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La democrazia del dovere

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L’esempio di Scholz nel sostegno a Israele e il pensiero socialdemocratico europeo per risolvere le contraddizioni dell’Europa nell’eterna partita per la libertà
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Dunque c’è un modo di essere Europa, fuori dalle polemiche, oltre i distinguo e le cautele, la miseria dei calcoli elettorali e l’ipocrisia delle convenienze, per cercare la sostanza delle cose davanti allo sgomento per ciò che sta accadendo in Israele. Si può rintracciare, tra la confusione di questi giorni, nelle poche parole che il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha pronunciato di fronte al parlamento dopo il massacro dei cittadini israeliani inermi da parte dei terroristi di Hamas il 7 ottobre: “La nostra Storia, la nostra responsabilità derivante dall’Olocausto, ci impone il dovere perenne di difendere l’esistenza e la sicurezza dello Stato di Israele, anche se ora è sotto l’attacco di Hamas e non dei nazisti. E la sicurezza dello Stato ebraico è la ragion di Stato di quello tedesco. Il solo posto dove stare in questo momento, è a fianco di Israele”.

In queste due frasi senza retorica di un Capo di governo in una sede istituzionale, c’è tutta la pedagogia necessaria alla nu…

Dunque c’è un modo di essere Europa, fuori dalle polemiche, oltre i distinguo e le cautele, la miseria dei calcoli elettorali e l’ipocrisia delle convenienze, per cercare la sostanza delle cose davanti allo sgomento per ciò che sta accadendo in Israele. Si può rintracciare, tra la confusione di questi giorni, nelle poche parole che il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha pronunciato di fronte al parlamento dopo il massacro dei cittadini israeliani inermi da parte dei terroristi di Hamas il 7 ottobre: “La nostra Storia, la nostra responsabilità derivante dall’Olocausto, ci impone il dovere perenne di difendere l’esistenza e la sicurezza dello Stato di Israele, anche se ora è sotto l’attacco di Hamas e non dei nazisti. E la sicurezza dello Stato ebraico è la ragion di Stato di quello tedesco. Il solo posto dove stare in questo momento, è a fianco di Israele”.

In queste due frasi senza retorica di un Capo di governo in una sede istituzionale, c’è tutta la pedagogia necessaria alla nuova Europa e al vecchio Occidente per entrare ad occhi aperti dentro la sfida che ci attende. Un solo aggettivo, “perenne”, per richiamare l’obbligazione perpetua di un dovere morale e politico; la sicurezza e la sopravvivenza di Israele che interpellano da lontano direttamente noi, ciò che noi siamo, arrivando fin qui; e soprattutto, il vero sentimento della solidarietà, che nasce dalla responsabilità, e quindi non si limita a denunciare la disumanità di quanto è accaduto, ma mentre lo giudica prende impegno per il futuro. È la scelta - politica - della condivisione, che ha un prezzo e comporta delle conseguenze, e per questo va ben oltre l’emotività della compassione.

Le parole di Scholz congiungono il nostro mondo al Medioriente, consegnando un significato morale e civile all’universalismo globale, e ci trasformano da spettatori passivi nella retrovia dei conflitti in attori consapevoli, finalmente convocati sulla scena del delitto, interpellati e non risparmiati da ciò che accade sul fronte: infatti riguarda anche noi, perché è l’eterna partita per la libertà, la moderna contesa tra il fanatismo e la convivenza, il conflitto non risolto tra il terrorismo e la democrazia.

In questo senso il pogrom di guerra di Hamas lega il Novecento a questo Duemila che sembra impazzito nell’accumulo di crisi, mentre è soltanto un secolo erede dei nodi non risolti perché lasciati in sospeso. Ma c’è qualcosa di più. Il cancelliere tedesco sembra parlare a nome dell’intera Europa proprio perché interviene da dentro la Storia, assumendola per intero invece di guardarla trascorrere e passare. Scende fino al buio totale dell’Olocausto, ne convoca la memoria e il sentimento nazionale di colpa, e trasforma l’impegno a sostegno della sopravvivenza di Israele in un risarcimento politico e morale che non può finire.

Questo riconoscimento della Storia, questa sua accettazione globale a partire dal peso della colpa è quel che manca alla destra estrema italiana che è arrivata al governo, ma non è riuscita a sciogliere il nodo che lega le sue origini, la sua natura e il suo destino, per un deficit di coraggio e di coscienza democratica. E invece proprio da questa lettura risolta del Novecento Scholz ricava un canone europeo che tiene insieme politica e morale recuperando alla democrazia occidentale un obbligo e dunque un ruolo da protagonista nelle crisi aperte in Israele e in Ucraina. Nello stesso canone, compiuti i doveri nei confronti della storia, sta ovviamente il riconoscimento e la difesa dei diritti del popolo palestinese, distinto dalla rappresentanza di morte con cui Hamas lo sovrasta, e proprio per questo senza i suoi libri messi al bando. Forse non è un caso che sia il pensiero socialdemocratico, dato per morto, a risolvere le contraddizioni dell’Europa con questa teoria che potremmo chiamare la democrazia del dovere. Ben scavato un’altra volta, vecchia talpa.

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