Una democrazia garantisce se stessa anche per lo spazio politico assicurato alle manifestazioni di protesta e di dissenso. E le polizie servono lo Stato se tutelano efficacemente l’ordine pubblico agendo entro i limiti e le proporzioni di una forza di sicurezza e non di repressione. Sembra incredibile dover richiamare questi concetti che stanno alla base di qualsiasi codice elementare di governo democratico nell’Europa occidentale, e sembra addirittura inconcepibile doverlo fare nel Paese che ha vissuto la vergogna del G8 di Genova, con i massacri della Diaz e di Bolzaneto. E invece siamo di nuovo qui, davanti a una violenza poliziesca di piazza contro ragazzi in gran parte minorenni. La misura della violenza di polizia è fortunatamente molto diversa e diverso è soprattutto il clima sociale del momento: ma stiamo comunque vivendo una violazione di quella regola democratica fondamentale a cui si era richiamato il Capo della polizia Gabrielli chiedendo scusa per Genova, e come se quella…
Una democrazia garantisce se stessa anche per lo spazio politico assicurato alle manifestazioni di protesta e di dissenso. E le polizie servono lo Stato se tutelano efficacemente l’ordine pubblico agendo entro i limiti e le proporzioni di una forza di sicurezza e non di repressione. Sembra incredibile dover richiamare questi concetti che stanno alla base di qualsiasi codice elementare di governo democratico nell’Europa occidentale, e sembra addirittura inconcepibile doverlo fare nel Paese che ha vissuto la vergogna del G8 di Genova, con i massacri della Diaz e di Bolzaneto. E invece siamo di nuovo qui, davanti a una violenza poliziesca di piazza contro ragazzi in gran parte minorenni. La misura della violenza di polizia è fortunatamente molto diversa e diverso è soprattutto il clima sociale del momento: ma stiamo comunque vivendo una violazione di quella regola democratica fondamentale a cui si era richiamato il Capo della polizia Gabrielli chiedendo scusa per Genova, e come se quella vicenda non avesse insegnato niente e quelle scuse fossero inutili, dobbiamo fronteggiare un nuovo abuso di Stato nei confronti dei cittadini trasformati in nemici, 23 anni dopo. Il manganello, arma talmente elementare e simbolica da diventare un feticcio, soprattutto in Italia, domina le due scene, con le loro differenze. Tanto da spingere il Presidente della Repubblica Mattarella a ricordare al ministro degli Interni come “l’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misuri sui manganelli”, che anzi testimoniano “un fallimento” delle operazioni governative di sicurezza.
Già il fatto che il Capo dello Stato senta il dovere di raggiungere direttamente il ministro degli Interni, richiamandolo al rispetto delle regole nelle operazioni di piazza, dimostra il rischio che il Quirinale avverte se questo piano inclinato non viene immediatamente corretto, ripristinando un equilibrio democratico tra diritti e doveri. Semplicemente le forze di polizia, che vengono impiegate in situazioni difficili a tutela della sicurezza di tutti, devono portare nella loro azione la coscienza di questo equilibrio che non possono mai forzare, anche perché a loro è stato delegato l’esercizio della forza nel presupposto che ne sappiano fare un uso responsabile e consapevole, dentro i confini della legge e dell’umanità. Nello stesso tempo il richiamo ufficiale del Quirinale rivela la fragilità del sistema politico-istituzionale nel regolarsi spontaneamente nella sua autonomia, come se fosse incapace di controllarsi da solo, soprattutto nella sua espressione di governo.
Il pendolo tra sicurezza e libertà oscilla continuamente, con spinte contrapposte nelle fasi di benessere e in quelle di crisi. Compito specifico del governo è garantire comunque l’equilibrio racchiuso nella regola, senza forzarla secondo gli interessi di parte del momento. Abbiamo già visto come il “contesto” influisca sulla condotta dei corpi armati, cioè di quella parte del sistema che agendo rischia di interpretare, di realizzare e di ingigantire il clima politico del momento. Nell’interesse collettivo, bisogna evitare che un governo di destra si trasformi in parte sociale contro un’altra parte, creando - consapevolmente o meno - un bisogno artificiale d’ordine pubblico, e liberando le polizie a soddisfare quel bisogno con azioni sproporzionate. In altre parole non possiamo correre il rischio denunciato proprio al processo di Genova dall’allora Pubblico Ministero Enrico Zucca: un’autonomizzazione degli obiettivi della polizia, rispetto alle finalità costituzionali del vivere insieme, come se le forze dell’ordine non si assegnassero il compito civile e responsabile di vigilare e controllare bensì di reprimere e punire, non pensando a contenere ma a attaccare, utilizzando una forza primitiva e ritorsiva, per esorbitare dai loro compiti e dai loro limiti.
E’ esattamente di questo rischio che ha parlato il Capo della polizia Vittorio Pisani, andando al cuore del problema più del vicepresidente del Consiglio Salvini che grottescamente ha rovesciato i fatti e i giudizi, ripetendo “giù le mani dalle forze dell’ordine”: Pisani al contrario ha ammesso che “purtroppo” ci sono stati comportamenti degli agenti in piazza che andranno valutati “con severità e trasparenza”, ha ribadito che “è nostro dovere garantire il dissenso”, e soprattutto ha aggiunto che le decisioni operative di ordine pubblico “non sono determinate da scelte politiche”. Ecco il punto: la regola deve prevalere sul clima, e imporsi sul contesto, per evitare che quando entra a palazzo Chigi un governo di destra le polizie si sentano autorizzate a “togliersi i guanti”, come si usava dire ai tempi del G8. Anche per evitare una frattura pericolosa tra la generazione studentesca (che con motivazioni giuste o sbagliate si riaffaccia in questa fase alla politica dopo anni di digiuno) e il Palazzo che richiudendosi l’allontana, proteggendosi incredibilmente con l’eterno manganello. Quando operano dentro le regole, le polizie non tutelano soltanto la sicurezza per tutti, ma garantiscono quell’uso pratico e materiale dello spazio di libertà dei soggetti protagonisti che è la qualità della civiltà occidentale, perché assicura l’inclusione e la cittadinanza: l’agibilità della democrazia.