Un governo forte per un’Italia risorta
Eugenio Scalfari , di EUGENIO SCALFARISi può condividere o avversare la sinistra ma la sua esistenza consistente è indispensabile per l’equilibrio generale del Paese, così come avviene in circostanze analoghe in tutte le nazioni
Di Maio ha deciso di affidare a Giuseppe Conte il governo da costruire insieme a Zingaretti e al Partito democratico. Ci ha pensato alcuni giorni Di Maio, l'opinione pubblica si era convinta che il capo politico dei 5S avesse del tutto scartato l'idea di far proseguire il premier. Invece no. Di Maio ha evidentemente deciso che l'incarico a Conte avrebbe non già diminuito ma rafforzato il prestigio politico del suo movimento; di qui la novità che ha suscitato molto stupore e in alcuni rigetto e incomprensione. Questi sentimenti di perplessità si sono anche diffusi nell'area della sinistra e soprattutto nel gruppo dirigente del Pd. Perché Conte? Con quali finalità Di Maio ha preso questa decisione? E quale può essere la risposta della sinistra democratica? Siamo ancora a questo punto e non è affatto detto che sia superabile. Qualora ciò accadesse è possibile se non addirittura probabile che Di Maio si serva d…
Di Maio ha deciso di affidare a Giuseppe Conte il governo da costruire insieme a Zingaretti e al Partito democratico. Ci ha pensato alcuni giorni Di Maio, l'opinione pubblica si era convinta che il capo politico dei 5S avesse del tutto scartato l'idea di far proseguire il premier. Invece no. Di Maio ha evidentemente deciso che l'incarico a Conte avrebbe non già diminuito ma rafforzato il prestigio politico del suo movimento; di qui la novità che ha suscitato molto stupore e in alcuni rigetto e incomprensione. Questi sentimenti di perplessità si sono anche diffusi nell'area della sinistra e soprattutto nel gruppo dirigente del Pd. Perché Conte? Con quali finalità Di Maio ha preso questa decisione? E quale può essere la risposta della sinistra democratica? Siamo ancora a questo punto e non è affatto detto che sia superabile. Qualora ciò accadesse è possibile se non addirittura probabile che Di Maio si serva del nome di Conte per negoziare un ripristino dei contatti con Salvini e la Lega. Alcuni insinuano che questa sia stata in effetti la ragione che ha spinto il leader dei Cinquestelle a rimettere in ballo Conte: Salvini può in qualche modo perdonare a Conte le ferite che gli ha inferto? Probabilmente sì ma resta da vedere se Conte accetterebbe di continuare non più un governo ma un'amicizia politica che potrebbe arrecargli qualche beneficio anche se di seconda mano. È questa la situazione? Di Maio ha scherzato o ha fatto sul serio? Ha puntato sulla sinistra o su una più forte amicizia politica con la Lega?
La risposta a questa domanda non viene tanto da Salvini ma soprattutto da Zingaretti. Se il partito democratico se ne infischia dell'alleanza con i Cinquestelle e preferisce andare da solo alle elezioni che in questo caso sarebbe proprio il Pd a pretendere dal Quirinale, il mutamento della situazione politica italiana e di riflesso in quella europea sarebbe notevole, ma i risultati per la sinistra sarebbero molto in dubbio. Vedremo nei prossimi giorni che cosa accadrà e se esistono altre alternative politiche a quelle fin qui esposte.
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Le risposte alle domande fin qui fatte sono inevitabilmente assai friabili. Personalmente mi permetto non soltanto di esprimere un giudizio su quanto è fin qui accaduto, ma di suggerire una serie di possibili soluzioni che a mio avviso sarebbero fortemente utili a quanto accadrà nel nostro Paese. Con i tempi che corrono il Pd allo stato dei fatti sta oscillando nei sondaggi tra il 22 e il 24 per cento; le forze liberal-socialiste che ruotano intorno al partito e che in circostanze elettorali hanno già manifestato l'intenzione di votare come il Partito senza tuttavia farne parte direttamente, porterebbero il complesso della sinistra italiana intorno al 40 per cento. Una consistenza notevole, la stessa che aveva ottenuto Renzi con il Pd alle Europee, poi precipitato.
