Come sempre, il sabato è una bella giornata. Sento l’obbligo di scrivere, occupato come sono da domande che i problemi della società in cui viviamo mi pongono e dalla difficoltà di offrire soddisfacenti risposte. E il tema di cui oggi ci occuperemo è: chi è davvero Giuseppe Conte? Quali sono i suoi concreti obiettivi e quale dovrebbe essere il “gran finale” che coronerà i suoi sforzi e soddisferà i suoi desideri?
Come ho già scritto molte volte, Conte è stato prima un burattino nelle mani di Salvini ma, dopo un anno, l’ha infine mandato a quel paese ed è diventato padrone di se stesso. Sembra soddisfatto dei risultati già realizzati ma è ancora ben lontano dall’aver raggiunto una vittoria definitiva che lo legittimi a guidare un’Italia europeista. Ce la farà? E sarà utile per il nostro Paese? Una cinquantina di milioni di persone si pongono questa doma…
Come ho già scritto molte volte, Conte è stato prima un burattino nelle mani di Salvini ma, dopo un anno, l’ha infine mandato a quel paese ed è diventato padrone di se stesso. Sembra soddisfatto dei risultati già realizzati ma è ancora ben lontano dall’aver raggiunto una vittoria definitiva che lo legittimi a guidare un’Italia europeista. Ce la farà? E sarà utile per il nostro Paese? Una cinquantina di milioni di persone si pongono questa doma…
Come sempre, il sabato è una bella giornata. Sento l’obbligo di scrivere, occupato come sono da domande che i problemi della società in cui viviamo mi pongono e dalla difficoltà di offrire soddisfacenti risposte. E il tema di cui oggi ci occuperemo è: chi è davvero Giuseppe Conte? Quali sono i suoi concreti obiettivi e quale dovrebbe essere il “gran finale” che coronerà i suoi sforzi e soddisferà i suoi desideri?
Come ho già scritto molte volte, Conte è stato prima un burattino nelle mani di Salvini ma, dopo un anno, l’ha infine mandato a quel paese ed è diventato padrone di se stesso. Sembra soddisfatto dei risultati già realizzati ma è ancora ben lontano dall’aver raggiunto una vittoria definitiva che lo legittimi a guidare un’Italia europeista. Ce la farà? E sarà utile per il nostro Paese? Una cinquantina di milioni di persone si pongono questa domanda, ciascuno a suo modo, ma con il medesimo punto interrogativo.
Personalmente, me la pongo da un anno e mi sono dato una risposta in gran parte positiva. Tuttavia, i dubbi mi attanagliano con molta frequenza: ogni tanto Conte inciampa, zoppica, scivola, fa marcia indietro. Per fortuna si tratta di incidenti che vengono superati e spesso lo portano leggermente più avanti dei risultati raggiunti. Questa è la situazione: Conte balla un ballo a buon ritmo ripetitivo. Mi viene in mente Amapola. Ma Conte con chi la balla? Il ballerino è uno, ma le ballerine sono numerose. Questa è la domanda. Vediamo le possibili risposte.
***
Nelle ultime settimane è venuta fuori una novità: Giuseppe Conte ha inaugurato gli Stati Generali economici, nel corso dei quali dovrà affrontare una discussione non semplice. Gli Stati Generali sono un’istituzione costituzionale che si è riproposta nei secoli in Francia, Inghilterra, Stati Uniti d’America, Germania, Spagna, l’America meridionale e centrale. In Italia, gli Stati Generali inaugurarono il Risorgimento di Cavour, Mazzini, Garibaldi, sul cui sfondo operavano la Carboneria, la Massoneria, la Fratellanza.
Va ricordato che l’Italia non esisteva come Stato Unitario: fu proclamato da Cavour (ovviamente d’accordo con il re Vittorio Emanuele II) nel 1861, dopo che Garibaldi aveva conquistato il Mezzogiorno italiano dalla Sicilia alla Campania. Da allora nacque anche la possibilità di convocare gli Stati Generali quando il governo in carica lo avesse voluto. Poco dopo la proclamazione cavouriana dello Stato d’Italia, il governo convocò a Torino gli Stati Generali che naturalmente spostarono la capitale da Torino a Firenze, con l’idea seminascosta che l’obiettivo finale sarebbe stato quello di Roma previo un accordo politico con il Vaticano. Da allora gli Stati Generali furono convocati più volte perfino dal fascismo quando Mussolini, nel 1922, proclamò l’Italia fascista e trasformò l’istituzione degli Stati Generali nel Gran Consiglio del Fascismo le cui sedute erano convocate dal governo con il visto definitivo del Re. Quello stesso Gran Consiglio che, vent’anni dopo, sciolse il fascismo, portando all’arresto di Mussolini.
