Come cambia il lavoro al tempo dell'Intelligenza artificiale
di Maurizio Molinari , di Maurizio MolinariDa Washington a Bruxelles fino ai centri studi del New England è in pieno svolgimento la discussione sull'impatto dell'Intelligenza artificiale su occupazione, tipologie e metodologie di lavoro, integrazione fra esseri umani e robot: come avviene quando ci si trova a fare i conti con l'impatto di una nuova frontiera, anche in questo caso il focus non può essere sulle soluzioni di lungo termine quanto sull'entità delle trasformazioni in atto, per tentare di comprendere la direzione dei cambiamenti che ci troviamo ad affrontare.
A inizio dicembre dello scorso anno è un rapporto di 55 pagine redatto da Casa Bianca e Commissione europea ad affrontare il tema dell'impatto dell'Intelligenza artificiale sulla forza lavoro nell'Unione Europea e negli Stati Uniti, indicando tre suggerimenti precisi sulle questioni più urgenti da affrontare.
Primo: investire nella formazione dei lavoratori e nei servizi sulla transizione dei lavor…
Da Washington a Bruxelles fino ai centri studi del New England è in pieno svolgimento la discussione sull'impatto dell'Intelligenza artificiale su occupazione, tipologie e metodologie di lavoro, integrazione fra esseri umani e robot: come avviene quando ci si trova a fare i conti con l'impatto di una nuova frontiera, anche in questo caso il focus non può essere sulle soluzioni di lungo termine quanto sull'entità delle trasformazioni in atto, per tentare di comprendere la direzione dei cambiamenti che ci troviamo ad affrontare.
A inizio dicembre dello scorso anno è un rapporto di 55 pagine redatto da Casa Bianca e Commissione europea ad affrontare il tema dell'impatto dell'Intelligenza artificiale sulla forza lavoro nell'Unione Europea e negli Stati Uniti, indicando tre suggerimenti precisi sulle questioni più urgenti da affrontare.
Primo: investire nella formazione dei lavoratori e nei servizi sulla transizione dei lavori affinché "i dipendenti più stravolti" dall'impatto dell'Intelligenza artificiale possano essere trasferiti a nuove mansioni "dove la loro esperienza è più applicabile".
Secondo: incoraggiare sviluppo ed adozione dell'Intelligenza artificiale lì dove può più aiutare il mercato del lavoro, contribuendo a creare nuova occupazione qualificata per servizi finora inesistenti.
Terzo: investire nella capacità degli Enti regolatori nazionali di rendere più trasparenti e giusti i sistemi di Intelligenza artificiale adoperati per arrivare ad assunzioni attraverso gli algoritmi o alle gestioni dei luoghi di lavoro grazie all'uso di algoritmi.
È tenendo presente questa cornice che il Forbes Technology Council ha aperto una discussione fra esperti del settore, partendo dalla stima di Pwc: se oggi il 3 per cento dei posti di lavoro globali sono messi a rischio dall'automazione tecnologica, alla fine dell'attuale decennio arriveremo al 20 per cento ed al termine degli anni Trenta assai vicini ad uno scioccante 30 per cento.
Da qui la necessità di comprendere in fretta l'impatto dell'Intelligenza artificiale per creare occupazione: dal settore della cybersicurezza, dove il maggior impiego sul fronte della sicurezza dell'IA può portare allo spostamento di donne e uomini nei settori dove si genera l'innovazione, alla telemedicina perché lo sviluppo di nuove tecnologie mediche di sorveglianza a distanza dei pazienti più gravi - soprattutto anziani - che rimangono a casa può portare alla necessità di assumere più analisti dei dati per comprendere, controllare ed agire in maniera più efficace sulla base delle informazioni raccolte.
Ma forse, sempre secondo lo studio di Forbes, il vantaggio maggiore è destinato a venire sul terreno di "addestramento e ricerca della forza lavoro" perché l'Intelligenza artificiale può aiutare ad abbattere i costi della transizione tecnologica per decine di migliaia di dipendenti in fabbriche ed impianti di ogni genere dove finora questi "aggiornamenti" sono stati rallentati per le motivazioni più differenti.
Ovvero, può essere la formazione qualificata per grandi numeri di dipendenti uno dei terreni sui quali adoperare l'Intelligenza artificiale come uno "strumento" al servizio degli esseri umani.
Come afferma Thomas Malone, docente di Collective Intelligence al Mit di Boston, "le persone hanno il massimo del controllo quando le macchine agiscono solo come strumenti e dunque le macchine assumono maggiore controllo quando diventano assistenti, parigrado e manager degli stessi esseri umani".
Ma non è tutto perché un recente rapporto della Brookings Institution di Washington si spinge oltre, identificando la possibilità di dar vita ed "ecosistemi" dove la "forza lavoro" vede Intelligenza artificiale ed esseri umani lavorare assieme, in maniera integrata.
In effetti, tanto le automobili che si guidano da sole quanto i ChatBots come ChatGpt hanno finora dimostrato i loro evidenti limiti - per le percentuali non indifferenti di errori e imprecisioni che registrano - e dunque la domanda da porsi è se la soluzione verso la quale indirizzarsi non è piuttosto una forma di "collaborazione" fra esseri umani e Intelligenza artificiale. "Dando vita ad una struttura che somma attori interni ed esterni all'organizzazione - si legge nello studio di Brookings - facendoli lavorare assieme per creare valore".
Un esempio possibile di questa integrazione viene dalle piattaforme elettroniche per la consegna del cibo a domicilio perché l'Intelligenza artificiale può perfezionare tempi, percorsi e qualità delle singole consegne, con il risultato di migliorare anche il lavoro dei dipendenti in carne ed ossa.
C'è poi lo scenario di un uso dell'Intelligenza artificiale per migliorare l'organizzazione di uffici ed aziende armonizzando in maniera più efficiente le mansioni svolte da dipendenti, part-time, collaboratori e persone che hanno scelto dopo la pandemia di restare a lavorare da casa. Fino al punto da poter adoperare 10 persone per svolgere le mansioni destinate finora ad un unico dipendente.
È una trasformazione ancora agli inizi e disseminata di pericoli da disinnescare - come una gestione degli algoritmi condizionata da errori umani, pregiudizi degli sviluppatori ed eccessi di rigidità - ma possono esserci pochi dubbi sul fatto che governi, Parlamenti, aziende, ricercatori, studiosi ed Autorità regolatorie hanno un interesse convergente a definire degli "ecosistemi del lavoro" capaci di andare incontro al nuovo mondo dell'occupazione che sta bussando alle nostre porte.