Abbiamo più volte esaminato la storia della sinistra italiana ai tempi di Palmiro Togliatti, di Luigi Longo e infine di Enrico Berlinguer. Oggi una ripresa di forza e di intelligenza politica è indispensabile non soltanto per chi condivide quei valori e quegli ideali, ma per il Paese intero si può condividere o avversare la sinistra ma la sua esistenza consistente è indispensabile per l'equilibrio generale del Paese, così come avviene in circostanze analoghe in tutte le nazioni.
La sua storia è molto lunga e purtroppo ha sempre manifestato una servitù più che una libertà. Ho più volte citato a questo proposito la "Servitù volontaria" di Étienne de La Boétie che la dice lunga su questo problema.
Detto questo, la nostra sinistra non può limitarsi a ricostruire la propria esistenza: è depositaria di valori e di ideali rappresentati in passato da personaggi a tutti noti e da noi assai spesso indicati come portatori del nostro destino nazionale. Non starò a fare di nuovo queste citazioni ma le ricordo perché la nostra sinistra di questa fase deve comportarsi con vigore e con giudizio. Diversamente andremmo incontro a un caos non soltanto della sinistra ma della democrazia e questo è ancora più grave.
***
È evidente che il Pd e l'area politica che gli ruota attorno non possono puntare esclusivamente sulle proprie forze. L'intelligenza politica richiede a nostro avviso un obiettivo che non giovi soltanto alla sinistra ma all'equilibrio del Paese. Questo significa che la risposta a Di Maio dovrebbe essere assai più complessa di quella che ripropone un'alleanza con una sinistra rilanciata. Non basta. Un governo in questo modo non è fattibile e non è escluso che Di Maio possa aver pensato anche a quest'ipotesi. La sinistra da sola? Di Maio potrebbe proseguire il sostegno a Conte ma riavvicinarsi a Salvini il quale a sua volta avrebbe il massimo interesse a recuperare i Cinquestelle. La soluzione di questo imbroglio è nelle mani di Zingaretti e dei dirigenti del Pd. Una soluzione c'è, vogliono ascoltarla? Si chiama "governo forte" e il modo per realizzarlo, a nostro avviso, è il seguente: 1) accettare la proposta di Di Maio del rilancio politico di Giuseppe Conte. Personalmente ritengo che Conte sia sostanzialmente più orientato verso il centro e addirittura il centrosinistra che non la destra salviniana. 2) l'uomo del futuro per quanto riguarda la sinistra liberal-democratica dovrebbe essere Enrico Letta e Zingaretti dovrebbe pretendere che il governo Conte abbia Letta come vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Sarebbe previsto fin da ora che Conte, dopo aver governato insieme a Letta per sette-otto mesi, lasci a Letta il campo: primo ministro e ministro degli Esteri. Il governo Letta potrebbe durare fino al termine della legislatura e della presidenza della Repubblica, cioè fino al 2022: due anni di governo per Letta e un futuro non certo limitato a due anni.
La soluzione Conte-Letta è oggettivamente la migliore possibile: metterebbe in ulteriore difficoltà Salvini, renderebbe ancora più debole l'alleanza con Berlusconi e segnerebbe un miglioramento notevole per il nostro Paese. È probabile e sicuramente possibile che i Cinquestelle cessino di esistere e uniscano le loro forze a quelle di un centrosinistra europeo. Ricordo qui il Manifesto scritto e diffuso negli anni Quaranta del secolo scorso da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, sull'Europa unita e sull'Italia democratica. Ricordo anche il motto "Giustizia e libertà" dei fratelli Rosselli ed infine il Partito d'Azione di Ugo La Malfa. Questa è stata l'Italia i cui uomini, i cui valori, i cui ideali dovrebbero accompagnarci nella marcia verso il futuro.
***
È venuto il momento, com'è abitudine fare nei miei articoli domenicali, di chiudere in armonia ed è quello che farò.
