Iran-Israele, adesso lo scontro diventa frontale
di Maurizio MolinariL’eliminazione a Beirut del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, da parte di Israele è il frutto di una nuova tipologia di guerra, modifica la dinamica del conflitto regionale iniziato il 7 ottobre scorso ed innesca la gioia dei sunniti in Libano e Siria, facendoci comprendere che il Medio Oriente è teatro di un brusco cambiamento destinato ad avere conseguenze imprevedibili.
La nuova tipologia di guerra che ha portato al blitz contro Nasrallah nasce dall’operazione di intelligence con cui Israele ha fatto esplodere dieci giorni fa — senza ammetterlo formalmente — i cercapersone di circa 4.000 comandanti e componenti della forza Radwan, le unità scelte di Hezbollah.
Questi beeper per almeno cinque mesi hanno accompagnato la vita di leader, ufficiali e specialisti dei paramilitari filo-iraniani accumulando una mole di informazioni senza precedenti sul nemico più temibile e feroce dello Stato ebraico.
Dopo essere stato preso di sorpresa il 7 ottobre dal pogrom di Hamas per un …
L’eliminazione a Beirut del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, da parte di Israele è il frutto di una nuova tipologia di guerra, modifica la dinamica del conflitto regionale iniziato il 7 ottobre scorso ed innesca la gioia dei sunniti in Libano e Siria, facendoci comprendere che il Medio Oriente è teatro di un brusco cambiamento destinato ad avere conseguenze imprevedibili.
La nuova tipologia di guerra che ha portato al blitz contro Nasrallah nasce dall’operazione di intelligence con cui Israele ha fatto esplodere dieci giorni fa — senza ammetterlo formalmente — i cercapersone di circa 4.000 comandanti e componenti della forza Radwan, le unità scelte di Hezbollah.
Questi beeper per almeno cinque mesi hanno accompagnato la vita di leader, ufficiali e specialisti dei paramilitari filo-iraniani accumulando una mole di informazioni senza precedenti sul nemico più temibile e feroce dello Stato ebraico.
Dopo essere stato preso di sorpresa il 7 ottobre dal pogrom di Hamas per un clamoroso fallimento dell’intelligence, Israele ha rovesciato la situazione sullo stesso fronte, sfruttando un’operazione “dormiente” preparata dagli 007 anni prima, con la costruzione all’estero di una fabbrica di cercapersone divenuta fornitrice di Hezbollah.
Da qui la deduzione che sia proprio questo tesoro di informazioni che ha consentito all’Idf, negli ultimi 29 giorni, di condurre un blitz su più fronti nel segno delle sorprese: il 31 luglio l’eliminazione a poche ore di distanza del comandante Hezbollah Fouad Shukr a Beirut e del leader politico di Hamas Ismail Haniye a Teheran; l’8 settembre il raid con i commandos elitrasportati dentro la base sotterranea di Maysaf, in Siria ai confini con il Libano, dove Hezbollah ed iraniani lavoravano alla costruzione di missili di precisione, andata completamente distrutta; nell’ultima settimana la distruzione di una moltitudine di rampe, razzi e missili nascosti nelle case di villaggi nel Sud Libano e nella valle della Bekaa; l’eliminazione di Nasrallah mentre si incontrava con i suoi comandanti sopravvissuti proprio all’attacco con i beeper.
Questo non significa che Hezbollah sia sconfitta ma evidenzia come la quantità di informazioni dettagliate raccolte grazie ai beeper ha consentito all’Idf di cogliere tali e tanti risultati in tempi molto stretti. Per il semplice motivo che i beeper hanno trasformato in debolezza quella che era la maggiore forza di Hezbollah: la segretezza assoluta sull’identità dei componenti e la convinzione di essere impenetrabili alle infiltrazioni. Confermando quell’antico adagio mediorientale secondo cui “chi sembra forte non è sempre forte e chi sembra debole non è sempre debole”.
