Esteri

Si mobilita il presidente Usa con i suoi due predecessori per &quot;la pi&ugrave; grande operazione di aiuto della storia&quot; <br />Hillary Clinton sul posto. Il governo: &quot;Recuperati almeno 50mila cadaveri. Forse 200mila i morti&quot;

Obama, Clinton e Bush insieme per Haiti
A Port-au-Prince il terremoto fa ancora paura

L'inviato di Repubblica: "Situazione peggiorata, molti palazzi definitivamente crollati". Cresce la rabbia, ondata di saccheggi
Trovati i corpi del capomissione Onu e del suo vice. Domani rientrano i primi italiani. Pronta a partire la portaerei Cavour

6 minuti di lettura
ROMA - Esodo di massa della gente stremata da Port-au-Prince nel quinto giorno dal terremoto di Haiti, che l'Onu ha oggi definito il "peggiore disastro mai affrontato" nella sua storia. Almeno 50.000 cadaveri sono stati finora recuperati per un bilancio che potrebbe raggiungere i 200.000 morti, ma stentano ancora ad arrivare alla popolazione gli aiuti umanitari da tutto il mondo che ingorgano l'aeroporto della capitale haitiana. E sui superstiti terrorizzati da una nuova scossa di terremoto si aggira lo spettro della sete, con la mancanza di acqua potabile, mentre aumentano gli episodi di violenze e i saccheggi. Questo mentre si mobilita il presidente Barack Obama insieme ai suoi due predecessori per guidare quella che ha definito "la più grande operazione di aiuto compiuta dagli Usa" e arriva sul posto il segretario di Stato, Hillary Clinton. Continua intanto l'angosciosa ricerca di 13 italiani che mancano ancora all'appello e si teme il peggio per tre di essi. E comincia l'evacuazione dei nostri connazionali, con la partenza di un primo gruppo di una quindicina di persone, principalmente feriti, donne e bambini.

Il conteggio dei morti. Le cifre della distruzione si fanno sempre più drammatiche: "Abbiamo già raccolto circa 50 mila cadaveri, ma prevediamo che i morti in totale saranno fra 100 mila e 200 mila, sebbene non sapremo mai il numero esatto", ha detto il ministro dell'Interno haitiano, Antoine Bien-Aime. Per l'Onu - il cui segretario generale, Ban Ki-moon è atteso domani ad Haiti - la città di Leogane (134 mila abitanti, a ovest della capitale) è stata distrutta al 90%, con 5-10.000 persone ancora sotto i detriti. Per l'Ufficio coordinamento degli affari umanitari dell'Onu, il sisma che martedì ha devastato il Paese è "un disastro storico": la portavoce Elisabeth Byrs ha detto che "non ci siamo mai trovati di fronte un tale disastro a memoria dell'Onu. Non assomiglia a nessun altro", anche perché, rispetto allo tsunami che colpì l'Indonesia nel 2004, le strutture ad Haiti per gli aiuti sono "scarsissime".

Nuove scosse. Oggi la terra ha tremato ancora, con una scossa di assestamento di 4,5 gradi Richter che ha accresciuto il panico e l'angoscia dei sopravvissuti. "C'è stata una scossa che ha messo ancora di più in difficoltà l'atività dei soccorritori - ha raccontato Angelo Aquaro, inviato di Repubblica ad Haiti (AUDIO) - La situazione è peggiorata, molti palazzi che erano rimasti in piedi sono stati definitivamente buttati giù".

I soccorsi. Per l'Onu prioritaria resta la ricerca dei superstiti fra le macerie, che oggi ha permesso di salvare dopo oltre 60 ore la piccola Winnie, di 18 mesi. Non ce l'ha fatta invece Annaika Saint Louis, la bimba haitiana di 11 anni che commosso il mondo urlando dalla macerie "Mamma non lasciarmi morire". La piccola è morta per le ferite riportate. La ricerca di superstiti sotto le macerie continuerà almeno ancora domani, per poi lasciare il posto alle ruspe per la rimozione delle macerie e dei cadaveri in decomposizione. In serata è stato ritrovato il corpo senza vita di Hedi Annabi, a capo della missione Onu a Haiti.

