Alle urne contro il ritorno dei nazionalismi
di Maurizio MolinariMatteo Salvini e Giorgia Meloni
Queste elezioni europee vedono il fronte dell’estrema destra sovranista tentare di ottenere un risultato tale da diventare protagonista degli equilibri politici dell’Ue, stravolgendo l’identità stessa dell’Europa. E per sapere come andrà a finire conterà, oltre al numero dei seggi complessivi conquistati, cosa avverrà in tre specifici Paesi: Francia, Germania e Italia.
L’assalto sovranista all’Ue inizia nel 2016 con il successo del referendum della Brexit, la campagna dell’europarlamentare Nigel Farage che riesce a staccare Londra dall’Europa. Da quel momento i partiti di destra europei, tanto aderenti al gruppo conservatore che a quello più estremo di “Identità e democrazia”, iniziano ad assumere posizioni sempre più aggressive nei confronti delle istituzioni europee che li portano — attraverso elezioni con alterne fortune — ad essere oggi al governo in Croazia, Finlandia, Ungheria, Italia e Slovacchia oltre a sostenere un governo di minoranza in Svezia.
Sulla carta, secondo …
Queste elezioni europee vedono il fronte dell’estrema destra sovranista tentare di ottenere un risultato tale da diventare protagonista degli equilibri politici dell’Ue, stravolgendo l’identità stessa dell’Europa. E per sapere come andrà a finire conterà, oltre al numero dei seggi complessivi conquistati, cosa avverrà in tre specifici Paesi: Francia, Germania e Italia.
L’assalto sovranista all’Ue inizia nel 2016 con il successo del referendum della Brexit, la campagna dell’europarlamentare Nigel Farage che riesce a staccare Londra dall’Europa. Da quel momento i partiti di destra europei, tanto aderenti al gruppo conservatore che a quello più estremo di “Identità e democrazia”, iniziano ad assumere posizioni sempre più aggressive nei confronti delle istituzioni europee che li portano — attraverso elezioni con alterne fortune — ad essere oggi al governo in Croazia, Finlandia, Ungheria, Italia e Slovacchia oltre a sostenere un governo di minoranza in Svezia.
Sulla carta, secondo gli ultimi sondaggi pubblicati prima del silenzio elettorale, i partiti della destra sovranista sono i favoriti alla vittoria in Austria, Belgio, Francia, Ungheria ed Italia. E possono ottenere risultati importanti in Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Lettonia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia. Ciò significa che, per la prima volta dalla sua nascita con il Trattato di Roma del 1957, l’Ue potrebbe avere un Europarlamento con una componente di estrema destra molto significativa.
Per comprendere cosa tiene assieme partiti così diversi in più Paesi bisogna ascoltare il discorso che l’accademico belga David Engels ha pronunciato a Bruxelles alla National Conservatism Conference: «Bisogna preservare lo Stato-nazione in Europa», ha detto, auspicando la nascita di «un’Europa alternativa a quella di Bruxelles» perché «come occidentali abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere morale di preferire la nostra civilizzazione alle altre».
In effetti, leggendo i programmi dei partiti conservatori come dell’estrema destra, ci si accorge che convergono su tre temi di fondo: la critica alle istituzioni europee e dunque l’opposizione al loro rafforzamento come anche ad ulteriori allargamenti della Ue; l’ostilità per i migranti; la contrarietà a considerare una priorità la lotta ai cambiamenti climatici. L’intento, dunque, è di rivalutare il nazionalismo, restituire agli Stati molte delle responsabilità che oggi ha l’Ue, azzerare i flussi di migranti e ridimensionare l’emergenza clima.
È un’agenda che ricorda molto da vicino quella con cui Donald Trump ha guidato la Casa Bianca fino al 2020 e si è ora imposto nella corsa alla nomination presidenziale repubblicana. Perché porta nella stessa direzione: verso l’esaltazione delle identità etnico-nazionali, un forte isolazionismo e l’indebolimento delle attuali maggiori alleanze fra le democrazie, Nato e Ue.
Per comprendere quanto questo vento di estrema destra può avvicinare l’Europa a Trump bisogna guardare non solo ai numeri complessivi dei seggi nell’Emiciclo di Strasburgo ma anche a cosa può avvenire, sul terreno politico, in tre Paesi fondatori dell’Ue.
Anzitutto la Francia perché il partito di Marine Le Pen è dato per favorito e può stravolgere radicalmente gli equilibri a Parigi, rendendo assai difficili per il presidente Emmanuel Macron gli ultimi tre anni di mandato all’Eliseo.
In secondo luogo, la Germania perché l’estrema destra dell’Afd — pur espulsa da “Identità e democrazia” dopo l’intervista dai contenuti neonazisti rilasciata al nostro giornale dallo spitzenkandidat Maximilian Krah — minaccia di superare la Spd del cancelliere Olaf Scholz, diventando la seconda forza politica dietro la Cdu-Csu.
Ed infine, ma non per importanza, l’Italia perché il duro match a distanza fra la premier Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e la Lega di Matteo Salvini e del generale Roberto Vannacci descrive plasticamente il cuore delle divisioni fra le due anime della destra sovranista: contro ed a favore della Russia di Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina.
Il nostro Paese si conferma dunque un laboratorio avanzato del sovranismo europeo perché all’interno della stessa maggioranza coesistono posizioni opposte nei confronti di Mosca, creando seri problemi di credibilità internazionale al governo nei rapporti con partner Ue ed alleati Nato, per non parlare del fatto che siamo anche presidenti di turno del summit del G7.
In attesa di sapere quale tipo di sovranismo uscirà rafforzato dalle urne in Italia, possono esserci pochi dubbi sul fatto che Fratelli d’Italia resta permeata dalle peggiori nostalgie del passato — come evidenziato dalla chat di Paolo Signorelli, portavoce del ministro Lollobrigida, obbligato all’autosospensione davanti alle nostre rivelazioni — così come la premier Meloni porta la responsabilità di un’aggressività politica contro la libertà di informazione che solleva i timori dell’Europa.
Ecco perché le sette puntate della nostra inchiesta sullo Stato della democrazia in Italia — si sono concluse sabato 8 giugno — aiutano a meglio comprendere quante e quali sono le conseguenze negative per i diritti dei cittadini causate dalla scelta sistematica del capo di governo di accentrare ogni potere sull’esecutivo.
Sarà il risultato del 9 giugno a dirci quanto è forte il vento sovranista che spazza l’Unione ma poiché si tratta di un’offensiva che punta ad indebolire le istituzioni comuni, rallentare l’integrazione politico-economica, ostacolare l’allargamento, aggredire i diritti e risvegliare i pericolosi fantasmi del nazionalismo, ciò che più conta è la scelta dei cittadini di reagire e respingere questo assalto. Votando per un’Europa più coesa, integrata, forte e credibile affinché possa garantire prosperità, salute e sicurezza a tutti i suoi cittadini, affrontando le sfide di un mondo che cambia. È la reazione al sovranismo che può rilanciare l’Unione.