La monarchia non c’è più dal 1946. Ciò non toglie che gli Stati Generali siano tuttora fattibili e servano a raccogliere decisioni che il governo dovrà tenere presente, anche se l’iniziativa non è più così frequente. Ecco perché la mossa di Giuseppe Conte è stata accolta con curiosità da una parte della pubblica opinione. La maggioranza, tuttavia, non ne è molto impressionata perché gli Stati Generali serviranno più al governo che alla società. Nondimeno, per il premier e anche per il Presidente della Repubblica meritano notevole attenzione. Ne vedremo l’esito.
***
La stampa italiana mette spesso Giuseppe Conte in prima pagina. Alcuni giornali gli sono favorevoli, altri gli si oppongono ed altri ancora sono a mezza strada tra il favore e la sfiducia. Ce ne sono poi alcuni che cambiano opinione su Conte da un giorno all’altro. Questi mutamenti di opinione pubblica in una società divisa sono del tutto normali, anche perché il governo attuale si riassume nel pensiero organizzativo di Conte e dei suoi collaboratori e ministri.
Personalmente, come ho già detto e già scritto nelle scorse settimane, sono favorevole a Conte e al suo governo. Sono convinto che la sua natura ha caratteristiche sostanzialmente liberal-socialiste. I partiti che lo sostengono sono quello democratico (Pd) e quello Cinque Stelle. Ufficialmente, la maggioranza è questa ma politicamente la compongono anche movimenti frazionati in molte parti. Non sono veri partiti ma interpretano specifici settori di opinione rappresentati da sindaci, governatori regionali, movimenti della società civile non organizzati ma con un peso al momento del voto.
Se questa è la maggioranza che detiene gran parte del potere, l’opposizione è completamente diversa ed è rappresentata dalla Lega di Salvini, dai Fratelli d’Italia della Meloni e parzialmente anche da Berlusconi. Quanto a Italia Viva, guidata da Renzi, non sta né con la Destra né con la Sinistra, ma con se stessa. I renziani sono pochi ma sperano di poter cogliere buone occasioni per crescere. Non mancano movimenti piccolissimi tra il 2 e il 4 per cento, più di destra che di sinistra o semplicemente populisti senza obiettivi permanenti. Secondo un gergo più culinario che politico, sono biscottini da mangiare con aperitivi frizzanti e poco alcolici. In un panorama complessivo di questo genere quelli che contano in realtà sono Salvini e la Lega, Fratelli d’Italia (Meloni), il Partito democratico di Nicola Zingaretti, Paolo Gentiloni, Piero Fassino, Dario Franceschini, Graziano Del Rio, Marco Minniti; i movimenti di sinistra democratica, il populismo dei Cinque Stelle. A capo di tutto questo bailamme è Giuseppe Conte delle cui caratteristiche politiche abbiamo già detto.
***
La cultura della nostra società è piuttosto varia ma notevole. Trova larga ospitalità nei giornali del nostro gruppo editoriale. I lettori mi diranno a questo punto perché mai io voglia spendere qualche parola su questo fenomeno, cui dedichiamo interi supplementi e varie pagine di Repubblica. La cultura della società italiana è per tradizione notevole. Non ci dimentichiamo che l’Italia è un Paese europeo la cui storia fin dall’antichità molto remota è stata notevolmente presente nella cultura del continente cui apparteniamo. Il nostro supplemento settimanale, Robinson, conta quaranta pagine e si compone di argomenti al tempo stesso letterari, filosofici, musicali, che esaminano fenomeni in parte di storia culturale italiana ma in larga misura anche di cultura oso dire mondiale. Anche altri giornali quotidiani e settimanali si occupano di argomenti culturali, ma debbo dire che non arrivano allo stile di Robinson, né a quello del nostro Venerdì e del nostro settimanale l’Espresso, anch’esso in gran parte dedicato oltre che alla politica alla letteratura. Non vi stupite, cari lettori, che io indichi anche l’aspetto culturale del nostro gruppo. Più volte ho scritto che la politica comprende largamente la cultura: quella moderna, quella antica e quella antichissima. Comprende anche una parte notevole di cultura religiosa. Molti di noi non credono in Dio, ma pochi sono realmente atei. La maggior parte di noi e dei nostri lettori crede in un Essere composto da particelle elementari che costituiscono una sorta di energia caotica. Questa è la vita. Di quell’energia noi facciamo parte, ma il noi non è soggettivo. Il noi si identifica con il caos energetico.
