CITTA' DEL VATICANO - Il Papa ha accettato le dimissioni del vescovo irlandese James Moriarty, accusato di aver coperto in passato abusi sessuali commessi su minori da sacerdoti dell'arcidiocesi di Dublino. Si tratta del terzo vescovo che si dimette a causa dello scandalo denunciato da due rapporti governativi che ha spinto il Pontefice a inviare, di recente, una lettera ai cattolici irlandesi. "Avrei dovuto contrastare la cultura prevalente. Chiedo scusa ancora una volta a tutte le vittime di abusi e alle loro famiglie" anche se "so che le parole non bastano" ha commentato monsignor James Moriarty dopo la nota ufficiale della Santa sede.
"Ero alla direzione dell'Arcidiocesi quando sono state introdotte politiche e procedure corrette per la protezione dei bambini - afferma Moriarty in una nota diffusa dalla Conferenza episcopale irlandese - e ammetto che dal momento in cui sono diventato un vescovo ausiliare avrei dovuto contrastare la cultura prevalente". "La lunga battaglia delle vittime per essere ascoltate e rispettate dalle autorità della chiesa ha rivelato una cultura che molti potrebbero semplicemente descrivere come non cristiana" ha affermato l'ex vescovo irlandese. "Restiamo pienamente consapevoli - ha aggiunto monsignor Moriarty - della necessità di una costante vigilanza per assicurare che la chiesa sia per i bambini il posto più sicuro possibile".
Una nota del Vaticano afferma che "Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kildare and Lighlin presentata da monsignor James Moriarty" in conformità al paragrafo 2 del Codice di diritto canonico che regolamenta le dimissioni di vescovi non motivate dai raggiunti limiti di età. La notizia è stata data anche dalla conferenza episcopale irlandese, dopo le anticipazioni pubblicate ieri su alcuni organi di stampa come il Wall Street Journal.
Per lo scandalo della pedofilia in Irlanda, Benedetto XVI ha dapprima convocato un vertice con i vescovi irlandesi in Vaticano, poi ha inviato una lettera ai cattolici irlandesi nella quale ha criticato tanto i preti pedofili quanto i vescovi che li avevano coperti, e ha ora annunciato una visita apostolica in Irlanda.
Nelle scorse settimane il primo a dimettersi è stato monsignor John Magee, ex segretario di Paolo VI, Giovanni Paolo I e II, già sospeso dalla diocesi di Cloyne. Dei sei vescovi accusati di insabbiamento dal rapporto Murphy, si è già dimesso il vescovo di Limerick, Donal Murray, mentre hanno rassegnato le dimissioni - ancora non accettate dal Papa - Raymond Field e Eamonn Walsh, vescovi ausiliari di Dublino. Monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, fa resistenza all'ipotesi dimissioni, mentre monsignor Dermot O'Mahony è già in pensione per raggiunti limiti di età. Monsignor Moriarty aveva rassegnato le dimissioni a dicembre. Nel frattempo anche il primate d'Irlanda, il cardinale Sean Brady, è stato accusato di aver coperto un caso di abusi nei decenni passati.
Intanto da Washington arriva la notizia che il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos non celebrerà sabato prossimo una solenne messa in latino al Santuario Nazionale dell'Immacolata Concezione dopo le proteste di un gruppo di vittime di abusi sessuali da parte di preti. Nel 2001 il porporato, allora prefetto della Congregazione per il clero, aveva scritto a un vescovo francese ''felicitandosi'' con lui per la sua decisione di non denunciare un prete pedofilo alla magistratura; la lettera, inviata a tutti i vescovi del mondo per offrire loro un ''modello'' di comportamento di fronte a questi casi, secondo lo stesso Castrillon era stata vista e autorizzata direttamente da Giovanni Paolo II. Ad annunciare il ritiro di Castrillon è stato il Paulus Institute, che aveva invitato il cardinale a celebrare la messa tridentina.
Da qualche giorno l'associazione di vittime di abusi di preti Snap (Survivors network of those abused by priests) aveva lanciato una campagna per fermare la partecipazione del porporato al rito tradizionalista, con lettere al nunzio apostolico negli Usa, monsignor Pietro Sambi, e all'arcivescovo di Washington, monsignor Donald Wuerl: ''Il cardinale - scriveva Snap - è un prelato che chiaramente avalla comportamenti illegali e irresponsabili'' e dargli ''il premio'' di guidare la celebrazione getterebbe ''sale su ferite profonde e ancora fresche di milioni di cattolici e migliaia di vittime''.
