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Il nuovo Congresso Usa
lancia la sfida a Obama

Repubblicani in maggioranza: 100 miliardi di tagli. La Casa Bianca: "Misure del genere danneggerebbero la crescita economica"

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NEW YORK - Quarantamila insegnanti licenziati, meno ricerca medica, meno polizia per le strade: è uno scenario da Armageddon secondo la Casa Bianca quello che si apre oggi, nel giorno dell'insediamento della nuova Camera dei deputati a maggioranza repubblicana. Una destra che ha dichiarato "guerra totale" alla spesa pubblica. Il nuovo presidente della Camera, John Boehner, oggi confermerà l'obiettivo di 100 miliardi di tagli alla spesa pubblica, meno 20% rispetto ai livelli attuali. E la prima votazione ad alta valenza politica è già fissata in aula il 12 gennaio: all'ordine del giorno l'abrogazione di tutta la riforma sanitaria di Barack Obama. Il presidente ostenta sicurezza di fronte alle nuove truppe repubblicane. "All'inizio recitano per la propria base - commenta rientrando a Washington dalle vacanze alle Hawaii - ma poi dovranno riconoscere che il nostro compito è governare, creare occupazione, rendere competitiva l'America. Ci sarà tempo per la campagna elettorale nel 2012, quest'anno dobbiamo consolidare la ripresa economica".

Ma sono proprio i giochi del 2012 a dominare l'attenzione: da oggi infatti si apre un biennio di battaglie tra il presidente e la destra, con la Casa Bianca come traguardo finale. I 242 deputati repubblicani hanno un bel margine di maggioranza e la Camera diventa il teatro di uno scontro di valori, tra due visioni dell'America. "Lo Stato è il problema, non la soluzione", lo slogan reso celebre da Ronald Reagan negli anni Ottanta, è rilanciato dal movimento anti-tasse del Tea Party, la corrente in ascesa nei ranghi repubblicani. Per i think tank della destra i tagli di spesa dovrebbero essere perfino più brutali: la Heritage Foundation enumera 343 miliardi di spese da abolire. Ma già il taglio di 100 miliardi - su un bilancio di 477 - implica sacrifici immani. Poiché la destra considera intoccabile la spesa militare, il peso dell'austerità si concentrerebbe su scuola, ricerca, trasporti pubblici, giustizia. "Tagli di quelle dimensioni danneggerebbero la crescita economica, sarebbero un colpo duro alle prospettive dei disoccupati", accusa il direttore del budget dell'Amministrazione Obama, Jacob Lew.

Sacrifici così estesi aprono contraddizioni anche in seno alla destra: molti governatori repubblicani sono impreparati a gestire la decimazione dei fondi federali. La finanza locale è già allo stremo, molti Stati vogliono ridurre gli stipendi e le pensioni dei dipendenti pubblici, ma i tagli ai trasferimenti da Washington aprirebbero nuove falle con il rischio di trascinare verso la bancarotta grandi Stati inclusi quelli a guida repubblicana. Non è detto che si arrivi a scenari così estremi. Il piano per ridurre del 20% il bilancio federale sulla carta ha i voti per passare solo alla Camera; non al Senato dove i democratici hanno mantenuto la maggioranza; comunque Obama potrebbe sempre usare il veto presidenziale per bloccarlo.

Lo stesso vale per l'abolizione della riforma sanitaria: anche in questo caso il voto della Camera avrà il senso di una testimonianza, un atto di coerenza della destra con i temi su cui vinse le elezioni di novembre. Anche in altri settori il 112esimo Congresso che si riunisce oggi sarà un'assemblea battagliera, intenta a bombardare il quartier generale di Obama. Un uomo di punta per questo compito è il deputato californiano Darrell Issa, un pasdaran della protesta anti-Stato. Issa avrà la presidenza della commissione da cui dipendono le inchieste parlamentari, ed è intenzionato a lanciarne subito almeno sei. Nel mirino, temi diversi che spaziano dalla corruzione in Afghanistan all'eccesso d'interventismo di Obama sull'ambiente e la tutela dei consumatori. Vade retro, Stato, è il leitmotiv di Issa che definisce l'Amministrazione democratica come "uno dei governi più corrotti della storia".