Il nostro futuro in un mondo diviso
Eugenio Scalfari , di Eugenio ScalfariUn tempo era Città contro Città, poi si è aperto un varco a Regione contro Regione e infine addirittura a Nazione contro Nazione. Oggi nascono i continenti come realtà politica
Ricordo che avevo sete. Intorno a me vedevo pozze d'acqua e anche un po' di rivoli che si muovevano in discesa. Raccolsi l'acqua con le mie mani e la succhiai in bocca, non era molta ma mi dava un senso di freschezza e m'incitava a prenderne ancora: cosa che feci. Di trangugiare cibo solido non sentivo una voglia particolare anche perché vedevo intorno a me muoversi altri animali del mio genere: li consideravo altri me stesso o miei nemici. Ero molto incerto su tutto questo e quegli animali a loro volta mi sembravano profondamente stupiti della mia presenza: qualcuno sembrava un amico e qualcun altro una belva odiosa e odiata. Mi allontanai da quel gruppo, misi i piedi nell'acqua che scorreva e vidi tante altre cose che mi circondavano, a me ignote anche se alcune mi somigliavano, l'ho già detto e ricordato ma lo ripeto perché questo fu un punto della massima importanza per me. Chiudo gli occhi e intravedo un passato e un futuro. Il passato…
Ricordo che avevo sete. Intorno a me vedevo pozze d'acqua e anche un po' di rivoli che si muovevano in discesa. Raccolsi l'acqua con le mie mani e la succhiai in bocca, non era molta ma mi dava un senso di freschezza e m'incitava a prenderne ancora: cosa che feci. Di trangugiare cibo solido non sentivo una voglia particolare anche perché vedevo intorno a me muoversi altri animali del mio genere: li consideravo altri me stesso o miei nemici. Ero molto incerto su tutto questo e quegli animali a loro volta mi sembravano profondamente stupiti della mia presenza: qualcuno sembrava un amico e qualcun altro una belva odiosa e odiata. Mi allontanai da quel gruppo, misi i piedi nell'acqua che scorreva e vidi tante altre cose che mi circondavano, a me ignote anche se alcune mi somigliavano, l'ho già detto e ricordato ma lo ripeto perché questo fu un punto della massima importanza per me. Chiudo gli occhi e intravedo un passato e un futuro. Il passato ero io che esistevo, il futuro ero ancora io che continuavo a vivere. Insomma era la vita e di più non sapevo pensare. Durò un bel po', non so quanto ma comunque durava e gli altri animali come me aumentavano di numero se andavo in certe direzioni e scomparivano in altre. La vita durava ma non cambiava fino a quando incontrai animali nettamente diversi da me, che mi guardavano in modo odioso o tenero e affettuoso. Questo secondo genere era nettamente diverso dal mio, più sottile il corpo e anche leggermente più piccolo nelle sue proporzioni: ci guardavamo reciprocamente con molta attenzione fino a che scoprimmo una diversità profonda, ci chiamammo donna e uomo ma a quell'epoca queste parole non esistevano se non in modo rozzo e comunque significativo.
Se dovessi continuare questo racconto credo che mi ripeterei anche perché la realtà che mi circondava diventò sempre più conoscibile per me e al tempo stesso dolce e amara nei sentimenti, amici e nemici, padri e figli. Figlio lo ero anch'io e mio padre era alquanto diverso da me, sapeva più cose di quelle che ci vivono intorno e di quelle più giovani o più vecchie di lui: padri e figli, amici e nemici, maschi e femmine, più vecchi e più giovani. Molti di noi, col passare del tempo, morirono. Li lasciavamo come stavano oppure gli buttavamo addosso della terra sciolta per nasconderne i cadaveri. Non sapevamo ancora se chiamarla morte ma prima o poi questa parola venne fuori in contrasto con una che si chiamava vita: la vita e la morte: sembrerà oggi strano ma la morte alimenta la vita e viceversa: l'uomo (e la donna) sono fatti così.
