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Liberazione, la necessità della memoria

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Ciò che distingue le democrazie dai dispotismi è la capacità di garantire i diritti di tutti gli abitanti, senza eccezioni, proteggendoli da ogni pericolo
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Il 25 aprile del 1945 la sollevazione antifascista delle città del Nord Italia accompagnò la liberazione del Paese da parte delle forze alleate. La lotta contro la dittatura fascista di Benito Mussolini, protagonista del patto di alleanza con la Germania nazista, fu un momento nel quale la contrapposizione fra il Bene e il Male si manifestò in maniera inequivocabile: da un lato c’erano coloro che sostenevano e perseguivano l’oscurantismo feroce dell’impero millenario di Adolf Hitler e dall’altra chi si batteva, a dispetto di tutto e tutti, per impedirlo.

Fu uno spartiacque cristallino che divise l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Ricordarlo oggi significa affermare che le nostre libertà, di cittadini italiani ed europei, sono figlie del sacrificio di chi scelse di battersi contro il nazifascismo senza alcuna certezza di farcela.

Siamo in debito con tutti coloro che non ebbero paura di sfidare la dittatura, risch…

Il 25 aprile del 1945 la sollevazione antifascista delle città del Nord Italia accompagnò la liberazione del Paese da parte delle forze alleate. La lotta contro la dittatura fascista di Benito Mussolini, protagonista del patto di alleanza con la Germania nazista, fu un momento nel quale la contrapposizione fra il Bene e il Male si manifestò in maniera inequivocabile: da un lato c’erano coloro che sostenevano e perseguivano l’oscurantismo feroce dell’impero millenario di Adolf Hitler e dall’altra chi si batteva, a dispetto di tutto e tutti, per impedirlo.

Fu uno spartiacque cristallino che divise l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Ricordarlo oggi significa affermare che le nostre libertà, di cittadini italiani ed europei, sono figlie del sacrificio di chi scelse di battersi contro il nazifascismo senza alcuna certezza di farcela.

Siamo in debito con tutti coloro che non ebbero paura di sfidare la dittatura, rischiando la loro stessa vita. Si tratta di un ricordo tanto più importante quanto rinnova, di generazione in generazione, il valore del libero arbitrio ovvero della scelta che ognuno di noi può fare di battersi per difendere il prossimo, lo Stato di Diritto e l’idea di una società democratica basata sull’equilibrio fra i tre poteri cari a Montesquieu: esecutivo, legislativo e giudiziario.

In ultima istanza, ciò che distingue le democrazie dai dispotismi è la capacità di garantire i diritti di tutti gli abitanti, senza eccezioni, proteggendoli da ogni pericolo.

Il nostro compito è ricordare quanto avvenne 79 anni fa come se fosse avvenuto oggi, per due motivi diversi e convergenti. Primo: più Paesi democratici sono attraversati da una protesta nei confronti delle istituzioni rappresentative che aggredisce i principi fondamentali dello Stato di Diritto. Secondo: donne e uomini di ogni età a Teheran, Hong Kong, San Pietroburgo, Budapest e Varsavia esprimono il coraggioso rifiuto dell’esercizio di un potere esecutivo che vuole controllare ogni cittadino, ponendo a tutti noi l’urgenza di essergli al fianco.

Insomma, lo scontro fra chi avversa e chi difende libertà e democrazia è ancora fra noi. E ci impone di schierarci, come fecero i protagonisti del 25 aprile 1945. Affrontando i rischi che ciò comporta, senza avere paura.

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