La ricerca degli italiani. Le squadre di soccorso sono ancora a lavoro al Caribbean Market, lo stesso dove si presume ci siano 60 persone sepolte sotto le macerie tra cui un italiano: lo scrive su Twitter Frederic Dupoux. L'italiano intrappolato sotto le macerie sarebbe l'irpino Antonio Sperduto, direttore dello stesso supermercato. Sul posto sono al lavoro squadre di soccorso statunitensi e turche, che ancora oggi hanno udito i lamenti di due gruppi distinti di persone intrappolate sotto le macerie. I soccorritori sono riusciti a parlare con una ragazzina di 17 anni, di nome Ariel, ed un ragazzo che si trova accanto a lei, che dicono di non essere feriti ma di avere molta sete.

Il Caribbean Market è uno dei più grandi di Port-au-Prince: il terremoto ha letteralmente disintegrato l'edificio di cinque piani. Al momento del sisma all'interno ci sarebbero state tra le 70 e le 100 persone. Gli altri due italiani per i quali si teme il peggio sono i due funzionari dell'Onu che si trovavano all'Hotel Christopher (quartier generale delle Nazioni Unite a Port-au-Prince), l'agronomo fiorentino Guido Galli, 45 anni, e Cecilia Corneo, 39 anni. Sono diventati 13 gli italiani "rimasti da contattare", ha confermato questa sera la Farnesina, rivedendo in positivo il precedente bilancio di una ventina di connazionali "dispersi".

Il Falcon dell'Aeronautica militare che ha portato ad Haiti l'advanced team rientreranno rientrare domani mattina all'aeroporto di Ciampino, a Roma, con alcuni nostri connazionali. Il gruppo delle persone che hanno chiesto di rientrare si è ridotto da 20-30 a "circa 15 connazionali", secondo il ministero degli Esteri. Un Falcon, che ha portato i primi soccorsi ad Haiti, porterà a casa gli italiani partendo da Santo Domingo. I connazionali dovrebbero partire "nelle prossime ore", verso le 17 locali (le 23 in italia). "La priorità sarà data ai feriti, alle donne e ai bambini", ha concluso il ministero degli Esteri.

Fuga di massa.
Con la disperazione cresce la rabbia e migliaia di persone tentano di fuggire da Port-au-Prince in quello che viene descritto come un esodo di massa dalle proporzioni crescenti: "Le strade sono impregnate dell'odore di morte. Non stiamo ricevendo alcun aiuto e i nostri bambini non possono vivere come animali", racconta una donna che cercava di lasciare la capitale con marito e quattro bambini. Chi cerca di fuggire porta via tutto quello che può dai negozi e dalle case: vestiti, giocattoli, borse come è successo nel centro di Port-au-Prince. E all'aeroporto si è formata una folla che spera di riuscire ad imbarcarsi su un aereo per sfuggire all'inferno grazie grazie ai loro passaporti. I militari statunitensi che controllano da ieri lo scalo aereo hanno di conseguenza messo in piedi un ufficio immigrazione temporaneo per verificare lo status di chi chiede di partire.

Violenze. La gente soffre particolarmente per la mancanza d'acqua potabile e la rabbia cresce anche perché gli aiuti della comunità internazionale arrivano al rallentatore, per il disastro delle strade, per il pericolo di violenze e di saccheggi - sono 6.000, secondo il governo, i detenuti evasi per il crollo delle carceri. Ma anche per il caos che ancora regna all'aeroporto di Port-au- Prince, malgrado da ieri ne abbiano assunto il controllo di militari americani. Il presidente haitiano, René Preval, che ha provvisoriamente trasferito il suo ufficio e la sede del governo in una caserma di polizia vicino allo scalo, ha denunciato la mancanza di coordinamento: "Abbiamo bisogno degli aiuti internazionali ma il problema è il coordinamento", ricordando come in un solo giorno siano arrivati 74 aerei da molti Paesi, congestionandolo, o come un aereo-ospedale francese non sia riuscito ad atterrare, suscitando la protesta, poi rientrata, del governo di Parigi.

