Papa Francesco non ha mai parlato dell’Io come l’elemento determinante dell’uomo. Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d’incontrarlo e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo. La prova che conferma questa realtà e che crea una Chiesa completamente diversa dalle altre è provata da alcuni episodi che meritano di essere ricordati.
Sinodo, Francesco e lo spirito dell'Amazzonia
Eugenio Scalfari , di EUGENIO SCALFARIÈ un tema di fondamentale importanza per l'intera umanità e su cui il Papa punta il dito da sei anni
Sua Santità papa Francesco ha convocato un Sinodo al quale partecipano più di duecento cardinali e arcivescovi per trattare il problema dell’Amazzonia. Il tema è di fondamentale importanza per l’intera umanità. Francesco ha lanciato ormai da anni l’idea del Dio Unico.
È un’idea ovviamente rivoluzionaria che comporta l’esame di una seria problematica che interessa tutti, popoli ricchi e culturalmente evoluti così come popoli poveri e disperati. L’unificazione sta nel fatto che esiste una comunità interiore: tutti debbono vivere e tutti dovrebbero farlo, gli uni aiutando gli altri i quali a loro volta dovrebbero corrispondere adeguatamente. Ricchi e poveri, uomini e donne: questo è il nostro mondo di umani e di questo il Papa tiene continuamente conto. «Siamo venuti per contemplare, per comprendere, per servire i popoli». Così papa Francesco ha aperto i lavori del Sinodo.
L&r…
È un’idea ovviamente rivoluzionaria che comporta l’esame di una seria problematica che interessa tutti, popoli ricchi e culturalmente evoluti così come popoli poveri e disperati. L’unificazione sta nel fatto che esiste una comunità interiore: tutti debbono vivere e tutti dovrebbero farlo, gli uni aiutando gli altri i quali a loro volta dovrebbero corrispondere adeguatamente. Ricchi e poveri, uomini e donne: questo è il nostro mondo di umani e di questo il Papa tiene continuamente conto. «Siamo venuti per contemplare, per comprendere, per servire i popoli». Così papa Francesco ha aperto i lavori del Sinodo.
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Sua Santità papa Francesco ha convocato un Sinodo al quale partecipano più di duecento cardinali e arcivescovi per trattare il problema dell’Amazzonia. Il tema è di fondamentale importanza per l’intera umanità. Francesco ha lanciato ormai da anni l’idea del Dio Unico.
È un’idea ovviamente rivoluzionaria che comporta l’esame di una seria problematica che interessa tutti, popoli ricchi e culturalmente evoluti così come popoli poveri e disperati. L’unificazione sta nel fatto che esiste una comunità interiore: tutti debbono vivere e tutti dovrebbero farlo, gli uni aiutando gli altri i quali a loro volta dovrebbero corrispondere adeguatamente. Ricchi e poveri, uomini e donne: questo è il nostro mondo di umani e di questo il Papa tiene continuamente conto. «Siamo venuti per contemplare, per comprendere, per servire i popoli». Così papa Francesco ha aperto i lavori del Sinodo.
L’Amazzonia è un caso molto grave ma raffigura la storia del genere umano, sono già sei anni che Francesco punta il dito su questo tema drammatico.
«Non siamo venuti qui per inventare programmi di sviluppo sociale o di custodia di culture. Non è questo il nostro compito o perlomeno non certo il principale» sono state le parole di Francesco. «Il nostro lavoro sarà prima di tutto pregare e poi riflettere, dialogare, ascoltare con umiltà e parlare con coraggio. Non abbiamo bisogno di dimostrare il nostro eventuale potere sui media. Questo configurerebbe una Chiesa sensazionalista ma non è questa che noi concepiamo, noi sappiamo che gli umani sono tutti uguali nella loro esterna diversità».
È un’idea ovviamente rivoluzionaria che comporta l’esame di una seria problematica che interessa tutti, popoli ricchi e culturalmente evoluti così come popoli poveri e disperati. L’unificazione sta nel fatto che esiste una comunità interiore: tutti debbono vivere e tutti dovrebbero farlo, gli uni aiutando gli altri i quali a loro volta dovrebbero corrispondere adeguatamente. Ricchi e poveri, uomini e donne: questo è il nostro mondo di umani e di questo il Papa tiene continuamente conto. «Siamo venuti per contemplare, per comprendere, per servire i popoli». Così papa Francesco ha aperto i lavori del Sinodo.
L’Amazzonia è un caso molto grave ma raffigura la storia del genere umano, sono già sei anni che Francesco punta il dito su questo tema drammatico.
«Non siamo venuti qui per inventare programmi di sviluppo sociale o di custodia di culture. Non è questo il nostro compito o perlomeno non certo il principale» sono state le parole di Francesco. «Il nostro lavoro sarà prima di tutto pregare e poi riflettere, dialogare, ascoltare con umiltà e parlare con coraggio. Non abbiamo bisogno di dimostrare il nostro eventuale potere sui media. Questo configurerebbe una Chiesa sensazionalista ma non è questa che noi concepiamo, noi sappiamo che gli umani sono tutti uguali nella loro esterna diversità».
Il primo è quello che avviene nell’Orto di Getsemani dove Gesù si reca dopo l’Ultima Cena. Gli apostoli che sono a pochi metri da lui lo sentono pregare Dio con parole che furono a suo tempo riferite da Simon Pietro: «Signore — disse Gesù — se puoi allontanare da me questo amaro calice, ti prego di farlo, ma se non puoi o non vuoi io lo berrò fino in fondo». Fu arrestato dalle guardie di Pilato appena uscito da quel giardino.
Un altro episodio, anch’esso ben noto avviene quando Gesù è già crocifisso e lì ancora una volta ripete ed è ascoltato dagli apostoli e dalle donne che sono inginocchiate ai piedi della croce: «Signore, mi hai abbandonato». Quando mi è capitato di discutere queste frasi papa Francesco mi disse: «Sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virtù, non era affatto un Dio».
Ricordo queste vicende che mi hanno consentito di incontrare più volte papa Francesco, discutere con lui temi e problemi che riguardano la storia dell’umanità nel suo complesso, ma soprattutto quella a noi più vicina a cominciare dall’Illuminismo a finire fino ai nostri giorni. Papa Francesco voleva avere un’immagine spregiudicata della cultura moderna e chiese a me di indicargliela e di affrontarne l’esame.
Questi colloqui furono tutti e sempre riportati alla lettera sul nostro giornale ed è per questo che oggi sento il bisogno di ricordarli, perché Francesco affronta il tema dell’Amazzonia ma ne amplia la portata e arriva alla conclusione che gli uomini sono sostanzialmente tutti eguali e tutti diversi.
Questo è il tratto che ci differenzia dal genere animale cui apparteniamo, anche noi siamo dotati di istinti ma non ci limitiamo a questi: noi abbiamo i sentimenti. Possono essere buoni o cattivi, egoisti o altruisti; il nostro corpo e i nostri organi vitali sviluppano queste diversità di tipo morale e creano un organo prezioso ancorché del tutto incorporeo che è la nostra Mente. Questa è la ragione per la quale ancora una volta ho ricordato gli interessi di Francesco alla conoscenza corporea e spirituale dell’uomo.
Lui ama la cultura e vuole conoscere il più possibile la società moderna per l’evidente ragione che anche la Chiesa da lui guidata deve acquisire la modernità nella sua parte più elevata, che meglio contribuisce a una umanità che rende la nostra esistenza degna d’esser vissuta.