Esteri

MAREA NERA

Falla chiusa, ma Obama attacca
"Bp pagherà fino all'ultimo cent"

Giallo sull'operazione "Top Kill", che dovrebbe arginare la fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. La Guardia Costiera annuncia il successo, ma il presidente Usa placa gli entusiasmi. Secondo nuove stime, è un disastro peggiore della Exxon Valdez

4 minuti di lettura
WASHINGTON - "Bp è responsabile di questo orribile disastro. Deve pagare fino all'ultimo centesimo per i danni che ha provocato". Il presidente Usa Barack Obama apre così la sua conferenza stampa a Washington, poche ore dopo la notizia che l'operazione "Top Kill" per fermare la perdita di greggio nel Golfo del Messico sta funzionando. Obama raffredda subito gli entusiasmi. "L'operazione non ha garanzie di successo", dice il presidente, per far sapere che l'attenzione sulle responsabilità di chi ha provocato quello che si profila come il più grande disastro ambientale della storia degli Usa non calerà con il possibile successo di Top Kill. Per dimostrarlo, Obama si fa precedere in conferenza stampa dalla notizia del licenziamento di Elizabeth Birnbaum, capo dell'Mms, l'agenzia federale che avrebbe dovuto vigilare sulle trivellazioni offshore.

DIRETTA VIDEO Operazione "Top Kill"

Obama: "Ripulire la corrotta industria del petrolio". Il presidente americano preannuncia che "non verranno concessi nuovi permessi di perlustrazione" fino a che non sarà stata completata una revisione dei regolamenti. "Sono necessarie riforme per ripulire un'industria del petrolio spesso corrotta" dice Obama, confermando la moratoria di sei mesi alle trivellazioni offshore in aree di alta profondità, con la sospensione di perforazioni previste in Alaska e la cancellazione di altri 33 progetti avviati nel golfo del Messico e al largo della Virginia. "E' un disastro senza precedenti - sottolinea Obama -, che evidenzia la necessità di fonti di energia pulita". Una sfida su cui il presidente sollecita "democratici e repubblicani" perché sia affrontata al Congresso al più presto.

Obama: "Emergenza, priorità dal primo giorno". Obama ribatte all'accusa di un intervento tardivo dell'amministrazione. "Eravamo lì fin dal primo giorno - si difende il presidente -, quando abbiamo tenuto la prima riunione nello studio ovale. E' stata la nostra priorità più alta" garantisce Obama, precisando che all'emergenza in Louisiana è stato dedicato un numero di riunioni pari a quello per la revisione della strategia in Afghanistan. Poi il presidente torna sulla Bp. "Ha la migliore tecnologia per riparare il danno che ha provocato nel Golfo del Messico - chiarisce Obama -. Il governo americano non ha tecnologie superiori. Dovremmo possederle? E' questo che deciderà la commissione" annuncia il presidente Usa, che a questo proposito ha consultato i vertici del Pentagono. Infine, un ultimo spot in vista della stagione estiva. ''Fatta eccezione per tre spiagge della Louisiana, tutte le spiagge sono aperte, sicure e pulite'' assicura Obama, spiegando che l'annuncio gli è stato chiesto dai governatori degli Stati che affacciano sul golfo del Messico.

"Top Kill funziona". A dare l'annuncio è l'ammiraglio della Guardia Costiera Thad Allen, il coordinatore delle operazioni di contenimento della marea nera. Allen ha spiegato che i tecnici sono riusciti a iniettare sufficiente liquido ad alta viscosità per bloccare la perdita di greggio e gas. Al momento c'è ancora pressione nel pozzo petrolifero: quando la pressione cesserà verrà pompato cemento per sigillarlo permanentemente. In attesa del "tappo" sulla falla, inizia le resa dei conti di Obama con i petrolieri e i loro conniventi: licenziata Elizabeth Birnbaum, capo dell'Mms, l'agenzia federale che avrebbe dovuto vigilare sulle trivellazioni offshore. Le analisi del servizio geologico smentiscono le stime Bp sulla quantità di greggio disperso in mare: nel golfo del Messico si è verificato il più grande disastro ambientale nella storia degli Usa.

