni di oggi noi speriamo diano un segnale di rilancio al partito democratico, ma c’è molto di più in quello che occorrerà fare dopo: ricostruire la sinistra democratica italiana.
Il partito è guidato come segretario da Nicola Zingaretti. Personaggio di buon conio e di buona efficienza. È difficile tuttavia pensare che i risultati elettorali siano clamorosi: buoni sì ma clamorosi non credo perché occorre ricostruire il partito e la sinistra italiana e questo è un lavoro tutto da fare.
Le persone in grado di avviarlo e completarlo ci sono già nel partito ma non tutti hanno assunto le responsabilità che gli competono e il lavoro che debbono fare. Alcuni non hanno chiarito ancora la loro posizione e tra questi si annovera Matteo Renzi. Da molte parti si sperava e ancora si spera che Renzi abbia fatto un’esperienza di quello che gli è accaduto ed accetti di rientrare nel partito con incarichi rilevanti ma senza rinverdire una leadership. Se questo avvenisse il partito ne trarrebbe maggiore forza. Lo stato maggiore o se volete l’oligarchia della quale il Pd dovrebbe essere una delle principali espressioni, è folto e importante. Il primo nome è quello di Walter Veltroni che non a caso ha fatto una campagna elettorale estremamente impegnata. Ma poi ci sono altri nomi di minor contenuto storico ma di buona efficienza per il futuro se opportunamente impegnati: Calenda è uno di questi; Cacciari è un altro. Lo stato maggiore è comunque forte e variegato, da Luigi Zanda a Zagrebelsky e Fassino e una quantità di altri nomi che potrebbero mobilitare un movimento popolare che si riconosca nello stato maggiore che guida il partito.
Tutto questo non accadrà certo domani ma è l’avvenire che deve essere riportato in campo e svegliato dal lungo sonno che ha fin qui atrofizzato la sinistra democratica italiana.
Per capir bene il significato degli schieramenti attuali credo sia opportuno rifarsi alla nostra storia del Novecento. Credo che capiremo meglio quello che accade in Italia, in Europa e nel mondo che ci circonda.
In Italia la situazione è molto evidente e quindi facile da comprendere: c’è un’alleanza di governo composta da due partiti: la Lega di Salvini, più forte, e i Cinque Stelle di Di Maio. Due alleati a prova di bomba poiché è proprio la loro alleanza a garantire l’esistenza di un governo da essi stessi composto.
Naturalmente ci sono anche degli alleati di minor levatura: Forza Italia di Berlusconi, Fratelli d’Italia della Meloni, tuttavia le colonne portanti di questo schieramento che governa il Paese sono (lo ripeto) la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio. A volte si avvicinano di più e a volte si allontanano ma resta sempre il fatto che per partecipare a un governo e rappresentarne le due maggiori forze, l’alleanza è indispensabile. Talvolta sembrano quasi nemici tra loro ed è anche vero nei contenuti politici e legislativi e finanziari e sociali che ciascuno di loro sostiene, ma sempre alleati, altrimenti ciascuno dei due e Di Maio in particolare, cesserebbero di governare e chissà che cosa accadrebbe nel nostro paese e anche nell’Europa di cui nel bene e nel male partecipiamo.
Si è mai visto qualche cosa dello stesso genere nella storia italiana moderna? Sì, si è visto eccome. Ritengo che sia utile ricordarne le caratteristiche a cominciare da quanto avvenne dagli anni ’40 del Novecento fino all’ultima grande crisi economica mondiale che arrivò in Europa e in Italia nel 2008 provenendo dagli Usa.
Negli anni ’40 nacque la Democrazia cristiana. Partiti di sostanza cattolica c’erano già da tempo, a cominciare da quelli che si chiamarono Partito popolare, ma la Democrazia cristiana (detta Dc) ebbe un carattere diverso: c’era sì lo sfondo religioso ma non c’era un contatto istituzionalmente riconosciuto con la Chiesa di Roma. Alcune delle personalità democristiane erano abbastanza intime con il Vaticano, ma non erano molti. De Gasperi per esempio, che fu nei primi anni il capo assoluto della Dc, con il Vaticano non aveva alcun contatto. Come segretario del partito conosceva tutt’al più la Chiesa di Roma città ma non incontrò mai i papi che si succedettero durante i suoi governi.
La Dc degasperiana per un periodo relativamente breve non ebbe alleanze politiche. L’Italia a quell’epoca era politicamente governata dai Comitati di Liberazione che erano la quint’essenza della storia partigiana. Erano loro a influenzare la politica; i partiti esistenti ne facevano quasi tutti parte: c’era una sinistra (comunisti, socialisti e Partito d’Azione), c’erano vari partiti di centro variamente denominati ma di modesta statura e la Dc che nacque come partito di centro-destra e tale più o meno restò per un bel pezzo.
Avvennero tuttavia notevoli mutamenti perché i Comitati di Liberazione si sciolsero e i partiti che convivevano in essi riacquistarono piena libertà d’azione. La Dc cercò di aumentare il suo peso di centro-destra e non di destra assoluta. Il peso del centro si accrebbe rapidamente e notevolmente e il maggior partito, numericamente parlando, fu appunto il centro-destra con ispirazione cattolica che era più un colore che non una sostanza.
