A questa Italia manca un Maramao
Eugenio Scalfari , di EUGENIO SCALFARIIl centrismo politico sarebbe per il premier la soluzione migliore se il populismo dei 5S fosse ben definito. Conte inoltre acquisterebbe grande forza se avesse un’alleanza politica con Mario Draghi ma questa è un’ipotesi ampiamente improbabile
È ancora molto confuso e incerto l’esito del vertice di Bruxelles e quanto sta accadendo all’interno delle delegazioni dei singoli Paesi che vi partecipano. Ma questo non impedisce alcune considerazioni. L’Europa è geograficamente un continente, ma politicamente non lo è affatto, come abbiamo più volte scritto. Il documento di Ventotene, che fu inviato da Altiero Spinelli, nel 1944, al nucleo dirigente del continente cui apparteniamo, è rimasto del tutto inevaso. Sono passati parecchi anni da allora, ma l’Europa non ha compiuto un solo passo avanti e molti indietro rispetto alla confederazione che si era formata una settantina di anni fa. Siamo andati indietro e non avanti e il numero degli Stati confederati è aumentato e non già diminuito. Lo ricordiamo oggi perché il nostro numero continua ad aumentare anziché decrescere.
Abbiamo raccontato sulla prima pagina di sabato di una “Italia all&rs…
Abbiamo raccontato sulla prima pagina di sabato di una “Italia all&rs…
È ancora molto confuso e incerto l’esito del vertice di Bruxelles e quanto sta accadendo all’interno delle delegazioni dei singoli Paesi che vi partecipano. Ma questo non impedisce alcune considerazioni. L’Europa è geograficamente un continente, ma politicamente non lo è affatto, come abbiamo più volte scritto. Il documento di Ventotene, che fu inviato da Altiero Spinelli, nel 1944, al nucleo dirigente del continente cui apparteniamo, è rimasto del tutto inevaso. Sono passati parecchi anni da allora, ma l’Europa non ha compiuto un solo passo avanti e molti indietro rispetto alla confederazione che si era formata una settantina di anni fa. Siamo andati indietro e non avanti e il numero degli Stati confederati è aumentato e non già diminuito. Lo ricordiamo oggi perché il nostro numero continua ad aumentare anziché decrescere.
Abbiamo raccontato sulla prima pagina di sabato di una “Italia all’angolo”. Di vincoli aumentati sugli aiuti e della possibilità di veto. È una descrizione che può essere variamente interpretata.
A me fa venire in mente la situazione italiana di molti anni fa, descritta all’epoca da una serie di canzoni più o meno divertenti.
C’era il Trio Lescano, un gruppo vocale femminile composto da tre sorelle, che cantava canzoni d’amore. E tra queste c’era “Maramao perché sei morto”, il cui refrain era: “Maramao perché sei morto? Pan e vin non ti mancava / l’insalata era nell’orto / e una casa avevi tu / Le micine innamorate / fanno ancor per te le fusa / ma la porta è sempre chiusa / e tu non rispondi più”.
Oggi, l’Europa dei ventisette Stati confederati i quali litigano almeno una volta alla settimana, ma spesso addirittura tutti i giorni, ci lascia la bocca amara e poche sono le canzoni che ci divertano con allegria. E se andiamo a vedere quello che sta accadendo in questi giorni a Bruxelles, a Parigi, in Olanda, a Berlino, possiamo dire così: speriamo bene. Perché se Maramao si risvegliasse dal suo sonno mortale potremmo fare una festa con fuochi d’artificio. Ma dove? Qual è la capitale? Quali sono le alleanze e le reciproche battaglie tra Stati, partiti e disturbatori di professione? Se Maramao si svegliasse dal sonno mortale che l’ha colto toccheremmo il cielo col dito.
