Siamo tutti molto interessati, noi italiani, alle decisioni prese da Matteo Salvini: vuole far saltare il governo attuale, mettere tutte le altre forze politiche nel massimo imbarazzo di fronte alle sue iniziative, avviare lo scioglimento delle Camere e prepararsi alle elezioni che secondo lui vincerà. Se questi progetti andassero tutti a buon fine, il risultato sarebbe una posizione del tutto nuova nel nostro Paese: Salvini ne diventerebbe il dittatore. Questo è da tempo il suo progetto ma diventare dittatore in un Paese che ha antiche istituzioni democratiche non è cosa facilmente accettabile dalla pubblica opinione, perfino da quella che segue con simpatia e fiducia le iniziative di Salvini.
Ho più volte riflettuto sulla soluzione che nonostante questi impedimenti il leader della Lega persegue: ad elezioni avvenute e vinte lui, potrebbe proclamarsi presidente dell'Italia. Non della Repubblica Italiana ma dell'Italia. Una definizione come quella c…
Ho più volte riflettuto sulla soluzione che nonostante questi impedimenti il leader della Lega persegue: ad elezioni avvenute e vinte lui, potrebbe proclamarsi presidente dell'Italia. Non della Repubblica Italiana ma dell'Italia. Una definizione come quella c…
Siamo tutti molto interessati, noi italiani, alle decisioni prese da Matteo Salvini: vuole far saltare il governo attuale, mettere tutte le altre forze politiche nel massimo imbarazzo di fronte alle sue iniziative, avviare lo scioglimento delle Camere e prepararsi alle elezioni che secondo lui vincerà. Se questi progetti andassero tutti a buon fine, il risultato sarebbe una posizione del tutto nuova nel nostro Paese: Salvini ne diventerebbe il dittatore. Questo è da tempo il suo progetto ma diventare dittatore in un Paese che ha antiche istituzioni democratiche non è cosa facilmente accettabile dalla pubblica opinione, perfino da quella che segue con simpatia e fiducia le iniziative di Salvini.
Ho più volte riflettuto sulla soluzione che nonostante questi impedimenti il leader della Lega persegue: ad elezioni avvenute e vinte lui, potrebbe proclamarsi presidente dell'Italia. Non della Repubblica Italiana ma dell'Italia. Una definizione come quella che ho indicato salverebbe le forme ma manterrebbe la sostanza: presidente dell'Italia equivale alla parola dittatore senza però pronunciarla e lasciando le apparenze verbali di una posizione costituzionalmente apprezzabile. Naturalmente un Parlamento ci sarebbe ma interferirebbe di ben poco sulle attività del presidente dell'Italia.
Del resto altri paesi ben più importanti del nostro questa soluzione ce l'hanno già: gli Stati Uniti americani hanno un presidente con poteri di governo. La stessa cosa accade nella Russia di Putin, ed è anche lui un presidente dotato di pieni poteri di governo. La stessa cosa avviene in Cina e in molti altri paesi di grandezza oscillante: alcuni equivalgono poco meno che a un intero continente, altri invece sono di modesta entità territoriale, ma il governo è accentrato nelle mani di una persona e del suo "stato maggiore", chiamiamolo così per intenderci.
Salvini non sarebbe dunque un'eccezione ma chi è stato educato alla democrazia politica è ostile a questa soluzione.
Naturalmente Salvini fa di tutto in questi giorni per camuffare la soluzione che ha in mente ma se il corpo elettorale comprendesse bene le intenzioni del capo della Lega, non è affatto escluso che Salvini non ottenga i voti necessari. La lotta è fondamentalmente tutta qui e gli elettori debbono sceglierne la soluzione entro e non oltre le prossime due settimane. Questo è il problema e questo è il tempo.
