Accadono molte cose in Italia, in Europa, nel mondo. Non è una novità: la vita collettiva è fatta in questo modo e in tutte le epoche. La nostra epoca bisogna domandarsi quando comincia. È un tema che mi ha preso molto nei giorni scorsi e tutte le contraddizioni sono venute fuori: già qualche settimana fa ho segnalato Étienne de La Boétie come uno dei personaggi più importanti dell’epoca cosiddetta moderna: scrisse in tutto una cinquantina di pagine di un breve saggio e con quelle si è guadagnato una ampia strada parigina e una fama pressoché europea insieme al suo amico Montaigne. Il tema di oggi, per quanto mi riguarda, è quello di intrattenersi su Camillo Benso conte di Cavour. Come tutti quelli della sua famiglia, antica di secoli e secoli, Camillo Benso ebbe da giovane una notevole proprietà privata e da lui molto coltivata nei terreni, nei casali, nei canali d’acqua e in tutto ci&ogra…
Accadono molte cose in Italia, in Europa, nel mondo. Non è una novità: la vita collettiva è fatta in questo modo e in tutte le epoche. La nostra epoca bisogna domandarsi quando comincia. È un tema che mi ha preso molto nei giorni scorsi e tutte le contraddizioni sono venute fuori: già qualche settimana fa ho segnalato Étienne de La Boétie come uno dei personaggi più importanti dell’epoca cosiddetta moderna: scrisse in tutto una cinquantina di pagine di un breve saggio e con quelle si è guadagnato una ampia strada parigina e una fama pressoché europea insieme al suo amico Montaigne. Il tema di oggi, per quanto mi riguarda, è quello di intrattenersi su Camillo Benso conte di Cavour. Come tutti quelli della sua famiglia, antica di secoli e secoli, Camillo Benso ebbe da giovane una notevole proprietà privata e da lui molto coltivata nei terreni, nei casali, nei canali d’acqua e in tutto ciò che riguarda gli interessi fondiari ed entro certi limiti anche estetici.
Camillo ebbe la maggiore importanza tra i suoi fratelli e cugini e un notevole interesse affinché la sua proprietà avesse un ruolo in qualche modo pubblico. Ci riuscì fino al momento in cui diventò addirittura deputato. Aveva appoggiato Carlo Alberto di Savoia che successivamente diventò addirittura Re dei suoi territori. Prima di aver ottenuto quel titolo Carlo Alberto aveva fiancheggiato movimenti rivoluzionari. Se n’era accorto Alessandro Manzoni che gli dedicò alcune delle sue poesie e se ne accorse naturalmente anche Cavour il quale cambiò più volte la sua posizione privato-pubblica: passava rapidamente da posizioni politiche e soprattutto private da atteggiamenti conservatori a intenzioni moderate e in certi casi perfino centriste. In queste condizioni diventò membro d’un Parlamento da poco riconosciuto da Carlo Alberto il quale intraprese addirittura una guerra nei confronti degli austriaci e in favore d’una rivoluzione che la borghesia e la nobiltà milanese aveva scatenato contro l’Austria ottenendo la libertà cittadina dopo cinque giorni di accaniti combattimenti milanesi. Carlo Alberto entrò a Milano fuggevolmente, si congratulò con la libertà cittadina e ne uscì con le proprie truppe puntando verso il resto della Lombardia e del lombardo-veneto. Inizialmente la guerra andò bene, ottenne molte alleanze anche nel resto dell’Italia lombardo-veneta ma alla fine fu sconfitto e si ritirò verso la sua Torino avendo ottenuto un anno di armistizio. Poi la guerra riprese, finì molto male, Carlo Alberto si ritirò in Portogallo lasciando il posto a suo figlio Vittorio Emanuele (secondo).
In tutto questo Cavour giostrò variamente avendo comunque scelto ormai di dedicarsi alla politica. Occupò varie posizioni e infine ottenne incarichi importanti con D’Azeglio e successivamente strinse un’alleanza con Rattazzi. Alla fine, dopo vari movimenti tra il centro e la destra, Cavour ebbe il numero uno nel governo che rappresentava Vittorio Emanuele II re della Savoia e del Piemonte.
