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Papa Francesco, in fondo, nella biblioteca apostolica vaticana durante l'udienza (afp)

La lezione sociale di Francesco e quella di Draghi

Il Papa parla al mondo intero, l’economista all’Italia e all’Europa, ma hanno obiettivi comuni: favorire i giovani, i poveri, i redditi medi e collocare la responsabilità e il peso sui più ricchi
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Le ultime 48 ore si segnalano per due vicende parallele e l’una non tradisce l’altra. Papa Francesco ha parlato ieri alla Biblioteca del Palazzo apostolico in un’udienza generale. Mario Draghi è intervenuto martedì al Meeting di Rimini. Entrambe le vicende affermano le medesime finalità con mezzi abbastanza simili, sia pure in due mondi completamente diversi: quello religioso, che incombe su papa Francesco, e quello politico-monetario che occupa l’esperienza e l’intelligenza di Mario Draghi. Papa Francesco si muove all’interno del Cielo, quello religioso. Mario Draghi ha gli stessi obiettivi, sebbene la religione non c’entri e quindi il problema abbia natura molto diversa ma non dissimile: bisogna favorire i giovani, i poveri, i redditi medi e collocare la responsabilità e il peso sui redditi alti e addirittura massimi. Il Papa parla al mondo intero; Draghi all’Italia e all’Europa. Entrambi, quindi, si s…
Le ultime 48 ore si segnalano per due vicende parallele e l’una non tradisce l’altra. Papa Francesco ha parlato ieri alla Biblioteca del Palazzo apostolico in un’udienza generale. Mario Draghi è intervenuto martedì al Meeting di Rimini. Entrambe le vicende affermano le medesime finalità con mezzi abbastanza simili, sia pure in due mondi completamente diversi: quello religioso, che incombe su papa Francesco, e quello politico-monetario che occupa l’esperienza e l’intelligenza di Mario Draghi. Papa Francesco si muove all’interno del Cielo, quello religioso. Mario Draghi ha gli stessi obiettivi, sebbene la religione non c’entri e quindi il problema abbia natura molto diversa ma non dissimile: bisogna favorire i giovani, i poveri, i redditi medi e collocare la responsabilità e il peso sui redditi alti e addirittura massimi. Il Papa parla al mondo intero; Draghi all’Italia e all’Europa. Entrambi, quindi, si sono mossi con obiettivi di analoga vastità.

Ecco alcuni passaggi delle parole di Papa Francesco durante l’udienza: «La pandemia ha messo allo scoperto la difficile situazione dei poveri e la grande ineguaglianza che regna nel mondo. E il virus, mentre non fa eccezioni tra le persone, ha trovato nel suo cammino devastante grandi disuguaglianze e discriminazioni. E le ha aumentate! La risposta alla pandemia è quindi duplice. Da un lato è indispensabile trovare la cura per un virus piccolo ma tremendo, che mette in ginocchio il mondo intero. Dall’altro dobbiamo curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, disuguaglianza di opportunità, dell’emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli. In questa doppia risposta di guarigione c’è una scelta che secondo il Vangelo non può mancare: l’opzione preferenziale per i poveri e questa non è un’opzione politica e neppure ideologica, ma è il centro del Vangelo e il primo a trarla è stato Gesù. Lo abbiamo sentito nel brano della lettera ai Corinzi che è stata letta all’inizio. Lui, essendo ricco, si è fatto povero per arricchire noi. Si è fatto uno di noi e per questo, al centro del Vangelo, al centro dell’annuncio di Gesù c’è questa opzione. Cristo stesso, che è Dio, ha spogliato se stesso rendendosi simile agli uomini e non ha scelto una vita di privilegio ma ha scelto la condizione di servo. Annientò se stesso facendosi servo. All’inizio della sua predicazione ha annunciato che nel Regno di Dio i poveri sono beati. Stava in mezzo ai malati, ai poveri, agli esclusi, mostrando loro l’amore misericordioso di Dio».

Papa Francesco ha centrato tutto sul Cristo della religione cristiana. Ma sappiamo bene che non è il seguace soltanto del Dio cristiano ma di un Dio unico. Francesco, infatti, è il solo che nella storia che conosciamo crede in una sola divinità e cerca di adeguare Società civili e Religioni. È una storia plurisecolare che non era mai arrivata a questo punto. Il Papa ha bisogno di conoscer bene le società per adeguarsi ad esse secondo la modernità di ciascuna e mai come in questa occasione attuale questa modernità è necessaria non soltanto per ragioni economiche ma anche e soprattutto geo-politiche. Il nostro Sole si sta oscurando, i poli lo stanno rimpiazzando come punti di sostegno geo-politico; i continenti stanno mutando le basi sociali e politiche. Tutta questa visione che incita piuttosto l’immanenza così come la concepisce Baruch Spinoza, è comunque una rivoluzione geo-sociale del nostro piccolo universo.