***
I due principali sentimenti che col passare degli anni e dei secoli aumentavano d'importanza furono la politica e la religione. La prima aveva il contenuto di amicizia o antipatia e odio, interessi contrari o affini con altre persone che facevano parte della nostra vita. Quanto alla religione molti di noi non sapevano affatto che cosa fosse ma altri, anch'essi discretamente numerosi, sentivano che nel cielo vivessero figure non corporee ma immaginifiche: le intravedevamo nella nostra mente e qualche volta ci sembrava possibile arrivare a toccarle anche se questa era una figura ma non una realtà. Gli Dèi: così li chiamammo nelle varie lingue che esistevano. Inizialmente non avevano nomi ma col passare della storia i nomi degli Dèi furono conformati da noi uomini che gli attribuiamo alte qualità e potenza e anche timore e odio che ci figuravamo che avessero per noi e noi naturalmente per loro.Gli Dèi erano miracolosi; talvolta (anzi spesso) lottavano tra di loro e molte altre volte avevano per noi umani protezione e affetto oppure odio e combattimento nei nostri confronti o tra di loro per difendere gli umani o per attaccarli: motivi di lotta perfino tra di loro. Così nacque la storia.
Le scienze vengono subito dopo la storia come la pace viene subito dopo la guerra, ma poi la guerra ritorna e l'odio con essa e si portano dietro come sempre i sentimenti opposti e questa è la storia della nostra esistenza. Quando ricordiamo il passato e quando cerchiamo di prevedere quale sarà il futuro, la storia è lo strumento che usiamo, ma non sempre essa aderisce realmente a quanto è avvenuto: molto spesso ce la inventiamo e la riteniamo vera mentre per altri è profondamente diversa e nella realtà è difficile stabilirne la consistenza. Questa differenza tra realtà e immaginazione e i sentimenti che ne derivano costituiscono una parte della nostra vita immaginaria. Ma qual è il peso del realismo? È un sentimento soggettivo: ce lo inventiamo anche se un po' esiste realmente. Le invenzioni realistiche e quelle immaginarie si condensano nella vita umana. Talvolta ho pensato che l'una prevalesse sull'altra ma spesso ho cambiato: ho già detto e lo ripeto che la vita è piena di mutamenti: disposti da noi o subiti dagli altri ed è con questa diversità che nascono gli amici e i nemici, nelle idee e nei fatti, nella pace e nella guerra, le sconfitte e le vittorie.
***
Il territorio che ci riguarda è molto cambiato nel corso dei secoli: un tempo dagli accadimenti nelle città dove si viveva, nei quartieri, nelle case di abitazione nascevano motivi di reciproca solidarietà o di notevole antipatia. Questi sentimenti si estendevano a interi quartieri e addirittura a intere città, l'una contro l'altra, molto prossime o molto lontane tra di loro ma con sentimenti alimentati sia dal passato che dal possibile avvenire. E tuttavia anche questa situazione storica è stata notevolmente sorpassata dal fatto che Città contro Città ha poi aperto il varco anche a Regione contro Regione e infine addirittura a Nazione contro Nazione. Le Nazioni naturalmente hanno una lingua comune anche se variabile all'interno di essa. Le nazionalità fanno da tempo parte della storia del pianeta: le Nazioni, la loro storia, le loro lingue, la loro ricchezza collettiva, la loro "temibilità" guerresca: questa è la realtà della vita collettiva che adesso sta anch'essa ulteriormente cambiando: nascono i continenti come realtà politica e non soltanto geografica e nascono perfino le religioni, ma anche queste stanno avendo mutamenti profondi. L'insieme di tutta questa situazione sta vincolando l'intero mondo. Migliora o peggiora? Non siamo in grado di rispondere poiché ognuno di noi è individuo e tale rimane anche se il valore dell'individualità, quello dello nazionalità, quello della nostra storia, quello dell'economia: ecco i sentimenti. Molto spesso erano personali o cittadini o nazionali. Adesso sono mondiali: il mondo è fortemente diviso e non sappiamo quale sarà il suo immediato futuro.
Se dovessi continuare questo racconto credo che mi ripeterei anche perché la realtà che mi circondava diventò sempre più conoscibile per me e al tempo stesso dolce e amara nei sentimenti, amici e nemici, padri e figli. Figlio lo ero anch'io e mio padre era alquanto diverso da me, sapeva più cose di quelle che ci vivono intorno e di quelle più giovani o più vecchie di lui: padri e figli, amici e nemici, maschi e femmine, più vecchi e più giovani. Molti di noi, col passare del tempo, morirono. Li lasciavamo come stavano oppure gli buttavamo addosso della terra sciolta per nasconderne i cadaveri. Non sapevamo ancora se chiamarla morte ma prima o poi questa parola venne fuori in contrasto con una che si chiamava vita: la vita e la morte: sembrerà oggi strano ma la morte alimenta la vita e viceversa: l'uomo (e la donna) sono fatti così.
