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Quel che Renzi non dice

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Ho letto anch'io la lettera che Matteo Renzi ha inviato al nostro giornale e che, nel rispondere a Piero Ignazi, rivendica un compito definito della massima importanza e utilità collettiva da lui gestito nella fase in cui era al tempo stesso segretario del Pd e capo del governo. Non faceva parte del Parlamento ma questo era a suo avviso un aspetto privo di qualunque importanza.

La tesi di Renzi è che non esiste nella recente storia della sinistra italiana alcuna fase più interessante e importante per il Paese del periodo da lui guidato. Segue un lungo elenco dove vengono indicati provvedimenti, risultati, aumento notevole di elettori e del benessere dei cittadini, non solo quelli di sinistra ma i ceti più bisognosi di appoggi che videro migliorare fortemente la loro condizione sociale. In particolare Renzi ricorda il Jobs Act.

Nella sua lettera parla molto poco di un suo progetto elettorale, concordato nella sostanza, forse, come emerse da molti retro…
Ho letto anch'io la lettera che Matteo Renzi ha inviato al nostro giornale e che, nel rispondere a Piero Ignazi, rivendica un compito definito della massima importanza e utilità collettiva da lui gestito nella fase in cui era al tempo stesso segretario del Pd e capo del governo. Non faceva parte del Parlamento ma questo era a suo avviso un aspetto privo di qualunque importanza.

La tesi di Renzi è che non esiste nella recente storia della sinistra italiana alcuna fase più interessante e importante per il Paese del periodo da lui guidato. Segue un lungo elenco dove vengono indicati provvedimenti, risultati, aumento notevole di elettori e del benessere dei cittadini, non solo quelli di sinistra ma i ceti più bisognosi di appoggi che videro migliorare fortemente la loro condizione sociale. In particolare Renzi ricorda il Jobs Act.

Nella sua lettera parla molto poco di un suo progetto elettorale, concordato nella sostanza, forse, come emerse da molti retroscena dell'epoca, con Silvio Berlusconi e il suo partito. Quel piano era della massima importanza e i due partiti hanno marciato per un certo tempo assieme sulla strada della riforma istituzionale. Il Senato sarebbe stato abolito o meglio destinato a occuparsi soprattutto di questioni regionali e locali ma non della politica nazionale. Il Parlamento sarebbe stato ridotto a una sola Camera, come del resto era sempre stata la struttura politica delle nazioni europee della Unione.

Fin qui non sarebbe avvenuto nulla di preoccupante per la gestione democratica del Paese ma l'importanza derivava da un altro aspetto della questione: l'abolizione del Senato così come Renzi (e forse Berlusconi d'accordo con lui) aveva disposto avrebbe dato il potere legislativo non già alla Camera dei deputati, bensì al governo. Era il governo, cioè il potere esecutivo, a concentrare in sé anche il potere legislativo. Esecutivo e legislativo: di fatto una sorta di dittatura.

Nella sua lettera Renzi non parla di questo, sorvola, eppure proprio questo era l'aspetto pesante della situazione che fu bloccato perché un gruppo di radical-socialisti pose il problema del referendum sulle decisioni che Renzi aveva preso. Renzi cercò di mobilitare al massimo i suffragi che lo sostenevano e nel 2016 arrivò infatti a superare il 40 per cento dei voti referendari, ma l'opposizione di gran parte degli italiani e in particolare di quelli di sinistra sfiorò il 60 per cento. E lì cominciò la caduta di Renzi e insieme quella del partito da lui guidato.

Penso che Renzi possa ancora essere di qualche utilità al partito, il quale potrebbe affidargli qualche incarico anche importante ma non politico, bensì un ruolo utile alla ristrutturazione del partito democratico. Se lui accettasse credo sarebbe opportuno, se non accettasse uscirebbe del tutto dagli interessi del partito e degli elettori della nuova sinistra.