L’umanità, in larga misura, ama la vita e quindi ha bisogno di un Dio che riscontri la vita. La quantità dei soggetti divini è molto diffusa e aiuta l’umanità a campare. C’è un solo pontefice dalla nascita della Chiesa cattolica che finora ha predicato l’unicità di Dio ed è papa Francesco. Il Dio è unico secondo lui anche se le popolazioni che compongono l’umanità hanno ciascuna la propria divinità. Papa Francesco ha superato questa personalizzazione del divino. Da questo punto di vista, la sua modernità è unica e ha a Roma la sua sede. Un Papa di questa statura religioso-culturale non s’era finora mai visto. Concludo con questo tema. Voi, cari lettori, mi direte che oggi ho fatto, in un certo senso, il giro del mondo. È una definizione che fa sorridere persone che come me camminano con 97 anni in una tasca e l’allegria del pensiero nell’altra. Auguri per l’estate che sta arrivando.
Come ho già scritto molte volte, Conte è stato prima un burattino nelle mani di Salvini ma, dopo un anno, l’ha infine mandato a quel paese ed è diventato padrone di se stesso. Sembra soddisfatto dei risultati già realizzati ma è ancora ben lontano dall’aver raggiunto una vittoria definitiva che lo legittimi a guidare un’Italia europeista. Ce la farà? E sarà utile per il nostro Paese? Una cinquantina di milioni di persone si pongono questa domanda, ciascuno a suo modo, ma con il medesimo punto interrogativo.
Personalmente, me la pongo da un anno e mi sono dato una risposta in gran parte positiva. Tuttavia, i dubbi mi attanagliano con molta frequenza: ogni tanto Conte inciampa, zoppica, scivola, fa marcia indietro. Per fortuna si tratta di incidenti che vengono superati e spesso lo portano leggermente più avanti dei risultati raggiunti. Questa è la situazione: Conte balla un ballo a buon ritmo ripetitivo. Mi viene in mente Amapola. Ma Conte con chi la balla? Il ballerino è uno, ma le ballerine sono numerose. Questa è la domanda. Vediamo le possibili risposte.
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Nelle ultime settimane è venuta fuori una novità: Giuseppe Conte ha inaugurato gli Stati Generali economici, nel corso dei quali dovrà affrontare una discussione non semplice. Gli Stati Generali sono un’istituzione costituzionale che si è riproposta nei secoli in Francia, Inghilterra, Stati Uniti d’America, Germania, Spagna, l’America meridionale e centrale. In Italia, gli Stati Generali inaugurarono il Risorgimento di Cavour, Mazzini, Garibaldi, sul cui sfondo operavano la Carboneria, la Massoneria, la Fratellanza.
Va ricordato che l’Italia non esisteva come Stato Unitario: fu proclamato da Cavour (ovviamente d’accordo con il re Vittorio Emanuele II) nel 1861, dopo che Garibaldi aveva conquistato il Mezzogiorno italiano dalla Sicilia alla Campania. Da allora nacque anche la possibilità di convocare gli Stati Generali quando il governo in carica lo avesse voluto. Poco dopo la proclamazione cavouriana dello Stato d’Italia, il governo convocò a Torino gli Stati Generali che naturalmente spostarono la capitale da Torino a Firenze, con l’idea seminascosta che l’obiettivo finale sarebbe stato quello di Roma previo un accordo politico con il Vaticano. Da allora gli Stati Generali furono convocati più volte perfino dal fascismo quando Mussolini, nel 1922, proclamò l’Italia fascista e trasformò l’istituzione degli Stati Generali nel Gran Consiglio del Fascismo le cui sedute erano convocate dal governo con il visto definitivo del Re. Quello stesso Gran Consiglio che, vent’anni dopo, sciolse il fascismo, portando all’arresto di Mussolini.
La monarchia non c’è più dal 1946. Ciò non toglie che gli Stati Generali siano tuttora fattibili e servano a raccogliere decisioni che il governo dovrà tenere presente, anche se l’iniziativa non è più così frequente. Ecco perché la mossa di Giuseppe Conte è stata accolta con curiosità da una parte della pubblica opinione. La maggioranza, tuttavia, non ne è molto impressionata perché gli Stati Generali serviranno più al governo che alla società. Nondimeno, per il premier e anche per il Presidente della Repubblica meritano notevole attenzione. Ne vedremo l’esito.