Il Quirinale dovrà cambiare il Presidente nel 2022. Mattarella è stato e sarà ancora per due anni un Presidente eccellente. Diventerà senatore a vita e quindi una voce autorevole e preziosa per la nostra democrazia. Chi sarà il suo successore non è facile prevedere: potrebbe essere Romano Prodi, Walter Veltroni, Mario Draghi. Quest'ultimo nome sarebbe uno dei più preziosi ma personalmente dubito che accetterebbe una carica di quel genere, chissà. Noi, la nostra opinione pubblica, abbiamo il difetto di concepire il presidente della Repubblica come un personaggio puramente formale, che ha alcuni poteri ma estremamente ridotti. Errore, non è così. Il presidente della Repubblica è depositario di valori e perfino di poteri di governo. Non a caso presiede la magistratura e può formulare dei decreti che poi affida al ministro competente e alla ratifica del Parlamento. Altri poteri della massima importanza competono alla Corte costituzionale e altri ancora alla Corte di cassazione. Queste istituzioni andrebbero parzialmente ammodernate ma comunque rappresentano una divisione di poteri che riassumono, considerati nel loro insieme, i grandi valori della democrazia.
Il nostro Paese deve e può modernizzare la nostra società, la modernità ha raggiunto un punto di grande importanza e ormai distingue politicamente i democratici liberi ed uguali fra conservatori e progressisti. I primi fanno durare i valori per due o tre generazioni. I secondi dopo una generazione sentono già il bisogno di un mutamento. L'insieme di queste due categorie costituisce il massimo della modernità che dobbiamo realizzare con una trascendenza di valori e di ideali. Di solito termino i miei articoli con una citazione poetica. Questa volta è la seguente: "Ami domani chi mai amò / E chi amò ami domani".
La risposta a questa domanda non viene tanto da Salvini ma soprattutto da Zingaretti. Se il partito democratico se ne infischia dell'alleanza con i Cinquestelle e preferisce andare da solo alle elezioni che in questo caso sarebbe proprio il Pd a pretendere dal Quirinale, il mutamento della situazione politica italiana e di riflesso in quella europea sarebbe notevole, ma i risultati per la sinistra sarebbero molto in dubbio. Vedremo nei prossimi giorni che cosa accadrà e se esistono altre alternative politiche a quelle fin qui esposte.
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Le risposte alle domande fin qui fatte sono inevitabilmente assai friabili. Personalmente mi permetto non soltanto di esprimere un giudizio su quanto è fin qui accaduto, ma di suggerire una serie di possibili soluzioni che a mio avviso sarebbero fortemente utili a quanto accadrà nel nostro Paese. Con i tempi che corrono il Pd allo stato dei fatti sta oscillando nei sondaggi tra il 22 e il 24 per cento; le forze liberal-socialiste che ruotano intorno al partito e che in circostanze elettorali hanno già manifestato l'intenzione di votare come il Partito senza tuttavia farne parte direttamente, porterebbero il complesso della sinistra italiana intorno al 40 per cento. Una consistenza notevole, la stessa che aveva ottenuto Renzi con il Pd alle Europee, poi precipitato.
Abbiamo più volte esaminato la storia della sinistra italiana ai tempi di Palmiro Togliatti, di Luigi Longo e infine di Enrico Berlinguer. Oggi una ripresa di forza e di intelligenza politica è indispensabile non soltanto per chi condivide quei valori e quegli ideali, ma per il Paese intero si può condividere o avversare la sinistra ma la sua esistenza consistente è indispensabile per l'equilibrio generale del Paese, così come avviene in circostanze analoghe in tutte le nazioni.
La sua storia è molto lunga e purtroppo ha sempre manifestato una servitù più che una libertà. Ho più volte citato a questo proposito la "Servitù volontaria" di Étienne de La Boétie che la dice lunga su questo problema.
Detto questo, la nostra sinistra non può limitarsi a ricostruire la propria esistenza: è depositaria di valori e di ideali rappresentati in passato da personaggi a tutti noti e da noi assai spesso indicati come portatori del nostro destino nazionale. Non starò a fare di nuovo queste citazioni ma le ricordo perché la nostra sinistra di questa fase deve comportarsi con vigore e con giudizio. Diversamente andremmo incontro a un caos non soltanto della sinistra ma della democrazia e questo è ancora più grave.
