Mi è venuto in mente nei giorni scorsi il problema dell'Io che porta con sé una notevole, e vorrei dire immensa, quantità di temi. Il più evidente dei quali è appunto l'Io. Per dirla meglio, il se stesso. O, se vogliamo spiegarla non con una parola ma con un concetto, la personalità. Naturalmente, la mia. È molto diffusa? Oppure si limita alle persone della nostra specie umana: l'uomo, la donna, i bambini intorno ai 5-6 anni di età? Questa nozione di specie si identifica in quella della famiglia. Ma se ci si limita a un concetto così generico non si coglie il tema specifico che è appunto quello della persona e della sua personalità, cioè della sua esistenza specifica in un mondo di estrema vastità. Ebbene, si somigliano le personalità? Nella loro generica esistenza si somigliano. Ma ciascuna di esse ha il suo portamento, le sue qualità fisiche, la storia che fin l&igrav…
Mi è venuto in mente nei giorni scorsi il problema dell'Io che porta con sé una notevole, e vorrei dire immensa, quantità di temi. Il più evidente dei quali è appunto l'Io. Per dirla meglio, il se stesso. O, se vogliamo spiegarla non con una parola ma con un concetto, la personalità. Naturalmente, la mia. È molto diffusa? Oppure si limita alle persone della nostra specie umana: l'uomo, la donna, i bambini intorno ai 5-6 anni di età? Questa nozione di specie si identifica in quella della famiglia. Ma se ci si limita a un concetto così generico non si coglie il tema specifico che è appunto quello della persona e della sua personalità, cioè della sua esistenza specifica in un mondo di estrema vastità. Ebbene, si somigliano le personalità? Nella loro generica esistenza si somigliano. Ma ciascuna di esse ha il suo portamento, le sue qualità fisiche, la storia che fin lì ha condotto. Insomma è l'Io e tale si sente.
Ricordo (pensate un po') uno dei dialoghi tra Socrate, Platone e gli altri suoi discepoli nei quali Socrate parlava della propria filosofia e assegnava ad alcuni dei giovani che seguivano le sue conversazioni di approfondirne l'eventuale significato. All'epoca, frequentavo il Liceo a Sanremo dove abitavo, e la storia di Socrate, Platone e degli altri suoi giovani seguaci era uno dei temi centrali. Noi eravamo molto colpiti da quelle discussioni filosofiche che cercavamo di approfondire dal nostro punto di vista, guidati da un maestro della massima bravura. Ho raccontato più volte questa mia storia di liceale e quindi non sto a ripetermi, ma è utile per vedere come si comporta l'Io e qual è effettivamente la sua funzione.
Come abbiamo detto la nostra Specie è dotata dell'Io, come ovvio, e tuttavia questo solleva un immenso problema: l'Io è un'entità unica ed è mia, e tuttavia fa parte di una specie nella quale il mio Io non è sostituibile con gli altri. Dunque e di nuovo: la Specie allora in che cosa consiste? È una sorta di tribù di Io? Certo, questo è uno dei significati. Coloro che rivendicano il proprio Io si sentono in qualche modo simili e appartenenti ad una sorta di tribù che tuttavia non è affatto necessariamente e fisicamente analoga. Le persone sono distinte sia nel fisico sia nella morale. La moralità indica il bene e il male che quel gruppo di persone amiche tra di loro considera un valore.
Morale e moralità. La morale è creata dal bene e dal male: due valori che dovrebbero essere conformi per quel gruppo di amici che vivono in comunanza di valori. Ma la moralità non può essere comune: ciascuno ha la propria e tutto si moltiplica. Tanti anni fa, ricordo d'aver costruito un incontro con Voltaire. Naturalmente era una piena invenzione: l'autore era morto da tempo mentre io fingevo di incontrarlo ma la discussione aveva come tema quello appunto della moralità e di come Voltaire la considerasse nella sua storia personale che era nota a chi studiava questi argomenti. Questo io feci e questo provocò una quarantina d'anni fa un dibattito molto interessante, uno dei più divertenti e interessanti che io abbia pubblicato. Ma anche in quell'occasione si pose il tema: con quale testa, con quale cultura, con quale vita vissuta io ho affrontato il tema Voltaire? Del resto, è soltanto uno, io ne ho affrontati a dozzine ma non sono certo una persona rara, tutt'altro, anche se continuo a riflettere sul contenuto della mia vita.
Attenti però: ciascuno dei viventi della nostra Specie cambia i propri pareri di giorno in giorno e contribuisce così alla creazione di una società con contenuti culturali, politici, economici, che costruiscono e col passar del tempo modificano, distruggono, ricostruiscono, il proprio presente modificando la Specie alla quale apparteniamo e che cambia come ho già ricordato, in continuazione. Quanto durano le Specie? Difficile rispondere: cambiano di continuo. Se una Specie cambia di continuo perché la si chiama Specie? In che cosa consistono le sue caratteristiche?
Ebbene, non esistono. La Specie è inesistente. Esiste il singolo individuo, le sue caratteristiche appartengono al suo Io, ma quell'Io è anch'esso inesistente. Cartesio ha spiegato dal suo punto di vista con le sue tre parole ("Penso, dunque sono") ma anche questa è una sorta di legge esplicativa d'una umana realtà che può essere enormemente estesa o estremamente ristretta secondo come venga considerato il pensiero di alcune razze umane e non certo animali. Cartesio del resto cambiò molto il significato della sua legge filosofico-culturale.