Dobbiamo ora esaminare la posizione assunta dal nostro Mario Draghi. Con lui la religione c’entra ben poco, quali che siano le sue eventuali credenze. C’entra l’intelligenza, l’esperienza, la volontà di conseguire un rinnovamento sociale reso necessario da quanto sta avvenendo. Draghi è una delle personalità più competenti per quanto riguarda la politica monetaria e le sue conseguenze economiche e sociali. I singoli Paesi del nostro Globo hanno ciascuno la propria storia e quindi le proprie monete, la propria economia, la propria ricchezza e povertà. La moneta in qualche modo c’entra con la religione ma non è altrettanto vero che la religione c’entra con l’economia. Un dio degli economisti di fatto non esiste, se andiamo alla storia moderna (ma potremmo anche estendere la ricerca a periodi ben più lontani) la politica monetaria è decisiva per la vita dei popoli. Naturalmente la moneta è puramente uno strumento la cui finalità è il livello di benessere o malessere o infine della loro distribuzione tra i popoli.
Draghi ha una propria filosofia della quale non è certo un solitario sostenitore. Si potrebbe definire l’economia politica liberal-socialista. Ha una sua storia. Il liberal-socialismo nasce con la Rivoluzione francese, con la nascita del ceto medio, dell’aristocrazia economico-politica e infine con l’eguaglianza delle dittature popolar-comuniste.

I continenti più evoluti hanno dato luogo a economie liberal-democratiche o liberal-socialiste. I valori che sostenevano queste teorie si appoggiavano normalmente alla classe media, alle professioni liberali, all’economia intermediaria, all’industria moderna e all’agricoltura industrializzata.

Nacquero i mercati e furono amministrati da un aziendalismo notevolmente preparato: classi medie, operai qualificati, sindacalismo organizzato e democratico, capitalismo e borse-valori che stabilivano distribuzione delle ricchezze e prevalenza anche politica della società media. Queste realtà sono nate intorno al Settecento e sono ampiamente cresciute con il passare degli ultimi due secoli. Oggi siamo arrivati a un punto della massima importanza: strutture produttive che favoriscono il reddito medio, le classi di vita media, di giovani in fase di maturazione e di anziani in fase di sostegno sociale. Questa è la visione politica che più si sviluppa a partire dal diciassettesimo secolo e che raggiunge il massimo nei secoli decimonono e ventesimo, fino a quello attuale.

La politica monetaria, l’abbiamo già detto, è uno degli strumenti di maggiore sostegno d’una società mediana dove si aiutano i poveri e li si avviano verso un reddito medio decente; la società media è quella favorita: impieghi di qualità, fantasia creativa, professioni liberali, ricchezza capitalistica, ricchezza ereditaria di notevoli proporzioni e infine legami familiari a livello di ricchezza di gruppo e di famiglie con particolare rappresentatività sociale.

Qual è lo schema che dovrebbe essere preferito e che in parte, ma solo in piccola parte, lo è? Quello d’una società mediana che mira ad essere di mediana ricchezza. Questo è o sarebbe l’obiettivo più incoraggiante della modernità economico-sociale. In parte esiste ma in parte no; in parte decade e in parte si rafforza. Questo è l’obiettivo che è quanto di meglio dovrebbe essere realizzato.

La politica lanciata da Mario Draghi è per l’appunto di questo genere: ricchezza mediana, benessere mediano, risparmio mediano, invenzioni mediane, occupazione sociale che guidi la povertà verso la medianità. Quali sono gli strumenti per realizzare questa felicità storicamente borghese? Occorre una classe dirigente che realizzi e mantenga una società di piena occupazione e di robusta medianità dei redditi e degli impieghi. Nel secolo scorso questi obiettivi furono parzialmente realizzati in alcuni Continenti e Stati, ma furono anche distorti da crisi improvvise e molto rilevanti a cominciare da quella del 1929 di stampo americano per concludere con quella del 2007-2008 anch’essa di stampo americano e di diffusione europeo-asiatica.

La tesi di Draghi l’abbiamo già indicata dall’inizio: le classi medie debbono essere fortificate e non semplicemente con lavori a carattere impiegatizio ma anche e principalmente con iniziative economico sociali: sostenere i poveri. Assicurare l’occupazione e le buone invenzioni delle classi medie. Alimentare la ricchezza mediana che consuma, immagina, produce; tassare senza infastidire la media ricchezza. Trarre sostegno per il governo dalle classi ricche che non debbono essere taglieggiate ma essere di buon sostegno sociale. Questa è la politica non solo indicata da Draghi ma da lui stesso (e non soltanto) applicata nei sette anni durante i quali ha governato la Bce.

Ci si domanda quale carica dovrebbe assumere Draghi per adottare e far adottare una politica del genere e da lui stesso suggerita. Al posto di Draghi, nella carica di presidente della Banca centrale europea, c’è ora Christine Lagarde, che si spera sia coinvolta positivamente in una politica come quella sopra accennata. Ma non bastano certo i segni. Ci vuole una linea politica costante e Draghi sarebbe perfetto per applicarla nel modo migliore. In un nuovo ruolo. Quello di superministro delle Finanze europeo, con competenze sulle politiche dei redditi. Christine Lagarde, che continuerebbe ad avere il governo della Bce e dunque della moneta, potrebbe appoggiarlo.

Naturalmente un cambiamento di questo genere dovrebbe essere sollecitato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il sostegno del Partito democratico.

Settembre mi sembra il mese migliore per adottare questa riforma, a mio giudizio quanto di meglio si possa ottenere.