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La stampa italiana mette spesso Giuseppe Conte in prima pagina. Alcuni giornali gli sono favorevoli, altri gli si oppongono ed altri ancora sono a mezza strada tra il favore e la sfiducia. Ce ne sono poi alcuni che cambiano opinione su Conte da un giorno all’altro. Questi mutamenti di opinione pubblica in una società divisa sono del tutto normali, anche perché il governo attuale si riassume nel pensiero organizzativo di Conte e dei suoi collaboratori e ministri.
Personalmente, come ho già detto e già scritto nelle scorse settimane, sono favorevole a Conte e al suo governo. Sono convinto che la sua natura ha caratteristiche sostanzialmente liberal-socialiste. I partiti che lo sostengono sono quello democratico (Pd) e quello Cinque Stelle. Ufficialmente, la maggioranza è questa ma politicamente la compongono anche movimenti frazionati in molte parti. Non sono veri partiti ma interpretano specifici settori di opinione rappresentati da sindaci, governatori regionali, movimenti della società civile non organizzati ma con un peso al momento del voto.
Se questa è la maggioranza che detiene gran parte del potere, l’opposizione è completamente diversa ed è rappresentata dalla Lega di Salvini, dai Fratelli d’Italia della Meloni e parzialmente anche da Berlusconi. Quanto a Italia Viva, guidata da Renzi, non sta né con la Destra né con la Sinistra, ma con se stessa. I renziani sono pochi ma sperano di poter cogliere buone occasioni per crescere. Non mancano movimenti piccolissimi tra il 2 e il 4 per cento, più di destra che di sinistra o semplicemente populisti senza obiettivi permanenti. Secondo un gergo più culinario che politico, sono biscottini da mangiare con aperitivi frizzanti e poco alcolici. In un panorama complessivo di questo genere quelli che contano in realtà sono Salvini e la Lega, Fratelli d’Italia (Meloni), il Partito democratico di Nicola Zingaretti, Paolo Gentiloni, Piero Fassino, Dario Franceschini, Graziano Del Rio, Marco Minniti; i movimenti di sinistra democratica, il populismo dei Cinque Stelle. A capo di tutto questo bailamme è Giuseppe Conte delle cui caratteristiche politiche abbiamo già detto.
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La cultura della nostra società è piuttosto varia ma notevole. Trova larga ospitalità nei giornali del nostro gruppo editoriale. I lettori mi diranno a questo punto perché mai io voglia spendere qualche parola su questo fenomeno, cui dedichiamo interi supplementi e varie pagine di Repubblica. La cultura della società italiana è per tradizione notevole. Non ci dimentichiamo che l’Italia è un Paese europeo la cui storia fin dall’antichità molto remota è stata notevolmente presente nella cultura del continente cui apparteniamo. Il nostro supplemento settimanale, Robinson, conta quaranta pagine e si compone di argomenti al tempo stesso letterari, filosofici, musicali, che esaminano fenomeni in parte di storia culturale italiana ma in larga misura anche di cultura oso dire mondiale. Anche altri giornali quotidiani e settimanali si occupano di argomenti culturali, ma debbo dire che non arrivano allo stile di Robinson, né a quello del nostro Venerdì e del nostro settimanale l’Espresso, anch’esso in gran parte dedicato oltre che alla politica alla letteratura. Non vi stupite, cari lettori, che io indichi anche l’aspetto culturale del nostro gruppo. Più volte ho scritto che la politica comprende largamente la cultura: quella moderna, quella antica e quella antichissima. Comprende anche una parte notevole di cultura religiosa. Molti di noi non credono in Dio, ma pochi sono realmente atei. La maggior parte di noi e dei nostri lettori crede in un Essere composto da particelle elementari che costituiscono una sorta di energia caotica. Questa è la vita. Di quell’energia noi facciamo parte, ma il noi non è soggettivo. Il noi si identifica con il caos energetico.
L’umanità, in larga misura, ama la vita e quindi ha bisogno di un Dio che riscontri la vita. La quantità dei soggetti divini è molto diffusa e aiuta l’umanità a campare. C’è un solo pontefice dalla nascita della Chiesa cattolica che finora ha predicato l’unicità di Dio ed è papa Francesco. Il Dio è unico secondo lui anche se le popolazioni che compongono l’umanità hanno ciascuna la propria divinità. Papa Francesco ha superato questa personalizzazione del divino. Da questo punto di vista, la sua modernità è unica e ha a Roma la sua sede. Un Papa di questa statura religioso-culturale non s’era finora mai visto. Concludo con questo tema. Voi, cari lettori, mi direte che oggi ho fatto, in un certo senso, il giro del mondo. È una definizione che fa sorridere persone che come me camminano con 97 anni in una tasca e l’allegria del pensiero nell’altra. Auguri per l’estate che sta arrivando.