Ho pensato a lungo a quello che sta accadendo in questi giorni in Afghanistan e credo che sia opportuno ricordare nelle prime battute la storia di Alessandro Magno. È molto esplicativa. È quella di un giovanissimo condottiero, diventato un modello di gloria e di abilità degne di essere tramandate nei secoli. Alessandro aveva ereditato dal padre un regno e un esercito di dimensioni ridotte ma di enorme capacità combattiva e in pochi anni alla guida di queste risorse limitate è riuscito a costruire un impero sconfinato che si estendeva dall'Adriatico all'India. La sua vita durò poco e con essa anche l'unità delle sue conquiste, ma la civiltà forgiata dalla contaminazione di popoli che Alessandro aveva riunito ha cambiato il volto del pianeta.
Le tracce del suo dominio sono rimaste anche in Afghanistan, occupato dalla sua falange nella marcia trionfale verso Est. Già all'epoca, il Paese era la cerniera tra O…
Ho pensato a lungo a quello che sta accadendo in questi giorni in Afghanistan e credo che sia opportuno ricordare nelle prime battute la storia di Alessandro Magno. È molto esplicativa. È quella di un giovanissimo condottiero, diventato un modello di gloria e di abilità degne di essere tramandate nei secoli. Alessandro aveva ereditato dal padre un regno e un esercito di dimensioni ridotte ma di enorme capacità combattiva e in pochi anni alla guida di queste risorse limitate è riuscito a costruire un impero sconfinato che si estendeva dall'Adriatico all'India. La sua vita durò poco e con essa anche l'unità delle sue conquiste, ma la civiltà forgiata dalla contaminazione di popoli che Alessandro aveva riunito ha cambiato il volto del pianeta.
Le tracce del suo dominio sono rimaste anche in Afghanistan, occupato dalla sua falange nella marcia trionfale verso Est. Già all'epoca, il Paese era la cerniera tra Oriente e Occidente senza appartenere a nessuno dei due mondi, come cantò Rudyard Kipling in un mirabile poema. L'epopea di Alessandro il Grande è diventata al tempo stesso una favola. Il suo impero ha esercitato un'influenza ben oltre i confini. Tutto il bacino del Mediterraneo, l'Africa settentrionale fino alla Penisola arabica ne hanno subito il riflesso. Vale la pena di rammentare queste imprese relativamente brevi ed estremamente eroiche di Alessandro perché ci possono aiutare a capire quello che sta accadendo proprio in questi giorni.
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Mi ha colpito molto leggere i nostri giornali nell'ultima settimana. Se c'è da individuare un luogo e un tema che siano al centro di questa sorta di favola degli imperi che svaniscono, in realtà estremamente concreta e drammatica, si tratta della sfida che ha come epicentro il Medio Oriente largamente inteso. E i personaggi? Un teatro e attori estremamente variabili. Ma se vogliamo ripercorrere il fiume della memoria, arriviamo allora alla Genesi. Vi ricorderete quando il Dio che aveva creato la popolazione del Paradiso terrestre, i leoni, le tigri e i serpenti, l'ultimo giorno di quella settimana creò l'uomo e la donna. Questo racconto è il più antico che conosciamo, ma la creazione si concluse dopo pochi giorni con una tragedia: Dio espulse l'uomo e la donna dal Paradiso terrestre e riservò loro un destino assai tragico: Adamo ed Eva uscirono dalle porte dell'Eden sotto la tempesta e si ripararono pieni di sgomento. Dalla loro discendenza si arriva ad Abramo, il "padre di molti" perché intorno a lui molte tribù fecero massa.
Abramo è una figura cardine nella vita del Medio Oriente, il patriarca comune alle tre religioni monoteiste nate e seguite in questa parte del globo. Un'eccezione, perché l'Oriente comincia la sua duplicità e soprattutto si moltiplica nel numero degli Dei. È un altro mondo quello delle divinità ma comunica con il nostro, lo guida, lo comanda, lo punisce. Pensiamo all'opera di Dante e di Shakespeare. O ai sovrani europei che facevano risalire la loro regalità all'investitura divina. Quanto è durata l'era degli Dei? Verrebbe da dire quanto gli umani ma ciò porterebbe a ritenere che gli Dei di allora durino ancora oggi. È vero e non è vero. Il mondo è nato con gli Dei e c'è ancora. Ci sarà sempre anche se cambieranno nome gli Dei così come cambiano il nome gli eroi, i guerrieri, i saggi, i filosofi, gli scienziati e così via.
A leggere le cronache di oggi, sembra che i talebani abbiano preso il posto delle tribù di Adamo e si accreditano con le armi come gli interpreti della volontà divina. Come ha scritto la nostra Repubblica centomila afghani vorrebbero scappare da loro, ma sono rimasti bloccati a Kabul. Questo è l'Universo e tutti nei loro vari modi lo raccontano.
Avanti ragazzi: siamo in un mondo di favole.
