Il primo voto dopo la pandemia disegna un cambiamento di umore degli italiani nei confronti di sovranisti e populisti perché a rafforzarsi è il Pd di Nicola Zingaretti mentre ad indebolirsi sono le forze della protesta - Lega e M5S - che avevano prevalso in maniera schiacciante nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018.
L'inizio della XVIII legislatura ha trasformato il nostro Paese in un laboratorio del populismo in Europa, con il governo Conte I espressione della coalizione fra le differenti forze della protesta e il successivo Conte 2 frutto del compromesso fra una di queste - il M5S - e il Pd.
Nell'attuale Parlamento Cinquestelle e Lega hanno la maggioranza dei seggi proprio in ragione delle elezioni di 20 mesi fa ma il voto di ieri in 7 Regioni - con un'affluenza ai seggi significativa - lascia intendere che questi numeri non riflettono più il sentimento prevalente fra gli italiani. Per due ragioni convergenti: il centrosinistra vince in Toscana…
L'inizio della XVIII legislatura ha trasformato il nostro Paese in un laboratorio del populismo in Europa, con il governo Conte I espressione della coalizione fra le differenti forze della protesta e il successivo Conte 2 frutto del compromesso fra una di queste - il M5S - e il Pd.
Nell'attuale Parlamento Cinquestelle e Lega hanno la maggioranza dei seggi proprio in ragione delle elezioni di 20 mesi fa ma il voto di ieri in 7 Regioni - con un'affluenza ai seggi significativa - lascia intendere che questi numeri non riflettono più il sentimento prevalente fra gli italiani. Per due ragioni convergenti: il centrosinistra vince in Toscana…
Il primo voto dopo la pandemia disegna un cambiamento di umore degli italiani nei confronti di sovranisti e populisti perché a rafforzarsi è il Pd di Nicola Zingaretti mentre ad indebolirsi sono le forze della protesta - Lega e M5S - che avevano prevalso in maniera schiacciante nelle elezioni politiche del 4 marzo 2018.
L'inizio della XVIII legislatura ha trasformato il nostro Paese in un laboratorio del populismo in Europa, con il governo Conte I espressione della coalizione fra le differenti forze della protesta e il successivo Conte 2 frutto del compromesso fra una di queste - il M5S - e il Pd.
Nell'attuale Parlamento Cinquestelle e Lega hanno la maggioranza dei seggi proprio in ragione delle elezioni di 20 mesi fa ma il voto di ieri in 7 Regioni - con un'affluenza ai seggi significativa - lascia intendere che questi numeri non riflettono più il sentimento prevalente fra gli italiani. Per due ragioni convergenti: il centrosinistra vince in Toscana, Puglia e Campania grazie al Pd mentre i Cinquestelle pagano lo scotto delle candidature separate con risultati nel complesso assai deboli; il centrodestra vince in Liguria, Marche e Veneto, ma con candidati non espressione di Matteo Salvini perché Giovanni Toti viene da Forza Italia, Francesco Acquaroli è stato indicato da Fratelli d'Italia e Luca Zaia non solo guida una lista personale, che ha subissato quella di Salvini, ma rappresenta un'idea della Lega basata su pragmatismo e buona amministrazione che non potrebbe essere più lontana dal sovranismo del leader nazionale.
È presto per affermare se l'indebolimento del fronte populista-sovranista sia una circostanza occasionale oppure un momento di cambiamento destinato a durare nel tempo. Di certo è impossibile non notare la coincidenza con il primo voto dopo l'inizio della pandemia Covid 19: gli italiani che si sono recati alle urne sono reduci e protagonisti della battaglia contro il virus e dunque in cima alla scala delle loro priorità vi sono temi assai concreti come l'amministrazione del territorio, la ripresa dell'economia, la gestione della Sanità e la riapertura delle scuole, argomenti che mal si coniugano con la narrativa populista basata sull'anti-politica permanente o con la narrativa sovranista contro i migranti.
A conti fatti la pandemia ha portato gli italiani ad essere aggrediti da questioni impellenti, molto basilari, che hanno generato un voto razionale, ragionato e non di protesta. È impossibile sapere se tali sentimenti siano ugualmente distribuiti su tutto il territorio nazionale - visto che si è votato in 7 regioni su 20 - ma possono esserci pochi dubbi sul fatto che il Pd, il partito uscito più rafforzato dalle urne, ha ora l'opportunità di rispondere alle istanze degli elettori guidando la coalizione giallorossa su un sentiero di riforme europee e di alto profilo - dall'economia all'ambiente, al digitale - sfidando le resistenze dell'ala più populista degli alleati grillini. A cominciare dalla scelta di adottare il Mes sulla strada del Recovery Fund e di varare leggi capaci di completare la riforma del Parlamento resa necessaria dalla vittoria dei Sì nel referendum costituzionale sul taglio di senatori e deputati.