È proprio la vulnerabilità di Hezbollah la novità tattica che cambia l’assetto del conflitto iniziato il 7 ottobre in Medio Oriente con l’attacco di Hamas. Fino a questo momento Israele era assediata militarmente su più fronti da organizzazioni terroristiche — Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e Siria, Hamas e Jihad islamica nella West Bank, Houthi in Yemen, Kataib Hezbollah in Iraq — alleate e sostenute da Teheran, ma che consentivano all’Iran di non esporsi.
Ed è un assedio che ha dato a Teheran la convinzione di poter avvicinare l’obiettivo strategico della distruzione di Israele perché la guerra di Hamas a Gaza ha accresciuto l’isolamento internazionale dello Stato ebraico, tenendolo in scacco con gli ostaggi, mentre gli Hezbollah lo bersagliavano da Nord con migliaia di razzi obbligando quasi 70 mila civili a lasciare le proprie case.
Se Teheran questa estate ha detto che «la situazione volge al peggio per l’Entità sionista» è perché Israele appariva sempre più incapace di difendersi dall’assedio jihadista, isolato dai partner Usa e Ue, e lacerato al suo interno sul premier Benjamin Netanyahu.
Ora l’eliminazione di Nasrallah evidenzia invece la debolezza di Hezbollah mentre a Gaza la struttura militare di Hamas è polverizzata con il suo leader, Yahya Sinwar, obbligato a vivere nei tunnel. Ovvero, Israele ha rotto l’assedio con cui l’Iran lo stava strangolando.
Per questo Teheran annuncia l’arruolamento di combattenti, dicendosi pronta ad inviarli in Libano e Siria per battersi contro Israele, mostrando la volontà di condurre una guerra di terra che si somma all’attacco aereo diretto lanciato nella notte del 13 aprile con una pioggia di oltre 300 droni e missili. Non potendo più contare su Hamas e con Hezbollah barcollante, Teheran è obbligata ad esporsi direttamente nel conflitto contro Israele per difendere la propria ambizione alla leadership regionale, costruita sull’obiettivo di cancellare lo Stato ebraico dalla carta geografica.
Questo è lo scenario che si apre: dopo la guerra per procura, Teheran si espone nel conflitto frontale contro Israele. Saranno le prossime settimane a dirci a cosa tutto ciò porterà: se ad uno scontro aperto oppure ad un diverso equilibrio di forza fra nemici giurati. Non ci possono però essere dubbi sul fatto che la dinamica del duello Iran-Israele è mutata.
Da qui l’importanza delle folle arabo-sunnite in festa, in più località della Siria e del Libano, per l’eliminazione di Nasrallah. Le bandiere con il cedro sventolate a Tripoli e quelle della Siria libera a Idlib lasciano intendere che le comunità sunnite vittime negli ultimi anni della violenza di Hezbollah considerano la morte di Nasrallah una sorta di giorno della liberazione. È Hezbollah infatti che ha permesso al dittatore siriano Bashar Assad di reprimere nel sangue la rivolta siriana così come è Hezbollah ad essersi impossessato dal di dentro dello Stato libanese, identificando nei sunniti i propri avversari.
Ecco perché le feste in piazza dei sunniti ci ricordano che gli Stati arabi temono più gli ayatollah sciiti di Teheran di quanto avversano Israele. È per questo che i firmatari degli accordi di pace — Egitto, Giordania, Marocco, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti — si sono ben guardati dal denunciarli dopo il 7 ottobre, pur condannando nei termini più aspri le uccisioni di palestinesi nella Striscia di Gaza da parte dell’Idf. Anche gli arabo-israeliani, che sono in grande maggioranza sunniti, hanno avuto un atteggiamento analogo: con il cuore sostengono Gaza ma fra Israele e Iran non hanno dubbi da che parte stare.
Insomma, la morte di Nasrallah apre lo scenario ad un confronto diretto fra la teocrazia sciita di Teheran ed Israele che ha in palio l’assetto del Medio Oriente e i sunniti non tifano per i discendenti dello scisma di Ali che divise l’Islam.