L’europeismo di Cavour aveva preso piede soprattutto nei confronti della Francia post-repubblicana e addirittura imperiale con Napoleone III. Ci fu la guerra in Crimea guidata da francesi e alemanni nella quale un contingente di truppe piemontesi prese parte partecipando alla vittoria e ai colloqui europei tra vincitori e vinti. Il maggiore dei vincitori era stato il presidente francese che era già diventato Napoleone III imperatore col quale Cavour discusse l’ipotesi di un’Italia settentrionale guidata dal Piemonte e estesa fino al centro. Nel frattempo si era svolta l’impresa di Mille garibaldini in Sicilia, la battaglia del Volturno tra garibaldini e truppe del re borbonico del Sud e infine la vittoria non più dell’Italia lombardo-veneta ma dell’intera nazione.
Camillo di Cavour non stava più bene in salute ma era ancora nelle condizioni mentali di dichiarare il Regno d’Italia. È a lui che il nostro Risorgimento deve una monarchia dalla Sicilia alle Alpi ed è a quel punto che Vittorio Emanuele arrivò a Napoli e strinse la mano di Garibaldi. La storia di Cavour è diventata uno dei punti centrali del Risorgimento italiano.
Perché ho ricordato la figura di questo personaggio tra i principali dell’Ottocento italiano? Cavour è celebre per tante ragioni ma la principale è l’oscillazione tra il centro e la sinistra: Mazzini mai, Garibaldi spesso se non addirittura sempre, con i modi e le pretese garibaldine. Il nostro Giuseppe Conte ci ricorda Cavour e Garibaldi? Ho indugiato nel rievocare la storia cavouriana ma ne valeva la pena. Giuseppe Conte ha anche lui un passato piuttosto frastagliato: all’iniziò rappresentò Matteo Salvini e Luigi Di Maio delegato da Beppe Grillo a rappresentare il populismo italiano e infine il Partito democratico che rappresentava il centrosinistra guidato in quei primi anni da Matteo Renzi e da un gruppetto di suoi aiutanti.
Giuseppe Conte si è fatto luce dopo questa serie di trabalzoni. Ha rappresentato per oltre un anno la coalizione di centrodestra; poi ha condiviso la tendenza verso il centrosinistra e ha avuto la capacità corrisposta di avere come riferimento costituzionale ma anche politico il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Qual era la vera intenzione di Conte a questo punto? Di diventare non più una semplice e apparente figura, ma in modo effettivo il presidente del Consiglio che avrebbe dovuto europeizzare l’Italia democratica. Nessuno allora era ancora alle prese con il coronavirus che è arrivato quasi come una bomba nella società non solo italiana ma internazionale. Giuseppe Conte è diventato il gestore di questa situazione terribilmente diffusa e che richiede molte doti nel gruppo politico dirigente. All’inizio non sembrava che Conte le avesse e invece le ha. Mi scuso con il nostro pubblico se ricordo che io ho riconosciuto in lui il personaggio più adatto a gestire la politica italiana alle prese con la pestilenza coronavirus diffusa dalla Cina all’Africa, dall’Europa agli Usa e anche alla Russia, ai Caraibi e al Sudamerica. Insomma il mondo intero. Ho avuto la opportunità di poter parlare ampiamente e telefonicamente con Conte ieri mattina e l’ho trovato conforme alla mia visione: un socialista liberale.
Il socialismo liberale è fatto di distinte versioni: in certe circostanze politico-economico-sociale, il leader che guida il Paese può esercitare la sua posizione di comando privilegiando la salute dei cittadini, relegati nelle proprie case, con le attività bloccate e l’economia del Paese agganciata a una visione dello stato di guerra. Una diversa versione distingue dalla normale società familiare la lotta contro l’orribile malanno per combattere il quale sono stati reclutati una quantità crescente di medici che fanno il possibile e spesso purtroppo proprio quei medici ci rimettono la vita. Conte sta facendo il possibile con la politica ospedaliera e cerca anche una dimensione internazionale che in casi del genere diventa inevitabile. Il nostro primo ministro ha ovviamente bisogno di un appoggio parlamentare, cioè politico e in parte l’ha ottenuto ma è alle prese con un’opposizione di Salvini e di Meloni, un appoggio a mezza bocca dei Cinquestelle e il socialismo netto del Partito democratico, dei governatori regionali, dei sindaci, delle organizzazioni operaie e di un’opinione pubblica orientata verso una sinistra democratica. Questa è la posizione omnicomprensiva di Giuseppe Conte in Italia, in Europa e più in generale nell’interesse mediterraneo.
