✕

La politica della solidarietà

Ascolta l'audio

Il discorso di Mattarella e la coesione del Paese
3 minuti di lettura

Nell'epoca del "si salvi chi può", come riesce a sopravvivere e a trovare un senso il concetto di solidarietà? Il Presidente della Repubblica Mattarella, nel suo ultimo messaggio di fine anno per gli auguri agli italiani, lo ha messo al centro del discorso e soprattutto dello sforzo di coesione indispensabile nel Paese per avviare una ricostruzione basata sull'unità istituzionale e morale, recuperando fiducia e speranza dopo l'assalto della pandemia. È come se il Capo dello Stato, nel momento di lasciare il Quirinale, ci invitasse a considerare gli effetti secondari del virus: quei contraccolpi emotivi, psicologici, istintivi che non vengono rilevati nel computo quotidiano del contagio, impegnato a conteggiare il numero delle infezioni e dei morti, ma si depositano nella coscienza degli individui modificandola, e modificando di conseguenza la relazione di ognuno di noi con gli altri, e con quell'insieme di istituzioni e poteri che …

Nell'epoca del "si salvi chi può", come riesce a sopravvivere e a trovare un senso il concetto di solidarietà? Il Presidente della Repubblica Mattarella, nel suo ultimo messaggio di fine anno per gli auguri agli italiani, lo ha messo al centro del discorso e soprattutto dello sforzo di coesione indispensabile nel Paese per avviare una ricostruzione basata sull'unità istituzionale e morale, recuperando fiducia e speranza dopo l'assalto della pandemia. È come se il Capo dello Stato, nel momento di lasciare il Quirinale, ci invitasse a considerare gli effetti secondari del virus: quei contraccolpi emotivi, psicologici, istintivi che non vengono rilevati nel computo quotidiano del contagio, impegnato a conteggiare il numero delle infezioni e dei morti, ma si depositano nella coscienza degli individui modificandola, e modificando di conseguenza la relazione di ognuno di noi con gli altri, e con quell'insieme di istituzioni e poteri che è lo Stato.


Naturalmente l'infezione attacca l'individuo, lo esclude dalla vita associata, lo costringe a usare la distanza e la separazione, la chiusura, come strumenti di difesa e di precauzione, disconnettendolo dalla sfera pubblica e dal suo agire sociale, tagliando i fili che lo fanno muovere nella rete abituale di connessioni, collegamenti, legami. È quella rete che viene via via disabilitata per prudenza, da quando abbiamo scoperto che il virus insidia anche il corpo sociale, e non solo quello individuale: a partire dalla sua meccanica di riproduzione, che usa l'umano come strumento di diffusione del contagio, e dunque ci costringe a diffidare dei nostri simili, addirittura dei congiunti. In queste condizioni come si può preservare il valore dello scambio interpersonale e del meccanismo di relazione se la pratica che ci consigliamo e ci prescriviamo li svaluta quotidianamente come fonte di pericolo?


Mattarella, ritornando per tutto il discorso sui temi dalla "responsabilità", dell'"umanità", dell'"abnegazione", dell'"impegno", delle "esclusioni", della "povertà", delle "ingiustizie", della "solitudine", del "sostegno" e della "lealtà" sembra preoccupato di non lasciar sommergere dalla crisi pandemica proprio quel deposito di solidarietà accumulato nel Paese come se fosse una variabile dipendente dalla crisi, e non un carattere che ha segnato la vita nazionale nelle diverse epoche, dunque un elemento costitutivo della nostra civiltà materiale, scambiato ogni giorno sul mercato spontaneo della convivenza civile. E infatti i protagonisti di tutto questo sono le persone comuni titolari di diritti e doveri, non patrioti o eroi nel discorso del Presidente, ma suoi "concittadini".


Sul piano storico e culturale, nel concetto di solidarietà si incontrano due lasciti e due tradizioni, quella rivoluzionaria della "fraternità" e quella cattolica della "carità": ma anche un riflesso del "conservatorismo compassionevole" della Big Society riproposta da Cameron. Si potrebbe quasi dire che proprio qui sopravvive una delle ultime metafisiche tollerate e praticate nello Stato moderno. In realtà lo specifico attuale della solidarietà è di natura civile, perché indica un vincolo autoimposto e liberamente accettato, la consapevolezza degli altri intorno a sé, la proiezione della dimensione individuale degli interessi legittimi in una sfera più ampia, dove si stabilisce un legame non contrattuale tra le persone, nel riconoscimento di un fondamento comune di umanità. È quindi una sorta di obbligazione volontaria alla necessità altrui, una risposta privata ad una specie di interpellanza generale senza condizione e senza imposizione, che segnala la rete autonoma, volontaria e spontanea che si intreccia sotto il rapporto regolato tradizionalmente tra lo Stato e il cittadino.


Sottovoce, la solidarietà è riuscita talvolta a tradursi direttamente in politica corrente, ad esempio in Europa con la creazione del sistema di welfare, a protezione dei ceti più deboli in un disegno di parziale riequilibrio sociale nell'età della disuguaglianza. Ma intanto l'impegno solidale è implicitamente al centro di altre costruzioni sociopolitiche della modernità, quasi senza che noi ce ne accorgiamo, come un fenomeno naturale. È il caso dell'idea di comunità, almeno nel suo principio originario non di sistema chiuso su caratteristiche identitarie come sangue e etnia, ma al contrario di realtà unitaria attraverso ciò che è comune, nella ricerca proprio del bene comune. Ed è il caso, ancora, della stessa nozione abusata di società civile, nel semplice significato descritto da Ralf Dahrendorf come "insieme di individui che intrattengono tra loro rapporti di civiltà", e danno risonanza pubblica agli effetti che i problemi sociali hanno causato nelle sfere private. La solidarietà dunque è il nucleo di ogni azione consapevole che la vita sociale dell'individuo e del gruppo di riferimento in cui si muove è basata sulla compresenza, sul rapporto con gli altri; e della capacità di tener conto di questa influenza reciproca. Come nella decisione di vaccinarsi, a tutela propria e altrui.


Il peso politico di questa scelta è evidente. Si può aggiungere che l'elemento della solidarietà comporta una lettura condivisa del bene spicciolo, morale e materiale, che possiamo scambiarci nella vita di tutti i giorni, passando dalla compassione alla condivisione, dalla carità ai diritti. Ma a questo punto nasce l'ultimo interrogativo, rovesciando i termini: perché è così difficile una lettura condivisa del male? La pandemia ce lo conferma ogni giorno. La maggioranza innaturale, d'emergenza, che regge il governo Draghi sta insieme per manifesta impotenza politica, senza essere capace di trovare nella lotta contro il virus la ragione sociale, scientifica e soprattutto morale di una solidarietà necessitata. Manca l'elemento fondamentale, una comune interpretazione del male da combattere. Senza questa non c'è vera solidarietà, non c'è alleanza, ma solo un gregge senza immunità.