Esistono nella storia politica di qualunque epoca molti personaggi con compiti e importanza diversi ma comunque degni di esser seguiti. Alcuni sono i leader della situazione, altri degli assistenti, segretari, sostituti.
Ci sono però anche regimi dittatoriali dove il comando è affidato a una sola persona, aiutata da qualche assistente ma nulla di più. Dittature: ce ne sono state a bizzeffe nella storia del mondo intero e anche in quella della Roma antica ma non soltanto. Farne l'elenco mi sembra inutile: sul nostro giornale l'abbiamo fatto più volte e poi si studia nelle scuole.
Le situazioni contrapposte sono dunque la dittatura da un lato e la democrazia dall'altro. Sono due regimi che si alternano a vicenda: spesso la dittatura cede il posto alla democrazia e altrettanto nella direzione opposta. Quelli che come me e tanti altri preferiscono la libertà, propendono verso la democrazia sebbene anch'essa abbia dei germi dittatoriali e…
Ci sono però anche regimi dittatoriali dove il comando è affidato a una sola persona, aiutata da qualche assistente ma nulla di più. Dittature: ce ne sono state a bizzeffe nella storia del mondo intero e anche in quella della Roma antica ma non soltanto. Farne l'elenco mi sembra inutile: sul nostro giornale l'abbiamo fatto più volte e poi si studia nelle scuole.
Le situazioni contrapposte sono dunque la dittatura da un lato e la democrazia dall'altro. Sono due regimi che si alternano a vicenda: spesso la dittatura cede il posto alla democrazia e altrettanto nella direzione opposta. Quelli che come me e tanti altri preferiscono la libertà, propendono verso la democrazia sebbene anch'essa abbia dei germi dittatoriali e…
Esistono nella storia politica di qualunque epoca molti personaggi con compiti e importanza diversi ma comunque degni di esser seguiti. Alcuni sono i leader della situazione, altri degli assistenti, segretari, sostituti.
Ci sono però anche regimi dittatoriali dove il comando è affidato a una sola persona, aiutata da qualche assistente ma nulla di più. Dittature: ce ne sono state a bizzeffe nella storia del mondo intero e anche in quella della Roma antica ma non soltanto. Farne l'elenco mi sembra inutile: sul nostro giornale l'abbiamo fatto più volte e poi si studia nelle scuole.
Le situazioni contrapposte sono dunque la dittatura da un lato e la democrazia dall'altro. Sono due regimi che si alternano a vicenda: spesso la dittatura cede il posto alla democrazia e altrettanto nella direzione opposta. Quelli che come me e tanti altri preferiscono la libertà, propendono verso la democrazia sebbene anch'essa abbia dei germi dittatoriali e viceversa. Insomma la storia è quella che è, dipende da numerose ragioni
e da numerosi personaggi che le rappresentano.
Se vogliamo comprendere quale sia la situazione odierna dobbiamo appunto tener presenti questi diversi sistemi e situazioni. La nascita del nostro mondo ha come data più o meno la morte di Gesù di Nazareth: siamo nel 2019, due millenni nel quale sono accadute un'infinità di vicende. A noi interessano soprattutto quelle che hanno coinvolto l'Occidente. L'Occidente è gremito di personaggi di varia importanza e di anomale personalità. Ne faremo qui una sintetica ma spero efficace rassegna.
***
La Lega di Matteo Salvini era e continua a essere la formazione numericamente e politicamente più importante. Salvini cominciò come seguace di Umberto Bossi, la cui influenza si esercitava soprattutto su piccoli centri del Piemonte e della Lombardia e qualche cosa anche nel Veneto. Bossi partecipò a un governo guidato da Silvio Berlusconi nel 1994. Non dava la mano a nessuno: si sentiva del tutto diverso dagli altri e quindi dopo sette mesi se ne andò lasciando Berlusconi nelle pesti.
Nel frattempo Salvini stava crescendo d'importanza politica in quella che avevano battezzato la Lega Nord. Lavorava soprattutto nel Lombardo-Veneto. La Lega si era ampiamente diffusa nel Nord e aveva assunto caratteristiche alquanto diverse da quelle iniziali: non era più soltanto una serie di movimenti locali ma stava acquistando la fisionomia di un partito più che di un movimento. E partito in fondo diventò abbastanza rapidamente quando Salvini decise di scendere verso il Centro e addirittura verso il Sud e infine nelle isole, principalmente in Sicilia. Un partito nazionale che oggi, nonostante fatti di recente accaduti, continua a essere il numero uno.
