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(afp)

Alla fine del piano inclinato

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Il piano inclinato su cui è aggrappata l'economia italiana subisce un altro strappo, e la crisi politica alza il velo sulle reali difficoltà del Paese, sulla leggerezza con cui l'emergenza è stata sottovalutata e l'irresponsabilità con cui la si affronta. Lo spread vola; la crescita è ferma; l'occupazione si rafforza solo nei lavori di scarso spessore; l'industria arranca; sono ancora aperte le crisi aziendali più importanti, come quelle di Alitalia e Ilva-Arcelor. E mentre in casa continuano ad accendersi incendi, la caduta del governo allontana l'intervento dei pompieri.

Lo stato dei fatti richiederebbe un pronto intervento, con una legge di stabilità capace di mettere in sicurezza l'edificio. Anche perché le minacce non arrivano solo dalla congiuntura interna, ma con intensità crescente da fattori esterni. La Bce nel suo bollettino mensile la scorsa settimana ha ribadito che l'inflazione…
Il piano inclinato su cui è aggrappata l'economia italiana subisce un altro strappo, e la crisi politica alza il velo sulle reali difficoltà del Paese, sulla leggerezza con cui l'emergenza è stata sottovalutata e l'irresponsabilità con cui la si affronta. Lo spread vola; la crescita è ferma; l'occupazione si rafforza solo nei lavori di scarso spessore; l'industria arranca; sono ancora aperte le crisi aziendali più importanti, come quelle di Alitalia e Ilva-Arcelor. E mentre in casa continuano ad accendersi incendi, la caduta del governo allontana l'intervento dei pompieri.

Lo stato dei fatti richiederebbe un pronto intervento, con una legge di stabilità capace di mettere in sicurezza l'edificio. Anche perché le minacce non arrivano solo dalla congiuntura interna, ma con intensità crescente da fattori esterni. La Bce nel suo bollettino mensile la scorsa settimana ha ribadito che l'inflazione nell'Eurozona non è in linea con gli obiettivi prefissati e che l'economia è in fase di rallentamento "per effetto delle prolungate incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alla vulnerabilità ei mercati emergenti". Francoforte quindi interverrà se necessario con tutti gli strumenti necessari.

Negli Stati Uniti il presidente Donald Trump è insoddisfatto della politica monetaria della Federal Reserve, che giudica troppo prudente e responsabile di un rafforzamento del dollaro che penalizza l'export americano. Attacca quindi il presidente Jerome Powell e agisce con sventagliate di dazi che avrebbero lo scopo di difendere la già florida industria Usa. In Europa la Germania assaggia la malattia amara di un rallentamento più forte delle stime. I tassi di interesse dei suoi titoli di Stato virano in negativo, la produzione industriale rallenta a causa della frenata cinese, il settore dell'auto è ancora sotto lo schiaffo pesante del Dieselgate e della rivoluzione elettrica, che non è ancora pronta per decollare e spingere le vendite.

Il governo di Angela Merkel studia però misure capaci di invertire la rotta e rimettere la locomotiva tedesca sulla corsia della crescita, aprendo un dibattito sulla necessità o meno di mantenere il feticcio del pareggio di bilancio. Tutti insomma affrontano, con interventi appropriati o esageratamente protezionisti, il problema che hanno (o ritengono di avere) in casa. L'Italia invece nel momento più delicato imbocca la via della crisi. La legge di bilancio senza padri resta appesa al nulla, evaporano le vane e miracolistiche ricette tipo flat tax e salario minimo, si riaffaccia l'incubo dell'aumento dell'Iva. I partiti al governo hanno dato prova di sé: forti nelle promesse, incapaci di realizzare cose concrete. E quando si scopre il bluff si ritirano dal tavolo, ricominciando a fare l'unica cosa di cui sono capaci: la propaganda elettorale. Il piano del tavolo è però sempre più inclinato. E sotto c'è un pericoloso vuoto.