Editoriali

La nostra piazza quotidiana

La nostra piazza quotidiana
(agf)
La nuova grafica di Repubblica alla vigilia dei 50 anni con il nostro impegno per un giornalismo di qualità
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Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? A che velocità ci andiamo? Diceva simpaticamente così il personaggio di una celebre vignetta di Altan pubblicata qualche tempo fa proprio su Repubblica. Chi siamo e da dove veniamo lo sapete bene e non è un caso che la nuova grafica — che scoprirete sfogliando questa copia del giornale — arrivi alla vigilia dei nostri primi 50 anni. Un compleanno significativo, un traguardo importante a cui ci avviciniamo riconoscenti alle generazioni di lettori che ci hanno accompagnato e portato fin qui, condividendo idee e progetti, talvolta dissentendo ma sempre apprezzando la assoluta libertà di pensiero, necessaria come non mai in questa stagione del mondo così buia.

E questa nuova grafica parla a voi, parla alla comunità di Repubblica. Perché la grafica è la veste del giornale, la sua cornice che raccoglie i contenuti, e li rende coerenti nella loro mutevolezza, figlia della realtà in continuo movimento. Non è dunque un fattore esclusivamente estetico, ma un elemento fondamentale del giornale, del suo modo di esprimersi e di mostrarsi al lettore, in uno scambio continuo di segni di riconoscimento.

Il disegno complessivo del giornale diventa una componente della sua identità generale. La grafica cambia quando il giornale sente l’esigenza di riallineare i tanti esperimenti che fa ogni giorno nelle sue pagine, riaggiornando un canone che è stato replicato e rinnovato più volte nei decenni alle nostre spalle. Si cercano nuove forme di espressione grafica, diversi equilibri tra gli spazi, disegni che sappiano interpretare l’urto della modernità. A conferma che la grafica — anche questa pensata dall’art director Angelo Rinaldi con Francesco Franchi — è sostanza, non apparenza. E i giornali cambiano per la buona ragione che fanno parte della vita di un Paese, non della sua rappresentazione.

Con la nuova grafica ci sarà da oggi un aumento del prezzo: da 1,70 a 1,90 euro. Passaggio sofferto ma obbligato per mantenere l’impegno di un giornalismo di qualità. All’interno troverete più pagine, più notizie, più opinioni: svilupperemo i processi di approfondimento dei fatti del giorno e dei temi del dibattito civile e sociale, nel solco della tradizione di serializzazione che proprio Repubblica ha inaugurato mezzo secolo fa, daremo maggiore rilievo ai temi economici e finanziari con un approccio che sarà volutamente divulgativo, accentueremo una navigazione nelle pagine coerente con il nostro sito web (leader sul mercato). Punteremo sull’informazione locale presidiata dalle edizioni nelle grandi città, così come sul raccordo con i settimanali — il Venerdì si presenterà dopodomani in veste rinnovata — , mensili e supplementi che arricchiscono l’offerta del giornale insieme con le iniziative speciali, con gli appuntamenti collettivi di Repubblica delle idee e Repubblica insieme.

Dove andiamo? E a che velocità ci andiamo? La nostra sfida ai populismi e ai sovranismi anche di casa nostra è culturale — ancora prima che politica — in un momento di crisi profonda della rappresentanza in Italia e di stravolgimenti epocali nel pianeta. La guerra è tornata nel Vecchio Continente con l’aggressione russa all’Ucraina, il Medio Oriente è stato riacceso dal terrorismo e dalla reazione militare, la destra di Trump e Musk uscita vincitrice dalle urne americane sta spazzando via il simulacro dell’Occidente andando ben oltre le più pessimistiche previsioni. Contro questa minaccia che corre apparentemente senza ostacoli una speranza però c’è e si chiama Europa. Non l’Europa dei burocrati e dei veti ma quella ambiziosa dei padri fondatori, dei popoli e della pace. Un’Europa che sia in grado di esprimere una posizione e una difesa comuni, che sappia cosa vuole e quale direzione prendere, che sia — in sintesi — all’altezza della competizione con Stati Uniti da una parte e Cina dall’altra.

Su tutto saremo indipendenti e mai neutrali. Aperti al pluralismo del campo progressista, consapevoli dell’esistenza di opinioni diverse che su Repubblica trovano il luogo naturale dell’ascolto e del confronto. Ma il punto di vista del giornale sarà sempre netto e chiaro. Come appunto nel caso dell’Europa con la proposta di Michele Serra lanciata venerdì scorso proprio da queste colonne: “Penso che una manifestazione di sole bandiere europee, che abbia come unico obiettivo (non importa quanto alla portata: conta la visione, conta il valore) la libertà e l’unità dei popoli europei, avrebbe un significato profondo e rasserenante per chi la fa, e si sentirebbe meno solo e meno impotente di fronte agli eventi…Un progetto politico innovativo e rivoluzionario che non si rivolge al passato ma parla del domani. Parla dei figli e dei nipoti”. Nei giorni successivi con Michele abbiamo raccolto migliaia di adesioni (che continuano ad arrivare): partiti, sindacati, associazioni, artisti, cittadini, nostri lettori e non solo. La piazza ci sarà, il 15 marzo, e sarà piazza del Popolo a Roma. Organizzata in modo assolutamente spontaneo. Da Serra, dai sindaci e da tante persone di buona volontà. Noi ci saremo. Come ci siamo ogni giorno per voi.

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