Ma c'è stata fino a poco tempo fa un'alleanza ben più importante numericamente e politicamente ed è stata quella con i Cinquestelle o grillini che dir si voglia, sebbene Grillo non sia più il padre di quell'alleanza ma semmai il nonno, non privo tuttavia di notevole influsso.
Adesso è accaduto il fatto nuovo. I Cinquestelle guidati da Luigi Di Maio hanno capovolto la loro situazione: sono passati sul fronte opposto contrattando un'alleanza con i liberal-socialisti del Partito democratico dove il segretario è Nicola Zingaretti e lo stato maggiore è abbastanza numeroso e qualificato. Ne fa parte ancora Matteo Renzi che fino a pochi mesi fa era ancora il leader di quel partito? Ecco un problema che merita d'essere esaminato.
***
I personaggi, come ho già indicato, sono numerosi e meritano un elenco. Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti: questi sono i tre capi dei quali Di Maio è al centro, Salvini a destra e Zingaretti a sinistra. C'è una ragione per la quale Di Maio si trova al centro, lui la conosce molto bene e anzi la racconta liberamente: è figlio di Grillo e come tale è alla guida del populismo più diffuso. Ce n'è anche in altre formazioni, ma quella di origine grillina è la più populista di tutte. A chi domandava dieci anni fa a Beppe Grillo quale fosse la sua fisionomia politica, lui rispondeva che i grillini (allora si chiamavano ed erano così) dovevano distruggere tutte le caste, le formazioni politiche, i centri di interesse, qualunque cosa insomma che andasse oltre il popolo. Usava anche un paragone di tipo botanico: se c'è un grande prato e molti alberi che vi sorgono, quegli alberi vanno abbattuti e il prato è il terreno tutto uguale dove cresce l'erba e qualche fiore. Quello era il terreno del popolo che, dopo aver distrutto le oligarchie d'ogni tipo e genere, era in grado di comandare per il proprio interesse.
Grillo non pensò di andare oltre a quanto aveva detto. Non abbandonò il Movimento che aveva creato ma lo affidò a un gruppo guidato da Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e altri loro compagni. Programma? L'interesse del popolo. Chi lo determinava? Quelli chiamati alla guida. Erano di sinistra o di destra? Nessuna di queste due definizioni, il popolo è il popolo e i suoi interessi se li studia da solo. Un da solo per modo di dire poiché anche in chi raduna il popolo ci sono dei capi e molto spesso sono pochi o pochissimi. Il Tribuno della plebe nella Roma repubblicana di duemila anni fa era un dittatore. Alzava la sua bandiera e il popolo lo seguiva.
Storie antiche ma sempre moderne: se interroghi Di Maio sul suo programma, lui ti risponde che non è né a destra né a sinistra ma fa gli interessi del popolo. Più vago di così è difficile: il populismo è nelle mani di pochi capi o addirittura di uno soltanto. Adesso è diventato alleato del centrosinistra, del Pd di Zingaretti. Naturalmente ha posto le sue condizioni che solo in parte, ma in parte rilevante, sono state accettate: voleva essere vicepresidente del Consiglio e si è dovuto accontentare di essere ministro degli Esteri.
***
Credo che abbiamo detto quanto era necessario sulla situazione attuale. C'è però un personaggio che è ancora una volta di scena e d'una scena di prim'ordine: si chiama Mario Draghi. Sarà in carica fino al prossimo novembre quindi ha due mesi di tempo per essere ancora alla guida della Banca centrale europea.
Draghi ha avvertito la necessità di nuovi interventi: la situazione monetaria che subisce inevitabilmente influenze politiche ha registrato alcune nuove necessità. Ha di nuovo scongiurato in tutta l'Europa della moneta comune la depressione, male incurabile quando si manifesta e di gravissime conseguenze sulla popolazione degli Stati che condividono la moneta unica.
Quindi lotta contro la recessione attraverso una messa a disposizione dei Paesi dell'Euro di moneta facile: una sorta di politica inflazionistica che non doveva però superare un certo livello, leggermente sopra al pareggio tra spesa e risparmio e quindi, per dirla con parole semplici, una leggera inflazione ampiamente sopportabile e anzi utile al buon andamento della produzione, del risparmio, del consumo e dell'occupazione.
Questa politica è stata rimessa in moto da Draghi ma la situazione non è più quella di un tempo: la Russia di Putin è decisamente presente nell'Occidente europeo e persino americano. La Cina ancora di più: l'economia cinese non è nella migliore delle condizioni ma le capacità di spesa e di investimento sono ancora enormi in un Paese di quella vastità geografica, politica, economica, sociale.
