La rivolta contagia la Siria
represse le proteste: 4 morti
"Giornata della dignità" contro il regime. Gli scontri più duri nella città meridionale di Da'ara. Disordini anche nella moschea degli Omayyadi a Damasco
Una nuova rivolta, in Siria, si aggiunge alla "primavera delle libertà" nel mondo arabo. Come le altre, reca una data: il "15 marzo". E da ieri conta le sue prime vittime. La notizia di quattro morti oppure di sei, stando alle voci contraddittorie che si rincorrono sui social media, arriva nel quarto giorno della protesta indetta dai siti di opposizione.
Ieri, nel venerdì che è giorno di preghiera, data ricorrente dei raduni nelle piazze arabe, i siti Facebook hanno proclamato "il giorno della dignità". Centinaia di siriani sono scesi per le strade di diverse città: a Da'ara, nel Sud, a Banyas poco distante dalla capitale dove un imam ha arringato dal balcone un migliaio di sostenitori, a Tartous, lungo la costa, e a Homs, nell'Est.
Gli scontri più duri sono avvenuti a Da'ara. Si parla di sassaiole, di auto incendiate, di spari da parte delle forze speciali e di elicotteri dispiegati sopra la città. L…
Ieri, nel venerdì che è giorno di preghiera, data ricorrente dei raduni nelle piazze arabe, i siti Facebook hanno proclamato "il giorno della dignità". Centinaia di siriani sono scesi per le strade di diverse città: a Da'ara, nel Sud, a Banyas poco distante dalla capitale dove un imam ha arringato dal balcone un migliaio di sostenitori, a Tartous, lungo la costa, e a Homs, nell'Est.
Gli scontri più duri sono avvenuti a Da'ara. Si parla di sassaiole, di auto incendiate, di spari da parte delle forze speciali e di elicotteri dispiegati sopra la città. L…
Una nuova rivolta, in Siria, si aggiunge alla "primavera delle libertà" nel mondo arabo. Come le altre, reca una data: il "15 marzo". E da ieri conta le sue prime vittime. La notizia di quattro morti oppure di sei, stando alle voci contraddittorie che si rincorrono sui social media, arriva nel quarto giorno della protesta indetta dai siti di opposizione.
Ieri, nel venerdì che è giorno di preghiera, data ricorrente dei raduni nelle piazze arabe, i siti Facebook hanno proclamato "il giorno della dignità". Centinaia di siriani sono scesi per le strade di diverse città: a Da'ara, nel Sud, a Banyas poco distante dalla capitale dove un imam ha arringato dal balcone un migliaio di sostenitori, a Tartous, lungo la costa, e a Homs, nell'Est.
Gli scontri più duri sono avvenuti a Da'ara. Si parla di sassaiole, di auto incendiate, di spari da parte delle forze speciali e di elicotteri dispiegati sopra la città. Le vie d'accesso all'antico centro, sottoposto a coprifuoco, sono state bloccate. I feriti sarebbero centinaia, decine gli arresti. La protesta ha toccato anche la capitale, quando un gruppo di uomini ha intonato slogan nella Grande Moschea degli Omayyadi.
Una serie di dimostrazioni si ripete da quando, martedì, è stato organizzato un sit-in, conclusosi con 32 arresti, davanti al ministero dell'Interno per chiedere la liberazione dei prigionieri politici. La manifestazione aveva fatto seguito a un'amnistia generale promulgata l'8 marzo, ma che aveva escluso i prigionieri politici di età inferiore ai 70 anni: solo l'anziano Heitham al-Maleh, uno dei più ostinati oppositori del regime, era stato liberato.
Mentre i giovani chiedono "libertà, dignità" e la fine dello stato d'emergenza, appelli alla sollevazione giungono dall'estero. Una tv finanziata dall'ex vicepresidente Khaddam, e una rete di pagine Facebook intitolate Syrian Revolution 2011, con contatti in Turchia, chiedono che l'"Intifada" continui e danno istruzioni per organizzare sit-in permanenti.
Ieri, nel venerdì che è giorno di preghiera, data ricorrente dei raduni nelle piazze arabe, i siti Facebook hanno proclamato "il giorno della dignità". Centinaia di siriani sono scesi per le strade di diverse città: a Da'ara, nel Sud, a Banyas poco distante dalla capitale dove un imam ha arringato dal balcone un migliaio di sostenitori, a Tartous, lungo la costa, e a Homs, nell'Est.
Gli scontri più duri sono avvenuti a Da'ara. Si parla di sassaiole, di auto incendiate, di spari da parte delle forze speciali e di elicotteri dispiegati sopra la città. Le vie d'accesso all'antico centro, sottoposto a coprifuoco, sono state bloccate. I feriti sarebbero centinaia, decine gli arresti. La protesta ha toccato anche la capitale, quando un gruppo di uomini ha intonato slogan nella Grande Moschea degli Omayyadi.
Una serie di dimostrazioni si ripete da quando, martedì, è stato organizzato un sit-in, conclusosi con 32 arresti, davanti al ministero dell'Interno per chiedere la liberazione dei prigionieri politici. La manifestazione aveva fatto seguito a un'amnistia generale promulgata l'8 marzo, ma che aveva escluso i prigionieri politici di età inferiore ai 70 anni: solo l'anziano Heitham al-Maleh, uno dei più ostinati oppositori del regime, era stato liberato.
Mentre i giovani chiedono "libertà, dignità" e la fine dello stato d'emergenza, appelli alla sollevazione giungono dall'estero. Una tv finanziata dall'ex vicepresidente Khaddam, e una rete di pagine Facebook intitolate Syrian Revolution 2011, con contatti in Turchia, chiedono che l'"Intifada" continui e danno istruzioni per organizzare sit-in permanenti.