La scommessa del premier Mario Draghi di far ripartire l'economia italiana senza aver prima vaccinato la maggioranza della popolazione può essere vinta solo se i cittadini dimostreranno responsabilità nei loro comportamenti, evitando di offrire al virus l'opportunità di tornare a dilagare fra noi.
Nella sfida al Covid-19 l'Italia resta in bilico, i risultati acquisiti sul fronte della sicurezza sanitaria sono precari, possono andare rapidamente perduti così come possono invece trasformarsi nei prossimi mesi nella vitale piattaforma da cui riconquistare la piena normalità. Per comprendere l'entità del rischio concreto con cui abbiamo ancora a che fare basta guardarci intorno: la Germania resta in lockdown nel timore di ricadere nella trappola del virus, la maggioranza dei Paesi europei sono lungi dall'aver raggiunto l'immunità di gregge e fuori dall'Europa la malattia è ancora dominante in più re…
Nella sfida al Covid-19 l'Italia resta in bilico, i risultati acquisiti sul fronte della sicurezza sanitaria sono precari, possono andare rapidamente perduti così come possono invece trasformarsi nei prossimi mesi nella vitale piattaforma da cui riconquistare la piena normalità. Per comprendere l'entità del rischio concreto con cui abbiamo ancora a che fare basta guardarci intorno: la Germania resta in lockdown nel timore di ricadere nella trappola del virus, la maggioranza dei Paesi europei sono lungi dall'aver raggiunto l'immunità di gregge e fuori dall'Europa la malattia è ancora dominante in più re…
La scommessa del premier Mario Draghi di far ripartire l'economia italiana senza aver prima vaccinato la maggioranza della popolazione può essere vinta solo se i cittadini dimostreranno responsabilità nei loro comportamenti, evitando di offrire al virus l'opportunità di tornare a dilagare fra noi.
Nella sfida al Covid-19 l'Italia resta in bilico, i risultati acquisiti sul fronte della sicurezza sanitaria sono precari, possono andare rapidamente perduti così come possono invece trasformarsi nei prossimi mesi nella vitale piattaforma da cui riconquistare la piena normalità. Per comprendere l'entità del rischio concreto con cui abbiamo ancora a che fare basta guardarci intorno: la Germania resta in lockdown nel timore di ricadere nella trappola del virus, la maggioranza dei Paesi europei sono lungi dall'aver raggiunto l'immunità di gregge e fuori dall'Europa la malattia è ancora dominante in più regioni, a cominciare dal Brasile travolto dalla più feroce delle varianti del virus che gli causa fino a 4000 vittime al giorno. Questo significa che il virus Covid-19 non è sconfitto ma solo indebolito dall'arrivo dei vaccini. Non c'è dubbio che essere riusciti ad averli prodotti in meno di 12 mesi dall'inizio della pandemia è stato uno straordinario risultato della comunità scientifica ma la campagna di vaccinazione globale in realtà è solo all'inizio, la maggioranza della popolazione del pianeta non è ancora protetta e il comportamento delle varianti suggerisce il rischio di ritorni sempre più aggressivi di un virus che ha dimostrato di saper mutare per adattarsi alle contromisure adottate. In particolare, la variante inglese si è imposta pressoché ovunque in Europa mentre quelle sudafricana e brasiliana sono talmente pericolose da suggerire la necessità di aggiornamenti continui delle protezioni. Tutto questo significa che il conflitto contro il virus che viene da Wuhan è entrato in una nuova fase ma non è affatto terminato.
Questa nuova stagione vede i Paesi che stanno facendo progressi contro il virus dotarsi di maggiori protezioni sanitarie ed al tempo stesso accelerare i tempi della ripartenza economica al fine di risollevare produzione, consumi e profitti di aziende, famiglie e singoli che hanno pagato prezzi molto alti al virus in termini di entrate e qualità della vita.
