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Il palcoscenico del sovranismo

Matteo Salvini con Marine Le Pen

 (ansa)

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La competizione sui migranti dei due leader apre la campagna elettorale per l’Europa
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La competizione sui migranti fra la premier Giorgia Meloni e il leader leghista Matteo Salvini segna l’inizio della campagna elettorale per le europee, trasforma l’Italia nel palcoscenico dell’estrema destra Ue, allontana l’integrazione dei migranti nel nostro sistema economico, complica i rapporti con i Paesi del Maghreb e precipita i maggiori Stati dell’Unione in una situazione conflittuale che fa solo gli interessi del nostro maggiore rivale strategico, la Russia di Vladimir Putin.

La competizione fra Meloni e Salvini emerge in maniera evidente dalla cronaca dell’ultima settimana: con la premier che propone campi di detenzione per 18 mesi per i migranti ed una missione navale Ue per fermarli mentre Salvini accoglie a Pontida la sovranista francese Marine Le Pen e vuole incontrare la leader dell’estrema destra tedesca dell’Afd per sottolineare il fronte comune proprio contro gli stessi migranti. Poiché alle elezioni europee si vota con la proporzionale, Fratelli d’Italia e Lega — se…

La competizione sui migranti fra la premier Giorgia Meloni e il leader leghista Matteo Salvini segna l’inizio della campagna elettorale per le europee, trasforma l’Italia nel palcoscenico dell’estrema destra Ue, allontana l’integrazione dei migranti nel nostro sistema economico, complica i rapporti con i Paesi del Maghreb e precipita i maggiori Stati dell’Unione in una situazione conflittuale che fa solo gli interessi del nostro maggiore rivale strategico, la Russia di Vladimir Putin.

La competizione fra Meloni e Salvini emerge in maniera evidente dalla cronaca dell’ultima settimana: con la premier che propone campi di detenzione per 18 mesi per i migranti ed una missione navale Ue per fermarli mentre Salvini accoglie a Pontida la sovranista francese Marine Le Pen e vuole incontrare la leader dell’estrema destra tedesca dell’Afd per sottolineare il fronte comune proprio contro gli stessi migranti. Poiché alle elezioni europee si vota con la proporzionale, Fratelli d’Italia e Lega — seppur alleati nel governo — sono in competizione e puntano entrambi ad essere i leader delle posizioni più dure — sul piano politico ed ideologico — per contendersi in patria l’elettorato più estremo e per guidare nell’emiciclo di Strasburgo il fronte sovranista più vasto possibile.

Tale duello trasforma l’Italia nel roboante scenario dell’inizio della competizione Ue che si concluderà a giugno 2024 — destando grande attenzione nelle ambasciate dei Paesi partner ed alleati a Roma — ed al tempo stesso nel laboratorio di quanto di più conflittuale l’estrema destra riesce ad esprimere. Linguaggio, gesti e decisioni di Meloni e Salvini consentono di esplorare idee e sentimenti di un fronte politico che ogni giorno tenta di spingere l’elettorato di riferimento verso posizioni più aggressive, cavalcando la paura dei migranti, la sfiducia nei partner europei, la sfida alle istituzioni Ue e il sospetto che chiunque non sia d’accordo con loro appartenga ad una sorta di oscuro complotto contro l’Italia.

Il primo ed immediato risultato di tale sfida sovranista Meloni-Salvini è l’allontanamento del governo dall’impellenza di studiare un piano di integrazione dei migranti per sostenere la crescita dell’economia, scongiurare il collasso del sistema pensionistico ed aumentare la natalità nel nostro Paese. L’integrazione dei migranti è la ricetta grazie a cui nazioni come Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna e Australia sono divenute negli ultimi duecento anni economie di avanguardia. Ed è la stessa ricetta che, nell’odierna Europa, nazioni come Germania e Portogallo stanno impiegando con successo al fine di trovare manodopera per lavori che nessuno vuole più fare, rafforzando al tempo stesso l’assetto previdenziale e il tessuto demografico. È la Storia stessa che ci insegna perché integrare diversità e popolazioni rafforza, e non indebolisce, città, comunità e nazioni. In ogni epoca.

Ma non è tutto, perché trasformare i migranti in una clava elettorale ha anche effetti negativi nelle relazioni internazionali. Anzitutto nei rapporti con i Paesi del Maghreb, e più in generale dell’Africa, che aspirano ad avere sulla sponda Nord del Mediterraneo interlocutori europei capaci di pensare assieme un futuro comune attraverso un mare più integrato. Senza contare il fatto che gridare, minacciare e sventolare misure aggressive fa apparire l’Italia più debole e incerta ai nostri possibili partner africani, rafforzando l’antico pregiudizio sugli europei frettolosi, arroganti e dunque incapaci di comprendere realtà e culture assai distanti da loro.

Con i partner europei la conflittualità italiana sui migranti ha effetti ancor più negativi: se la discussione nell’Ue è sulla difficile riforma di Dublino, per trovare ricette comuni su chi e come accogliere e respingere, un governo di Roma che va avanti in solitudine su ogni fronte è destinato a moltiplicare — non a risolvere — le divisioni. Convocare conferenze sui migranti a Roma senza il pieno coinvolgimento dei maggiori partner Ue, andare in Tunisia a promettere aiuti che poi non vengono elargiti, annunciare imprecisate “missioni navali Ue” e adoperare Lampedusa come un casus belli con Bruxelles, trasforma l’Italia nella genesi di continue liti, incomprensioni e gravi instabilità dentro l’Unione.

Tutto ciò porta al crescente isolamento del nostro Paese in Europa, all’allontanamento di intese con i partner sui migranti e all’indebolimento della coesione politica nell’Ue nel bel mezzo del conflitto ucraino. Quest’ultima conseguenza è la più grave, sul piano strategico. Se infatti sappiamo che l’obiettivo della Russia di Putin è portare scompiglio dentro l’Europa al fine di scompaginare l’alleanza euroatlantica che sostiene la resistenza militare di Kiev, il tema dei migranti è il terreno più adatto per indebolire la coesione interna all’Unione Europea. E forse non è un caso che alcuni dei partiti sovranisti che più cavalcano l’ostilità per i migranti al fine di contestare Bruxelles — dalla Lega a Le Pen, da Vox a Afd — sono assai sensibili alle posizioni del Cremlino sul conflitto ucraino.

Insomma, la sfida Meloni-Salvini sui migranti inaugura la campagna delle europee trasformando il nostro Paese nel palcoscenico di un sovranismo che indebolisce l’Unione Europea della quale siamo soci fondatori grazie ai Trattati di Roma del 1957.

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