Intanto, le analisi su Giuseppe Conte, presidente del Consiglio da oltre due anni, sono ormai abbastanza chiare. Vorrebbe una maggioranza parlamentare di centrosinistra che avesse come alleati la sinistra liberalsocialista, bilanciata da un centro localizzato in vario modo nelle province del nostro “stivale”. Conte è mobile e il centrismo politico sarebbe per lui la soluzione più desiderabile sempre che il populismo dei Cinque Stelle fosse ben definito. Purtroppo, non lo è affatto e del resto proviene da un Beppe Grillo che oggi è molto più saggio di venti anni fa, al contrario del suo partito che non lo è abbastanza. I Cinque Stelle viaggiano intorno al 15 per cento ma sono divisi. Il loro gruppo dirigente ricorda il Trio Lescano. Mentre a Renzi piacerebbe essere un Maramao molto amico delle gattine. E questa situazione conforta Conte.
L’Italia di oggi guarda anche all’anziano Carlo De Benedetti, che vorrebbe riguadagnare una sua posizione soprattutto personale, di destra o di sinistra purché liberale. Il liberalismo è un’etichetta italiana per eccellenza. Se andiamo a rileggere i testi d’un tempo lo ritroveremmo perfino nella poetica di San Francesco d’Assisi e poi in Giuseppe Mazzini. Noi siamo un Paese liberale per eccellenza purché dopo quella parola non ci siano aggettivi. In queste condizioni il liberalismo è radicalmente diffuso. La verità è che il Trio Lescano ha in mano il tricolore del nostro Paese.
Giuseppe Conte acquisterebbe una forza notevole se avesse un’alleanza operativa con Mario Draghi. Ma che tipo di alleanza? Draghi sarebbe un eccellente capo di governo al posto di Conte. Probabilmente molto più adatto del primo ministro attuale. Purtroppo un accordo tra i due è assai difficile da immaginare e del resto non sono i soli due uomini di Stato: c’è Zingaretti, c’è Gentiloni, c’è Berlusconi. Le alleanze sono difficili tra persone di questo livello politico. Ci vorrebbero un Voltaire e un Diderot. Sarebbero perfetti ma mi sembra piuttosto difficile da realizzare. Anche il conte Camillo Benso di Cavour sarebbe l’ideale. Ma, purtroppo, con i tempi che corrono non si trova più.
Nel frattempo, il mondo è molto agitato. Gli Stati Uniti temono il peggio da Trump. Per non parlare del Centro e del Sud America: non è un paradiso ma un inferno, purtroppo abitato anche da molti italiani. La Cina è una sorta di ospedale sul Pacifico. E poi c’è la Russia, questa sì una potenza nel mondo interno estesa dallo Stretto di Bering ai confini dell’Europa, guidata da un uomo — Putin — che ha in mano una sorta di mazza da golf e che ora guarda a un’Africa che si muove dal Sud verso il Nord. Il nostro globo ormai ha come forze dominanti quelle che irradiano la loro forza dai poli. L’equatore conta poco. Sono i poli che hanno in mano il futuro del globo e da lì emanano la forza del futuro mentre — purtroppo per tutti — il sole si avvia verso la fine della propria energia che va tramontando.
Abbiamo raccontato sulla prima pagina di sabato di una “Italia all’angolo”. Di vincoli aumentati sugli aiuti e della possibilità di veto. È una descrizione che può essere variamente interpretata.
A me fa venire in mente la situazione italiana di molti anni fa, descritta all’epoca da una serie di canzoni più o meno divertenti.
C’era il Trio Lescano, un gruppo vocale femminile composto da tre sorelle, che cantava canzoni d’amore. E tra queste c’era “Maramao perché sei morto”, il cui refrain era: “Maramao perché sei morto? Pan e vin non ti mancava / l’insalata era nell’orto / e una casa avevi tu / Le micine innamorate / fanno ancor per te le fusa / ma la porta è sempre chiusa / e tu non rispondi più”.