Sono nazioni molto diverse fra loro: dagli Stati Uniti che avranno entro fine aprile una dose di vaccino per ogni cittadino alla Gran Bretagna che già vanta l'immunità di gregge, da Israele che si avvia a immunizzare anche i minorenni a Spagna e Grecia che puntano sul turismo per risollevare il Pil durante l'estate. Ma ovunque il dato comune è la richiesta, ferma e chiara, ai cittadini di accompagnare la riapertura al più fermo rispetto delle restrizioni esistenti, diverse in ogni Paese. Abbassare la guardia infatti è l'errore più grande perché può consentire al virus di tornare a manifestarsi, aggredendoci in maniere impreviste e gravi al punto da rimettere in discussione i risultati ottenuti. Le tre ondate della pandemia che hanno investito il nostro Paese dal febbraio 2020 dimostrano quanto questo pericolo è immanente: la scorsa estate arrivammo - a fine agosto - a registrare un'unica vittima e la leggerezza sulle discoteche aprì le porte ad un ritorno del virus che poi, con le nuove varianti, ci ha aggredito in pieno inverno obbligandoci a tornare in isolamento. Fare tesoro di questi errori significa essere consapevoli che per sconfiggere il "rischio" di cui parla il premier Draghi ogni cittadino italiano è chiamato a fare la sua parte. Perché la sicurezza di tutti dipende da quella di ognuno e i comportamenti singoli sono vitali per la protezione collettiva.
Ecco perché mettersi la mascherina, rispettare le limitazioni, consumare solo quando e dove possibile, vaccinarsi seguendo i calendari prestabiliti e, più in generale, collaborare con le strutture sanitarie e le forze dell'ordine in ogni singola località significa portare il proprio piccolo ma decisivo contributo alla sconfitta del virus e ad una piena ripartenza dell'economia nazionale. Chi sceglie di violare le regole di sicurezza, togliersi la mascherina, rifiutare il vaccino fa prevalere un egoismo miope sul benessere collettivo mettendo a rischio non solo la sicurezza degli altri ma anche la propria. Ciò significa che la responsabilità dei partiti, dei leader politici, degli amministratori locali e più in generale dei responsabili di qualsiasi gruppo o categoria è di diventare tasselli di un Paese capace di unirsi e non dividersi perché nulla è più importante della sconfitta della pandemia.
Se c'è qualcosa che accomuna le crisi del XXI secolo è il ruolo cruciale del fronte interno: il terrorismo jihadista come gli attacchi cibernetici e le pandemia sono nemici che aggrediscono a caso le nostre città, i nostri condominii e le nostre famiglie. Dunque per difendersi lo Stato nazionale ha bisogno di una forte integrazione e collaborazione fra civili, esperti e forze di sicurezza. Dove ognuno svolge un compito complementare: i militari mettono a disposizione risorse, logistica e tecnologie; gli esperti assicurano il contributo delle conoscenze scientifiche più avanzate; i cittadini mettono in pratica comportamenti e regole per garantire la sicurezza e respingere l'attacco. Più questa integrazione è forte, più una nazione riesce a proteggersi con successo. Da qui il carattere strategico, vitale e irrinunciabile della responsabilità personale. Solo se ognuno di noi si sentirà protagonista della difesa dalla pandemia - e agirà di conseguenza - il virus non troverà varchi, non avrà scampo e sarà sconfitto. E tale coesione ha bisogno di essere non solo granitica ma duratura. Perché si tratta di sfide - come quelle per proteggerci da terrorismo o cyberattacchi - che hanno le caratteristiche non di guerre lampo ma di estenuanti maratone dove a prevalere è chi riesce a darsi strategie di lungo termine.
Nella sfida al Covid-19 l'Italia resta in bilico, i risultati acquisiti sul fronte della sicurezza sanitaria sono precari, possono andare rapidamente perduti così come possono invece trasformarsi nei prossimi mesi nella vitale piattaforma da cui riconquistare la piena normalità. Per comprendere l'entità del rischio concreto con cui abbiamo ancora a che fare basta guardarci intorno: la Germania resta in lockdown nel timore di ricadere nella trappola del virus, la maggioranza dei Paesi europei sono lungi dall'aver raggiunto l'immunità di gregge e fuori dall'Europa la malattia è ancora dominante in più regioni, a cominciare dal Brasile travolto dalla più feroce delle varianti del virus che gli causa fino a 4000 vittime al giorno. Questo significa che il virus Covid-19 non è sconfitto ma solo indebolito dall'arrivo dei vaccini. Non c'è dubbio che essere riusciti ad averli prodotti in meno di 12 mesi dall'inizio della pandemia è stato uno straordinario risultato della comunità scientifica ma la campagna di vaccinazione globale in realtà è solo all'inizio, la maggioranza della popolazione del pianeta non è ancora protetta e il comportamento delle varianti suggerisce il rischio di ritorni sempre più aggressivi di un virus che ha dimostrato di saper mutare per adattarsi alle contromisure adottate. In particolare, la variante inglese si è imposta pressoché ovunque in Europa mentre quelle sudafricana e brasiliana sono talmente pericolose da suggerire la necessità di aggiornamenti continui delle protezioni. Tutto questo significa che il conflitto contro il virus che viene da Wuhan è entrato in una nuova fase ma non è affatto terminato.
