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(ansa)

La nave Italia senza rotta

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Un paio di giorni fa il nostro presidente della Repubblica ha radunato il Csm e ha pronunciato parole ferme e anche dure contro una serie di mancanze costituzionali che sono state compiute nei giorni scorsi. Il presidente le ha enumerate e ha detto che non dovranno mai più ripetersi senza provocare interventi correttivi molto e doverosamente severi. Speriamo che questi ammonimenti del capo dello Stato abbiano l’effetto voluto ma c’è una situazione che in qualche modo mette in moto un contrasto profondo tra il presidente Mattarella e Matteo Salvini, leader della Lega e ministro dell’Interno con tutte le ulteriori mansioni che questa duplicità gli conferisce. Salvini è il Capitano. Aspetta con pazienza la scadenza di Mattarella che avverrà tra tre anni.

A quel punto difficilmente ci saranno un’altra elezione parlamentare e un altro presidente della Repubblica: non è questo che pensa Salvini. Il leader della Lega ha in me…
Un paio di giorni fa il nostro presidente della Repubblica ha radunato il Csm e ha pronunciato parole ferme e anche dure contro una serie di mancanze costituzionali che sono state compiute nei giorni scorsi. Il presidente le ha enumerate e ha detto che non dovranno mai più ripetersi senza provocare interventi correttivi molto e doverosamente severi. Speriamo che questi ammonimenti del capo dello Stato abbiano l’effetto voluto ma c’è una situazione che in qualche modo mette in moto un contrasto profondo tra il presidente Mattarella e Matteo Salvini, leader della Lega e ministro dell’Interno con tutte le ulteriori mansioni che questa duplicità gli conferisce. Salvini è il Capitano. Aspetta con pazienza la scadenza di Mattarella che avverrà tra tre anni.

A quel punto difficilmente ci saranno un’altra elezione parlamentare e un altro presidente della Repubblica: non è questo che pensa Salvini. Il leader della Lega ha in mente un suo potere notevolmente più forte che gli è consentito, a suo parere, dai voti che ha ottenuto e che sono destinati semmai ad aumentare. Le cifre attuali oscillano intorno al 34 per cento ma con le alleanze già sancite, la Meloni e Silvio Berlusconi, Salvini è al 45 per cento. Formalmente la Lega è alleata ai 5 Stelle di Di Maio il quale a sua volta oscilla intorno al 20 con la tendenza a diminuire ulteriormente.

Per di più Di Maio mette delle condizioni a Salvini affinché l’alleanza permanga; con Salvini al fianco il complesso che fa capo a Di Maio sfiora il 60 per cento. Naturalmente è molto anche perché la sinistra che gli si oppone è ancora molto labile. Tuttavia bisogna tener presente che questi voti così conteggiati riflettono una serie di elezioni avvenute negli ultimi due anni e molto diverse tra loro: comunali, regionali, nazionali. Va però considerato il rapporto tra elettori con diritto di voto ed elettori realmente votanti, che cambiano secondo il tipo di elezioni.

Se Salvini ha in mente di fare una vera e propria rivoluzione costituzionale, i risultati del voto sono difficilmente prevedibili. La situazione è comunque l’esistenza reale nel panorama politico italiano di una destra. Potrebbe comprendere addirittura i fascisti di CasaPound fino ai grillini dei 5 Stelle. La destra italiana, nella quale però il Capitano è Matteo Salvini e gli altri gli fanno da cordone con una sagace ripartizione dei compiti. Una situazione di questo genere sarebbe matura tra due o tre anni sempre che questo tipo di destra non riveli le sue debolezze internazionali.

L’Italia fuori dai propri confini non conta praticamente nulla e non soltanto sul piano politico ma anche su quello economico, monetario, culturale, generazionale. I giovani se ne vanno sempre più spesso. L’Europa a sua volta è molto divisa al proprio interno ma noi siamo isolati, non abbiamo gli strumenti e neppure l’intenzione di europeizzarci. Sarebbe opportuno che questa divisione fosse superata ma allo stato dei fatti non si vede quale sia la forza d’un partito, di una classe dirigente continentale e insomma l’ingresso del nostro continente nella società mondialmente globalizzata. Insomma siamo un battello in gran tempesta, teoricamente appartenente a una flotta anch’essa scompigliata dalla tempesta. E questo è quanto.