Draghi è ovviamente perfettamente al corrente di queste varie situazioni e anche di alcune novità non gradevoli nell'Europa centrale, soprattutto tedesca, dove il partito di Merkel ha preso varie batoste a vantaggio di gruppi politici populisti e di estrema destra.
Per far fronte a queste sgradevoli novità Draghi non si limita a guidare le banche nazionali europee ma ha anche ripreso l'acquisto di buoni del Tesoro e obbligazioni pubbliche e private.
Mi domando quale sarà il suo futuro avvenire. Al suo posto sta arrivando Christine Lagarde la quale si varrà certamente dell'esperienza e dei consigli di Draghi ma in forma privata.
Pensare tuttavia che uno dei più adeguati ed esperti titolari di banca, finanza, occupazione, risparmio, investimenti, resti a casa propria e vada a divertirsi al cinema o al teatro mi pare piuttosto inconcepibile. Personalmente credo che Draghi dovrebbe avere un titolo della massima importanza in Europa, dovrebbe e potrebbe essere presidente della Commissione europea.
Nella nostra storia di questi ultimi due anni si è creato anche il problema della Brexit in Inghilterra, che sta attraversando una fase estremamente agitata e ha ripercussioni sul resto del mondo occidentale.
La sterlina che fine fa? E La Banca d'Inghilterra? Draghi potrebbe avere l'incarico di medicare il male profondo che l'Inghilterra e la sterlina stanno attraversando. Ci sono molti modi, per esempio quello di guidare una grande banca internazionale che intervenga ovunque sia necessario, a cominciare dalla Brexit.
Debbo dire che io ho un'amicizia e una stima profonda nei confronti di Mario Draghi. Vorrei addirittura che tornasse in Italia ma non vedo quale sia l'incarico che già non abbia ricoperto a suo tempo. L'Italia tuttavia è un Paese che in questa fase è molto turbato economicamente e socialmente.
Abbiamo un meccanismo che si chiama cuneo fiscale e che a mio avviso andrebbe totalmente abolito. Esso dovrebbe essere sostituito da una scala dei redditi e dei patrimoni che, secondo la loro importanza dovrebbero beneficare i redditi bassi, lasciare intatta l'entrata e l'uscita dei redditi medi e penalizzare relativamente e sulla base della loro crescita i redditi medio alti, fino a raggiungere i ricchi e i ricchissimi i quali dovrebbero essere tassati utilizzando questa tassazione a favore delle fasce più basse del reddito.
Questa gestione è della massima importanza e dev'essere continuamente sorvegliata, modificata, costituendo di fatto la politica economica d'un Paese.
A mio avviso questa politica dei redditi e dei patrimoni dovrebbe essere affidata a un ministro con poteri molto elevati. Draghi? Perché no?
Infine: nel 2022 il presidente della Repubblica scade e naturalmente deve essere sostituito. E Draghi? Se qualcuno lo presentasse al Quirinale credo che sarebbe votato con una stragrande maggioranza e credo anche che non farebbe rimpiangere la bravura di Sergio Mattarella.
Ci sono però anche regimi dittatoriali dove il comando è affidato a una sola persona, aiutata da qualche assistente ma nulla di più. Dittature: ce ne sono state a bizzeffe nella storia del mondo intero e anche in quella della Roma antica ma non soltanto. Farne l'elenco mi sembra inutile: sul nostro giornale l'abbiamo fatto più volte e poi si studia nelle scuole.
Le situazioni contrapposte sono dunque la dittatura da un lato e la democrazia dall'altro. Sono due regimi che si alternano a vicenda: spesso la dittatura cede il posto alla democrazia e altrettanto nella direzione opposta. Quelli che come me e tanti altri preferiscono la libertà, propendono verso la democrazia sebbene anch'essa abbia dei germi dittatoriali e viceversa. Insomma la storia è quella che è, dipende da numerose ragioni
e da numerosi personaggi che le rappresentano.
Se vogliamo comprendere quale sia la situazione odierna dobbiamo appunto tener presenti questi diversi sistemi e situazioni. La nascita del nostro mondo ha come data più o meno la morte di Gesù di Nazareth: siamo nel 2019, due millenni nel quale sono accadute un'infinità di vicende. A noi interessano soprattutto quelle che hanno coinvolto l'Occidente. L'Occidente è gremito di personaggi di varia importanza e di anomale personalità. Ne faremo qui una sintetica ma spero efficace rassegna.
