Da Londra a Washington, da Montreal a Madrid, da Parigi a Firenze qualcosa si muove fra i partiti progressisti delle democrazie avanzate. A Londra i laburisti di Keir Starmer sono in testa ai sondaggi, in caso di elezioni nel 2024 potrebbero prevalere, ed a guidarli è l’intento di risollevare la crescita del Regno Unito - indebolita dall’errore della Brexit - puntando su creazione di posti di lavoro, giustizia sociale, transizione ecologica e sicurezza nazionale. Per questo David Lammy, ministro degli Esteri ombra dei laburisti, è appena stato a Washington collezionando incontri con i centri studi democratici e i più stretti collaboratori di Joe Biden che Will Marshall, presidente del Progressive Policy Institute, riassume così: “I partiti progressisti in più Paesi stanno tentando tutti di fare la stessa cosa, riconnettersi con i lavoratori”. E Rachel Reeves, cancelliere dello Scacchiere ombra dei laburisti, dopo aver incontrato il ministro del Tesoro Usa Janet Yellen, ha aggiunto: “S…
Da Londra a Washington, da Montreal a Madrid, da Parigi a Firenze qualcosa si muove fra i partiti progressisti delle democrazie avanzate. A Londra i laburisti di Keir Starmer sono in testa ai sondaggi, in caso di elezioni nel 2024 potrebbero prevalere, ed a guidarli è l’intento di risollevare la crescita del Regno Unito - indebolita dall’errore della Brexit - puntando su creazione di posti di lavoro, giustizia sociale, transizione ecologica e sicurezza nazionale. Per questo David Lammy, ministro degli Esteri ombra dei laburisti, è appena stato a Washington collezionando incontri con i centri studi democratici e i più stretti collaboratori di Joe Biden che Will Marshall, presidente del Progressive Policy Institute, riassume così: “I partiti progressisti in più Paesi stanno tentando tutti di fare la stessa cosa, riconnettersi con i lavoratori”. E Rachel Reeves, cancelliere dello Scacchiere ombra dei laburisti, dopo aver incontrato il ministro del Tesoro Usa Janet Yellen, ha aggiunto: “Siamo in totale sintonia”. La convergenza fra Starmer e i democratici di Biden nasce dalla ricetta economica che distingue l’amministrazione Usa: sussidi interni e restrizioni al commercio per sostenere le manifatture nazionali; brusca riduzione della dipendenza dalla Cina; protezione dai cambiamenti climatici. Come ha recentemente riassunto Jack Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale Usa, “la globalizzazione è morta, bisogna restituire forza ai nostri modelli industriali” facendo leva anzitutto sulla “risposta ai cambiamenti climatici”. Di questo si è parlato al Global Progressive Action Summit che il premier canadese Justin Trudeau ha ospitato a Montreal accogliendo una dozzina di leader politici stranieri, dal collega norvegese Jonas Støre l’ex premier finlandese Sanna Marin fino all’ex premier neozelandese Jacinda Ardern.
“Dobbiamo infondere ottimismo sulla possibilità di battere le diseguaglianze - ha detto Trudeau - con una ricetta di giustizia economia opposta a quella della destra populista che cavalca le paure”. “La strada da seguire è offrire opportunità a chi non ne ha” ha aggiunto il norvegese Støre. È proprio la ricerca di soluzioni capaci di portare sicurezza a chi vive nel disagio che distingue l’approccio dei socialisti spagnoli di Pedro Sanchez, in procinto di formare un nuovo esecutivo a Madrid dopo essere riusciti a respingere l’assalto elettorale dell’estrema destra di Vox.
Nadia Calviño, ministro dell’Economia uscente a Madrid, ha in effetti puntato su garanzie per il lavoro, leggi per la casa, aumento del salario minimo e misure a favore delle famiglie con redditi bassi. “Sanchez è il leader progressista europeo che finora ha dimostrato maggiore successo nella sfida al disagio” osserva Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, durante l’incontro fra le Città progressiste per un’Europa solidale che si è svolto a Firenze. “Le città possono essere il laboratorio della risposta al populismo - aggiunge Hidalgo - perché sono inclusive verso ogni residente e sono anche all’avanguardia sulla difesa del clima che è il tema più importante per le nuove generazioni”. Femke Halsema, sindaca di Amsterdam, rilancia: “Le città appartengono a tutti, sono l’antidoto naturale al populismo che aggredisce migranti e diversità”. È un linguaggio comune che vede il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, indicare la priorità nel “recupero delle periferie”, quello di Bologna, Matteo Lepore, guardare all’importanza di “istruzione e casa” e Dario Nardella, primo cittadino di Firenze, identificare in tali convergenze “un motore per rafforzare l’Ue” in vista delle elezioni del 2024. È un dialogo a più voci che include Ekrem Imamoglu, il sindaco di Istanbul che con 16 milioni di abitanti è la più grande città d’Europa, quando afferma che “bisogna recuperare il senso di comunità, facendo leva sulle risorse di chi ha per aiutare chi non ne ha”. Il tema è la sfida a quelle che Elly Schlein, segretaria del Pd, definisce le “nuove povertà”: dai lavoratori che non guadagnano abbastanza per vivere ai “poveri energetici” impossibilitati a difendersi dai cambiamenti climatici. Il forte consenso nel pubblico italiano alla proposta del salario minimo - avanzata dalle opposizioni - testimonia la validità di una formula che, dai laburisti britannici ai socialisti spagnoli, verte attorno alla necessità di declinare la giustizia economica nella vita quotidiana di milioni di cittadini delle democrazie avanzate. Tenendo sempre saldi l’adesione alla Nato ed il sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia di Putin perché si tratta di un conflitto che definisce la nostra generazione, in quanto ha in palio la difesa dell’architettura di sicurezza europea frutto della conclusione della Guerra Fredda.
A conti fatti, sembra la genesi un grande laboratorio di idee progressiste che, in più Continenti, affronta la sfida delle diseguaglianze e dei cambiamenti climatici cercando soluzioni basate sulla costruzione di modelli industriali in grado di far leva sull’innovazione tecnologica al fine di creare efficaci protezioni per il lavoro nel XXI secolo. È una strada ancora lunga, tutta in salita, ma può trasformarsi nel terreno più efficace contro quei leader della destra populista che, da Trump ad Orbán, da Meloni a Le Pen, miete consensi cavalcando le paure ma non dispone di ricette economiche efficaci per battere le diseguaglianze. Questo è il motivo per cui Starmer sembra convinto che il 2024 può trasformarsi in un “momento progressista” facendo coincidere il ritorno dei laburisti a Downing Street e la conferma di Biden alla Casa Bianca con un voto per l’emiciclo di Strasburgo capace di fermare, con il decisivo contributo dei socialisti e verdi europei, l’assalto a Bruxelles da parte dei partiti dell’estrema destra populista.