Oggi, l’Europa dei ventisette Stati confederati i quali litigano almeno una volta alla settimana, ma spesso addirittura tutti i giorni, ci lascia la bocca amara e poche sono le canzoni che ci divertano con allegria. E se andiamo a vedere quello che sta accadendo in questi giorni a Bruxelles, a Parigi, in Olanda, a Berlino, possiamo dire così: speriamo bene. Perché se Maramao si risvegliasse dal suo sonno mortale potremmo fare una festa con fuochi d’artificio. Ma dove? Qual è la capitale? Quali sono le alleanze e le reciproche battaglie tra Stati, partiti e disturbatori di professione? Se Maramao si svegliasse dal sonno mortale che l’ha colto toccheremmo il cielo col dito.
Intanto, le analisi su Giuseppe Conte, presidente del Consiglio da oltre due anni, sono ormai abbastanza chiare. Vorrebbe una maggioranza parlamentare di centrosinistra che avesse come alleati la sinistra liberalsocialista, bilanciata da un centro localizzato in vario modo nelle province del nostro “stivale”. Conte è mobile e il centrismo politico sarebbe per lui la soluzione più desiderabile sempre che il populismo dei Cinque Stelle fosse ben definito. Purtroppo, non lo è affatto e del resto proviene da un Beppe Grillo che oggi è molto più saggio di venti anni fa, al contrario del suo partito che non lo è abbastanza. I Cinque Stelle viaggiano intorno al 15 per cento ma sono divisi. Il loro gruppo dirigente ricorda il Trio Lescano. Mentre a Renzi piacerebbe essere un Maramao molto amico delle gattine. E questa situazione conforta Conte.
L’Italia di oggi guarda anche all’anziano Carlo De Benedetti, che vorrebbe riguadagnare una sua posizione soprattutto personale, di destra o di sinistra purché liberale. Il liberalismo è un’etichetta italiana per eccellenza. Se andiamo a rileggere i testi d’un tempo lo ritroveremmo perfino nella poetica di San Francesco d’Assisi e poi in Giuseppe Mazzini. Noi siamo un Paese liberale per eccellenza purché dopo quella parola non ci siano aggettivi. In queste condizioni il liberalismo è radicalmente diffuso. La verità è che il Trio Lescano ha in mano il tricolore del nostro Paese.
Giuseppe Conte acquisterebbe una forza notevole se avesse un’alleanza operativa con Mario Draghi. Ma che tipo di alleanza? Draghi sarebbe un eccellente capo di governo al posto di Conte. Probabilmente molto più adatto del primo ministro attuale. Purtroppo un accordo tra i due è assai difficile da immaginare e del resto non sono i soli due uomini di Stato: c’è Zingaretti, c’è Gentiloni, c’è Berlusconi. Le alleanze sono difficili tra persone di questo livello politico. Ci vorrebbero un Voltaire e un Diderot. Sarebbero perfetti ma mi sembra piuttosto difficile da realizzare. Anche il conte Camillo Benso di Cavour sarebbe l’ideale. Ma, purtroppo, con i tempi che corrono non si trova più.
Nel frattempo, il mondo è molto agitato. Gli Stati Uniti temono il peggio da Trump. Per non parlare del Centro e del Sud America: non è un paradiso ma un inferno, purtroppo abitato anche da molti italiani. La Cina è una sorta di ospedale sul Pacifico. E poi c’è la Russia, questa sì una potenza nel mondo interno estesa dallo Stretto di Bering ai confini dell’Europa, guidata da un uomo — Putin — che ha in mano una sorta di mazza da golf e che ora guarda a un’Africa che si muove dal Sud verso il Nord. Il nostro globo ormai ha come forze dominanti quelle che irradiano la loro forza dai poli. L’equatore conta poco. Sono i poli che hanno in mano il futuro del globo e da lì emanano la forza del futuro mentre — purtroppo per tutti — il sole si avvia verso la fine della propria energia che va tramontando.