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La Lega di Matteo Salvini era e continua a essere la formazione numericamente e politicamente più importante. Salvini cominciò come seguace di Umberto Bossi, la cui influenza si esercitava soprattutto su piccoli centri del Piemonte e della Lombardia e qualche cosa anche nel Veneto. Bossi partecipò a un governo guidato da Silvio Berlusconi nel 1994. Non dava la mano a nessuno: si sentiva del tutto diverso dagli altri e quindi dopo sette mesi se ne andò lasciando Berlusconi nelle pesti.
Nel frattempo Salvini stava crescendo d'importanza politica in quella che avevano battezzato la Lega Nord. Lavorava soprattutto nel Lombardo-Veneto. La Lega si era ampiamente diffusa nel Nord e aveva assunto caratteristiche alquanto diverse da quelle iniziali: non era più soltanto una serie di movimenti locali ma stava acquistando la fisionomia di un partito più che di un movimento. E partito in fondo diventò abbastanza rapidamente quando Salvini decise di scendere verso il Centro e addirittura verso il Sud e infine nelle isole, principalmente in Sicilia. Un partito nazionale che oggi, nonostante fatti di recente accaduti, continua a essere il numero uno.
Ma c'è stata fino a poco tempo fa un'alleanza ben più importante numericamente e politicamente ed è stata quella con i Cinquestelle o grillini che dir si voglia, sebbene Grillo non sia più il padre di quell'alleanza ma semmai il nonno, non privo tuttavia di notevole influsso.
Adesso è accaduto il fatto nuovo. I Cinquestelle guidati da Luigi Di Maio hanno capovolto la loro situazione: sono passati sul fronte opposto contrattando un'alleanza con i liberal-socialisti del Partito democratico dove il segretario è Nicola Zingaretti e lo stato maggiore è abbastanza numeroso e qualificato. Ne fa parte ancora Matteo Renzi che fino a pochi mesi fa era ancora il leader di quel partito? Ecco un problema che merita d'essere esaminato.
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I personaggi, come ho già indicato, sono numerosi e meritano un elenco. Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti: questi sono i tre capi dei quali Di Maio è al centro, Salvini a destra e Zingaretti a sinistra. C'è una ragione per la quale Di Maio si trova al centro, lui la conosce molto bene e anzi la racconta liberamente: è figlio di Grillo e come tale è alla guida del populismo più diffuso. Ce n'è anche in altre formazioni, ma quella di origine grillina è la più populista di tutte. A chi domandava dieci anni fa a Beppe Grillo quale fosse la sua fisionomia politica, lui rispondeva che i grillini (allora si chiamavano ed erano così) dovevano distruggere tutte le caste, le formazioni politiche, i centri di interesse, qualunque cosa insomma che andasse oltre il popolo. Usava anche un paragone di tipo botanico: se c'è un grande prato e molti alberi che vi sorgono, quegli alberi vanno abbattuti e il prato è il terreno tutto uguale dove cresce l'erba e qualche fiore. Quello era il terreno del popolo che, dopo aver distrutto le oligarchie d'ogni tipo e genere, era in grado di comandare per il proprio interesse.
Grillo non pensò di andare oltre a quanto aveva detto. Non abbandonò il Movimento che aveva creato ma lo affidò a un gruppo guidato da Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e altri loro compagni. Programma? L'interesse del popolo. Chi lo determinava? Quelli chiamati alla guida. Erano di sinistra o di destra? Nessuna di queste due definizioni, il popolo è il popolo e i suoi interessi se li studia da solo. Un da solo per modo di dire poiché anche in chi raduna il popolo ci sono dei capi e molto spesso sono pochi o pochissimi. Il Tribuno della plebe nella Roma repubblicana di duemila anni fa era un dittatore. Alzava la sua bandiera e il popolo lo seguiva.
Storie antiche ma sempre moderne: se interroghi Di Maio sul suo programma, lui ti risponde che non è né a destra né a sinistra ma fa gli interessi del popolo. Più vago di così è difficile: il populismo è nelle mani di pochi capi o addirittura di uno soltanto. Adesso è diventato alleato del centrosinistra, del Pd di Zingaretti. Naturalmente ha posto le sue condizioni che solo in parte, ma in parte rilevante, sono state accettate: voleva essere vicepresidente del Consiglio e si è dovuto accontentare di essere ministro degli Esteri.
