✕
(ansa)

Atlantia, la spremuta e il decotto

2 minuti di lettura
L’agenzia di rating Standard&Poor’s la scorsa settimana ha deciso di mettere sotto osservazione il titolo Atlantia, emettendo un creditwatch negativo sulla società. Il giudizio riflette le preoccupazioni per possibili ripercussioni finanziarie legate da un lato all’ipotesi di risoluzione delle concessioni statali sulla rete autostradale italiana, come dato per scontato dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, dall’altra al possibile coinvolgimento nel salvataggio di Alitalia, che già alla holding dei Benetton è costata 300 milioni anni fa.

La decisione di Standard&Poor’s per ora non si è tradotta in un ritocco del rating, ma deve però essere letta come un avvertimento sul clima che si respira sui mercati. Gli investitori non si capacitano del fatto che un governo sostenga da un lato che Atlantia, grazie alla punizione che gli verrà inflitta, è un’azienda decotta perchè privata dei …
L’agenzia di rating Standard&Poor’s la scorsa settimana ha deciso di mettere sotto osservazione il titolo Atlantia, emettendo un creditwatch negativo sulla società. Il giudizio riflette le preoccupazioni per possibili ripercussioni finanziarie legate da un lato all’ipotesi di risoluzione delle concessioni statali sulla rete autostradale italiana, come dato per scontato dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, dall’altra al possibile coinvolgimento nel salvataggio di Alitalia, che già alla holding dei Benetton è costata 300 milioni anni fa.

La decisione di Standard&Poor’s per ora non si è tradotta in un ritocco del rating, ma deve però essere letta come un avvertimento sul clima che si respira sui mercati. Gli investitori non si capacitano del fatto che un governo sostenga da un lato che Atlantia, grazie alla punizione che gli verrà inflitta, è un’azienda decotta perchè privata dei suoi incassi, e dall’altro la solleciti a partecipare con un ruolo importante all’azionariato della compagnia di bandiera. Invitandola in sostanza a farsi avanti per spremere quelle risorse che potrebbero tenere in vita gli aerei con la livrea tricolore. Una ricetta che lascia a bocca aperta per l’assenza di logica e per la spregiudicatezza con la quale ci si muove.

Intendiamoci: Atlantia è una delle poche società italiane che ha lo standing e la capacità per essere partner industriale di una cordata eterogenea come quella che si sta formando. Ha un respiro internazionale, e con la conquista di Abertis ha dimostrato di avere una visione globale di crescita; ha capacità innovativa, visto che con il suo Telepass ha esportato un sistema vincente di pedaggio. La holding poi fa parte di una galassia che ruota intorno al cuore veneto di Ponzano; nella quale si muovono Adr, che gestisce lo scalo di Fiumicino e quello di Nizza, e Autogrill, leader mondiale nella ristorazione degli aeroporti e in generale di quella legata al movimento dei passeggeri.
Nell’asfittico panorama italiano non esistono altri gruppi che possano vantare la sua solidità e - tutto sommato - una qualche affinità con il business del trasporto aereo.

Ma è poco credibile pensare che la vicenda legata alla possibile revoca della concessione autostradale sia totalmente separata dal potenziale investimento in Alitalia. Si può immaginare un cda nel quale sieda un azionista privato in lite con lo Stato per un risarcimento miliardario e a fianco lo Stato stesso, rappresentato da Mef e Ferrovie?Indipendentemente da come si chiuderà la partita, fa venire i brividi la cifra logica della politica economica di un governo che tratta tutte le vicende industriali in modo incerto, velleitario e dilettantesco. Sulla Tav gioca con le parole e con i tempi, camminando su un crinale difficile con l’Europa e con le comunità locali. Sull’Ilva ha tradito tutte le promesse. Sul Tap ha fatto marcia indietro. Sulla rete in fibra è concorrente di se stesso, azionista contemporaneamente di Tim e del rivale Open Fiber. E con l’ipotesi Atlantia si è fatto ancora un passo avanti: perché una spremuta da un decotto ancora non l’aveva teorizzata nessuno