I tre presidenti. Oggi il presidente Usa, Barack Obama, insieme ai due ex presidenti George W. Bush e Bill Clinton, ha lanciato una raccolta fondi per Haiti: "I presidenti Bush e Clinton hanno accettato di aiutare il popolo americano a fare la sua parte perché la risposta al disastro", di fronte al quale "l'America si mostra unita", ha detto Obama e daranno vita a quella che ha definito "una delle più grandi operazioni di soccorso nella storia degli Usa".

La missione della Clinton. Il vertice dei tre inquilini della Casa Bianca per tenere a battesimo il ClintonBushHaitiFund ha fatto da apripista alla missione del segretario di Stato Clinton e del nuovo capo dell'agenzia americana per l'aiuto allo sviluppo UsAid Rajiv Shah oggi a Port au Prince. Un viaggio politico, per garantire credenziali al presidente haitiano Renè Preval incontrato in aeroporto, ma anche emotivo. E' stato suo marito Bill, inviato dell'Onu per Haiti, che ha infatti rievocato l'attaccamento della coppia Clinton per il poverissimo paese dove giovani e squattrinati si recarono per festeggiare il matrimonio nel dicembre 1975: "In quella cattedrale, oggi un cumulo di macerie, Hillary e io ci siamo seduti 35 anni fa". Il viaggio della Clinton, prima esponente di un governo straniero a Haiti, ha preceduto di 24 ore quella del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon: le Nazioni Unite hanno perso 37 funzionari accertati sotto le macerie ma tra i 150 e i 200 sono tuttora dispersi, molti di loro presumibilmente morti.

Ban Ki-moon ha confermato il ritrovamento del corpo del suo rappresentante ad Haiti Hedi Annabi, del vice Luiz Carlo da Costa e del responsabile della polizia Doug Coates. Ban si è detto "profondamente rattristato dal fatto di dovere confermare" la morte dei tre, come era stato già ipotizzato dalle autorità haitiane nei giorni scorsi. Annabi, tunisino, lavorava all'Onu da numerosi anni ed era considerato uno dei veterani nelle operazioni di mantenimento della pace. Il suo vice da Costa, anche lui un veterano del peacekeeping, era di nazionità brasiliana, mentre Coates faceva parte della Regia Polizia a Cavallo Canadese, la Royal Canadian Mounted Police.

La portaerei Cavour. Pronta a salpare per Haiti la portaerei Cavour con gli aiuti italiani. Dopo lo stop di ieri sera, c'è stato un ripensamento: oggi il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ne ha parlato con il premier Silvio Berlusconi e l'operazione "al 90%" - ha detto il ministro - si farà. Lunedì la decisione definitiva, al termine dell'analisi del Coi, il Comando operativo di vertice interforze che coordina le missioni militari all'estero. "Ci stiamo lavorando - ha spiegato il ministro - e lunedì sapremo se il progetto è fattibile: in questo caso la nave partirebbe già dopo qualche giorno. Ho avuto il via libera del presidente Berlusconi per verificare la praticabilità e l'utilità della missione. Ho già allertato i vertici della Difesa e la Protezione civile".

La missione umanitaria avverrà in collaborazione con la Marina brasiliana che metterà a disposizione elicotteri ed una base sull'isola. Sulla Cavour - un gigante di 27mila tonnellate in grado di ospitare fino a 1.200 persone - saliranno anche uomini e mezzi del Genio dell'Esercito (è stata messa in preallarme una compagnia del 2/o Reggimento di Trento), in grado di intervenire con bulldozer, escavatori ed altri mezzi utili a ripristinare la viabilità e rimuovere le macerie. La portaerei, attualmente alla Spezia, impiegherebbe dieci giorni a raggiungere Haiti.