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La favola di Alessandro, sempre capace di travolgere i nemici ma senza avere lasciato la sua creatura unita, mi riporta alla mente quella di Garibaldi. Garibaldi ne ha fatte durante tutta la sua vita di ogni tipo e grado, sempre a favore dell'Italia e della libertà. Quest'ultimo valore Garibaldi lo difese in America Latina prima ancora che cominciasse il nostro Risorgimento. Dalla natia Nizza all'Uruguay, la sua missione rimase fedele a questo ideale. Poi si è messo al servizio dell'unità di Italia, raccogliendo volontari al fianco dei Savoia nella prima guerra d'indipendenza contro gli austriaci. La sua impresa più gloriosa resta la spedizione dei Mille in Sicilia: i garibaldini sbarcarono a Marsala, poi affrontarono l'esercito borbonico a Calatafimi, entrarono a Palermo e con la vittoria di Milazzo conquistarono l'isola. Di lì i garibaldini intrapresero la marcia verso Napoli, senza incontrare resistenza: l'armata di Re Francesco li ha attesi sul Volturno, ma è stata ancora battuta. Pochi giorni più tardi, dopo l'intervento dell'esercito sabaudo e la disfatta sul Garigliano, il regno delle Due Sicilie chiuse la sua storia tra le mura di Gaeta. Nel frattempo a Teano avvenne l'incontro decisivo tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II: una stretta di mano è bastata al condottiero in camicia rossa per consegnare al Savoia la parte meridionale della Penisola e incoronarlo sovrano d'Italia.
Non credo che sia necessario rivisitare le altre guerre d'indipendenza dell'Italia, ma è importante ricordare come si sia trattato di conflitti europei. Nella seconda è stato determinante il peso di Napoleone III, l'ultimo imperatore di Francia schierato con i Savoia contro l'Austria. Nella terza invece la chiave è stata l'alleanza con la Prussia, che voleva ritagliarsi una posizione leader nel Continente. Pure la breccia di Porta Pia è stata realizzata grazie alla situazione internazionale: Napoleone III umiliato dal Kaiser aveva abbandonato Parigi nelle mani della Comune e non poteva più ergersi a protettore dello Stato del Papa. Insomma, la nascita della nazione sotto la guida dei Savoia è stata determinata da successi politici nello stringere alleanze internazionali, merito quindi più dell'evoluzione del quadro politico europeo più che delle capacità belliche. Un elemento da tenere a mente quando si passa in rassegna l'evoluzione contemporanea del Paese e le tentazioni sovraniste che spesso si affacciano nei programmi dei partiti.
È opportuno comunque domandarsi oggi quale sia la vera situazione politica italiana. I temi principali che illustrano e guidano la nostra nazione sono quelli dell'economia. Tutto il mondo vive una corsa all'innovazione e alla modernità da cui dipenderà il futuro non solo di un singolo Paese ma di interi continenti: la Cina si è lanciata su questa strada, seguita dall'India e ora l'America li rincorre mentre la Russia sembra fare fatica in questo percorso. Anche noi italiani partecipiamo inevitabilmente a questo processo mondiale che ha i suoi aspetti positivi e altri negativi non da poco. Siamo esclusi da quelle zone del pianeta dove si gioca la partita decisiva, come l'Estremo Oriente e l'Oceano indiano. Ma cerchiamo ancora di essere protagonisti nell'Oriente più vicino, in quello che il nostro governo chiama il "Mediterraneo allargato" e il premier Mario Draghi sta tentando di organizzare un vertice dei venti Paesi con le economie più grandi per dare una risposta alla crisi afghana e al trionfo dei talebani a Kabul. Ha ottenuto il consenso dell'India e tratta con la Russia, ma poi dovrà vedersela con la Cina. Come Cavour, Draghi sa che l'Italia può contare soltanto se ha la sapienza, la competenza e l'autorevolezza per inserirsi nelle dinamiche mondiali e farsi paladina dell'Europa unita. Altrimenti resta piccola e provinciale.
C'è un altro scenario in cui vorremmo essere protagonisti, quello dettato dall'emergenza climatica che ci affligge con terribili eventi atmosferici e condiziona persino le mappe del globo con lo scioglimento dei ghiacciai del Polo Nord. Nessuno ne è immune, che si tratti di Australia o di Cina, di Stati Uniti o di Russia. Gli effetti si vedono dovunque, dalle inondazioni agli incendi, dalla crescita dei deserti al riscaldamento delle montagne: una catastrofe che investe l'intero globo.
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Il profumo dei 97 anni
L'Uomo e il suo Destino. L'Uomo e Dio. Questo argomento è decisamente superato. Le particelle per esempio sono conformi al tema del rapporto Uomo-Dio perché sono una modifica del cambiamento o dell'integrazione. Le particelle sono equilibrate o no? Decisamente no. Sono tutti argomenti interessanti ma diamo centralità al personaggio principe. L'uomo. È perfetto o perfettibile? Dipende dalle diverse angolazioni degli sguardi che gli si danno. Potrebbe esserlo se consideriamo la facoltà dell'intelletto di cui si nutre e si differenzia dal mondo animale. Ma non sempre le sue conseguenti azioni rispondono al vero desiderio iniziale. No, l'uomo non è perfetto, è condizionato dagli ardori, dai sentimenti ma soprattutto dal tempo. Quest'ultimo nelle sue fasi governa l'Uomo. Ma chi è il tempo? È un'entità a sé o è l'uomo che governa se stesso? O è addirittura Dio?