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(ansa)

Quei misteri che logorano la democrazia

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Il caso Ungheria che agita politica e Csm è l'ultimo esempio di organizzazione a trafficare
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Al declino di credibilità e prestigio della magistratura mancava solo il tocco rituale e iniziatico della loggia coperta "Ungheria", della quale farebbero parte gruppi di pubblici ministeri, insieme con militari e alti dirigenti dello Stato. Poiché viene da un soggetto che ha patteggiato per corruzione in atti giudiziari ed è indagato per associazione a delinquere e depistaggio, la rivelazione è tutta da verificare e mentre avvelena i pozzi già intorbiditi del Csm conviene valutarla con cautela. Ma in attesa che la giustizia accerti e chiarisca, una domanda possiamo porcela fin d'ora: perché in Italia tutto, anche nella millanteria, finisce e comincia in logge, sodalizi clandestini, consorzi occulti e associazioni segrete? Dove e quando si è smarrito il concetto trasparente di "pubblico", quando si è spezzato quello spazio di libertà tra lo Stato e il cittadino in cui si incontrano e competono gli i…
Al declino di credibilità e prestigio della magistratura mancava solo il tocco rituale e iniziatico della loggia coperta "Ungheria", della quale farebbero parte gruppi di pubblici ministeri, insieme con militari e alti dirigenti dello Stato. Poiché viene da un soggetto che ha patteggiato per corruzione in atti giudiziari ed è indagato per associazione a delinquere e depistaggio, la rivelazione è tutta da verificare e mentre avvelena i pozzi già intorbiditi del Csm conviene valutarla con cautela. Ma in attesa che la giustizia accerti e chiarisca, una domanda possiamo porcela fin d'ora: perché in Italia tutto, anche nella millanteria, finisce e comincia in logge, sodalizi clandestini, consorzi occulti e associazioni segrete? Dove e quando si è smarrito il concetto trasparente di "pubblico", quando si è spezzato quello spazio di libertà tra lo Stato e il cittadino in cui si incontrano e competono gli interessi legittimi e le opinioni?

Di fronte a queste notizie, giudiziariamente difficili da provare, le reazioni normalmente sono di due tipi opposti. Da un lato si dà spazio alla sindrome del complotto, spiegando così ogni cosa senza venire a capo di nulla, ma iscrivendo ogni vicenda che chiama in causa i poteri nel grande mistero italiano. Dall'altro lato al contrario si banalizza ciò che emerge mentre doveva rimanere nascosto, avendo cura di svuotarne in anticipo la portata e il significato. Vale invece la pena provare a capire cos'è questo bisogno di consorziarsi in forma misterica e in modalità clandestina, al doppio scopo congiunto di condizionare e favorire, truccando le regole del gioco. Un vizio italiano talmente connaturato da diventare materia ideale per invenzioni, depistaggi, inquinamenti, vendette e manovre calunniose che mescolano il vero col falso, ma sempre guardando a quel "quinto angolo" della democrazia italiana che rimane coperto mentre copre un pezzo di realtà furtiva.

Sia chi organizza queste associazioni a trafficare (se non a delinquere) sia chi le evoca per contaminare le inchieste, ha una certezza in comune: la democrazia di uso quotidiano, che riguarda la vita dei cittadini, oggi è permeabile, può facilmente essere indebolita e addirittura corrosa da queste manovre che la soffocano come la ruggine. Ma in realtà, a ben guardare, l'indebolimento della democrazia viene prima, è all'origine, e spiega i fenomeni di cui stiamo parlando, perché lascia loro campo libero. La crisi delle istituzioni mina il ruolo dello Stato come regolatore neutro degli interessi concorrenti in nome dell'interesse generale, la crisi della politica priva il sistema del suo driver naturale, capace di indirizzo, strategia, autorità, costruzione del consenso intorno agli obiettivi da raggiungere.

In questo deperimento della fisiologia democratica, il meccanismo decisionale si autonomizza, gli interessi si costituiscono in forma anomala, ognuno si sente legittimato a pensare per sé. Anzi, peggio: ognuno si sente spinto ad adottare un pensiero di gruppo, a coalizzare le sue inquietudini e a consorziare le sue ambizioni, delegando a un network e ai suoi codici nascosti quella tutela e quel riconoscimento che dovrebbero venire dal merito professionale, dalla competenza, dall'esperienza e anche dal senso dello Stato. Tocchiamo così con mano gli effetti di una democrazia debilitata, che in tempo di crisi trasmette ai cittadini la sensazione di essere scoperti ed esposti. Il venir meno di una garanzia generale di sistema - la regola efficiente e rispettata - scatena la ricerca di garanzie particolari, illegittime, fuori dalla regola ma ubbidienti e dipendenti da altre discipline, segrete perché appunto anomale e abusive.