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È evidente che il Pd e l'area politica che gli ruota attorno non possono puntare esclusivamente sulle proprie forze. L'intelligenza politica richiede a nostro avviso un obiettivo che non giovi soltanto alla sinistra ma all'equilibrio del Paese. Questo significa che la risposta a Di Maio dovrebbe essere assai più complessa di quella che ripropone un'alleanza con una sinistra rilanciata. Non basta. Un governo in questo modo non è fattibile e non è escluso che Di Maio possa aver pensato anche a quest'ipotesi. La sinistra da sola? Di Maio potrebbe proseguire il sostegno a Conte ma riavvicinarsi a Salvini il quale a sua volta avrebbe il massimo interesse a recuperare i Cinquestelle. La soluzione di questo imbroglio è nelle mani di Zingaretti e dei dirigenti del Pd. Una soluzione c'è, vogliono ascoltarla? Si chiama "governo forte" e il modo per realizzarlo, a nostro avviso, è il seguente: 1) accettare la proposta di Di Maio del rilancio politico di Giuseppe Conte. Personalmente ritengo che Conte sia sostanzialmente più orientato verso il centro e addirittura il centrosinistra che non la destra salviniana. 2) l'uomo del futuro per quanto riguarda la sinistra liberal-democratica dovrebbe essere Enrico Letta e Zingaretti dovrebbe pretendere che il governo Conte abbia Letta come vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Sarebbe previsto fin da ora che Conte, dopo aver governato insieme a Letta per sette-otto mesi, lasci a Letta il campo: primo ministro e ministro degli Esteri. Il governo Letta potrebbe durare fino al termine della legislatura e della presidenza della Repubblica, cioè fino al 2022: due anni di governo per Letta e un futuro non certo limitato a due anni.
La soluzione Conte-Letta è oggettivamente la migliore possibile: metterebbe in ulteriore difficoltà Salvini, renderebbe ancora più debole l'alleanza con Berlusconi e segnerebbe un miglioramento notevole per il nostro Paese. È probabile e sicuramente possibile che i Cinquestelle cessino di esistere e uniscano le loro forze a quelle di un centrosinistra europeo. Ricordo qui il Manifesto scritto e diffuso negli anni Quaranta del secolo scorso da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, sull'Europa unita e sull'Italia democratica. Ricordo anche il motto "Giustizia e libertà" dei fratelli Rosselli ed infine il Partito d'Azione di Ugo La Malfa. Questa è stata l'Italia i cui uomini, i cui valori, i cui ideali dovrebbero accompagnarci nella marcia verso il futuro.
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È venuto il momento, com'è abitudine fare nei miei articoli domenicali, di chiudere in armonia ed è quello che farò.
Il Quirinale dovrà cambiare il Presidente nel 2022. Mattarella è stato e sarà ancora per due anni un Presidente eccellente. Diventerà senatore a vita e quindi una voce autorevole e preziosa per la nostra democrazia. Chi sarà il suo successore non è facile prevedere: potrebbe essere Romano Prodi, Walter Veltroni, Mario Draghi. Quest'ultimo nome sarebbe uno dei più preziosi ma personalmente dubito che accetterebbe una carica di quel genere, chissà. Noi, la nostra opinione pubblica, abbiamo il difetto di concepire il presidente della Repubblica come un personaggio puramente formale, che ha alcuni poteri ma estremamente ridotti. Errore, non è così. Il presidente della Repubblica è depositario di valori e perfino di poteri di governo. Non a caso presiede la magistratura e può formulare dei decreti che poi affida al ministro competente e alla ratifica del Parlamento. Altri poteri della massima importanza competono alla Corte costituzionale e altri ancora alla Corte di cassazione. Queste istituzioni andrebbero parzialmente ammodernate ma comunque rappresentano una divisione di poteri che riassumono, considerati nel loro insieme, i grandi valori della democrazia.
Il nostro Paese deve e può modernizzare la nostra società, la modernità ha raggiunto un punto di grande importanza e ormai distingue politicamente i democratici liberi ed uguali fra conservatori e progressisti. I primi fanno durare i valori per due o tre generazioni. I secondi dopo una generazione sentono già il bisogno di un mutamento. L'insieme di queste due categorie costituisce il massimo della modernità che dobbiamo realizzare con una trascendenza di valori e di ideali. Di solito termino i miei articoli con una citazione poetica. Questa volta è la seguente: "Ami domani chi mai amò / E chi amò ami domani".