Passarono alcuni anni e il centro-destra democristiano accrebbe il suo peso centrale; i suoi maggiori esponenti dicevano infatti che la Dc era un partito di centro-destra che guardava incessantemente a sinistra. Questa era una realtà.
Dopo il governo Badoglio che era stato nominato dal Re Vittorio Emanuele III nei momenti della guerra sul territorio italiano, il governo come tale si rafforzò presieduto da Ivanoe Bonomi e poi dalla Dc alleata con i liberali (partito laico di centro-destra). Dc e liberali avevano un equilibrio politico notevole e durarono abbastanza ma poi i liberali ebbero una scissione: era nata una sinistra liberale che faceva capo al direttore del giornale Risorgimento liberale: Mario Pannunzio. Ad un certo punto quella sinistra decise di uscire dal partito e di fondare un nuovo giornale che fu chiamato Il Mondo che Pannunzio diresse valendosi anche della collaborazione di Ernesto Rossi, uomo esperto in economia ma politicamente di sinistra. Questo fu Il Mondo: polemizzava con i comunisti ma li considerava molto importanti, mentre sottovalutava fortemente i socialisti.
La Democrazia cristiana continuò molto gradualmente a spostarsi più verso il centro-sinistra che verso il centro-destra. De Gasperi, invecchiato e ammalato, si ritirò e fu sostituito all’inizio da Amintore Fanfani che adottò una politica chiaramente di centro-sinistra e non più di centrodestra. La Dc rimase a lungo in quella posizione e che accrebbe quando alla testa del partito arrivò Aldo Moro. Nei congressi che si fecero in quel periodo il quadro della politica italiana era il seguente: la Dc alleata con i socialdemocratici e poi addirittura con i socialisti di Pietro Nenni; i comunisti guidati da Togliatti, che erano un partito di sinistra costituzionale in Italia ma tuttora aderente al Cominform dove si riunivano i partiti comunisti di tutto il mondo, naturalmente guidati dai comunisti russi. Questo era lo schieramento: Dc, socialdemocratici (Saragat) e socialisti (Nenni e De Martino); alla loro sinistra c’era il Pc di Togliatti che con un piede era un comunista costituzionale italiano e con l’altro era il rappresentante di un partito comunista sovietico.
Ho ricordato queste vicende ben note perché somigliano nelle strutture politiche a quanto avviene adesso in Italia. L’Italia è guidata da due partiti molto diversi uno dall’altro: la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio. Salvini è il più forte dei due ma senza l’alleanza con Di Maio non avrebbe i numeri sufficienti a governare. Quindi i due stanno insieme per tenere in piedi un governo al quale entrambi partecipano con i relativi benefici che ne derivano ma con una marcata differenza tra l’uno e l’altro. A parte poi c’è quanto avanza del Pd che adesso sta attraversando un periodo di rilancio che tuttavia ancora non si è verificato e ne vedremo i primi risultati con le elezioni di oggi. Chi governa sono due e un’opposizione ancora non è verace. Sessant’anni fa chi governava era la Dc con i socialdemocratici e i socialisti. Comunisti a parte. Come è evidente questi due schieramenti si somigliano: c’è un governo composto da forze eterogenee che però stanno insieme per mantenere il potere e c’è un’opposizione che allo stato dei fatti conta poco. Così era ai tempi di De Gasperi e a quelli che li seguirono subito dopo e così è oggi. Vedremo quello che accadrà domani.
Le elezioni di oggi noi speriamo diano un segnale di rilancio al partito democratico, ma c’è molto di più in quello che occorrerà fare dopo: ricostruire la sinistra democratica italiana.
Il partito è guidato come segretario da Nicola Zingaretti. Personaggio di buon conio e di buona efficienza. È difficile tuttavia pensare che i risultati elettorali siano clamorosi: buoni sì ma clamorosi non credo perché occorre ricostruire il partito e la sinistra italiana e questo è un lavoro tutto da fare.
Le persone in grado di avviarlo e completarlo ci sono già nel partito ma non tutti hanno assunto le responsabilità che gli competono e il lavoro che debbono fare. Alcuni non hanno chiarito ancora la loro posizione e tra questi si annovera Matteo Renzi. Da molte parti si sperava e ancora si spera che Renzi abbia fatto un’esperienza di quello che gli è accaduto ed accetti di rientrare nel partito con incarichi rilevanti ma senza rinverdire una leadership. Se questo avvenisse il partito ne trarrebbe maggiore forza. Lo stato maggiore o se volete l’oligarchia della quale il Pd dovrebbe essere una delle principali espressioni, è folto e importante. Il primo nome è quello di Walter Veltroni che non a caso ha fatto una campagna elettorale estremamente impegnata. Ma poi ci sono altri nomi di minor contenuto storico ma di buona efficienza per il futuro se opportunamente impegnati: Calenda è uno di questi; Cacciari è un altro. Lo stato maggiore è comunque forte e variegato, da Luigi Zanda a Zagrebelsky e Fassino e una quantità di altri nomi che potrebbero mobilitare un movimento popolare che si riconosca nello stato maggiore che guida il partito.
Tutto questo non accadrà certo domani ma è l’avvenire che deve essere riportato in campo e svegliato dal lungo sonno che ha fin qui atrofizzato la sinistra democratica italiana.