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(ansa)

La nuova Europa non ci può aspettare

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La partita del Recovery è fondamentale per l’Unione che deve dimostrarsi un solido partner all’America di Biden nella sfida strategica con la Cina
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C'è apprensione a Berlino e Parigi per la sorte del Recovery Fund ed uno dei motivi è il ritardo italiano. Sono i contatti avvenuti negli ultimi giorni fra i governi Macron e Merkel a descrivere quanto sta maturando in Europa. Il Recovery Fund viene identificato come lo strumento per far uscire l'Unione Europea "vincente" dalla grave crisi economica e sanitaria innescata dalla pandemia ovvero in grado di fronteggiare la Cina, che già si sta risollevando, e di presentarsi come solido partner all'America di Joe Biden. Se invece il Recovery Fund dovesse fallire l'obiettivo della ricostruzione economica, l'Europa finirebbe facile preda della sfida strategica globale fra Usa e Cina. Si tratta dunque di un bivio strategico, esistenziale, da cui dipende la sorte stessa dell'Unione Europea flagellata dal Covid-19.

"Possiamo uscirne perdenti o vincenti" si sente ripetere, da Parigi a Berlino, sottolineando come ad opporsi al Rec…
C'è apprensione a Berlino e Parigi per la sorte del Recovery Fund ed uno dei motivi è il ritardo italiano. Sono i contatti avvenuti negli ultimi giorni fra i governi Macron e Merkel a descrivere quanto sta maturando in Europa. Il Recovery Fund viene identificato come lo strumento per far uscire l'Unione Europea "vincente" dalla grave crisi economica e sanitaria innescata dalla pandemia ovvero in grado di fronteggiare la Cina, che già si sta risollevando, e di presentarsi come solido partner all'America di Joe Biden. Se invece il Recovery Fund dovesse fallire l'obiettivo della ricostruzione economica, l'Europa finirebbe facile preda della sfida strategica globale fra Usa e Cina. Si tratta dunque di un bivio strategico, esistenziale, da cui dipende la sorte stessa dell'Unione Europea flagellata dal Covid-19.

"Possiamo uscirne perdenti o vincenti" si sente ripetere, da Parigi a Berlino, sottolineando come ad opporsi al Recovery Fund sono proprio i "nemici dell'Europa" ovvero i populisti: a cominciare dai leader politici di Budapest e Varsavia protagonisti di un duro braccio di ferro sullo Stato di Diritto che minaccia di far affondare l'intesa raggiunta fra i partner.In questo nuovo capitolo del duello fra chi vuole rilanciare e chi affossare l'Europa il nostro Paese è finito sotto i riflettori. Il motivo è il ritardo accumulato dal governo Conte nell'approccio al Recovery Fund. Per "ritardo" non si intende carenza di rispetto del calendario stabilito dalla Commissione europea bensì la differenza di velocità oramai evidente rispetto a Parigi e Berlino, che da almeno due settimane hanno già concordato cinque grandi temi - 5G, idrogeno, infrastrutture, ambiente e telecomunicazioni - su cui puntare per sviluppare progetti comuni capaci di risollevare l'intera Unione. Il punto però è che per riuscirci hanno bisogno del terzo grande partner europeo: l'Italia che ancora esita a fargli conoscere le proprie priorità. Un tassello del mosaico che descrive bene quanto sta avvenendo è quello degli elettrolizzatori ovvero gli apparecchi che servono a fare l'elettrolisi e dunque a produrre idrogeno verde dall'elettricità solare ed eolica.

Si tratta di un progetto per lo sviluppo dell'energia verde e la protezione dell'ambiente che Berlino e Parigi ritengono strategico ma per il quale hanno dichiarato bisogno della nostra partecipazione, poiché l'Italia è in prima fila su questo fronte industriale. Davanti alle perplessità sui ritardi italiani nel partecipare al laboratorio franco-tedesco sulla ricostruzione dell'Ue, le risposte che sono arrivate da Roma indicano uno dei motivi nella scelta della Presidenza del Consiglio di avocare a sé la gestione dell'intero dossier, che in altri Paesi viene invece gestito dai responsabili dell'Economia. Ciò espone il premier, Giuseppe Conte, ad interrogativi in più capitali europee dove le resistenze di una parte del Movimento Cinque Stelle al ricorso ai fondi "Mes" - nonché alla riforma del programma stesso - viene spiegata con le posizioni anti-europee di matrice populista che avevano portato durante il Conte I all'intesa con la Lega di Matteo Salvini.

E' uno scenario che indebolisce il nostro Paese nella Ue perché riporta alla ribalta la presenza di elementi populisti nella coalizione di maggioranza ed è dunque destinato a mettere il premier sotto pressione da parte dei partner più importanti. Il recente mancato invito all'incontro di Parigi sull'antiterrorismo - dove c'erano Germania, Olanda ed istituzioni europee - è un segnale che non va sottovalutato. Non si tratta però di un vicolo senza uscita, come l'incontro di ieri fra il ministro Gualtieri e il collega francese Le Maire ha evidenziato, ci sono le condizioni  per arrivare ad una piena sintonia con i partner. Ma è il fattore tempo che manca: perché la ricostruzione dell'Europa non può aspettare.