Attenzione: ci vuole potere, autorevolezza e comprensione dei dolori altrui. Viviamo in un Paese e in un continente estremamente esposti. Ho ricordato la scorsa settimana che ciascuno di noi fin da quando vive se stesso è agganciato al proprio Io che determina il se stesso di Cartesio in una fase nella quale la libera servitù di Étienne de La Boétie ha un privilegio storico che dovrebbe insegnarci molte cose. Ne ho parlato con Conte. Mi è sembrato sensibile all’insegnamento di Montaigne e di Étienne de La Boétie. Vi sembrerà strano che coi tempi che corrono si tenga presente una socialità così profonda. Debbo dire che in certe manifestazioni di pensiero e di azione politica Conte mi ha ricordato papa Francesco. Lui questo non lo sa e forse non se ne cura ma Francesco è a suo modo la modernità per eccellenza. Il nostro mondo ha bisogno di vincere la povertà dell’Anima: questo è il modo per guadagnare il futuro, la salute, l’amore del prossimo, la vita.
Camillo ebbe la maggiore importanza tra i suoi fratelli e cugini e un notevole interesse affinché la sua proprietà avesse un ruolo in qualche modo pubblico. Ci riuscì fino al momento in cui diventò addirittura deputato. Aveva appoggiato Carlo Alberto di Savoia che successivamente diventò addirittura Re dei suoi territori. Prima di aver ottenuto quel titolo Carlo Alberto aveva fiancheggiato movimenti rivoluzionari. Se n’era accorto Alessandro Manzoni che gli dedicò alcune delle sue poesie e se ne accorse naturalmente anche Cavour il quale cambiò più volte la sua posizione privato-pubblica: passava rapidamente da posizioni politiche e soprattutto private da atteggiamenti conservatori a intenzioni moderate e in certi casi perfino centriste. In queste condizioni diventò membro d’un Parlamento da poco riconosciuto da Carlo Alberto il quale intraprese addirittura una guerra nei confronti degli austriaci e in favore d’una rivoluzione che la borghesia e la nobiltà milanese aveva scatenato contro l’Austria ottenendo la libertà cittadina dopo cinque giorni di accaniti combattimenti milanesi. Carlo Alberto entrò a Milano fuggevolmente, si congratulò con la libertà cittadina e ne uscì con le proprie truppe puntando verso il resto della Lombardia e del lombardo-veneto. Inizialmente la guerra andò bene, ottenne molte alleanze anche nel resto dell’Italia lombardo-veneta ma alla fine fu sconfitto e si ritirò verso la sua Torino avendo ottenuto un anno di armistizio. Poi la guerra riprese, finì molto male, Carlo Alberto si ritirò in Portogallo lasciando il posto a suo figlio Vittorio Emanuele (secondo).
In tutto questo Cavour giostrò variamente avendo comunque scelto ormai di dedicarsi alla politica. Occupò varie posizioni e infine ottenne incarichi importanti con D’Azeglio e successivamente strinse un’alleanza con Rattazzi. Alla fine, dopo vari movimenti tra il centro e la destra, Cavour ebbe il numero uno nel governo che rappresentava Vittorio Emanuele II re della Savoia e del Piemonte.
L’europeismo di Cavour aveva preso piede soprattutto nei confronti della Francia post-repubblicana e addirittura imperiale con Napoleone III. Ci fu la guerra in Crimea guidata da francesi e alemanni nella quale un contingente di truppe piemontesi prese parte partecipando alla vittoria e ai colloqui europei tra vincitori e vinti. Il maggiore dei vincitori era stato il presidente francese che era già diventato Napoleone III imperatore col quale Cavour discusse l’ipotesi di un’Italia settentrionale guidata dal Piemonte e estesa fino al centro. Nel frattempo si era svolta l’impresa di Mille garibaldini in Sicilia, la battaglia del Volturno tra garibaldini e truppe del re borbonico del Sud e infine la vittoria non più dell’Italia lombardo-veneta ma dell’intera nazione.
Camillo di Cavour non stava più bene in salute ma era ancora nelle condizioni mentali di dichiarare il Regno d’Italia. È a lui che il nostro Risorgimento deve una monarchia dalla Sicilia alle Alpi ed è a quel punto che Vittorio Emanuele arrivò a Napoli e strinse la mano di Garibaldi. La storia di Cavour è diventata uno dei punti centrali del Risorgimento italiano.
