La politica è lenta, però alla fine presenta il conto, perché i nodi non sciolti si aggrovigliano e diventano un inciampo. Ora un'inchiesta giornalistica di Fanpage, con un filmato trasmesso da Piazza Pulita, rivela la vera cultura che cova dietro la propaganda ufficiale di Fratelli d'Italia, un sentimento politico alimentato come la brace incandescente sotto la cenere, perché la fiamma del sacrario di Mussolini traslocata dalla stagione di Almirante nel simbolo rimpicciolito di Giorgia Meloni non si spenga, ma arda perenne. È sempre ancora il fascismo, oggi come riflesso automatico, postura, gestualità, linguaggio, orizzonte e paesaggio allegorico, una derivazione mai interrotta ma custodita negli anni, riconfermata nel silenzio di una fede clandestina, ritualizzata sotto traccia come un rito pagano per arrivare fin qui, alle soglie di un possibile governo nell'Italia d'inizio secolo.
Quel filmato conferma ciò che sapev…
La politica è lenta, però alla fine presenta il conto, perché i nodi non sciolti si aggrovigliano e diventano un inciampo. Ora un'inchiesta giornalistica di Fanpage, con un filmato trasmesso da Piazza Pulita, rivela la vera cultura che cova dietro la propaganda ufficiale di Fratelli d'Italia, un sentimento politico alimentato come la brace incandescente sotto la cenere, perché la fiamma del sacrario di Mussolini traslocata dalla stagione di Almirante nel simbolo rimpicciolito di Giorgia Meloni non si spenga, ma arda perenne. È sempre ancora il fascismo, oggi come riflesso automatico, postura, gestualità, linguaggio, orizzonte e paesaggio allegorico, una derivazione mai interrotta ma custodita negli anni, riconfermata nel silenzio di una fede clandestina, ritualizzata sotto traccia come un rito pagano per arrivare fin qui, alle soglie di un possibile governo nell'Italia d'inizio secolo.
Quel filmato conferma ciò che sapevamo e che la politica troppo spesso finge di non vedere: ma catturando l'intimità della vita interna del partito, i discorsi dei dirigenti nel chiuso del loro mondo, i riflessi condizionati oltre lo schermo delle dichiarazioni pubbliche, porta alla luce la natura spontanea e dunque autentica della destra italiana, il suo carattere non soltanto originario, ma attuale. Siamo infatti di fronte - è arrivato il momento di dirlo chiaramente - alla riproposizione del fascismo, non certo come piattaforma politica e programmatica ma come contesto, guida, contiguità e continuità, richiamo mistico, riferimento ideale. Nessuno tra i leader della destra pensa a una ricetta fascista per i nostri Anni Venti, cent'anni dopo: prima ancora che irrealistico sarebbe grottesco, dunque ridicolo. Ma tutti, da Meloni a Salvini ai loro quadri, coltivano una sorta di giacimento spirituale sommerso che non possono ancora rivendicare apertamente ma a cui alludono continuamente, in forma obliqua ma insistita, sporgendosi ogni volta dai confini costituzionali per poi rientrare, quasi volessero tastare la resistenza dei muri maestri della Repubblica.
Questa ambiguità culturale e questo disegno equivoco sono un'espressione di irresponsabilità politica, perché consentono ai leader di costruire un sistema di segnali senza mai completare il quadro, per procedere di striscio con un meccanismo di richiami, rimandi, echi, evocando un mondo immaginario che in qualche modo parla a un sottomondo ai confini tra la politica e la ribellione sociale. Sconfessato dal Novecento, sconfitto dalla tragedia che ha costruito, espulso dalla storia, il fascismo riemerge così inafferrabile e spurio, senza una rivendicazione esplicita e un'imputazione diretta, come una cornice di ricomposizione per la confusione della fase che stiamo vivendo. Non un progetto, dunque, ma un'evocazione, quasi la chiamata di uno spirito dell'epoca che fluttua fluido sul destino incerto del Paese, come possibile esito del populismo della destra estrema, e intanto cifra del nazionalismo sovranista. Un annuncio non certo di resurrezione e nemmeno di nostalgia, piuttosto la tentazione di cedere alla decadenza organizzandola nell'irrazionale: recuperando così una inconcepibile contemporaneità del fascismo, non come regime, ma come atmosfera politica e culturale.
Questo è possibile, naturalmente, soltanto se si rimane del tutto fuori dalla storia, rifiutando di leggere i suoi passaggi, i suoi esiti, i suoi giudizi. Meloni e Salvini sono infatti sempre sfuggiti ad un giudizio storico, responsabile e motivato, sul ventennio di dittatura, limitandosi a respingere singoli elementi - come le leggi razziali o la guerra alleata con Hitler - senza una condanna d'insieme. La leader di Fratelli d'Italia quando le ripropongono la questione cruciale si rifugia nella sua giovane età, nella lontananza del tempo, senza mai usare questa distanza per separare sé stessa e il suo partito dal dramma di quell'esperienza.
Questa condotta è possibile solo all'ombra della grande banalizzazione del ventennio che è andata in scena negli ultimi decenni, facendo precipitare l'intero Paese nella cosiddetta "zona grigia" che non rifiutava il regime, e riducendo il fascismo ad una sorta di vizio nazionale, una specie di peccato originale da spartire e non da imputare e tantomeno da scontare. Berlusconi poi ha completato l'opera nel '94, portando i neofascisti di An dal frigorifero della Repubblica direttamente al governo del Paese, senza pretendere e favorire uno strappo dalla loro storia: che infatti è poi avvenuto soltanto ad opera di Fini, isolato tra i suoi stessi colonnelli increduli, e poi dannato per sempre.
Ora è la democrazia repubblicana nel suo insieme che deve farsi carico di questa anomalia, pretendendo chiarezza da Meloni e Salvini. Che giudizio danno sui vent'anni di regime, sulla libertà conculcata, sulla violenza omicida, sulla persecuzione razziale, sulla dittatura? Come possono agire in democrazia e indulgere sul fascismo? Accettano i valori dell'Unione Europea fondati sulla democrazia liberale? Tra Orbán e la Ue, si schierano con lo Stato di diritto o con l'opposizione di Visegrad? Davvero si crede possibile che l'Italia nel 2021 e in mezzo all'Europa possa essere governata da chi mantiene una zona di oscurità su questo punto? Il tempo delle risposte è venuto, anzi è scaduto. Se la destra si chiede come mai pur essendo teoricamente maggioranza nei sondaggi nazionali non riesce a presentare candidati credibili alle elezioni locali, cerchi qui, in questo ritardo e in questa ambiguità la sua risposta. Nessuno è assolto: Berlusconi, che non ha più i numeri per guidare la coalizione, se non pretende un chiarimento con gli alleati su questi punti rinuncia anche al ruolo di padre nobile, l'ultimo che gli è rimasto. E infine, Meloni usi con prudenza la metafora del tempo, parlando di inchieste a orologeria: il nero che emerge - in tutti i sensi - dal sottosuolo di Fratelli d'Italia denuncia che è l'orologio della destra che si è fermato sull'ora più drammatica del Paese.