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(ansa)

Il mondo occulto della Lega

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Dalle parole di Savoini si capisce che il pivot di questa operazione è la politica. Che ha escogitato il meccanismo della percentuale
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"Prima gli italiani", naturalmente. E allora, prendendolo per una volta in parola, qualcuno deve pur dire a Matteo Salvini che ha un dovere davanti agli italiani, e a loro deve due spiegazioni su questo "affaire russo" che non può più eludere, che non può convertire in battute e che non può nemmeno nascondere dietro la solita minaccia di querela, l'esorcismo automatico e ormai logoro che usano i politici per sfuggire all'imbarazzo quando sono in palese difficoltà.

Com'è ovvio noi non sappiamo, a differenza del vicepresidente del Consiglio, se la Lega ha incassato la tangente il cui meccanismo è stato messo a fuoco dai suoi uomini con gli interlocutori russi sui divani color porpora dell'hotel Metropol, a due passi dalla piazza Rossa. Dobbiamo dunque attenerci a ciò che è emerso finora, ciò che è chiaro e ciò che è certo, grazie all'intercettazione del col…
"Prima gli italiani", naturalmente. E allora, prendendolo per una volta in parola, qualcuno deve pur dire a Matteo Salvini che ha un dovere davanti agli italiani, e a loro deve due spiegazioni su questo "affaire russo" che non può più eludere, che non può convertire in battute e che non può nemmeno nascondere dietro la solita minaccia di querela, l'esorcismo automatico e ormai logoro che usano i politici per sfuggire all'imbarazzo quando sono in palese difficoltà.

Com'è ovvio noi non sappiamo, a differenza del vicepresidente del Consiglio, se la Lega ha incassato la tangente il cui meccanismo è stato messo a fuoco dai suoi uomini con gli interlocutori russi sui divani color porpora dell'hotel Metropol, a due passi dalla piazza Rossa. Dobbiamo dunque attenerci a ciò che è emerso finora, ciò che è chiaro e ciò che è certo, grazie all'intercettazione del colloquio, che sfortunatamente per gli uomini della Lega e del governo non è smentibile, per essere poi banalizzato sui social network e infine digerito tra i sorrisi dei talk show compiacenti.

Dunque c'è un uomo di Stato - il vicepremier, ministro dell'Interno, capo del maggior partito del Paese - in visita a Mosca, il 17 ottobre, invitato a un convegno della Confindustria russa. Quando va al microfono, strappa sette volte gli applausi della sala, con un discorso apertamente filorusso: "Non vengo qui perché i russi mi pagano, ma gratis perché sono convinto che le sanzioni siano una follia economica, sociale e culturale".

"Nessun Paese è più europeo della Federazione Russa", "Non credo a improbabili spie russe che vanno in giro per l'Europa ad avvelenare questo o quello", "Io qui in Russia mi sento a casa mia, in alcuni Paesi europei no".

All'ombra di questo appuntamento ufficiale, che disegna una cornice amichevole, c'è l'incontro segreto. Partecipano sei uomini. Tre sono russi, tre italiani, "Luca", "Francesco" e poi lui, Gianluca Savoini, già vicinissimo a Bossi e Maroni, ora legato a Salvini e presidente dell'associazione Lombardia-Russia che cuce i rapporti sempre più stretti tra la Lega e il partito di Putin, "Russia Unita". L'intercettazione resa nota dal sito americano Buzzfeed è chiara: c'è un negoziato sulla compra-vendita di petrolio - sei milioni di tonnellate - per decine di milioni di dollari, che è alle battute finali, e prevede una tangente del 4 per cento alla Lega come finanziamento per le elezioni europee. Tutto è pronto, dicono i russi, per l'operazione si muoveranno l'Eni da parte italiana e una o due compagnie petrolifere da parte moscovita, con una banca d'investimenti "che sarà l'acquirente formale e prenderà anche il margine".

Tutto quadra, anche i dettagli: "È molto semplice - dice uno dei tre italiani - Il piano fatto dai nostri referenti politici parla di uno sconto del 4 per cento su 500 mila tonnellate al mese, per sostenere la campagna elettorale". Una seconda voce italiana spiega meglio: "È un discorso politico. Noi non pensiamo di fare dei soldi con questa operazione. Noi contiamo di sostenere una campagna elettorale, cosa che è di beneficio reciproco per tutti e due gli Stati. E il 4 per cento per noi è sufficiente, se lo sconto arriva al 10, il 6 per cento è vostro". A questo punto Savoini cala il sigillo della garanzia politica leghista: "Stiamo veramente cambiando la situazione in Europa, ed è impossibile fermarci. La storia si è messa in moto, dunque è impossibile fare uno stop. È veramente un new deal, una nuova situazione, un nuovo futuro per noi, siamo al centro di questo processo, ma abbiamo un sacco di nemici, siamo in pericolo perché il nostro governo è attaccato da Bruxelles".

