Alitalia, il gioco della proroga infinita
di FABIO BOGO
In fin dei conti non hanno inventato nulla di nuovo, bastava adottare una vecchia regola del calcio. Gli allenatori di un tempo dicevano così: se siete in difficoltà e gli avversari arrivano da tutte le parti, la cosa più semplice è buttare la palla in angolo, o meglio ancora lanciarla in tribuna.
È la tecnica che il governo sta adottando sulla vicenda Alitalia, che si è impantanata nella ricerca del partner industriale che dovrebbe affiancare Ferrovie, Mef e gli americani di Delta. Visto che il partner non si trova, la soluzione escogitata è questa: facciamo filtrare , in prossimità della scadenza fissata per la chiusura dell'operazione, il nome di un potenziale socio.
Se ne parlerà, ci saranno obiezioni, ma intanto si potrà guadagnare tempo. Per mesi sono stati usati come specchietti per le allodole compagnie aeree cinesi che mai si sono fatte avanti per partecipare al capitale della …
È la tecnica che il governo sta adottando sulla vicenda Alitalia, che si è impantanata nella ricerca del partner industriale che dovrebbe affiancare Ferrovie, Mef e gli americani di Delta. Visto che il partner non si trova, la soluzione escogitata è questa: facciamo filtrare , in prossimità della scadenza fissata per la chiusura dell'operazione, il nome di un potenziale socio.
Se ne parlerà, ci saranno obiezioni, ma intanto si potrà guadagnare tempo. Per mesi sono stati usati come specchietti per le allodole compagnie aeree cinesi che mai si sono fatte avanti per partecipare al capitale della …
In fin dei conti non hanno inventato nulla di nuovo, bastava adottare una vecchia regola del calcio. Gli allenatori di un tempo dicevano così: se siete in difficoltà e gli avversari arrivano da tutte le parti, la cosa più semplice è buttare la palla in angolo, o meglio ancora lanciarla in tribuna.
È la tecnica che il governo sta adottando sulla vicenda Alitalia, che si è impantanata nella ricerca del partner industriale che dovrebbe affiancare Ferrovie, Mef e gli americani di Delta. Visto che il partner non si trova, la soluzione escogitata è questa: facciamo filtrare , in prossimità della scadenza fissata per la chiusura dell'operazione, il nome di un potenziale socio.
Se ne parlerà, ci saranno obiezioni, ma intanto si potrà guadagnare tempo. Per mesi sono stati usati come specchietti per le allodole compagnie aeree cinesi che mai si sono fatte avanti per partecipare al capitale della compagnia, oltre a fantomatiche cordate industriali di casa nostra. Finite le prime carte (fasulle) nel mazzo si è passati alla seconda fila. Ed ecco spuntare allora il gruppo Toto. Concessionario di tratte autostradali (la Roma-l'Aquila e la Roma -Pescara), debitore dell'Anas, già operatore dei cieli con la sfortunata avventura di AirOne, il gruppo autocandidatosi non ha avuto un caloroso benvenuto nel club. Gli americani di Delta, in particolare, sono inorriditi al pensiero. Attenti alla tempistica, però. Il nome di Toto si affaccia il 26 aprile scorso e il 30 aprile scadeva la proroga concessa per trovare un partner. Il 26 aprile il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio commentava: "Se il gruppo presenterà un'offerta sarà valutata volentieri da Ferrovie e dai commissari". Il risultato? L'offerta non è mai arrivata. In compenso è scattata una nuova proroga: serviva tempo per valutare l'eventuale novità, nonostante fosse abbastanza evidente che non esistevano i presupposti per finalizzarla.
La prova? La scorsa settimana la Confartigianato di Mantova ha lamentato il blocco dei lavori sul ponte San Benedetto Po. L'appalto è affidato al gruppo Toto, che avrebbe fatto sapere di non avere la liquidità necessaria.
La seconda carta uscita dal mazzo è quella di Claudio Lotito, imprenditore romano e patron della Lazio calcio, società che gestisce in maniera oculata e che rappresenta il cespite più redditizio del suo arcipelago di controllate.
