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(ansa)

Papa Francesco e la scoperta dell'Io

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La telefonata di Sua Santità e una riflessione tra Cartesio e Poe
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Ieri mattina ho ricevuto una telefonata per me preziosa e commovente: quella di Sua Santità papa Francesco del quale in realtà sono amico (ammesso che si possa adoperare questa parola nei confronti di Sua Santità). Sono ancora scosso da questo colloquio telefonico e mi auguro che Sua Santità ed io ci si possa ancora incontrare come fino a poco tempo fa avveniva quasi regolarmente. Do notizia di quanto è avvenuto poiché papa Francesco è stato ed è ancora una personalità che porta con sé l'importanza della creatura umana quale che ne sia la religione e la moralità.

È un tema in generale che ha creato il "se stesso". Francamente non so se gli altri soggetti dell'esistenza questo tema in qualche modo ce l'abbiano. Penso di sì ma certamente con modalità assai diverse dalla nostra. Noi ci esaminiamo praticamente di continuo e ci paragoniamo col noi stessi del giorno prima…
Ieri mattina ho ricevuto una telefonata per me preziosa e commovente: quella di Sua Santità papa Francesco del quale in realtà sono amico (ammesso che si possa adoperare questa parola nei confronti di Sua Santità). Sono ancora scosso da questo colloquio telefonico e mi auguro che Sua Santità ed io ci si possa ancora incontrare come fino a poco tempo fa avveniva quasi regolarmente. Do notizia di quanto è avvenuto poiché papa Francesco è stato ed è ancora una personalità che porta con sé l'importanza della creatura umana quale che ne sia la religione e la moralità.

È un tema in generale che ha creato il "se stesso". Francamente non so se gli altri soggetti dell'esistenza questo tema in qualche modo ce l'abbiano. Penso di sì ma certamente con modalità assai diverse dalla nostra. Noi ci esaminiamo praticamente di continuo e ci paragoniamo col noi stessi del giorno prima, di un anno prima, di una vita adulta già avvenuta da decine di anni. Tutto questo altro non significa che la consapevolezza del Tempo che è uno degli elementi fondamentali per l'Uomo e un altro personaggio che ci ha fortemente sospinto su questa via è stato Descartes (Cartesio) con le sue tre parole: "Penso dunque sono".

Qual è la potenza che queste tre parole esprimono? È la nascita dell'Io che ha costellato l'intera storia del personaggio umano. È una scoperta enorme che segna l'inizio della storia di tutti gli umani quale che sia la loro età, la loro professionalità, la loro localizzazione. Cartesio era pienamente consapevole di quello che aveva detto e di quello che ne sarebbe seguito e lo dimostrò in vari modi. Ma prima di lui un contributo fondamentale su questa strada illuminante è venuto da Socrate e dai suoi più importanti discepoli tra i quali va inserito Platone.

Da quanto fin qui ho potuto pensare e scrivere, direi che per quanto mi riguarda ho posto le basi di una vita che ho già ampiamente percorso. Mi consentirete a questo punto una citazione poetica di Edgar Allan Poe che mi è sempre parsa di grande importanza:
          "I cieli erano cupi e cinerei
          Increspate le foglie e appassite
          Ingiallite le foglie e appassite
          La notte era d'un eremo ottobre
          Dell'anno più amato al ricordo
          Presso il lago nerastro dell'Auber
          In mezzo alla valle del Weir
          Sul padule fangoso dell'Auber
          Nel bosco di lamie del Weir.
          Qui vi andavo in un viale titanico
          Di cipressi con l'Anima mia
          Con Psiche, con l'Anima mia".
          Due poeti, una linea che li congiunge, la sconfitta di due vite spezzate nel dolore, due altissime voci che salgono da quella sconfitta.
 
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          Ricordo ancora quando essendo uno studente liceale nella scuola di Sanremo, dove a quell'epoca vivevo, ci fu per noi giovani la scoperta d'un personaggio della massima importanza. Il nostro professore parlò di Cartesio e dopo aver spiegato i contenuti di quelle tre parole mise sotto esame altre personalità della letteratura italiana. Ci parlò del Petrarca, dei sonetti e delle canzoni della poesia e poi lesse "Chiare, fresche e dolci acque", poi commentò i passi più significativi del petrarchismo. Disse qual era l'immagine della donna e dell'amore, la differenza tra l'amor cortese e quelli di Dante per Beatrice, del Petrarca per Laura e della immagine femminile di Dio alla causalità sentimentale. Dante e Petrarca sono tra i massimi della letteratura non soltanto italiana ma anche europea nel corso del tempo.

Il nostro insegnante, che ci accompagnò per tutto il liceo, passò dal Petrarca al Tasso e poi al Foscolo e infine a Leopardi. Quella mattina ci lasciammo con don Piggioli (così si chiamava il nostro insegnante) che proseguì ancora per parecchio tempo le sue lezioni letterarie.
          "Penso dunque sono": per me il discorso di Cartesio fu una scoperta sensazionale. Di tanto in tanto mi capita di rileggerlo anche se ormai l'entusiasmo intellettuale dell'adolescenza ha ceduto il posto alla riflessione critica e le evidenze cartesiane non sprigionano più la loro luce abbagliante sul cammino della conoscenza. Quelle tre parole comunque rappresentano un passo inaudito verso l'annullamento della metafisica non a caso agli antipodi delle tesi di Leibniz sulla trascendenza. Per la prima volta fu affermata l'autonomia della coscienza individuale e non solo: fu solidamente piantato nella storia delle idee il tema della centralità dell'Io che ha dominato nei tre secoli successivi la cultura dell'Occidente.   L'incontro intellettuale da me avuto con Cartesio mi ha posto la questione dell'Io come capitale non soltanto nella storia della filosofia ma della vita di ciascuno di noi. E' possibile misurare la distanza che divide due opposte concezioni dell'Io: quella che ne fa l'essenza e l'espressione culminante della persona e quindi della sua volontà, della sua vocazione conoscitiva e del suo sentimento morale e quella opposta che lo riduce ad una sovrastruttura in balia di istinti, pulsioni, meccanismo mentali, conflitti interiori e urto con i fatti, con la natura, con le persone che popolano il mondo esterno a noi.
          Ma esiste veramente l'Io? Per alcuni è una superstizione, oppure una caricatura o una maschera, una bandiera, il pennacchio d'un elmo, un computer depositario di una memoria, una gabbia, un capriccioso dittatore, oppure un prigioniero. C'è materia per pensare e discutere.
 
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          Sono rimasto alquanto stupito dal fatto che uno dei miei romanzi non viene mai citato: l'ho chiamato "Il labirinto" e molti dei temi che ho fin qui espresso in questo articolo derivano da quel romanzo che racconta la vita degli abitanti di un paese assai diverso dagli altri, un paese che è una specie di piccola città circondata da muraglioni difensivi che racchiudono un'umanità differente da tutte le altre circostanti. Quel romanzo contiene dei personaggi molto diversi dagli altri e in un'altra occasione ne parlerò. Quella città è molto sensibile all'amore:
          "Quando Eros è triste è impossibile consolarlo. Fino quando torna un senso. Solo il senso, per piccolo e fuggitivo che sia, scaccia la tristezza e il ricordo di cose lontane ti accarezza se sei confortato dall'amore di chi ti è vicino".