Mi riesce sempre più difficile ed anche molto meno attraente scrivere degli articoli per sostenere questa o quella tesi economica, politica, filosofica, religiosa, eccetera. Tuttavia la tentazione di mettere in parole i miei frequenti pensieri aumenta con il passare del tempo e quindi utilizzo le pagine di libri a mia disposizione o scritti da me a suo tempo, esponendo quanto accade per vivere, per invecchiare, per morire, con un aldilà che c'è o non c'è. Ho sfogliato parecchi testi e molto diversi l'uno dall'altro. Proprio per questa varietà di temi ma anche dell'interesse che sono in grado di suscitare userò il mondo delle parole anziché quello della musica, della pittura, della politica, dell'economia. Ci sono, come sappiamo, molti pensieri ed anche interessi culturali o pratici. A me è capitato nel corso della mia vita di leggere o scrivere in assai mutevoli circostanze: ero un ragazzo, uno studente, u…
Mi riesce sempre più difficile ed anche molto meno attraente scrivere degli articoli per sostenere questa o quella tesi economica, politica, filosofica, religiosa, eccetera. Tuttavia la tentazione di mettere in parole i miei frequenti pensieri aumenta con il passare del tempo e quindi utilizzo le pagine di libri a mia disposizione o scritti da me a suo tempo, esponendo quanto accade per vivere, per invecchiare, per morire, con un aldilà che c'è o non c'è. Ho sfogliato parecchi testi e molto diversi l'uno dall'altro. Proprio per questa varietà di temi ma anche dell'interesse che sono in grado di suscitare userò il mondo delle parole anziché quello della musica, della pittura, della politica, dell'economia. Ci sono, come sappiamo, molti pensieri ed anche interessi culturali o pratici. A me è capitato nel corso della mia vita di leggere o scrivere in assai mutevoli circostanze: ero un ragazzo, uno studente, un giornalista, un direttore di giornali settimanali o quotidiani e infine mi ero da tempo innamorato della natura dell'Essere che rappresenta "se stesso". Oggi ne darò un esempio pensando di fornirvi una buona lettura.
Ci sono vari modi per conoscere quello che ci circonda seguendo una classifica che va dal piccolo al grande, dal giovane al vecchio, dalla donna all'uomo, e dalla varietà dei molteplici popoli del nostro mondo. Differiscono l'uno dall'altro: è il clima che cambia, le altitudini territoriali, l'alternarsi dei monti e dei mari e la figura mutevole degli abitanti. I moderni mezzi di comunicazione tra una regione e l'altra, tra un oceano di acqua che si alterna con la terra delle pianure e delle colline e dei monti: questa è la varietà che ci spinge a trasferirci spesso da un punto all'altro del nostro globo e a confrontarci con i nostri simili alternando l'amicizia e l'odio. Questo accade da milioni di millenni che cambiano continuamente lo spazio che è a nostra disposizione. Non è molto facile farne la storia ma è quantomeno possibile e noi siamo spinti a farla per capire. Non è un gioco ma una necessità: tutte le specie si muovono, il tempo passa e non siamo in grado di prevedere l'esistenza. Scomparirà il mondo? Cambierà profondamente la propria natura, oppure ripeterà eternamente quella fin dall'inizio esistente? Per esser debitamente informati non abbiamo altro mezzo che la storia del passato nei limiti in cui sia possibile ricostruirla. Debbo ammettere che questo lavoro mi incanta anche perché la mia età anagrafica è alquanto elevata: vecchiaia e saggezza insieme all'amore dell'arte e della storia mi piacciono molto e quindi finché potrò questo attraente lavoro lo farò.
C'è un elemento di formidabile interesse del quale mi sono occupato in un mio libro che ho intitolato Incontro con Io. È un tema che interessa tutti e tra questi alcuni personaggi che illustrano la storia della cultura. Ne indico alcuni:
"Quando considero la piccola durata della mia vita, assorbita dall'eternità che la presiede e che la segue, il piccolo spazio che io riempio e che vedo schiacciato dall'infinità immensa degli spazi che ignoro e che mi ignorano, mi spavento e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che là e perché nel presente invece che nel passato. Chi mi ci ha messo? Per ordine di chi questo luogo e questo tempo mi è stato destinato ?".
