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(ansa)

Sanzioni, interessi e arance sulla rotta Mosca-Pechino

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Roma. La stella polare economica della Lega è ad Est e Mosca è il suo centro magnetico e direzionale. Una ragnatela che avvolge il caso Savoini, la battaglia per l'abolizione delle sanzioni verso la Russia, l'intervento per risolvere la vertenza sindacale della Lukoil. Da ultimo il sindaco di Sassuolo, che a fronte del fallimento di un'azienda ceramica, che lascia a casa 54 operai, suggerisce al personale di ricollocarsi non in provincia di Modena, ma direttamente nella nuova madrepatria a Est degli Urali, dove l'azienda italiana ha una filiale che ancora produce. "Mai ascoltato niente di simile in tanti anni", commentano i sindacati.

Ma è una corsa quella che impegna i due partiti al governo a staccarsi sempre di più dall'Europa, e spesso dai suoi valori, cercando nuovi referenti. Così se la Lega guarda a Mosca, il Movimento 5 Stelle abbraccia Pechino e riempie la Cina di affettuosa generosità. Un esempio? Il 24…
Roma. La stella polare economica della Lega è ad Est e Mosca è il suo centro magnetico e direzionale. Una ragnatela che avvolge il caso Savoini, la battaglia per l'abolizione delle sanzioni verso la Russia, l'intervento per risolvere la vertenza sindacale della Lukoil. Da ultimo il sindaco di Sassuolo, che a fronte del fallimento di un'azienda ceramica, che lascia a casa 54 operai, suggerisce al personale di ricollocarsi non in provincia di Modena, ma direttamente nella nuova madrepatria a Est degli Urali, dove l'azienda italiana ha una filiale che ancora produce. "Mai ascoltato niente di simile in tanti anni", commentano i sindacati.

Ma è una corsa quella che impegna i due partiti al governo a staccarsi sempre di più dall'Europa, e spesso dai suoi valori, cercando nuovi referenti. Così se la Lega guarda a Mosca, il Movimento 5 Stelle abbraccia Pechino e riempie la Cina di affettuosa generosità. Un esempio? Il 24 luglio scorso la Cassa Depositi e prestiti ha ottenuto dalla banca centrale di Pechino il via libera al lancio di un bond triennale sul mercato cinese, in valuta locale, dell'ammontare di un miliardo di renminbi, circa 130 milioni di euro. Una cifra non enorme, sicuramente, ma politicamente un gesto molto significativo, dal momento che l'Italia è il primo Paese occidentale di peso a fare un'operazione del genere, che di fatto istituzionalizza il ruolo del renminbi nel mercato valutario internazionale, grande ambizione cinese. Emissioni analoghe sinora sono state fatte solo da Portogallo, Polonia e Ungheria. Gli interessi che Cdp pagherà ai sottoscrittori sono piuttosto alti: l'asta riservata agli investitori istituzionali si è chiusa con una a cedola del 4,5% annuo per titoli che sono classati Tripla A. Il Tesoro italiano offre Btp triennali sul mercato con una cedola dell'1%.

Se l'operazione rientra nel pacchetto di accordi firmati in seguito alla visita italiana di Xi Jinping, bisogna dire che la Via della Seta per ora è molto lussuosa soprattutto per Pechino, che con l'operazione conclusa con Cdp incassa lauti dividendi. Vedremo a regime se "One Belt One Road" manterrà le promesse. Per ora vanno registrate le perplessità di molti operatori del settore che si aspettavano positivi sviluppi dal potenziamento commerciale delle rotte con terminali Genova e Trieste. "La Cina è un'opportunità - ha ricordato due settimane fa il presidente di Assoarmatori Stefano Messina - ma qui in Europa vigono le regole del mercato, e gli operatori già attivi debbono essere protetti da iniziative che non rispettano le regole". Siamo appena partiti, in sostanza, ed è già scattato l'allarme.L'esperienza dimostra che quando investe, la Cina non fa prigionieri. E tra gli operatori si avanza allora un dubbio: ma quanto ci costa alla fine quella decina di tonnellate di arance rosse spedite a Pechino con l'esultanza del ministro Di Maio?