Questa nuova stagione vede i Paesi che stanno facendo progressi contro il virus dotarsi di maggiori protezioni sanitarie ed al tempo stesso accelerare i tempi della ripartenza economica al fine di risollevare produzione, consumi e profitti di aziende, famiglie e singoli che hanno pagato prezzi molto alti al virus in termini di entrate e qualità della vita.
Sono nazioni molto diverse fra loro: dagli Stati Uniti che avranno entro fine aprile una dose di vaccino per ogni cittadino alla Gran Bretagna che già vanta l'immunità di gregge, da Israele che si avvia a immunizzare anche i minorenni a Spagna e Grecia che puntano sul turismo per risollevare il Pil durante l'estate. Ma ovunque il dato comune è la richiesta, ferma e chiara, ai cittadini di accompagnare la riapertura al più fermo rispetto delle restrizioni esistenti, diverse in ogni Paese. Abbassare la guardia infatti è l'errore più grande perché può consentire al virus di tornare a manifestarsi, aggredendoci in maniere impreviste e gravi al punto da rimettere in discussione i risultati ottenuti. Le tre ondate della pandemia che hanno investito il nostro Paese dal febbraio 2020 dimostrano quanto questo pericolo è immanente: la scorsa estate arrivammo - a fine agosto - a registrare un'unica vittima e la leggerezza sulle discoteche aprì le porte ad un ritorno del virus che poi, con le nuove varianti, ci ha aggredito in pieno inverno obbligandoci a tornare in isolamento. Fare tesoro di questi errori significa essere consapevoli che per sconfiggere il "rischio" di cui parla il premier Draghi ogni cittadino italiano è chiamato a fare la sua parte. Perché la sicurezza di tutti dipende da quella di ognuno e i comportamenti singoli sono vitali per la protezione collettiva.
Ecco perché mettersi la mascherina, rispettare le limitazioni, consumare solo quando e dove possibile, vaccinarsi seguendo i calendari prestabiliti e, più in generale, collaborare con le strutture sanitarie e le forze dell'ordine in ogni singola località significa portare il proprio piccolo ma decisivo contributo alla sconfitta del virus e ad una piena ripartenza dell'economia nazionale. Chi sceglie di violare le regole di sicurezza, togliersi la mascherina, rifiutare il vaccino fa prevalere un egoismo miope sul benessere collettivo mettendo a rischio non solo la sicurezza degli altri ma anche la propria. Ciò significa che la responsabilità dei partiti, dei leader politici, degli amministratori locali e più in generale dei responsabili di qualsiasi gruppo o categoria è di diventare tasselli di un Paese capace di unirsi e non dividersi perché nulla è più importante della sconfitta della pandemia.
Se c'è qualcosa che accomuna le crisi del XXI secolo è il ruolo cruciale del fronte interno: il terrorismo jihadista come gli attacchi cibernetici e le pandemia sono nemici che aggrediscono a caso le nostre città, i nostri condominii e le nostre famiglie. Dunque per difendersi lo Stato nazionale ha bisogno di una forte integrazione e collaborazione fra civili, esperti e forze di sicurezza. Dove ognuno svolge un compito complementare: i militari mettono a disposizione risorse, logistica e tecnologie; gli esperti assicurano il contributo delle conoscenze scientifiche più avanzate; i cittadini mettono in pratica comportamenti e regole per garantire la sicurezza e respingere l'attacco. Più questa integrazione è forte, più una nazione riesce a proteggersi con successo. Da qui il carattere strategico, vitale e irrinunciabile della responsabilità personale. Solo se ognuno di noi si sentirà protagonista della difesa dalla pandemia - e agirà di conseguenza - il virus non troverà varchi, non avrà scampo e sarà sconfitto. E tale coesione ha bisogno di essere non solo granitica ma duratura. Perché si tratta di sfide - come quelle per proteggerci da terrorismo o cyberattacchi - che hanno le caratteristiche non di guerre lampo ma di estenuanti maratone dove a prevalere è chi riesce a darsi strategie di lungo termine.