A ben vedere il successo del Sì è l'unico vero risultato positivo che i Cinquestelle possono vantare, anche se il terzo di votanti che si è espresso per il No rappresenta un ulteriore indicatore del nuovo pragmatismo dell'elettorato. Il linguaggio moderato con cui Luigi Di Maio ha salutato il successo del Sì - plaudendo alla coesione della maggioranza e guardando alle riforme da adottare - lascia intendere la volontà di prendere atto del messaggio delle urne, lasciandosi alle spalle le posizioni più estreme del Movimento ed aprendo la strada ad una collaborazione più concreta con il Pd.
Saranno le prossime settimane a dire se la doccia fredda di queste Regionali per populisti e sovranisti avrà conseguenze destinate a durare, di certo per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si apre la possibilità di traghettare la sua coalizione verso una piattaforma per la ricostruzione dell'Italia più in sintonia con quanto sta avvenendo nei più importanti Paesi dell'Unione Europea.
L'inizio della XVIII legislatura ha trasformato il nostro Paese in un laboratorio del populismo in Europa, con il governo Conte I espressione della coalizione fra le differenti forze della protesta e il successivo Conte 2 frutto del compromesso fra una di queste - il M5S - e il Pd.
Nell'attuale Parlamento Cinquestelle e Lega hanno la maggioranza dei seggi proprio in ragione delle elezioni di 20 mesi fa ma il voto di ieri in 7 Regioni - con un'affluenza ai seggi significativa - lascia intendere che questi numeri non riflettono più il sentimento prevalente fra gli italiani. Per due ragioni convergenti: il centrosinistra vince in Toscana, Puglia e Campania grazie al Pd mentre i Cinquestelle pagano lo scotto delle candidature separate con risultati nel complesso assai deboli; il centrodestra vince in Liguria, Marche e Veneto, ma con candidati non espressione di Matteo Salvini perché Giovanni Toti viene da Forza Italia, Francesco Acquaroli è stato indicato da Fratelli d'Italia e Luca Zaia non solo guida una lista personale, che ha subissato quella di Salvini, ma rappresenta un'idea della Lega basata su pragmatismo e buona amministrazione che non potrebbe essere più lontana dal sovranismo del leader nazionale.
È presto per affermare se l'indebolimento del fronte populista-sovranista sia una circostanza occasionale oppure un momento di cambiamento destinato a durare nel tempo. Di certo è impossibile non notare la coincidenza con il primo voto dopo l'inizio della pandemia Covid 19: gli italiani che si sono recati alle urne sono reduci e protagonisti della battaglia contro il virus e dunque in cima alla scala delle loro priorità vi sono temi assai concreti come l'amministrazione del territorio, la ripresa dell'economia, la gestione della Sanità e la riapertura delle scuole, argomenti che mal si coniugano con la narrativa populista basata sull'anti-politica permanente o con la narrativa sovranista contro i migranti.
A conti fatti la pandemia ha portato gli italiani ad essere aggrediti da questioni impellenti, molto basilari, che hanno generato un voto razionale, ragionato e non di protesta. È impossibile sapere se tali sentimenti siano ugualmente distribuiti su tutto il territorio nazionale - visto che si è votato in 7 regioni su 20 - ma possono esserci pochi dubbi sul fatto che il Pd, il partito uscito più rafforzato dalle urne, ha ora l'opportunità di rispondere alle istanze degli elettori guidando la coalizione giallorossa su un sentiero di riforme europee e di alto profilo - dall'economia all'ambiente, al digitale - sfidando le resistenze dell'ala più populista degli alleati grillini. A cominciare dalla scelta di adottare il Mes sulla strada del Recovery Fund e di varare leggi capaci di completare la riforma del Parlamento resa necessaria dalla vittoria dei Sì nel referendum costituzionale sul taglio di senatori e deputati.
A ben vedere il successo del Sì è l'unico vero risultato positivo che i Cinquestelle possono vantare, anche se il terzo di votanti che si è espresso per il No rappresenta un ulteriore indicatore del nuovo pragmatismo dell'elettorato. Il linguaggio moderato con cui Luigi Di Maio ha salutato il successo del Sì - plaudendo alla coesione della maggioranza e guardando alle riforme da adottare - lascia intendere la volontà di prendere atto del messaggio delle urne, lasciandosi alle spalle le posizioni più estreme del Movimento ed aprendo la strada ad una collaborazione più concreta con il Pd.
Saranno le prossime settimane a dire se la doccia fredda di queste Regionali per populisti e sovranisti avrà conseguenze destinate a durare, di certo per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si apre la possibilità di traghettare la sua coalizione verso una piattaforma per la ricostruzione dell'Italia più in sintonia con quanto sta avvenendo nei più importanti Paesi dell'Unione Europea.