È quella meccanica sociale dei "giri" che già qualche anno fa Gustavo Zagrebelsky definiva "la nostra costituzione materiale", insediata e operante attraverso uno scambio di protezione e favori con fedeltà e servizi. Le risorse che formano la materia di questo mercato occulto sono naturalmente pubbliche, denaro, appalti, sentenze, cariche e nomine: i patti di reciproco asservimento sono privati, perché si tratta di patti tra complici. Ecco perché viene meno una delle condizioni di base del procedimento democratico, e cioè la pubblicità, la riconoscibilità, la verificabilità di atti, comportamenti e decisioni, il rendiconto: vale a dire la trasparenza. Quando si rompe la faticosa e banale normalità della procedura regolare e legittima, tutto retrocede nell'ombra dell'arbitrio e del ricatto, coperti da un segreto che mentre garantisce i membri del sodalizio nello stesso tempo li compromette, e comunque li lega nella pratica illecita. Dagli arcana imperii di Tacito siamo passati al basso impero in cui si contorcono spezzoni di poteri impotenti che si affiliano tra loro cercando uno spazio di privilegio nella lobbizzazione della società: e intanto operano nascostamente per influenzare, suggerire, condizionare, boicottare, in un doppiogioco di promozione e interdizione.
Il resto viene da sé. Le grandi reti di corruzione e spartizione, le piccole compagnie di auto-accreditamento hanno comunque tutte bisogno prima o poi di un tavolo d'accordo e di un canone per arbitrare i conflitti, quindi di una struttura. Nello stesso tempo hanno necessità di "vestirsi" culturalmente e liturgicamente per non sembrare un semplice comitato d'affari, con un mascheramento che generi quell'autorità simbolica che non nasce dalla materialità degli interessi. Per questi scopi la tradizione più a portata di mano è quella massonica, e questo spiega perché molte lobby abbiano preferito prendere la forma di logge (vere o finte, il segreto non aiuta a capire) mentre stendevano reti di relazioni clientelari e influenzavano settori delle istituzioni.

Per la massoneria, teoricamente, dovrebbe valere l'interdetto pronunciato subito dopo l'unità d'Italia dal Gran Maestro Ludovico Frapolli contro le logge "disgradate fino a trasformarsi in una specie di borsa commerciale, ingombre di fratelli inutili e perfino di profani iniziati per intrighi benché indegni, mentre nessuna famiglia onesta avrebbe osato di farli sedere al proprio desco". Ma l'Obbedienza, si sa, è stata spesso di bocca buona in Italia. E in ogni caso non è necessario provare a salire per i trentatré gradi della scala gerarchica di rito scozzese per vincolarsi reciprocamente in un patto di dipendenza e di garanzia nel commercio del potere. Laicamente, profanamente, Il network che si auto-alimenta e si auto-garantisce è la struttura che organizza i profitti, le convenienze, i dividendi di potere, parallelamente ai partiti che dovrebbero organizzare culturalmente la convergenza tra interessi legittimi e valori ideali.

In un Paese che non ha mai avuto un vero establishment, consapevole dell'interesse generale, il gregario-padrone di questi gruppi d'influenza è il ceto disancorato dalle vecchie appartenenze per l'urto della crisi che stiamo vivendo. Gramsci considerava la massoneria il partito della borghesia: qui si muove in cerca di tutela un ceto medio inquieto che aspira a una promozione sociale mentre si assoggetta a un ruolo clientelare, con pezzi di oligarchia spodestata, uomini delle professioni, parti di apparati amministrativi, giudiziari, militari, e quant'altro in quella mediazione perenne che vive tra le istituzioni e la società. È la perdita del concetto di unità dello Stato, non dal punto di vista territoriale, ma morale e politico. Così il rifugio italiano di questo demi-monde nel segreto rivela in realtà una subalternità spaventata, la rinuncia ad essere una vera classe dirigente: consapevole che il vero mistero del mondo è il visibile, non l'invisibile.