"Ero alla direzione dell'Arcidiocesi quando sono state introdotte politiche e procedure corrette per la protezione dei bambini - afferma Moriarty in una nota diffusa dalla Conferenza episcopale irlandese - e ammetto che dal momento in cui sono diventato un vescovo ausiliare avrei dovuto contrastare la cultura prevalente". "La lunga battaglia delle vittime per essere ascoltate e rispettate dalle autorità della chiesa ha rivelato una cultura che molti potrebbero semplicemente descrivere come non cristiana" ha affermato l'ex vescovo irlandese. "Restiamo pienamente consapevoli - ha aggiunto monsignor Moriarty - della necessità di una costante vigilanza per assicurare che la chiesa sia per i bambini il posto più sicuro possibile".
Una nota del Vaticano afferma che "Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Kildare and Lighlin presentata da monsignor James Moriarty" in conformità al paragrafo 2 del Codice di diritto canonico che regolamenta le dimissioni di vescovi non motivate dai raggiunti limiti di età. La notizia è stata data anche dalla conferenza episcopale irlandese, dopo le anticipazioni pubblicate ieri su alcuni organi di stampa come il Wall Street Journal.
Per lo scandalo della pedofilia in Irlanda, Benedetto XVI ha dapprima convocato un vertice con i vescovi irlandesi in Vaticano, poi ha inviato una lettera ai cattolici irlandesi nella quale ha criticato tanto i preti pedofili quanto i vescovi che li avevano coperti, e ha ora annunciato una visita apostolica in Irlanda.
Nelle scorse settimane il primo a dimettersi è stato monsignor John Magee, ex segretario di Paolo VI, Giovanni Paolo I e II, già sospeso dalla diocesi di Cloyne. Dei sei vescovi accusati di insabbiamento dal rapporto Murphy, si è già dimesso il vescovo di Limerick, Donal Murray, mentre hanno rassegnato le dimissioni - ancora non accettate dal Papa - Raymond Field e Eamonn Walsh, vescovi ausiliari di Dublino. Monsignor Martin Drennan, vescovo di Galway e Kilmacduagh, fa resistenza all'ipotesi dimissioni, mentre monsignor Dermot O'Mahony è già in pensione per raggiunti limiti di età. Monsignor Moriarty aveva rassegnato le dimissioni a dicembre. Nel frattempo anche il primate d'Irlanda, il cardinale Sean Brady, è stato accusato di aver coperto un caso di abusi nei decenni passati.
Intanto da Washington arriva la notizia che il cardinale colombiano Dario Castrillon Hoyos non celebrerà sabato prossimo una solenne messa in latino al Santuario Nazionale dell'Immacolata Concezione dopo le proteste di un gruppo di vittime di abusi sessuali da parte di preti. Nel 2001 il porporato, allora prefetto della Congregazione per il clero, aveva scritto a un vescovo francese ''felicitandosi'' con lui per la sua decisione di non denunciare un prete pedofilo alla magistratura; la lettera, inviata a tutti i vescovi del mondo per offrire loro un ''modello'' di comportamento di fronte a questi casi, secondo lo stesso Castrillon era stata vista e autorizzata direttamente da Giovanni Paolo II. Ad annunciare il ritiro di Castrillon è stato il Paulus Institute, che aveva invitato il cardinale a celebrare la messa tridentina.
Da qualche giorno l'associazione di vittime di abusi di preti Snap (Survivors network of those abused by priests) aveva lanciato una campagna per fermare la partecipazione del porporato al rito tradizionalista, con lettere al nunzio apostolico negli Usa, monsignor Pietro Sambi, e all'arcivescovo di Washington, monsignor Donald Wuerl: ''Il cardinale - scriveva Snap - è un prelato che chiaramente avalla comportamenti illegali e irresponsabili'' e dargli ''il premio'' di guidare la celebrazione getterebbe ''sale su ferite profonde e ancora fresche di milioni di cattolici e migliaia di vittime''.