Esperienza nel settore Lotito non ne ha, e probabilmente nemmeno le ingenti risorse che servono per aiutare , come partner, il risanamento di una compagnia che perde ancora un milione al giorno. Il nome è però lanciato. E guarda caso esce due settimane prima che scada l'ennesima proroga concessa. Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, impermeabile evidentemente all'ironia che circonda le sue iniziative, si lancia nella consueta promessa: "Stiamo lavorando, stiamo lavorando intensamente". Verrebbe da dire: allora finalmente ci siamo, il partner è stato trovato. Macché. Lo stesso Toninelli candidamente spegne le speranze poco dopo: "Un'altra proroga? Se ci fosse non sarebbe un problema".
In sostanza è stato trovato ancora il modo di buttare nuovamente la palla in tribuna. Un gioco pericoloso. Perché gli spettatori, cioè gli undicimila dipendenti Alitalia, cominciano ad essere stanchi. E magari un giorno ci scappa l'invasione di campo.
È la tecnica che il governo sta adottando sulla vicenda Alitalia, che si è impantanata nella ricerca del partner industriale che dovrebbe affiancare Ferrovie, Mef e gli americani di Delta. Visto che il partner non si trova, la soluzione escogitata è questa: facciamo filtrare , in prossimità della scadenza fissata per la chiusura dell'operazione, il nome di un potenziale socio.
Se ne parlerà, ci saranno obiezioni, ma intanto si potrà guadagnare tempo. Per mesi sono stati usati come specchietti per le allodole compagnie aeree cinesi che mai si sono fatte avanti per partecipare al capitale della compagnia, oltre a fantomatiche cordate industriali di casa nostra. Finite le prime carte (fasulle) nel mazzo si è passati alla seconda fila. Ed ecco spuntare allora il gruppo Toto. Concessionario di tratte autostradali (la Roma-l'Aquila e la Roma -Pescara), debitore dell'Anas, già operatore dei cieli con la sfortunata avventura di AirOne, il gruppo autocandidatosi non ha avuto un caloroso benvenuto nel club. Gli americani di Delta, in particolare, sono inorriditi al pensiero. Attenti alla tempistica, però. Il nome di Toto si affaccia il 26 aprile scorso e il 30 aprile scadeva la proroga concessa per trovare un partner. Il 26 aprile il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio commentava: "Se il gruppo presenterà un'offerta sarà valutata volentieri da Ferrovie e dai commissari". Il risultato? L'offerta non è mai arrivata. In compenso è scattata una nuova proroga: serviva tempo per valutare l'eventuale novità, nonostante fosse abbastanza evidente che non esistevano i presupposti per finalizzarla.
La prova? La scorsa settimana la Confartigianato di Mantova ha lamentato il blocco dei lavori sul ponte San Benedetto Po. L'appalto è affidato al gruppo Toto, che avrebbe fatto sapere di non avere la liquidità necessaria.
La seconda carta uscita dal mazzo è quella di Claudio Lotito, imprenditore romano e patron della Lazio calcio, società che gestisce in maniera oculata e che rappresenta il cespite più redditizio del suo arcipelago di controllate.
Esperienza nel settore Lotito non ne ha, e probabilmente nemmeno le ingenti risorse che servono per aiutare , come partner, il risanamento di una compagnia che perde ancora un milione al giorno. Il nome è però lanciato. E guarda caso esce due settimane prima che scada l'ennesima proroga concessa. Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, impermeabile evidentemente all'ironia che circonda le sue iniziative, si lancia nella consueta promessa: "Stiamo lavorando, stiamo lavorando intensamente". Verrebbe da dire: allora finalmente ci siamo, il partner è stato trovato. Macché. Lo stesso Toninelli candidamente spegne le speranze poco dopo: "Un'altra proroga? Se ci fosse non sarebbe un problema".
In sostanza è stato trovato ancora il modo di buttare nuovamente la palla in tribuna. Un gioco pericoloso. Perché gli spettatori, cioè gli undicimila dipendenti Alitalia, cominciano ad essere stanchi. E magari un giorno ci scappa l'invasione di campo.