***
Mi domando se l'Italia abbia un tessuto democratico o populista. Questa domanda può sembrare impropria: il popolo di un Paese è quello che decide liberamente le soluzioni politiche. Ma la parola popolo contiene molti significati che contrastano tra loro. Ricorderete qual era il motto tipico della Repubblica Romana ai tempi dell'Impero di duemila anni fa: "Senatus Populusque Romanus", il Senato e il Popolo Romano. Ma che cosa significava la parola popolo in quella dizione? Era la classe dirigente, in gran parte formata da ex senatori, consoli, proconsoli, tribuni, prefetti, governatori, comandanti. Questa era la classe dirigente della Roma che era già la potenza che aveva conquistato gran parte del Mediterraneo, anche se non era ancora la sola. L'evoluzione col passar degli anni accentrò il potere fino a creare personaggi che governavano di fatto in modo personalizzato vasti territori: Scipione l'Africano, Numa Pompilio, Pompeo, Silla, ma soprattutto Giulio Cesare e i suoi successori: Ottaviano, Marcello, Agrippa, Augusto, Nerone, Claudio, questo era il popolo, cioè la classe dirigente d'una potenza che si stava sempre più estendendo a tutta l'Europa, a una parte notevole dell'Africa e dell'Oriente e a tutto l'Occidente europeo compresa una parte dell'attuale Inghilterra.
Questo passato molto antico non è l'unico: se si andasse indietro di un migliaio di anni prima dell'Impero romano si troverebbero imperi e governi con singoli uomini o singoli capi che li guidavano. E la democrazia? Non c'è mai stata la democrazia fino all'epoca moderna che comincia un migliaio d'anni fa e coincide nella nostra Italia con lo "Stil Novo" del Guinizelli, Cavalcanti e Dante Alighieri:
"Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio".
Qui comincia la democrazia. Che cos'è realmente? È un popolo di poco numero, una classe consapevole e in qualche modo dirigente culturalmente ma anche politicamente, e se ne volete l'esempio più chiaro è quello della famiglia fiorentina dei Medici. L'Italia conosce in qualche modo la democrazia che ha un carattere oligarchico e si sviluppa in gran parte d'Europa con analoghe caratteristiche: in Francia, in Spagna, in buona parte della Germania, della Sassonia, della Scandinavia. Oligarchie. La democrazia di massa non è mai esistita nel senso che quando è accaduto la parola popolo ha ceduto a quella di popolino. Il vero popolo è una minoranza e il popolino in gran parte della storia degli ultimi cinquecento anni ha dato luogo al populismo: una massa di persone che cedono alla guida di un capo e invadono territori anche estesi dove cominciano a governare, cioè a governarsi. Queste sono forme di democrazia ma durano poco se da questa massa populista non cominciano ad emergere le classi dirigenti. La borghesia. Come si vede, se vogliamo tornare dopo questa ampia descrizione storica, ai tempi nostri, Salvini sta usando il populismo e con esso spera di vincere la battaglia che ha intrapreso. Se vince sarà un dittatore ma dopo poco dovrà fare i conti: in Italia la borghesia esiste, piaccia o non piaccia, la dittatura salviniana in un Paese come il nostro può nascere ma durerà quel tanto che la storia prevede.
In Italia una sinistra democratica ha avuto una parte rilevante nel nostro Risorgimento: i nomi più noti sono quelli di Giuseppe Mazzini (la Giovane Italia), Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane, Luigi Settembrini, Goffredo Mameli, i fratelli Cairoli e molti altri. Il fascismo è stato un fenomeno di populismo di massa nato tra due guerre mondiali che recarono enormi catastrofi umane e che determinarono un'aberrazione del tessuto europeo. Fascismo e nazismo ne furono le conseguenze e le cause. Da allora sono passati molti anni e la modernità è rinata con fatica e ostacoli notevoli.