Pascal, Pensieri
"On aime à deviner les autres, mais l'on n'aime pas à être deviné"
François de La Rochefoucauld
"Il Dio che io creai era opera e illusione d'uomo, come tutti gli dei. Uomo egli era, appena un frammento misero di uomo e di Io: questo spettro venne a me dalla mia stessa cenere e brace e non dall'aldilà".
Nietzsche, Così parlò Zarathustra.
Un uomo domandò all'altro: "Che cos'è la paura?". E l'altro rispose: "Sapere che la morte verrà". "Dunque abbiamo paura della morte soltanto e non anche di cento e mille altre cose? Io non credo che sia così. Io ho paura dell'ignoto, di un nemico se penso che sia più forte di me, della povertà, dell'odio che mi rivolge contro, dello scandalo che può colpirmi, delle sciagure che possono abbattersi sulle persone a me care. Vedi dunque che molte sono le cause della paura e non si possono ridurre a quella della morte soltanto. Voglio dirti anzi che io della morte non ho paura, so che è inevitabile, che verrà per tutti, fa parte della condizione di tutto ciò che esiste. Noi moriremo, muoiono gli animali, le piante, persino le rocce muoiono e anche il mare morrà, l'intero universo, ma la mente si rifiuta di pensare un vuoto assoluto, senza tempo né spazio. Dunque della morte non ho paura ma di tutte le cose che ho detto e di molte altre".
Rispose l'altro: "Le cose che ti fanno paura esistono nella tua mente soltanto perché tu hai pensato la morte. Se tu fossi preservato dal dover morire, l'ignoto non potrebbe intimorirti".
Quanto a me, non guardo Dio da moltissimi anni. Forse non l'ho mai guardato, neppure ai tempi della mia infanzia devota.
Le funzioni alle quali assistevo insieme a mia madre erano momenti di devozione rituale: il rosario, la lunga sequenza delle giaculatorie, quell'alzarsi e sedersi inginocchiarsi a comando, chinare la testa, il calice e infine il nostro prendere l'ostia sulla lingua badando di non masticarla perché era il corpo del Signore e masticarlo gli avrebbe causato pena. Erano tutti atti liturgici ai quali partecipavo con diligenza; mi piaceva l'odore acre dell'incenso, il canto gregoriano, il colore dei paramenti del sacerdote che cambiavano nelle diverse occasioni rituali. Ma Dio non c'era mai nei miei pensieri. Era un nome cui non corrispondeva alcuna immagine e non suscitava alcuna emozione.
Non c'era neppure Gesù. Quel corpo d'avorio stilizzato, scheletrico, inchiodato ad una croce di legno nero mi incuteva semmai un certo ribrezzo ma nessuna drammaticità.
La modernità, questa è la condizione nella quale viviamo ma - strano a dirsi - è un'idea precocemente invecchiata nonostante il nome che vorrebbe dire l'esatto contrario. Dopo la modernità "enciclopedica" conquista il suo spazio il Romanticismo e si conclude con l'Illuminismo: Montaigne, Cervantes, Nietzsche, Descartes, Hegel, Kafka, Joyce, Ungaretti, Montale, Calvino. Ed è probabilmente utile richiamarsi anche all'Alighieri e al Petrarca. È utile ricordare che l'ultimo nome da farsi è papa Francesco e il Dio unico col quale sta affrontando la vecchiaia di una società che non sta trovando la forza di vivere recuperando Socrate e Platone.
Ci sono vari modi per conoscere quello che ci circonda seguendo una classifica che va dal piccolo al grande, dal giovane al vecchio, dalla donna all'uomo, e dalla varietà dei molteplici popoli del nostro mondo. Differiscono l'uno dall'altro: è il clima che cambia, le altitudini territoriali, l'alternarsi dei monti e dei mari e la figura mutevole degli abitanti. I moderni mezzi di comunicazione tra una regione e l'altra, tra un oceano di acqua che si alterna con la terra delle pianure e delle colline e dei monti: questa è la varietà che ci spinge a trasferirci spesso da un punto all'altro del nostro globo e a confrontarci con i nostri simili alternando l'amicizia e l'odio. Questo accade da milioni di millenni che cambiano continuamente lo spazio che è a nostra disposizione. Non è molto facile farne la storia ma è quantomeno possibile e noi siamo spinti a farla per capire. Non è un gioco ma una necessità: tutte le specie si muovono, il tempo passa e non siamo in grado di prevedere l'esistenza. Scomparirà il mondo? Cambierà profondamente la propria natura, oppure ripeterà eternamente quella fin dall'inizio esistente? Per esser debitamente informati non abbiamo altro mezzo che la storia del passato nei limiti in cui sia possibile ricostruirla. Debbo ammettere che questo lavoro mi incanta anche perché la mia età anagrafica è alquanto elevata: vecchiaia e saggezza insieme all'amore dell'arte e della storia mi piacciono molto e quindi finché potrò questo attraente lavoro lo farò.