Se l'operazione si sia conclusa, se quei soldi siano passati di mano, non si sa, tutti smentiscono, vedrà la Procura della Repubblica. Ma intanto ci sono elementi sufficienti per chiedere conto a Salvini del quadro emerso dall'intercettazione. Prima di tutto, non si tratta di un semplice negoziato tra lobbisti che vogliono fare la cresta, perché la politica c'entra fino al collo, anzi viene continuamente evocata come punto di riferimento e di garanzia. "Noi", dice il primo italiano, contiamo di sostenere una campagna elettorale: a chi si riferisce quel "noi"? Lo spiega Savoini: "Noi" siamo in pericolo, aggiunge, perché il "nostro governo" è sotto attacco. Dunque il pivot dell'operazione è la politica, e la politica in questo caso è la Lega. Ancora Savoini: stiamo cambiando l'Europa, "siamo al centro di questo processo", Bruxelles ce l'ha con noi. La Lega dunque sta rimettendo in cammino la storia, contro la Ue, è il vero agente del cambiamento, a vantaggio dell'Italia ma anche della Russia: ecco perché va sostenuta con i soldi del petrolio alle elezioni europee. Non solo: è la politica che ha escogitato il meccanismo della percentuale sottobanco, ha studiato il piano d'azione e ha definito le misure. Dice la voce italiana: "Il piano fatto dai nostri referenti politici" prevede il 4 per cento di sconto su 500 mila tonnellate al mese, "per sostenere la campagna elettorale".

Siamo dunque davanti alla definizione di un accordo strettamente politico tra gli uomini della Lega e gli uomini del potere russo per sostenere l'azione di Salvini in Europa, a vantaggio dei due sovranismi, quello di Putin e quello del governo italiano.

Le aziende vengono usate con un ruolo strumentale, come le banche. I player sono "i nostri referenti politici", che hanno pensato a tutto, partendo dalle percentuali e arrivando ai tempi del pagamento. Siamo quindi arrivati al punto: chi sono "i nostri referenti politici"?. Chi si occupa di chiedere, negoziare e concludere finanziamenti occulti? Chi decide che la campagna elettorale della Lega ha bisogno di soldi russi? Chi ha la potestà di offrire in cambio, a garanzia dell'aiuto economico russo, la politica anti-Ue di Salvini? Chi ha definito il "piano" finanziario dell'operazione? Chi ha dato disposizioni "politiche" all'Eni, che esulano dagli interessi aziendali? Chi ha partecipato agli incontri precedenti che hanno impostato e definito l'operazione visto che la voce russa, all'inizio del colloquio registrato, dice che "dobbiamo discutere dei dettagli finali, tutto è pronto"? Chi sono "Luca" e "Francesco", che nell'incontro al Metropol mescolano tranquillamente politica, percentuali, petrolio, rubli e elezioni, come plenipotenziari? E infine chi sono i referenti russi, che evidentemente Savoini conosce bene, al punto da condividere con loro l'intimità degli affari segreti della Lega, la strategia politica di Salvini e l'indicazione dei nemici?

È difficile credere che Savoini, amico di Salvini e suo apripista a Mosca, non abbia informato il leader del suo incontro riservato che si svolgeva in parallelo con l'incontro pubblico del ministro. Salvini sapeva, dunque? E in ogni caso, aveva trasferito a Savoini, "Luca" e "Francesco" l'autorità di un'intesa così delicata? Oppure se Salvini non sapeva nulla, bisogna concludere che Savoini invece che un plenipotenziario è un millantatore, capace di spendere nomi, progetti e conti bancari leghisti alle spalle del suo amico e leader? Ma se fosse vera questa seconda ipotesi, Salvini non sarebbe soltanto ingannato, ma raggirato e danneggiato: perché dunque come prima reazione il ministro non ha denunciato il suo compagno di partito per aver ordito una trama così infamante per la Lega?

Troppe cose non tornano, senza bisogno di sapere - per ora - se quelle percentuali così definite nel dettaglio sono arrivate a destinazione o no. La macchina era stata costruita a perfezione, bisognava solo accendere il motore: e nel colloquio registrato non c'è traccia di ripensamenti, ostacoli, dubbi, interferenze. Dunque, cosa bisogna pensare? Cosa dicono la logica e il buonsenso, cui fa mostra di appoggiarsi quotidianamente il ministro dell'Interno nella sua campagna propagandistica a ciclo continuo?

Non sfugge, a un politico sensibile al consenso come Salvini, che la questione dei finanziamenti occulti è il lato debole della Lega, dopo lo scandalo dei 49 milioni. E non può sfuggirgli nemmeno il punto politico, non soltanto finanziario: trattandosi di una grande potenza straniera come la Russia, in questa partita oscura di do ut des entrano in gioco questioni che riguardano evidentemente la sicurezza nazionale. E prima ancora, riguardano l'autonomia politica della Lega e della sua leadership, soprattutto nelle prese di posizione ripetute a sostegno del Cremlino e delle sue battaglie.

Per queste due ragioni, legate insieme, la faccenda investe l'intero governo: quanto è autonomo nelle sue scelte, quanto è libero, quanto indipendente e (si potrebbe dire per contrappasso) effettivamente "sovrano"? Davanti alla notizia Di Maio si è compiaciuto dei guai salviniani, sottolineando che i Cinque Stelle non hanno mai avuto contatti con finanziamenti di petrolieri o di Stati stranieri "per giochi geopolitici occulti". È certamente vero, ma non basta. La Lega (che evidentemente per i grillini fa "giochi geopolitici occulti") è il maggior partito di governo, e il governo nel suo insieme ha il dovere di pretendere e garantire trasparenza davanti agli italiani: perché si sentano a casa loro anche in Italia, non solo quando Salvini è in Russia.