La prudenza di Bp. L'annuncio dell'ammiraglio non scuote la prudenza di Bp, secondo cui le operazioni procedono come previsto ma non bisogna trarre conclusioni affrettate. Quanto ha affermato il direttore generale della Bp, Robert Dudley, alla Nbc. "E' un braccio di ferro difficile come ci aspettavamo. Ne sapremo di più stasera o domani". La stessa prudenza che si legge nelle dichiarazioni alla stampa del numero uno della Bp, Tony Hayward: "Le cose procedono come previsto, ma ci vorranno almeno 24 ore per capire se l'operazione è un successo". D'altronde, le incognite non mancano. A un mese dal disastro, con oltre 160 chilometri di costa della Louisiana sporchi di petrolio, si tenta di chiudere la bocca di pozzo petrolifero a 1600 metri sotto il livello del mare, operazione mai tentata in passato. Dalle 20 di ieri sera, i tecnici della compagnia petrolifera stanno gettando 22 tonnellate di fango e liquidi densissimi dentro il pozzo che, ormai da un mese, riversa in mare ogni giorno circa 800.000 litri di petrolio. Se l'ottimismo dell'ammiraglio Allen sarà premiato dagli eventi, gli ingegneri potranno iniettare cemento nel pozzo per sigillarlo definitivamente.

L'ira di Obama. Ieri la Bp ha pronosticato un 60-70% di possibilità di riuscita dell'operazione, percentuale che non tranquillizza il presidente Usa Barack Obama, sempre più irritato per i riflessi del disastro ambientale sull'immagine della sua amministrazione. Barack teme una fatal Louisiana, come lo fu per George W. Bush all'epoca dell'uragano Katrina. Il consigliere della Casa Bianca David Axelrod ha descritto un presidente che mette da parte calma e stile mostrandosi "fuori di sè dalla rabbia" nello scoprire l'inciucio tra Bp e Mineral Management Service (Mms), l'agenzia federale che dovrebbe vigilare sull'industria delle trivellazioni. "Ha proferito parole inadatte a una agenzia di stampa per famiglie - ha detto Axelrod a Bloomberg -. La sua rabbia e la frustrazione per i tentativi di insabbiare il livello del danno sono grandi". E dopo le parole,  Obama passa ai fatti. Licenziata Elizabeth Birnbaum, la responsabile dell'agenzia Mms.
   
Sondaggio: Obama ha le sue colpe. Il problema di Obama è che anche l'opinione pubblica americana sta perdendo la pazienza e non solo con la Bp. Secondo un sondaggio Usa Today/Gallup, 53 americani sono convinti che il presidente abbia gestito la situazione "male" o "molto male", il 43 su cento pensa che stia facendo un buon lavoro. Messi peggio a livello di immagine Tony Hayward e gli altri manager del colosso petrolifero: per 73 americani su cento si sono comportati male, anche se il 68 per cento è convinto che le operazioni di contenimento e decontaminazione della falla dovrebbero restare nelle loro mani. Per due terzi degli interpellati la marea nera è "un disastro": 37 su cento l'hanno giudicato "il peggiore del secolo". Tuttavia, un americano su due (il 52 per cento) continua ad appoggiare le trivellazioni offshore, su cui oggi Obama ha annunciato ufficialmente una moratoria prolungata di altri sei mesi.

Il più grande disastro ambientale nella storia Usa. La prudenza e il cauto entusiasmo di Bp rivelano la consapevolezza del colosso che il successo dell'operazione "Top Kill" non lo sottrarranno al dover dare una spiegazione alle tante bugie raccontate in questo mese vissuto in quotidiana emergenza. L'ultima riguarda le stime sulla quantità di petrolio dispersa nel golfo del Messico ogni giorno. Bp ha sempre quantificato in 5.000 barili l'entità del greggio fuoriuscito quotidianamente dalla falla. Secondo stime preliminari del governo Usa, fornite dal Servizio Geologico (Usgs), i barili che hanno avvelenato il golfo del Messico sono tra i 12.000 e i 19.000 al giorno. Fermando il calcolo al 17 maggio, sono andati dispersi 270.000 barili di petrolio, pari a quasi 43 milioni di litri. La Exxon Valdez ne liberò in mare 40,9 milioni. L'affondamento della piattaforma Bp diventa così il più grande disastro ambientale nella storia degli Usa.