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La grande sfida sulla democrazia in Occidente

Keir Starmer

 

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L’estate elettorale a Londra, Washington e Parigi somma situazioni assai diverse ma convergenti nel descrivere una grande sfida in corso sulla sorte della democrazia euroamericana.Nel 1941 sul Pianeta le democrazie erano appena due - Stati Uniti e Gran Bretagna - ed un periodo di circa 80 anni è sufficientemente breve nel corso della Storia da poter meritare appena qualche paragrafo nei libri di studio: ciò significa che il fatto di essere vissuti, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in democrazia non deve portarci a dedurre che tutto ciò non possa finire nello spazio d’un mattino. La normalità, nella Storia europea, è stata per lunghi secoli segnata da despoti e tirannie, stragi ed oppressioni: viviamo dunque in un’eccezione, in democrazie che garantiscono libertà e diritti, accomunate dall’Unione Europea per crescere e dalla Nato per difendersi. Comprendere questa cornice di precarietà consente di dare il giusto peso alle diverse fasi di transizione politica che stanno avvenen…

L’estate elettorale a Londra, Washington e Parigi somma situazioni assai diverse ma convergenti nel descrivere una grande sfida in corso sulla sorte della democrazia euroamericana.Nel 1941 sul Pianeta le democrazie erano appena due - Stati Uniti e Gran Bretagna - ed un periodo di circa 80 anni è sufficientemente breve nel corso della Storia da poter meritare appena qualche paragrafo nei libri di studio: ciò significa che il fatto di essere vissuti, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in democrazia non deve portarci a dedurre che tutto ciò non possa finire nello spazio d’un mattino. La normalità, nella Storia europea, è stata per lunghi secoli segnata da despoti e tirannie, stragi ed oppressioni: viviamo dunque in un’eccezione, in democrazie che garantiscono libertà e diritti, accomunate dall’Unione Europea per crescere e dalla Nato per difendersi. Comprendere questa cornice di precarietà consente di dare il giusto peso alle diverse fasi di transizione politica che stanno avvenendo, praticamente in simultanea, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Francia. Ovvero, nei tre Paesi che hanno generato - con la Magna Charta britannica, la rivoluzione americana e quella francese - principi e norme che costituiscono le fondamenta delle nostre democrazie contemporanee.In Gran Bretagna la vittoria dei laburisti di Keir Starmer alle recenti elezioni politiche ci dice che la democrazia sa reagire alle difficoltà più serie e riesce a risollevarsi. Dopo 14 anni di errori, scandali e carenza di leadership da parte del partito conservatore - a cominciare dalla Brexit nel 2016 - i laburisti hanno saputo liberarsi dall’estremismo che li frenava - simboleggiato da Jeremy Corbyn - presentando agli elettori un programma basato su crescita economica, diritti e sicurezza nazionale che ha conquistato la grande maggioranza dei seggi in palio e schiude le porte anche ad un riavvicinamento all’Ue. Ciò che più colpisce della vittoria del Labour è la capacità di reinventarsi: niente aumenti di tasse, governo rigido dell’immigrazione, grandi progetti pubblici su energia e ferrovie, nuovi accordi con l’Europa, difesa dell’Ucraina aggredita da Putin e fermezza contro il terrorismo jihadista descrivono una piattaforma capace di parlare a chiunque, non solo alla propria base; così come l’intenzione di abbassare a 16 anni il diritto di voto e di riformare la Camera dei Lord puntano a rafforzare la democrazia rappresentativa, rilanciandone il valore nel bel mezzo della stagione di populisti e sovranisti. Il tutto vestito da una prassi istituzionale basata sul rispetto formale e sostanziale fra vincitore e vinto - Starmer e Sunak - garantito dalla Corona, anche qui in lampante contrasto con la stagione delle offese fra leader e campi avversari che tiene banco un po’ ovunque, dagli Stati Uniti all’Europa.A fronte della rigenerazione della democrazia britannica, gli Stati Uniti sono il palcoscenico di un duro scontro interno al partito democratico sulla sorte politica del presidente Joe Biden - accusato di non avere più la capacità fisica per ricandidarsi alla Casa Bianca - che evoca quanto avvenne dentro i repubblicani su Richard Nixon all’epoca del Watergate. In questo caso, la vitalità della democrazia è nell’asprezza del confronto: elettori, grandi media e un numero crescente di eletti al Congresso e governatori democratici accusano la Casa Bianca di cover-up sulle reali condizioni fisiche di Biden e imputano al presidente ed a sua moglie un egoismo autodistruttivo, che rischia di riconsegnare la nazione a Donald Trump. Nessuno può dire come finirà questa aspra resa dei conti ma il fatto stesso che sta avvenendo ci dice quanto il più importante dei "check and balance" - i meccanismi politico-istituzionali tesi a mantenere l’equilibrio democratico - della Repubblica americana resta l’opinione ed il voto dei cittadini. Ed è qui che per i facili profeti del declino americano - da Mosca a Teheran, da Pechino a Pyongyang - c’è la dimostrazione che la responsabilità dei singoli resta l’arma più importante di una democrazia. Ciò non toglie che l’America sia in bilico e lo scontro sulla sorte politica di Biden - e sull’identità dei democratici - ci dirà da che parte pende la bilancia, in attesa dell’Election Day del 5 novembre.È invece Parigi, dove oggi si svolgono i ballottaggi per l’Assemblea Nazionale, il luogo in cui la democrazia è più in pericolo. Lo scontro fra l’estrema destra di Marine Le Pen, che fiuta la vittoria, e l’estrema sinistra di Jean-Luc Melenchon, che cavalca gli istinti più radicali, può precipitare la Francia in una spirale di intolleranza e violenza capace di incendiare le piazze e avere pericolose conseguenze nell’Europa intera. Non c’è dubbio che il presidente Macron, la sinistra più responsabile e ciò che resta dei repubblicani neogollisti stanno tentando di evitare il peggio ma sarebbe un grave errore ignorare che lo scontro frontale fra i sovranisti di Le Pen ed i populisti di Melenchon pone tutti noi di fronte allo scenario peggiore, dove a perdere può essere la democrazia francese. Innescando un vortice che fa il gioco di chi persegue la strategia dello scompiglio - favorendo le "forze anti-sistema" come le ha chiamate Dmitry Medvedev, ex presidente russo - al dichiarato fine di far implodere le democrazie.Ecco perché la Francia che danza sul baratro dello scontro Le Pen-Melenchon, gli Stati Uniti teatro della resa dei conti nei democratici e la Gran Bretagna palcoscenico della rinascita laburista sono tre tasselli del mosaico di una partita in pieno svolgimento. La più cruciale per tutti noi: sulla sorte della democrazia in Occidente.

Richard Nixon

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