***
Credo che abbiamo detto quanto era necessario sulla situazione attuale. C'è però un personaggio che è ancora una volta di scena e d'una scena di prim'ordine: si chiama Mario Draghi. Sarà in carica fino al prossimo novembre quindi ha due mesi di tempo per essere ancora alla guida della Banca centrale europea.
Draghi ha avvertito la necessità di nuovi interventi: la situazione monetaria che subisce inevitabilmente influenze politiche ha registrato alcune nuove necessità. Ha di nuovo scongiurato in tutta l'Europa della moneta comune la depressione, male incurabile quando si manifesta e di gravissime conseguenze sulla popolazione degli Stati che condividono la moneta unica.
Quindi lotta contro la recessione attraverso una messa a disposizione dei Paesi dell'Euro di moneta facile: una sorta di politica inflazionistica che non doveva però superare un certo livello, leggermente sopra al pareggio tra spesa e risparmio e quindi, per dirla con parole semplici, una leggera inflazione ampiamente sopportabile e anzi utile al buon andamento della produzione, del risparmio, del consumo e dell'occupazione.
Questa politica è stata rimessa in moto da Draghi ma la situazione non è più quella di un tempo: la Russia di Putin è decisamente presente nell'Occidente europeo e persino americano. La Cina ancora di più: l'economia cinese non è nella migliore delle condizioni ma le capacità di spesa e di investimento sono ancora enormi in un Paese di quella vastità geografica, politica, economica, sociale.
Draghi è ovviamente perfettamente al corrente di queste varie situazioni e anche di alcune novità non gradevoli nell'Europa centrale, soprattutto tedesca, dove il partito di Merkel ha preso varie batoste a vantaggio di gruppi politici populisti e di estrema destra.
Per far fronte a queste sgradevoli novità Draghi non si limita a guidare le banche nazionali europee ma ha anche ripreso l'acquisto di buoni del Tesoro e obbligazioni pubbliche e private.
Mi domando quale sarà il suo futuro avvenire. Al suo posto sta arrivando Christine Lagarde la quale si varrà certamente dell'esperienza e dei consigli di Draghi ma in forma privata.
Pensare tuttavia che uno dei più adeguati ed esperti titolari di banca, finanza, occupazione, risparmio, investimenti, resti a casa propria e vada a divertirsi al cinema o al teatro mi pare piuttosto inconcepibile. Personalmente credo che Draghi dovrebbe avere un titolo della massima importanza in Europa, dovrebbe e potrebbe essere presidente della Commissione europea.
Nella nostra storia di questi ultimi due anni si è creato anche il problema della Brexit in Inghilterra, che sta attraversando una fase estremamente agitata e ha ripercussioni sul resto del mondo occidentale.
La sterlina che fine fa? E La Banca d'Inghilterra? Draghi potrebbe avere l'incarico di medicare il male profondo che l'Inghilterra e la sterlina stanno attraversando. Ci sono molti modi, per esempio quello di guidare una grande banca internazionale che intervenga ovunque sia necessario, a cominciare dalla Brexit.
Debbo dire che io ho un'amicizia e una stima profonda nei confronti di Mario Draghi. Vorrei addirittura che tornasse in Italia ma non vedo quale sia l'incarico che già non abbia ricoperto a suo tempo. L'Italia tuttavia è un Paese che in questa fase è molto turbato economicamente e socialmente.
Abbiamo un meccanismo che si chiama cuneo fiscale e che a mio avviso andrebbe totalmente abolito. Esso dovrebbe essere sostituito da una scala dei redditi e dei patrimoni che, secondo la loro importanza dovrebbero beneficare i redditi bassi, lasciare intatta l'entrata e l'uscita dei redditi medi e penalizzare relativamente e sulla base della loro crescita i redditi medio alti, fino a raggiungere i ricchi e i ricchissimi i quali dovrebbero essere tassati utilizzando questa tassazione a favore delle fasce più basse del reddito.
Questa gestione è della massima importanza e dev'essere continuamente sorvegliata, modificata, costituendo di fatto la politica economica d'un Paese.
A mio avviso questa politica dei redditi e dei patrimoni dovrebbe essere affidata a un ministro con poteri molto elevati. Draghi? Perché no?
Infine: nel 2022 il presidente della Repubblica scade e naturalmente deve essere sostituito. E Draghi? Se qualcuno lo presentasse al Quirinale credo che sarebbe votato con una stragrande maggioranza e credo anche che non farebbe rimpiangere la bravura di Sergio Mattarella.