C'è un elemento di formidabile interesse del quale mi sono occupato in un mio libro che ho intitolato Incontro con Io. È un tema che interessa tutti e tra questi alcuni personaggi che illustrano la storia della cultura. Ne indico alcuni:
"Quando considero la piccola durata della mia vita, assorbita dall'eternità che la presiede e che la segue, il piccolo spazio che io riempio e che vedo schiacciato dall'infinità immensa degli spazi che ignoro e che mi ignorano, mi spavento e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che là e perché nel presente invece che nel passato. Chi mi ci ha messo? Per ordine di chi questo luogo e questo tempo mi è stato destinato ?".
Pascal, Pensieri
"On aime à deviner les autres, mais l'on n'aime pas à être deviné"
François de La Rochefoucauld
"Il Dio che io creai era opera e illusione d'uomo, come tutti gli dei. Uomo egli era, appena un frammento misero di uomo e di Io: questo spettro venne a me dalla mia stessa cenere e brace e non dall'aldilà".
Nietzsche, Così parlò Zarathustra.
Un uomo domandò all'altro: "Che cos'è la paura?". E l'altro rispose: "Sapere che la morte verrà". "Dunque abbiamo paura della morte soltanto e non anche di cento e mille altre cose? Io non credo che sia così. Io ho paura dell'ignoto, di un nemico se penso che sia più forte di me, della povertà, dell'odio che mi rivolge contro, dello scandalo che può colpirmi, delle sciagure che possono abbattersi sulle persone a me care. Vedi dunque che molte sono le cause della paura e non si possono ridurre a quella della morte soltanto. Voglio dirti anzi che io della morte non ho paura, so che è inevitabile, che verrà per tutti, fa parte della condizione di tutto ciò che esiste. Noi moriremo, muoiono gli animali, le piante, persino le rocce muoiono e anche il mare morrà, l'intero universo, ma la mente si rifiuta di pensare un vuoto assoluto, senza tempo né spazio. Dunque della morte non ho paura ma di tutte le cose che ho detto e di molte altre".
Rispose l'altro: "Le cose che ti fanno paura esistono nella tua mente soltanto perché tu hai pensato la morte. Se tu fossi preservato dal dover morire, l'ignoto non potrebbe intimorirti".
Quanto a me, non guardo Dio da moltissimi anni. Forse non l'ho mai guardato, neppure ai tempi della mia infanzia devota.
Le funzioni alle quali assistevo insieme a mia madre erano momenti di devozione rituale: il rosario, la lunga sequenza delle giaculatorie, quell'alzarsi e sedersi inginocchiarsi a comando, chinare la testa, il calice e infine il nostro prendere l'ostia sulla lingua badando di non masticarla perché era il corpo del Signore e masticarlo gli avrebbe causato pena. Erano tutti atti liturgici ai quali partecipavo con diligenza; mi piaceva l'odore acre dell'incenso, il canto gregoriano, il colore dei paramenti del sacerdote che cambiavano nelle diverse occasioni rituali. Ma Dio non c'era mai nei miei pensieri. Era un nome cui non corrispondeva alcuna immagine e non suscitava alcuna emozione.
Non c'era neppure Gesù. Quel corpo d'avorio stilizzato, scheletrico, inchiodato ad una croce di legno nero mi incuteva semmai un certo ribrezzo ma nessuna drammaticità.
La modernità, questa è la condizione nella quale viviamo ma - strano a dirsi - è un'idea precocemente invecchiata nonostante il nome che vorrebbe dire l'esatto contrario. Dopo la modernità "enciclopedica" conquista il suo spazio il Romanticismo e si conclude con l'Illuminismo: Montaigne, Cervantes, Nietzsche, Descartes, Hegel, Kafka, Joyce, Ungaretti, Montale, Calvino. Ed è probabilmente utile richiamarsi anche all'Alighieri e al Petrarca. È utile ricordare che l'ultimo nome da farsi è papa Francesco e il Dio unico col quale sta affrontando la vecchiaia di una società che non sta trovando la forza di vivere recuperando Socrate e Platone.