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(ansa)

Biden, Draghi e il risveglio delle democrazie

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L’approccio del presidente Usa ha delle evidenti coincidenze con il debutto del premier italiano
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Con gli interventi al summit del G7 ed alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza il presidente americano Joe Biden ha suggerito alle democrazie una nuova agenda: battere la pandemia, ricostruire l'economia e proteggere il clima per vincere la sfida della IV rivoluzione industriale e respingere l'assalto delle autocrazie, a cominciare da Russia e Cina. Si tratta di un approccio strategico che parte dall'agenda interna dei singoli Paesi perché è il terreno cruciale per garantire sicurezza e prosperità ai cittadini. Se il primo memorandum di Biden sulla sicurezza nazionale ha riguardato le misure anti-Covid 19 e la sua prima decisione in politica estera è stata tornare nell'Accordo di Parigi sul clima è perché il nuovo inquilino della Casa Bianca "non si limita a correggere gli errori del predecessore Donald Trump - come scrive il politologo Steven Cook del Council on Foreign Relations di New York - ma affronta la nuova agend…
Con gli interventi al summit del G7 ed alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza il presidente americano Joe Biden ha suggerito alle democrazie una nuova agenda: battere la pandemia, ricostruire l'economia e proteggere il clima per vincere la sfida della IV rivoluzione industriale e respingere l'assalto delle autocrazie, a cominciare da Russia e Cina. Si tratta di un approccio strategico che parte dall'agenda interna dei singoli Paesi perché è il terreno cruciale per garantire sicurezza e prosperità ai cittadini. Se il primo memorandum di Biden sulla sicurezza nazionale ha riguardato le misure anti-Covid 19 e la sua prima decisione in politica estera è stata tornare nell'Accordo di Parigi sul clima è perché il nuovo inquilino della Casa Bianca "non si limita a correggere gli errori del predecessore Donald Trump - come scrive il politologo Steven Cook del Council on Foreign Relations di New York - ma affronta la nuova agenda del XXI secolo".

È un approccio che ha delle evidenti coincidenze con il debutto di Mario Draghi a Palazzo Chigi perché il discorso di indirizzo politico pronunciato a Palazzo Madama ha indicato come priorità proprio sconfitta della pandemia, ricostruzione economica e protezione del clima. Se Joe Biden è un veterano di Capitol Hill con alle spalle otto anni di amministrazione Obama, Draghi è un veterano di Bankitalia con alle spalle otto anni di Banca centrale europea: entrambi sono stati testimoni delle ferite della globalizzazione, hanno compreso quali danni hanno causato - populismo incluso - ed ora si propongono di sanarle con ricette basate su coesione sociale, protezione dei cittadini e lotta alle diseguaglianze. A ben vedere entrambi stanno accelerando: Biden promette di vaccinare 300 milioni di americani entro luglio e Draghi lavora a misure rapide per proteggere dal virus la maggioranza degli italiani entro l'estate. Quanto sta avvenendo in Israele, il Paese più avanti con le vaccinazioni, dimostra d'altra parte - come afferma Anthony Fauci, principale consigliere sanitario di Biden - che gli antivirus funzionano contro il contagio e dunque ciò giustifica impegnare più risorse per accorciare i tempi dell'uscita dal tunnel della pandemia venuta da Wuhan.

La coincidenza di intenti ed azioni fra Biden e Draghi ha per cornice la comune, granitica, fedeltà all'Alleanza transatlantica, nella reciproca convinzione che le democrazie traggono la forza maggiore dalla coesione. Da qui l'importanza del piano concordato al summit virtuale del G7 per rispondere alla pandemia con un'azione comune. La decisione di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Giappone e Canada di destinare 7,5 miliardi di aiuti al programma internazionale "Covax" va ben oltre il sostegno finanziario ai Paesi bisognosi di risorse per acquistare i vaccini perché implica una convergenza su tre punti-chiave. Primo: per battere il Covid-19 bisogna agire assieme. Secondo: le misure protettive non devono riguardare solo i propri Paesi ma devono essere globali per debellare il virus. Terzo: l'Organizzazione mondiale della Sanità (responsabile del "Covax") va rafforzata, non indebolita, al fine di migliorare la difese da nuove, possibili, pandemie. Non c'è dubbio che fra gli alleati permangono delle divisioni - a cominciare dalla contrarietà Usa alla proposta francese di consegnare ai Paesi poveri il 5 per cento dei propri vaccini - ma ciò che conta di più è il momento spartiacque che stiamo vivendo: ad un anno dall'arrivo del virus in Occidente - fu l'Italia la prima in Europa a subirne il devastante impatto - le democrazie trovano l'intesa per agire assieme, lasciandosi alle spalle incomprensioni e dissidi che le hanno indebolite davanti alla pandemia e rese più vulnerabili alle "infiltrazioni maligne".

C'è infatti anche una dimensione strategica globale dell'impatto della pandemia. Se Joe Biden alla Conferenza di Monaco parla di "assalto alle democrazie" da parte delle "autocrazie" è perché considera la Cina popolare un "duro rivale di lungo termine" e imputa alla Russia "minacce" tese a "indebolire il progetto europeo e la Nato". Si tratta di "pericoli reali", aggiunge Biden, che vanno dalla violazione delle regole della competizione economica - nel caso di Pechino - alle aggressioni russe contro il territorio di una nazione come l'Ucraina o lo spazio cyber dei Paesi alleati. Ovvero, le autocrazie negli ultimi anni non hanno lesinato sforzi per aggredire le democrazie, tentando di dividerle e gettarle nello scompiglio, e dunque bisogna evitare che la crisi della pandemia giochi a loro favore. Ecco perché darsi una struttura sanitaria ed economica più forte e coesa può servire alle democrazie occidentali non solo per sanare le ferite della globalizzazione ma anche per respingere l'assalto delle autocrazie.

Da qui la previsione che, dopo le scelte della Ue sul Recovery Fund e l'impegno globale del G7, anche la Nato adatti la propria agenda alle nuove emergenze, adottando la "sicurezza sanitaria" come una priorità d'intervento simile all'antiterrorismo. Per l'Italia di Draghi significa poter essere protagonista, da subito, della sfida al virus su scala globale grazie alla presidenza del G20, della ricostruzione economica-sociale dell'Occidente dall'interno della Ue ed anche della sua difesa Nato dalle minacce esterne. D'altra parte se Biden ha tenuto a specificare la necessità di proteggere l'Europa "da Roma a Riga" è perché siamo - ancora una volta - un Paese di frontiera a causa della nostra esposizione geostrategica nel bel mezzo del Mediterraneo.