A me divertono questi esercizi di pensiero ai quali mi sono dedicato per tutta la vita visto il mestiere al quale mi sono dedicato: cultura filosofica, umanistica, politica, professionale. Ora, mi chiedo: è possibile uno schieramento politico sulla base di questo tipo di cultura che di politico ha molto poco? E intendo la politica come attività e non necessariamente come pensiero para-filosofico. La Repubblica è in una fase in cui gode di notevole autorevolezza e per quanto mi riguarda ne sono assai felice, ma il giornalismo è una professione che va notevolmente modificata e rafforzata. Non so bene come, ma ritengo che si debba concorrere al nostro mestiere con le cosiddette Arti: la musica, la pittura, l'economia politica, la storia. Se poi aggiungiamo il giornalismo, l'Io ne sarà, suppongo, ampiamente contento.
Ricordo (pensate un po') uno dei dialoghi tra Socrate, Platone e gli altri suoi discepoli nei quali Socrate parlava della propria filosofia e assegnava ad alcuni dei giovani che seguivano le sue conversazioni di approfondirne l'eventuale significato. All'epoca, frequentavo il Liceo a Sanremo dove abitavo, e la storia di Socrate, Platone e degli altri suoi giovani seguaci era uno dei temi centrali. Noi eravamo molto colpiti da quelle discussioni filosofiche che cercavamo di approfondire dal nostro punto di vista, guidati da un maestro della massima bravura. Ho raccontato più volte questa mia storia di liceale e quindi non sto a ripetermi, ma è utile per vedere come si comporta l'Io e qual è effettivamente la sua funzione.
Come abbiamo detto la nostra Specie è dotata dell'Io, come ovvio, e tuttavia questo solleva un immenso problema: l'Io è un'entità unica ed è mia, e tuttavia fa parte di una specie nella quale il mio Io non è sostituibile con gli altri. Dunque e di nuovo: la Specie allora in che cosa consiste? È una sorta di tribù di Io? Certo, questo è uno dei significati. Coloro che rivendicano il proprio Io si sentono in qualche modo simili e appartenenti ad una sorta di tribù che tuttavia non è affatto necessariamente e fisicamente analoga. Le persone sono distinte sia nel fisico sia nella morale. La moralità indica il bene e il male che quel gruppo di persone amiche tra di loro considera un valore.
Morale e moralità. La morale è creata dal bene e dal male: due valori che dovrebbero essere conformi per quel gruppo di amici che vivono in comunanza di valori. Ma la moralità non può essere comune: ciascuno ha la propria e tutto si moltiplica. Tanti anni fa, ricordo d'aver costruito un incontro con Voltaire. Naturalmente era una piena invenzione: l'autore era morto da tempo mentre io fingevo di incontrarlo ma la discussione aveva come tema quello appunto della moralità e di come Voltaire la considerasse nella sua storia personale che era nota a chi studiava questi argomenti. Questo io feci e questo provocò una quarantina d'anni fa un dibattito molto interessante, uno dei più divertenti e interessanti che io abbia pubblicato. Ma anche in quell'occasione si pose il tema: con quale testa, con quale cultura, con quale vita vissuta io ho affrontato il tema Voltaire? Del resto, è soltanto uno, io ne ho affrontati a dozzine ma non sono certo una persona rara, tutt'altro, anche se continuo a riflettere sul contenuto della mia vita.
Attenti però: ciascuno dei viventi della nostra Specie cambia i propri pareri di giorno in giorno e contribuisce così alla creazione di una società con contenuti culturali, politici, economici, che costruiscono e col passar del tempo modificano, distruggono, ricostruiscono, il proprio presente modificando la Specie alla quale apparteniamo e che cambia come ho già ricordato, in continuazione. Quanto durano le Specie? Difficile rispondere: cambiano di continuo. Se una Specie cambia di continuo perché la si chiama Specie? In che cosa consistono le sue caratteristiche?
Ebbene, non esistono. La Specie è inesistente. Esiste il singolo individuo, le sue caratteristiche appartengono al suo Io, ma quell'Io è anch'esso inesistente. Cartesio ha spiegato dal suo punto di vista con le sue tre parole ("Penso, dunque sono") ma anche questa è una sorta di legge esplicativa d'una umana realtà che può essere enormemente estesa o estremamente ristretta secondo come venga considerato il pensiero di alcune razze umane e non certo animali. Cartesio del resto cambiò molto il significato della sua legge filosofico-culturale.
A me divertono questi esercizi di pensiero ai quali mi sono dedicato per tutta la vita visto il mestiere al quale mi sono dedicato: cultura filosofica, umanistica, politica, professionale. Ora, mi chiedo: è possibile uno schieramento politico sulla base di questo tipo di cultura che di politico ha molto poco? E intendo la politica come attività e non necessariamente come pensiero para-filosofico. La Repubblica è in una fase in cui gode di notevole autorevolezza e per quanto mi riguarda ne sono assai felice, ma il giornalismo è una professione che va notevolmente modificata e rafforzata. Non so bene come, ma ritengo che si debba concorrere al nostro mestiere con le cosiddette Arti: la musica, la pittura, l'economia politica, la storia. Se poi aggiungiamo il giornalismo, l'Io ne sarà, suppongo, ampiamente contento.