✕
(ansa)

Putin e le due Italie

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura
Sui giornali di venerdì, le prime pagine erano fitte di articoli su Putin arrivato in Italia. Erano quattro anni che Putin, nella sua carica di presidente della Russia, non veniva nel nostro Paese. Conosceva bene, anzi benissimo, alcuni italiani tra i quali soprattutto Salvini con il quale si dice avesse avuto rapporti non sempre palesi, ma comunque estremamente utili all’uno e all’altro. Al suo arrivo a Roma, giovedì scorso, Putin ha visto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Giuseppe Conte nella sua funzione di presidente del Consiglio, ma innanzitutto papa Francesco in Vaticano. Fatto che denota l’autorevolezza del Papa verso qualunque tipo di essere umano e in particolare di chi guida un Paese dove le minoranze cattoliche e cristiane sono imponenti. Il colloquio sembra sia stato molto intimo e appare meno lontana una visita di Francesco in Russia.

Inutile dire che tra i vari incontri c’è stato quello di Putin con Salvini.…
Sui giornali di venerdì, le prime pagine erano fitte di articoli su Putin arrivato in Italia. Erano quattro anni che Putin, nella sua carica di presidente della Russia, non veniva nel nostro Paese. Conosceva bene, anzi benissimo, alcuni italiani tra i quali soprattutto Salvini con il quale si dice avesse avuto rapporti non sempre palesi, ma comunque estremamente utili all’uno e all’altro. Al suo arrivo a Roma, giovedì scorso, Putin ha visto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Giuseppe Conte nella sua funzione di presidente del Consiglio, ma innanzitutto papa Francesco in Vaticano. Fatto che denota l’autorevolezza del Papa verso qualunque tipo di essere umano e in particolare di chi guida un Paese dove le minoranze cattoliche e cristiane sono imponenti. Il colloquio sembra sia stato molto intimo e appare meno lontana una visita di Francesco in Russia.

Inutile dire che tra i vari incontri c’è stato quello di Putin con Salvini. I temi hanno certamente toccato quello che sta tanto a cuore del nostro ministro dell’Interno e cioè la migrazione dall’Africa e la necessità di impedirla. Putin conosce perfettamente il problema. Ma quello che più interessa al capo della Russia è che l’Italia abbia un ruolo predominante in Europa. Si dirà che questo modo di concepire le relazioni a tre tra Russia, Italia e Ue è molto singolare, ma a rifletterci bene non è così.

Putin è molto interessato alla Siria e all’Ucraina e il ruolo dell’Italia su questi Paesi, in particolare sulla Siria, può pesare. L’Italia è una penisola al centro del Mediterraneo ed è Salvini, quale che sia la sua carica politica, a occuparsi di quel tema. Per Putin è importante che l’Italia sia di marca russofila. Questo suo interesse coincide perfettamente con quello di Salvini, che già si vede proconsole del presidente russo alla guida dell’intera nostra penisola.
Il risultato dell’incontro è stato molto positivo per Putin e per Salvini; direi non altrettanto per il grosso dell’opinione pubblica italiana.

******

Salvini ha una forte maggioranza nel voto italiano: nei sondaggi supera abbondantemente il 30 per cento con in più un’alleanza con Meloni di Fratelli d’Italia e con Berlusconi. Il gruppo salviniano arriva in questo modo sopra il 40 per cento; ma poi c’è la vera e formale alleanza con Di Maio e i 5 Stelle. Di Maio è ormai sotto il 20 e tende a scendere piuttosto che a salire: una larga maggioranza, anche perché sia Salvini sia Di Maio hanno in comune un punto: vogliono governare gli italiani. Naturalmente il mare delle astensioni è notevole, ma il voto utile è quello di chi va alle urne. E solo alle urne il gruppo della Lega e quello dei 5 Stelle hanno un contratto che nei punti specifici li lega l’uno all’altro. L’Italia, quella che conta, è tutta da una parte.

Poi c’è l’altra Italia, quella della sinistra liberale e socialista. Il partito, in quanto tale, è guidato da Zingaretti e in buona parte anche da Gentiloni e ha uno stato maggiore di buon rilievo, con in testa soprattutto Walter Veltroni che si sta dando molto da fare. C’è anche un altro drappello molto importante politicamente, composto da Fassino, Calenda e molti altri dello stesso conio. Quello che ancora è un cavallo imbizzarrito è Renzi, che nel partito ci sta, ma con i propri uomini e soprattutto con le proprie idee che non sono le più adatte alla situazione. È anche vero che a domare i cavalli impazziti, che vogliono galoppare a modo loro, ci possono essere fantini adatti a quel mestiere, capaci a tenere la briglia e se necessario usare la frusta. Si vedrà.

Quello che è certo è che il popolo della sinistra democratica italiana è molto ampio. Lo si vede dalle astensioni dal voto e anche da elezioni locali molto diverse l’una dall’altra, ma identiche nel modo di sentire politicamente: i sindaci, i governatori di Regione, i capi dei sindacati. Insomma, più di mezza Italia è a destra e può persino estendersi al mondo ex fascista; ma un’altra parte altrettanto consistente è a sinistra, democratica e socialista. È l’eredità dei fratelli Rosselli, di Altiero Spinelli e dei suoi amici di Ventotene e soprattutto (l’ho già detto molte volte e volutamente mi ripeto) di Enrico Berlinguer.
Queste sono le due Italie contrapposte che Putin è venuto a salutare nel tentativo che l’Italia diventi una provincia della Russia nel Mediterraneo. È un traguardo ambizioso ed è nostro compito fare il possibile affinché fallisca.