Se guardiamo a tutto il Novecento e a questo inizio del Duemila la democrazia non è molto forte ma esiste e persiste. Una democrazia di destra ci fu nella seconda metà dell'Ottocento ma poi scomparve. Si è riaffacciata di nuovo ai tempi della Resistenza e delle conseguenze che ebbe. Non vi stupite: Risorgimento, Resistenza, Democrazia sono tre fenomeni connessi tra loro e ancora esistenti e operanti, anche se minoritari. Il partito che ne è depositario è quello Democratico, attualmente guidato da Nicola Zingaretti con il concerto di Gentiloni, Fassino, Minniti, Franceschini e molti altri. Una classe dirigente c'è e si estende a Calenda e soprattutto a Walter Veltroni e a Romano Prodi. Gli ultimi dati sull'attuale consistenza dell'elettorato registrano una crescita del Partito democratico dal 18 per cento in cui era sceso al 22 per cento; una crescita notevole che dà speranze per il futuro. Zingaretti (e non è il solo) è convinto che l'opinione pubblica di sinistra sia in crescita. È un'ipotesi probabile? Diciamo possibile e questo comunque ci incita a osservare l'attuale gestione di una sinistra potenzialmente in grado di fronteggiare Salvini. Il tempo corre velocemente e quindi tra non molto vedremo che cosa accadrà.
Ho più volte riflettuto sulla soluzione che nonostante questi impedimenti il leader della Lega persegue: ad elezioni avvenute e vinte lui, potrebbe proclamarsi presidente dell'Italia. Non della Repubblica Italiana ma dell'Italia. Una definizione come quella che ho indicato salverebbe le forme ma manterrebbe la sostanza: presidente dell'Italia equivale alla parola dittatore senza però pronunciarla e lasciando le apparenze verbali di una posizione costituzionalmente apprezzabile. Naturalmente un Parlamento ci sarebbe ma interferirebbe di ben poco sulle attività del presidente dell'Italia.
Del resto altri paesi ben più importanti del nostro questa soluzione ce l'hanno già: gli Stati Uniti americani hanno un presidente con poteri di governo. La stessa cosa accade nella Russia di Putin, ed è anche lui un presidente dotato di pieni poteri di governo. La stessa cosa avviene in Cina e in molti altri paesi di grandezza oscillante: alcuni equivalgono poco meno che a un intero continente, altri invece sono di modesta entità territoriale, ma il governo è accentrato nelle mani di una persona e del suo "stato maggiore", chiamiamolo così per intenderci.
Salvini non sarebbe dunque un'eccezione ma chi è stato educato alla democrazia politica è ostile a questa soluzione.
Naturalmente Salvini fa di tutto in questi giorni per camuffare la soluzione che ha in mente ma se il corpo elettorale comprendesse bene le intenzioni del capo della Lega, non è affatto escluso che Salvini non ottenga i voti necessari. La lotta è fondamentalmente tutta qui e gli elettori debbono sceglierne la soluzione entro e non oltre le prossime due settimane. Questo è il problema e questo è il tempo.
***
Mi domando se l'Italia abbia un tessuto democratico o populista. Questa domanda può sembrare impropria: il popolo di un Paese è quello che decide liberamente le soluzioni politiche. Ma la parola popolo contiene molti significati che contrastano tra loro. Ricorderete qual era il motto tipico della Repubblica Romana ai tempi dell'Impero di duemila anni fa: "Senatus Populusque Romanus", il Senato e il Popolo Romano. Ma che cosa significava la parola popolo in quella dizione? Era la classe dirigente, in gran parte formata da ex senatori, consoli, proconsoli, tribuni, prefetti, governatori, comandanti. Questa era la classe dirigente della Roma che era già la potenza che aveva conquistato gran parte del Mediterraneo, anche se non era ancora la sola. L'evoluzione col passar degli anni accentrò il potere fino a creare personaggi che governavano di fatto in modo personalizzato vasti territori: Scipione l'Africano, Numa Pompilio, Pompeo, Silla, ma soprattutto Giulio Cesare e i suoi successori: Ottaviano, Marcello, Agrippa, Augusto, Nerone, Claudio, questo era il popolo, cioè la classe dirigente d'una potenza che si stava sempre più estendendo a tutta l'Europa, a una parte notevole dell'Africa e dell'Oriente e a tutto l'Occidente europeo compresa una parte dell'attuale Inghilterra.
