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Il premier Giuseppe Conte con Angela Merkel  e la presidente della commissione Ursula Von Der Leyen (ansa)

L’Europa rischia un salto all'indietro

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Lo scenario della riduzione del Recovery Fund vorrebbe dire per Conte doversi sottoporre al rigido esame dell’Ue complicando la posizione finanziaria dell’Italia
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Europa divisa e Italia in difficoltà: il primo Consiglio dell'Ue celebrato a Bruxelles con i 27 leader nazionali in mascherina evidenzia più debolezze nel fronteggiare la convivenza con Covid 19 e la grave crisi che ne è scaturita.

A descrivere l'urgenza del momento in cui il Consiglio dell'Ue si svolge è la sua cornice: l'Europa si trova di fronte alla crisi economica più seria dal 1945 per l'impatto di una pandemia che ha gravemente indebolito tutti i Paesi membri causando, a livello globale, oltre mezzo milione di vittime, decine di milioni di disoccupati e trilioni di euro di ricchezza evaporati mentre il virus continua a crescere in molte regioni, anche dentro l'Ue, il vaccino non è stato trovato e dunque il rischio di nuove ondate di contagi non può essere escluso.

Ovvero, il Pianeta è in piena lotta contro il Covid 19 e l’Europa non può dirsi al sicuro perché il pericolo resta …
Europa divisa e Italia in difficoltà: il primo Consiglio dell'Ue celebrato a Bruxelles con i 27 leader nazionali in mascherina evidenzia più debolezze nel fronteggiare la convivenza con Covid 19 e la grave crisi che ne è scaturita.

A descrivere l'urgenza del momento in cui il Consiglio dell'Ue si svolge è la sua cornice: l'Europa si trova di fronte alla crisi economica più seria dal 1945 per l'impatto di una pandemia che ha gravemente indebolito tutti i Paesi membri causando, a livello globale, oltre mezzo milione di vittime, decine di milioni di disoccupati e trilioni di euro di ricchezza evaporati mentre il virus continua a crescere in molte regioni, anche dentro l'Ue, il vaccino non è stato trovato e dunque il rischio di nuove ondate di contagi non può essere escluso.

Ovvero, il Pianeta è in piena lotta contro il Covid 19 e l’Europa non può dirsi al sicuro perché il pericolo resta immanente. Sarebbe stato dunque lecito aspettarsi una risposta forte e solidale da parte dell’Ue su come reagire alla pandemia, tantopiù che nell’ultimo mese la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno preso le redini dell’Europa attorno al varo di un “Recovery Fund” teso proprio a mobilitare quantità di denaro senza precedenti per sanare in fretta le ferite economiche e consentire di accelerare i tempi della ripartenza.

Ma quando il “Recovery Fund” è arrivato sul tavolo bruxellese dei leader in mascherina anziché diventare il volano di un rilancio, sommando aiuti e investimenti, si è trasformato nell’oggetto di un’aspra disputa fra egoismi nazionali.

Con i Paesi “frugali” — Olanda, Danimarca, Svezia e Austria sostenuti per l’occasione dalla Finlandia — determinati a ridurre il valore ed a condizionare la gestione del pacchetto di aiuti duellando con Italia, Spagna e Portogallo mentre Germania e Francia restavano sullo sfondo. L’impressione è stata così di rivivere gli errori commessi dall’Ue a marzo, quando per lunghe settimane i Paesi più colpiti dalla pandemia — Italia e Spagna — vennero lasciati soli dal resto dell’Unione, fino a quando l’onda del contagio non investì anche l’Europa centrale portando a trovare una posizione comune.

Per avere un’idea di quanto tali lacerazioni europee siano controproducenti basta leggere l’analisi di Edward Alden nel più recente studio sull’impatto della pandemia sui Paesi industriali pubblicato dal “Council on Foreign Relations” di New York: «L’urgenza è il reset del sistema economico, servono maggiori protezioni sociali, migliori benefici per chi perde il lavoro, aiuti robusti per chi non lavora a causa della salute e più programmi di riqualificazione professionale al fine di consentire a operai e dipendenti di ogni genere di adattarsi agli shock, consentendo all’economia di riprendersi in tempi stretti». Anziché dividersi sulla ripresa ripetendo le dinamiche pre-Covid, l’Ue dovrebbe unirsi per sfruttare la crisi al fine di varare una risposta talmente ambiziosa su crescita e giustizia economica da frenare tanto la recessione che le diseguaglianze.

Ma non è tutto perché all’interno di questa lacerazione europea spicca l’intento dei “frugali”, appoggiati dai “sovranisti” Polonia e Ungheria, di rafforzare la dimensione intergovernativa dell’Unione a scapito di quella comunitaria: affidare la gestione del “Recovery Fund” ai governi — garantiti dal diritto di veto — significa indebolire Commissione Ue e Parlamento europeo, pregiudicando le fondamenta stesse della casa comune.

A rischiare di fare le spese di tali divisioni è il nostro Paese. Le difficoltà dell’Italia sono evidenziate da un premier che ha duellato a viso aperto con l’Olanda di Mark Rutte su ammontare e condizioni del “Recovery Fund”, chiedendo a più riprese sostegno a Merkel e Macron. Lo scenario della riduzione del valore del “Recovery Fund” e del consenso intergovernativo per poter usare i fondi significa per Conte doversi sottoporre al rigido esame dei partner Ue — “frugali” inclusi — complicando di molto la posizione finanziaria dell’Italia fino a rendere indispensabile il ricorso al Mes. In attesa di sapere come finirà la battaglia di Bruxelles, si può dunque già anticipare che il percorso Ue post-Covid si complica e la posizione dell’Italia diventa più fragile.