Nelle elezioni amministrative che si svolgono in Italia il 3 e 4 ottobre domina il tema dell'indebolimento delle forze politiche - tanto tradizionali che populiste - ma dietro tale tendenza nazionale si affacciano delle significative novità a livello locale che potrebbero avere conseguenze.
L'indebolimento di partiti e movimenti è sotto gli occhi di tutti: il centrodestra si è lacerato sulla scelta dei candidati di Roma e Milano svelando seri conflitti personali e politici fra i suoi maggiori leader nonché legami - nel caso specifico di Fratelli d'Italia - con un estremismo contrario ai principi fondatori dell'Italia repubblicana; il Movimento Cinquestelle è una copia sbiadita della forza anti-sistema che cinque anni fa conquistò Roma e Torino, ridotta a battersi per non essere del tutto cancellata dal territorio; il centrosinistra può ambire ai risultati migliori nelle urne ma non è riuscito a presentare i suoi c…
Nelle elezioni amministrative che si svolgono in Italia il 3 e 4 ottobre domina il tema dell'indebolimento delle forze politiche - tanto tradizionali che populiste - ma dietro tale tendenza nazionale si affacciano delle significative novità a livello locale che potrebbero avere conseguenze.
L'indebolimento di partiti e movimenti è sotto gli occhi di tutti: il centrodestra si è lacerato sulla scelta dei candidati di Roma e Milano svelando seri conflitti personali e politici fra i suoi maggiori leader nonché legami - nel caso specifico di Fratelli d'Italia - con un estremismo contrario ai principi fondatori dell'Italia repubblicana; il Movimento Cinquestelle è una copia sbiadita della forza anti-sistema che cinque anni fa conquistò Roma e Torino, ridotta a battersi per non essere del tutto cancellata dal territorio; il centrosinistra può ambire ai risultati migliori nelle urne ma non è riuscito a presentare i suoi candidati come l'espressione di un unico progetto coerente di ricostruzione del Paese intero.
Tenuto presente questo quadro di insieme, Repubblica è entrata nell'ultimo mese sul territorio delle maggiori città contese - Napoli, Roma, Torino, Bologna e Milano - grazie a sondaggi locali, conversazioni digitali con i lettori e dibattiti con i candidati che hanno fatto venire alla luce alcune significative novità.
A Napoli la fine del decennio del sindaco Luigi de Magistris innesca una grande vivacità politica, con idee, volti e iniziative che descrivono la volontà - soprattutto da parte di giovani e donne - di rinascere e ricominciare. Il populismo e l'ideologia di De Magistris hanno causato tanti e tali danni da generare una palpabile voglia di riscatto cittadino che ogni candidato sindaco a suo modo esprime anche se nessuno sembra in grado di insidiare Gaetano Manfredi.
Se Napoli è l'immagine nitida del fallimento del populismo come governo metropolitano, a Roma ciò che colpisce è l'incertezza di una sfida dovuta ad un numero di indecisi senza precedenti, frutto di due fallimenti: quello di Virginia Raggi nel risollevare la qualità della vita dei cittadini e quello del centrodestra nell'indicare un candidato capace di raccogliere i voti centristi, cattolici e moderati. Ciò significa che nella capitale gli unici ad aver deciso come votare sono gli elettori del Pd - riuniti attorno a Roberto Gualtieri - e la destra più estrema che si riconosce in Enrico Michetti. Da qui la novità di Carlo Calenda, un candidato che viene dal centrosinistra ma ha chiuso la campagna riempendo Piazza del Popolo con molti elettori di centrodestra in cerca di alternative moderate a Gualtieri. È una dinamica nuova che nasce dagli errori di Salvini e Meloni commessi con la scelta non solo di Michetti a Roma ma anche di Luca Bernardo a Milano: il risultato è rendere i voti del centrodestra vulnerabili non solo al corteggiamento capitolino di Calenda ma anche all'offensiva meneghina dell'anomala grillina Layla Pavone e dell'ultra-populista Gianluigi Paragone. La frantumazione degli sfidanti è tale da far sperare a Beppe Sala una riconferma a Palazzo Marino sin dal primo turno mentre Torino si prepara al ballottaggio più incerto fra il centrodestra di Paolo Damilano e il centrosinistra di Stefano Lo Russo, entrambi volti credibili di una sfida mozzafiato che ha in palio i voti che nel 2016 premiarono a sorpresa la grillina Chiara Appendino. Chiunque prevarrà sotto la Mole, è già evidente la sconfitta di un Movimento che non solo ha mancato la promessa di risollevare le periferie ma ha penalizzato Torino rinunciando a candidarsi ai Giochi invernali e cedendo alle sirene No-Tav.
Ultima, ma non per importanza, Bologna dove Matteo Lepore guarda con fiducia al risultato già del primo turno, forte di una vasta coalizione democratica e progressista, da Italia Viva alle Sardine, che somma l'eredità di una buona amministrazione alla sfida su ambiente, diritti ed innovazione. Il modello-Lepore offre non solo al Pd ma a tutto il centrosinistra un esempio di valore su come sfruttare la ricostruzione per recuperare i voti fuggiti in passato verso grillini ed attirare ora quelli moderati.
Ecco perché la campagna elettorale per le amministrative ci consegna la fotografia di importanti cambiamenti in atto sul territorio: il desiderio di liberarsi in fretta del populismo a Napoli e Torino, la vulnerabilità del centrodestra a Roma e Milano, la possibilità di rigenerare il centrosinistra a Bologna.