Questo passato molto antico non è l'unico: se si andasse indietro di un migliaio di anni prima dell'Impero romano si troverebbero imperi e governi con singoli uomini o singoli capi che li guidavano. E la democrazia? Non c'è mai stata la democrazia fino all'epoca moderna che comincia un migliaio d'anni fa e coincide nella nostra Italia con lo "Stil Novo" del Guinizelli, Cavalcanti e Dante Alighieri:
"Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch'ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio".
Qui comincia la democrazia. Che cos'è realmente? È un popolo di poco numero, una classe consapevole e in qualche modo dirigente culturalmente ma anche politicamente, e se ne volete l'esempio più chiaro è quello della famiglia fiorentina dei Medici. L'Italia conosce in qualche modo la democrazia che ha un carattere oligarchico e si sviluppa in gran parte d'Europa con analoghe caratteristiche: in Francia, in Spagna, in buona parte della Germania, della Sassonia, della Scandinavia. Oligarchie. La democrazia di massa non è mai esistita nel senso che quando è accaduto la parola popolo ha ceduto a quella di popolino. Il vero popolo è una minoranza e il popolino in gran parte della storia degli ultimi cinquecento anni ha dato luogo al populismo: una massa di persone che cedono alla guida di un capo e invadono territori anche estesi dove cominciano a governare, cioè a governarsi. Queste sono forme di democrazia ma durano poco se da questa massa populista non cominciano ad emergere le classi dirigenti. La borghesia. Come si vede, se vogliamo tornare dopo questa ampia descrizione storica, ai tempi nostri, Salvini sta usando il populismo e con esso spera di vincere la battaglia che ha intrapreso. Se vince sarà un dittatore ma dopo poco dovrà fare i conti: in Italia la borghesia esiste, piaccia o non piaccia, la dittatura salviniana in un Paese come il nostro può nascere ma durerà quel tanto che la storia prevede.
In Italia una sinistra democratica ha avuto una parte rilevante nel nostro Risorgimento: i nomi più noti sono quelli di Giuseppe Mazzini (la Giovane Italia), Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane, Luigi Settembrini, Goffredo Mameli, i fratelli Cairoli e molti altri. Il fascismo è stato un fenomeno di populismo di massa nato tra due guerre mondiali che recarono enormi catastrofi umane e che determinarono un'aberrazione del tessuto europeo. Fascismo e nazismo ne furono le conseguenze e le cause. Da allora sono passati molti anni e la modernità è rinata con fatica e ostacoli notevoli.
Se guardiamo a tutto il Novecento e a questo inizio del Duemila la democrazia non è molto forte ma esiste e persiste. Una democrazia di destra ci fu nella seconda metà dell'Ottocento ma poi scomparve. Si è riaffacciata di nuovo ai tempi della Resistenza e delle conseguenze che ebbe. Non vi stupite: Risorgimento, Resistenza, Democrazia sono tre fenomeni connessi tra loro e ancora esistenti e operanti, anche se minoritari. Il partito che ne è depositario è quello Democratico, attualmente guidato da Nicola Zingaretti con il concerto di Gentiloni, Fassino, Minniti, Franceschini e molti altri. Una classe dirigente c'è e si estende a Calenda e soprattutto a Walter Veltroni e a Romano Prodi. Gli ultimi dati sull'attuale consistenza dell'elettorato registrano una crescita del Partito democratico dal 18 per cento in cui era sceso al 22 per cento; una crescita notevole che dà speranze per il futuro. Zingaretti (e non è il solo) è convinto che l'opinione pubblica di sinistra sia in crescita. È un'ipotesi probabile? Diciamo possibile e questo comunque ci incita a osservare l'attuale gestione di una sinistra potenzialmente in grado di fronteggiare Salvini. Il tempo corre velocemente e quindi tra non molto vedremo che cosa accadrà.