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I due principali sentimenti che col passare degli anni e dei secoli aumentavano d'importanza furono la politica e la religione. La prima aveva il contenuto di amicizia o antipatia e odio, interessi contrari o affini con altre persone che facevano parte della nostra vita. Quanto alla religione molti di noi non sapevano affatto che cosa fosse ma altri, anch'essi discretamente numerosi, sentivano che nel cielo vivessero figure non corporee ma immaginifiche: le intravedevamo nella nostra mente e qualche volta ci sembrava possibile arrivare a toccarle anche se questa era una figura ma non una realtà. Gli Dèi: così li chiamammo nelle varie lingue che esistevano. Inizialmente non avevano nomi ma col passare della storia i nomi degli Dèi furono conformati da noi uomini che gli attribuiamo alte qualità e potenza e anche timore e odio che ci figuravamo che avessero per noi e noi naturalmente per loro.Gli Dèi erano miracolosi; talvolta (anzi spesso) lottavano tra di loro e molte altre volte avevano per noi umani protezione e affetto oppure odio e combattimento nei nostri confronti o tra di loro per difendere gli umani o per attaccarli: motivi di lotta perfino tra di loro. Così nacque la storia.
Le scienze vengono subito dopo la storia come la pace viene subito dopo la guerra, ma poi la guerra ritorna e l'odio con essa e si portano dietro come sempre i sentimenti opposti e questa è la storia della nostra esistenza. Quando ricordiamo il passato e quando cerchiamo di prevedere quale sarà il futuro, la storia è lo strumento che usiamo, ma non sempre essa aderisce realmente a quanto è avvenuto: molto spesso ce la inventiamo e la riteniamo vera mentre per altri è profondamente diversa e nella realtà è difficile stabilirne la consistenza. Questa differenza tra realtà e immaginazione e i sentimenti che ne derivano costituiscono una parte della nostra vita immaginaria. Ma qual è il peso del realismo? È un sentimento soggettivo: ce lo inventiamo anche se un po' esiste realmente. Le invenzioni realistiche e quelle immaginarie si condensano nella vita umana. Talvolta ho pensato che l'una prevalesse sull'altra ma spesso ho cambiato: ho già detto e lo ripeto che la vita è piena di mutamenti: disposti da noi o subiti dagli altri ed è con questa diversità che nascono gli amici e i nemici, nelle idee e nei fatti, nella pace e nella guerra, le sconfitte e le vittorie.
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Il territorio che ci riguarda è molto cambiato nel corso dei secoli: un tempo dagli accadimenti nelle città dove si viveva, nei quartieri, nelle case di abitazione nascevano motivi di reciproca solidarietà o di notevole antipatia. Questi sentimenti si estendevano a interi quartieri e addirittura a intere città, l'una contro l'altra, molto prossime o molto lontane tra di loro ma con sentimenti alimentati sia dal passato che dal possibile avvenire. E tuttavia anche questa situazione storica è stata notevolmente sorpassata dal fatto che Città contro Città ha poi aperto il varco anche a Regione contro Regione e infine addirittura a Nazione contro Nazione. Le Nazioni naturalmente hanno una lingua comune anche se variabile all'interno di essa. Le nazionalità fanno da tempo parte della storia del pianeta: le Nazioni, la loro storia, le loro lingue, la loro ricchezza collettiva, la loro "temibilità" guerresca: questa è la realtà della vita collettiva che adesso sta anch'essa ulteriormente cambiando: nascono i continenti come realtà politica e non soltanto geografica e nascono perfino le religioni, ma anche queste stanno avendo mutamenti profondi. L'insieme di tutta questa situazione sta vincolando l'intero mondo. Migliora o peggiora? Non siamo in grado di rispondere poiché ognuno di noi è individuo e tale rimane anche se il valore dell'individualità, quello dello nazionalità, quello della nostra storia, quello dell'economia: ecco i sentimenti. Molto spesso erano personali o cittadini o nazionali. Adesso sono mondiali: il mondo è fortemente diviso e non sappiamo quale sarà il suo immediato futuro.