Perché ho ricordato la figura di questo personaggio tra i principali dell’Ottocento italiano? Cavour è celebre per tante ragioni ma la principale è l’oscillazione tra il centro e la sinistra: Mazzini mai, Garibaldi spesso se non addirittura sempre, con i modi e le pretese garibaldine. Il nostro Giuseppe Conte ci ricorda Cavour e Garibaldi? Ho indugiato nel rievocare la storia cavouriana ma ne valeva la pena. Giuseppe Conte ha anche lui un passato piuttosto frastagliato: all’iniziò rappresentò Matteo Salvini e Luigi Di Maio delegato da Beppe Grillo a rappresentare il populismo italiano e infine il Partito democratico che rappresentava il centrosinistra guidato in quei primi anni da Matteo Renzi e da un gruppetto di suoi aiutanti.
Giuseppe Conte si è fatto luce dopo questa serie di trabalzoni. Ha rappresentato per oltre un anno la coalizione di centrodestra; poi ha condiviso la tendenza verso il centrosinistra e ha avuto la capacità corrisposta di avere come riferimento costituzionale ma anche politico il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Qual era la vera intenzione di Conte a questo punto? Di diventare non più una semplice e apparente figura, ma in modo effettivo il presidente del Consiglio che avrebbe dovuto europeizzare l’Italia democratica. Nessuno allora era ancora alle prese con il coronavirus che è arrivato quasi come una bomba nella società non solo italiana ma internazionale. Giuseppe Conte è diventato il gestore di questa situazione terribilmente diffusa e che richiede molte doti nel gruppo politico dirigente. All’inizio non sembrava che Conte le avesse e invece le ha. Mi scuso con il nostro pubblico se ricordo che io ho riconosciuto in lui il personaggio più adatto a gestire la politica italiana alle prese con la pestilenza coronavirus diffusa dalla Cina all’Africa, dall’Europa agli Usa e anche alla Russia, ai Caraibi e al Sudamerica. Insomma il mondo intero. Ho avuto la opportunità di poter parlare ampiamente e telefonicamente con Conte ieri mattina e l’ho trovato conforme alla mia visione: un socialista liberale.
Il socialismo liberale è fatto di distinte versioni: in certe circostanze politico-economico-sociale, il leader che guida il Paese può esercitare la sua posizione di comando privilegiando la salute dei cittadini, relegati nelle proprie case, con le attività bloccate e l’economia del Paese agganciata a una visione dello stato di guerra. Una diversa versione distingue dalla normale società familiare la lotta contro l’orribile malanno per combattere il quale sono stati reclutati una quantità crescente di medici che fanno il possibile e spesso purtroppo proprio quei medici ci rimettono la vita. Conte sta facendo il possibile con la politica ospedaliera e cerca anche una dimensione internazionale che in casi del genere diventa inevitabile. Il nostro primo ministro ha ovviamente bisogno di un appoggio parlamentare, cioè politico e in parte l’ha ottenuto ma è alle prese con un’opposizione di Salvini e di Meloni, un appoggio a mezza bocca dei Cinquestelle e il socialismo netto del Partito democratico, dei governatori regionali, dei sindaci, delle organizzazioni operaie e di un’opinione pubblica orientata verso una sinistra democratica. Questa è la posizione omnicomprensiva di Giuseppe Conte in Italia, in Europa e più in generale nell’interesse mediterraneo.
Attenzione: ci vuole potere, autorevolezza e comprensione dei dolori altrui. Viviamo in un Paese e in un continente estremamente esposti. Ho ricordato la scorsa settimana che ciascuno di noi fin da quando vive se stesso è agganciato al proprio Io che determina il se stesso di Cartesio in una fase nella quale la libera servitù di Étienne de La Boétie ha un privilegio storico che dovrebbe insegnarci molte cose. Ne ho parlato con Conte. Mi è sembrato sensibile all’insegnamento di Montaigne e di Étienne de La Boétie. Vi sembrerà strano che coi tempi che corrono si tenga presente una socialità così profonda. Debbo dire che in certe manifestazioni di pensiero e di azione politica Conte mi ha ricordato papa Francesco. Lui questo non lo sa e forse non se ne cura ma Francesco è a suo modo la modernità per eccellenza. Il nostro mondo ha bisogno di vincere la povertà dell’Anima: questo è il modo per guadagnare il futuro, la salute, l’amore del prossimo, la vita.