Bisogna andare alla storia per meglio comprendere la situazione che direttamente ci riguarda, noi italiani ed europei. È un problema che riguarda soprattutto i valori che alimentano i popoli e la struttura delle classi dirigenti che guidano la storia. Ho qualche volta citato, e in particolare in alcuni miei libri, l’importanza di quei valori i quali non sono eterni ma variano secondo le epoche. A noi ovviamente interessano valori relativamente moderni; durano secoli ma con un limite temporale che fa perno sull’avvicendarsi delle generazioni.

Una decina di generazioni conserva, sia pure aggiornandoli, i valori di fondo che però poi, trascorsi due, tre e al massimo quattro secoli cambiano natura. Una volta Karl Marx affrontò questo tema con la massima chiarezza. Era il 1848 ed era in corso quasi in tutta Europa un movimento rivoluzionario, innovativo di situazioni concrete e di valori ideali. Marx riconobbe l’importanza delle libertà conquistate dalla borghesia a partire dal Seicento: fino a quell’epoca la borghesia di fatto non esisteva; il ceto più numeroso era formato da contadini che lavoravano la terra agli ordini della proprietà e i Nobili che possedevano gran parte dei terreni delegavano la sorveglianza del contadiname a una serie di dipendenti.

Col passare del tempo quei servitori si unirono tra loro per far presente ai padroni quale fosse la loro importanza e chiedendo un’autonomia dei cui risultati avrebbero reso conto ai Nobili da cui dipendevano. Questo movimento avvenne soprattutto in Francia ma anche in alcune regioni dell’Inghilterra. Con il passare del tempo, questa classe sociale divenne sempre più matura e consapevole della propria funzione e i Nobili sentirono necessario riconoscerla. Passarono tuttavia ancora molti anni prima che, per far fronte a una situazione sempre più critica, il Re di Francia Luigi XVI convocasse gli Stati Generali, un’istituzione già esistente da tempo ma utilizzata molto poco poiché in qualche modo diminuiva il potere delle Caste.

Gli Stati Generali si componevano dell’Aristocrazia, dell’alto Clero e del cosiddetto Terzo Stato che cominciò a essere chiamato borghesia. Da quegli Stati Generali nacque la rivoluzione dei valori e della politica. Il Terzo Stato chiese al Re di unificare tutti gli Stati Generali e promuovere un’Assemblea Costituente che dettasse nuove norme. Il Re accettò, del resto non poteva fare altrimenti. La Costituente si riunì, indicò la necessità di indicare un Parlamento con libere elezioni, il quale attuasse le norme previste dalla Costituzione: si chiamò Assemblea legislativa.

Torniamo a Marx e a quanto scrisse e disse nel 1848 e cioè un secolo dopo la Rivoluzione francese che aveva avuto varie vicende politiche e militari delle quali non è questa la sede per una rievocazione. Nel ’48 c’era stata un’ennesima rivoluzione in tutta Europa e in Francia in particolare. Da Londra Marx emanò insieme a Engels il Manifesto del nascituro partito comunista ma fece l’affermazione molto importante che abbiamo indicato prima: la borghesia ha conquistato la libertà, null’altro che la libertà, che tuttavia è una premessa fondamentale ai valori del nascente comunismo il quale dovrà conservare intatte le libertà borghesi aggiungendovi il valore dell’eguaglianza. Questi due valori sarebbero stati attuati dai comunisti anche a prezzo di rivoluzioni ovunque vi fossero oppositori a questo binomio politico e istituzionale.

Una volta pienamente attuato questo piano, Marx previde che il partito comunista si sarebbe sciolto e il popolo avrebbe vissuto senza bisogno di partiti nei quali militare, ma adottando e praticando i due valori della libertà e dell’eguaglianza. Questo fu il pensiero marxista che però ebbe applicazioni storiche molto diverse. Oggi l’Italia e l’Europa vivono un momento di fragilità al quale abbiamo accennato sin dall’inizio. Occorre riportarle in equilibrio. Esiste una destra molto forte.

Non esiste ancora una sinistra altrettanto forte e capace di alternarsi democraticamente con la destra. In realtà l’alternativa tra sinistra e destra è diventata estremamente attuale. Così come la destra si distingue tra vari partiti e movimenti con un capo di carattere dittatoriale, la sinistra non si identifica soltanto con un partito: il Pd guida con una sua classe dirigente ma è affiancato da una base popolare localizzata nelle città, nelle regioni e nelle varie strutture professionali come per esempio i sindacati. Questa deve essere la sinistra italiana che dovrebbe anche battersi per ottenere un rafforzamento della confederazione europea, un’Europa capace di affrontare la globalizzazione con tutto ciò che essa comporta. Questo è il futuro che ci aspetta.