PORT AU PRINCE - "Nonostante le irregolarità le elezioni ad Haiti sono valide". L'annuncio di Colin Granderson, capo della missione congiunta dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) e dei paesi caraibici (Caricom) arriva lunedì notte. Quasi contemporaneamente fonti Onu fanno trapelare i primi dati ufficiosi, il cosiddetto "quick count".
Vince Michel Martelly, "Sweet Mickey", il cantante di Kompa, idolo popolare che aveva annunciato di ritirarsi per i troppi brogli a suo danno, che prende il 39 per cento dei voti. Seconda è la "First Lady", Mirlande Manigat, moglie di Leslie, il primo presidente del dopo-Duvalier, deposto da un "golpe", a cui va il 31 per cento. Il grande favorito Jude Celestin, delfino del presidente Prevàl, l'uomo che controllava il comitato elettorale ed era già pronto ad autoproclamarsi presidente, ottiene solo un misero 12 per cento. Si andrà dunque al ballottaggio (16 gennaio) tra Martelly e Manigat.
Si tratta di un risultato clamoroso. I pesanti brogli ammessi anche dall'Osa ("dovranno essere presi molto seriamente ed essere oggetto di un'inchiesta") nulla hanno potuto contro la rabbia e la frustrazione che dai giorni del terremoto cova contro il governo. La gente di Haiti non si è fatta intimorire, le minacce delle gang di Cité Soleil, pronte a scendere in piazza per appoggiare Celestin, sono rimaste lettera morta. Le strade di Port au Prince deserte, solo posti di blocco della polizia a controllare ogni piccolo movimento.
Senza i brogli forse "Sweet Mickey" sarebbe già presidente, ma il candidato "antisistema" puó essere contento lo stesso. Dopo il voto, mentre centinaia di suoi fans percorrevano le strade al grido di "elezioni farsa", "arrestate Celestin", Martelly si è mosso come un navigato politico. Ha chiesto di annullare le elezioni, ricevendo subito l'appoggio della Manigat e degli altri principali candidati (eccetto Celestin) e ha iniziato una lunga trattativa con il Minustah, il corpo dell'Onu che ad Haiti è praticamente un governo parallelo e che era chiamato a vigilare sulle elezioni.
Con la delegazione delle Nazioni Unite, preoccupata da un'eventuale ondata di violenza (il giorno delle elezioni c'erano stati quattro morti) e che chiedeva al candidato-cantante "responsabilità", "Sweet Mickey" proponeva di rendere in qualche modo pubblici, nonostante la legge elettorale lo vieti, i risultati del "quick count". Solo a quel punto avrebbe chiesto ai suioi fans di restare a casa e non avrebbe firmato la richiesta di annullamento delle elezioni. La mossa ha funzionato. Restava il problema Celestin. Ma con il 12 per cento dei voti, peraltro ottenuti grazie ai brogli, non deve essere stato difficile all'Onu far capire al candidato del governo e al presidente uscente Prevàl che ormai erano fuori gioco.
Restano timori per quando nelle prossime settimane saranno resi noti i risultati ufficiali, ma al momento la vicenda elettorale pare conclusa e a Port au Prince si torna a parlare dell'emergenza umanitaria e del colera (il numero ufficiale dei morti è vicino ai duemila) ed è l'emergenza epidemia a provocare episodi di violenze. Vicino Leogane diversi convogli che andavano a raccogliere i cadaveri sono stati attaccati con lanci di pietre. Un giornalista francese è in ospedale dopo essere stato colpito alla testa. La macchina di due canadesi è stata circondata per tre quarti d'ora da una folla inferocita che urlava "andate via, siete voi bianchi che ci avete portato il colera".
Vince Michel Martelly, "Sweet Mickey", il cantante di Kompa, idolo popolare che aveva annunciato di ritirarsi per i troppi brogli a suo danno, che prende il 39 per cento dei voti. Seconda è la "First Lady", Mirlande Manigat, moglie di Leslie, il primo presidente del dopo-Duvalier, deposto da un "golpe", a cui va il 31 per cento. Il grande favorito Jude Celestin, delfino del presidente Prevàl, l'uomo che controllava il comitato elettorale ed era già pronto ad autoproclamarsi presidente, ottiene solo un misero 12 per cento. Si andrà dunque al ballottaggio (16 gennaio) tra Martelly e Manigat.
Si tratta di un risultato clamoroso. I pesanti brogli ammessi anche dall'Osa ("dovranno essere presi molto seriamente ed essere oggetto di un'inchiesta") nulla hanno potuto contro la rabbia e la frustrazione che dai giorni del terremoto cova contro il governo. La gente di Haiti non si è fatta intimorire, le minacce delle gang di Cité Soleil, pronte a scendere in piazza per appoggiare Celestin, sono rimaste lettera morta. Le strade di Port au Prince deserte, solo posti di blocco della polizia a controllare ogni piccolo movimento.
Senza i brogli forse "Sweet Mickey" sarebbe già presidente, ma il candidato "antisistema" puó essere contento lo stesso. Dopo il voto, mentre centinaia di suoi fans percorrevano le strade al grido di "elezioni farsa", "arrestate Celestin", Martelly si è mosso come un navigato politico. Ha chiesto di annullare le elezioni, ricevendo subito l'appoggio della Manigat e degli altri principali candidati (eccetto Celestin) e ha iniziato una lunga trattativa con il Minustah, il corpo dell'Onu che ad Haiti è praticamente un governo parallelo e che era chiamato a vigilare sulle elezioni.
Con la delegazione delle Nazioni Unite, preoccupata da un'eventuale ondata di violenza (il giorno delle elezioni c'erano stati quattro morti) e che chiedeva al candidato-cantante "responsabilità", "Sweet Mickey" proponeva di rendere in qualche modo pubblici, nonostante la legge elettorale lo vieti, i risultati del "quick count". Solo a quel punto avrebbe chiesto ai suioi fans di restare a casa e non avrebbe firmato la richiesta di annullamento delle elezioni. La mossa ha funzionato. Restava il problema Celestin. Ma con il 12 per cento dei voti, peraltro ottenuti grazie ai brogli, non deve essere stato difficile all'Onu far capire al candidato del governo e al presidente uscente Prevàl che ormai erano fuori gioco.
Restano timori per quando nelle prossime settimane saranno resi noti i risultati ufficiali, ma al momento la vicenda elettorale pare conclusa e a Port au Prince si torna a parlare dell'emergenza umanitaria e del colera (il numero ufficiale dei morti è vicino ai duemila) ed è l'emergenza epidemia a provocare episodi di violenze. Vicino Leogane diversi convogli che andavano a raccogliere i cadaveri sono stati attaccati con lanci di pietre. Un giornalista francese è in ospedale dopo essere stato colpito alla testa. La macchina di due canadesi è stata circondata per tre quarti d'ora da una folla inferocita che urlava "andate via, siete voi bianchi che ci avete portato il colera".